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Gian Luigi Pezza STORIA DELLA RADIO
Sviluppo storico dell’invenzione della radio
Saggi e
Studi di
Pubblicistica
ROMA
©(Tutti
i diritti riservati)
1.
Dalle
equazioni
di
Maxwell
alla
scoperta
delle
onde
elettromagnetiche Passeranno molti anni prima che un giovane fisico tedesco, Heinrich Rudolf Hertz [1] riesca sperimentalmente a dimostrare la validità delle teorie di Maxwell. Hertz costruì un dispositivo (detto oscillatore) che produceva delle scariche elettriche le quali a loro volta generavano onde elettromagnetiche, quelle stesse onde che erano state incredibilmente preconizzate dal fisico Maxwell. Accanto all’oscillatore, Hertz poneva un altro apparecchio di sua invenzione (detto risonatore), dove era possibile osservare delle minuscole scintille, che si manifestavano tra due piccole sfere del dispositivo stesso, quando veniva messo in funzione l’oscillatore e tutto ciò nonostante i due apparecchi non fossero collegati tra loro. Questo straordinario esperimento non ebbe la risonanza che avrebbe meritato anche se fu recepito da vari studiosi. Tra questi merita particolare menzione Augusto Righi, professore all’università di Bologna, sia per il notevole contributo dato allo studio delle onde elettromagnetiche fin dal 1892, sia perché, in occasione di alcuni incontri, avvenuti alla fine del 1894 e i primi mesi del 1895, dette a Guglielmo Marconi (1874-1937) alcuni preziosi suggerimenti che furono determinanti per il giovane inventore[2]. Hertz
morì
a
soli
37
anni
il
1°
gennaio
1894;
qualche
mese
più
tardi
l’inglese
Oliver
Joseph
Lodge
,
commemorando,
al
Royal
Institution
of
London,
l’immatura
scomparsa
di
Hertz
rese
noti
i
risultati
delle
esperienze
di
quest’ultimo,
presentando
altresì
un
perfezionamento
da
lui
stesso
apportato
al
sistema
che
consisteva
nella
sostituzione
del
risonatore
di
Hertz
con
un
nuovo
dispositivo
al
quale
aveva
dato
il
nome
di
coherer[3].
Questa volta la notizia suscitò grande interesse e, da quel momento, analoghi esperimenti vennero ripetuti – nei laboratori delle Università e di altri Istituti di ricerca – da scienziati di vari paesi. Tra questi va ricordato il fisico russo Aleksandr Stepanovich Popov[4], il cui nome venne clamorosamente alla ribalta nel 1945, essendogli stata attribuita, da parte del governo sovietico,[5] la paternità dell’invenzione della radio. La polemica si protrasse per diversi anni nei convegni scientifici e sulla stampa mondiale e si concluse nel 1962 con un approfondito studio di Charles Süsskind[6], professore nell’Istituto di Ingegneria Elettronica dell’Università della California, il quale riconobbe a Marconi la priorità dell’invenzione. 2.
Guglielmo
Marconi
:
l’invenzione
della
telegrafia
senza
fili Marconi , nato in una famiglia benestante da padre emiliano e madre irlandese, ebbe un’istruzione scolastica molto irregolare; un misto di insegnanti-precettori privati si alternarono alla scuola regolare, frequentata peraltro sempre con scarso profitto, con il risultato che a vent’anni non aveva conseguito alcun diploma. Aveva tuttavia manifestato un particolare interesse per la fisica e soprattutto per l’elettricità e, sotto la guida di uno dei precettori, il professor Rosa, docente di fisica di un liceo, la passione per i fenomeni elettrici cessò di essere un’infatuazione infantile per diventare vera sete di conoscenza scientifica. Marconi fin da piccolo aveva dimostrato di possedere molta manualità e a casa aveva creato un piccolo laboratorio dove, con mezzi di fortuna (giacché il padre teneva i cordoni della borsa piuttosto stretti e la madre non aveva disponibilità personali), costruiva apparecchiature elettriche ripetendo gli esperimenti descritti sui libri. Leggendo una rivista scientifica, Marconi venne a conoscenza delle esperienze di Hertz sulle onde elettromagnetiche e, giovandosi con molta accortezza di tutti i progressi che erano stati raggiunti fino a quel momento dagli altri sperimentatori, ebbe la capacità di intuire che quella scoperta e quegli apparecchi avrebbero consentito di effettuare comunicazioni telegrafiche[7]. Durante l’estate del 1894 Marconi lavorò intensamente giorno e notte, per riprodurre gli strumenti necessari a ripetere gli esperimenti di Hertz , Lodge e Righi, dapprima incontrando insuccessi ma poi riuscendo, passo dopo passo, ad aumentare la distanza tra i due apparati. Nell’inverno proseguì con le ricerche dirette a costruire coherers più sensibili, ma il perfezionamento più importante apportato da Marconi, nella primavera del 1895, fu quello di avere dotato il “trasmettitore” di un sistema antenna terra. E’ probabile che Marconi sia giunto a questa scoperta del tutto casualmente, mentre tentava di modificare la lunghezza d’onda di trasmissione, operando sul generatore di scintille[8]. Il risultato fu un aumento notevole della forza dei segnali che permise a Marconi di allontanare ancora di più il ricevitore fino a una distanza di alcune centinaia di metri. Ma il vero traguardo, che con ostinazione Marconi si proponeva di raggiungere, era dimostrare la capacità delle onde hertziane di poter superare ostacoli ed essere quindi ricevute in luoghi fuori della portata ottica, in caso contrario la telegrafia senza fili sarebbe stata un’invenzione inutile. Nell’agosto 1895, dopo una serie di risultati positivi, Marconi manda il fratello, accompagnato da un contadino[9], in una casa colonica posta, oltre una collina, a più di un chilometro dalla villa Griffone dove Marconi faceva i suoi esperimenti; è nota a tutti la leggenda del colpo di fucile (peraltro, sembra che non venne mai sparato)[10] che coronò il successo della prima trasmissione tra due punti non in vista tra loro. Marconi propose la sua invenzione al Ministro delle Poste e Telegrafi, on. Sinco, la cui risposta “…fu così dubitativa da rendere necessaria una nuova riunione del nostro piccolo consiglio di famiglia.”[11]; allora decise di recarsi, accompagnato dalla madre, in Inghilterra (febbraio 1896). La madre di Marconi, che aveva numerose amicizie a Londra, riuscì a far ricevere il figlio dall’ingegnere capo del dipartimento telegrafico delle Poste Inglesi, William Preece[12]; questi, resosi immediatamente conto dell’importanza della scoperta, decise di fornire a Marconi adeguati mezzi tecnici e finanziari per proseguire nelle ricerche. Marconi era perfettamente consapevole di avere messo in opera un’invenzione i cui riflessi commerciali erano preminenti e quindi il 2 giugno 1896 presentò all’Ufficio Brevetti di Londra la domanda del brevetto di Telegrafia Senza Fili che venne rilasciato l’anno successivo. Nello stesso anno fondò la Wireless Telegraph and Signal Company Ltd e proseguì negli esperimenti migliorando gli apparati e riuscendo così a effettuare collegamenti tra località sempre più distanti tra loro. Nel luglio 1897 il Ministro della Marina italiano invita in Italia Marconi che eseguirà una serie di esperimenti davanti a gruppi di tecnici e scienziati e davanti al re Umberto e alla regina. E’ un vero trionfo, in poco più di un anno il nome di Marconi è popolarissimo; ormai è un uomo famoso, ricco e sulla cresta del successo. A La Spezia a bordo della R.N. San Martino effettua trasmissioni alla distanza di 18 chilometri; quindi torna a Londra dove i Lloyds gli chiedono di installare trasmettitori in tutte le loro stazioni di segnalazione delle navi: è il primo grosso affare della Wireless Telegraph. Ormai la Telegrafia senza Fili (T.S.F.) è diventata una realtà in tutti i paesi del mondo. In Francia Ducretet realizza un collegamento tra la Tour Eiffel e il Panthéon (poco più di quattro chilometri) con apparecchiature costruite su progetti del russo A. S. Popov.[13] 3.
Guglielmo
Marconi
:
gli
anni
del
trionfo Marconi , aiutato da un gruppo di eccellenti collaboratori[14], intensifica gli esperimenti perfezionando i sistemi d’antenna e i circuiti sintonici; costruisce due stazioni una a Bournemouth e l’altra ad Alum Bay nell’isola di Wight dove effettua trasmissioni regolari di telegrammi tra la Villa reale e lo yacht Osborne ancorato nella baia. Il primo esperimento di comunicazione attraverso la Manica è del 28 marzo 1899[15], seguono collegamenti point to point sempre più distanti finché il 12 dicembre 1901 Marconi riesce a ricevere a Terranova (Canada) [16] segnali trasmessi dalla nuova stazione installata a Poldhu in Cornovaglia. Il clamore suscitato da questa notizia fu enorme; sembrava impossibile che l’Europa si potesse collegare con il nuovo mondo. E’ la vittoria completa di Marconi su tutti coloro che l’avevano deriso e osteggiato; da questa data non c’è paese al mondo che non voglia munirsi degli apparati di Telegrafia Senza Fili. Si apre una gara tra i vari paesi per possedere la stazione radiotelegrafica più potente; nell’America del Sud viene costruita una grande stazione a Montevideo (1905), la Germania costruisce la stazione di Nauen (1906) e di Nordeich (1907). Anche le forze armate iniziano ad interessarsi al sistema Marconi , del quale intuiscono le straordinarie possibilità nel campo militare, e cominciano a istallare apparati di telegrafia senza fili su navi e dirigibili. Ma più di ogni altro evento ciò che fece comprendere al mondo intero l’importanza dell’invenzione di Marconi fu la tragedia del Titanic , il famoso transatlantico inglese affondato il 15 aprile 1912, giorno del viaggio inaugurale, per urto contro un iceberg. Più di settecento passeggeri poterono essere salvati da un piroscafo accorso che aveva raccolto il disperato messaggio di soccorso trasmesso dal radiotelegrafista del Titanic. Altre navi che si trovavano nelle vicinanze non poterono portare alcun valido aiuto, alcune perché prive di radiotelegrafo, altre perché non prevedevano turni radiotelegrafici di notte. Questo luttuoso avvenimento commosse l’opinione pubblica, rimasta sgomenta per il grande numero di persone che non poterono essere salvate ma nello stesso tempo presa da grande ammirazione per Marconi senza la cui invenzione le vittime sarebbero state molte di più. Sulla scia dell’emozione suscitata il governo degli Stati Uniti decise allora di rendere obbligatorio su tutte le navi adibite a trasporto passeggeri l’uso di apparati Marconi . Molti altri paesi invitarono le loro compagnie di navigazione a fare altrettanto con la conseguenza che, nel giro di pochi mesi, le navi in grado di trasmettere e ricevere messaggi via radio passarono da poco meno di 300 a 580, e alla fine del 1913 furono più di 1200[17]. I
governi
dei
paesi
più
progrediti,
resisi
finalmente
conto
dell’enorme
importanza
dell’invenzione,
sollecitarono
la
convocazione
della
terza
Conferenza
internazionale
sulla
radiotelegrafia,
prevista
a
Londra
per
l’anno
successivo.
Nel
corso
della
Conferenza
venne
deciso
di
riservare
una
particolare
lunghezza
d’onda
(600
metri)
per
i
segnali
di
emergenza;
fu
reso
obbligatorio
il
nuovo
segnale
di
soccorso
formato
dalle
lettere
SOS
(Save
Our
Souls)[18];
vennero
disciplinati
i
turni
di
ascolto
sulle
navi,
con
l’obbligo
di
cessare
le
trasmissioni
e
passare
all’ascolto
nei
tre
minuti
successivi
al
quindicesimo
minuto
e
al
quarantacinquesimo
minuto
di
ogni
ora. 4.
La
tecnica
progredisce:
primi
tentativi
di
radiofonia Nel 1889 Sir John Ambrose Fleming, professore nelle università di Cambridge, Nottingham e Londra, conduce nel 1904 le prime esperienze sulle cariche elettriche nel vuoto che porteranno all’invenzione del diodo a vuoto[19] brevettata nell’anno successivo[20]. Tale dispositivo permetteva una maggiore stabilità nella ricezione, a scapito tuttavia di una peggiore sensibilità rispetto ai vecchi coherer. Lo
statunitense
Lee
De
Forest
aggiunge
un
elettrodo
al
diodo
di
Fleming
inventando
il
triodo
che
brevetterà
il
18.2.1906[21],
col
nome
di
audion.
Questa
invenzione
rivoluzionerà
completamente
i
principi
tecnici
fino
allora
adottati
sia
nella
progettazione
dei
ricevitori
sia
in
quella
dei
trasmettitori.
Il
dispositivo
infatti
consente
non
solo
di
rivelare
i
segnali
ma
altresì
di
amplificarli
e
-
ma
lo
si
scoprirà
solo
alcuni
anni
dopo
-
di
generare
onde
elettromagnetiche. Mentre Marconi ed altri sperimentatori orientavano le loro ricerche per riuscire ad aumentare la distanza dei radiocollegamenti telegrafici tra punti fissi, facendo ricorso a trasmettitori sempre più potenti e sistemi d’antenna diversi, altri ricercatori rivolgevano i loro studi nel cercare di trasmettere, per mezzo delle onde radio, voci e suoni. Il primo che ottenne risultati concreti in quest’ultimo campo fu Reginald Aubrey Fessenden [22] che riuscì a trasmettere la voce in luogo di segnali, sovrapponendo la corrente, generata da un microfono, alle onde hertziane e quindi a modularle. Le onde hertziane erano prodotte da un generatore ad arco di William Duddel, dispositivo che permetteva di smorzare le scintille molto rapidamente[23]. Il sistema presentava tuttavia un gravissimo inconveniente: il microfono fondeva a causa della elevatissima corrente elettrica che lo attraversava, diventando in breve tempo inutilizzabile. Fessenden riuscì ad aggirare l’ostacolo raffreddando, con un particolare sistema a circolazione d’acqua, il microfono a granuli di carbone che in tal modo poteva sopportare correnti di ben 15 ampere. La vigilia di Natale del 1906 Fessenden riesce a trasmettere parole e musica usando uno speciale alternatore ad alta frequenza[24], che sviluppava una potenza di 500 watt e aveva una frequenza di emissione di 75.000 Hertz pari a una lunghezza d’onda di 4000 metri circa. Grande fu la sorpresa di un radiotelegrafista, imbarcato su una nave mercantile navigante lungo la costa, che all’improvviso udì nella cuffia, invece del consueto ticchettio dell’alfabeto Morse, risuonare delle musiche. L’anno successivo, sempre in USA, Poulsen e De Forest effettuano anch’essi trasmissioni di parole e suoni raggiungendo distanze di 12 chilometri in terra e di 20 chilometri in mare. Nel 1907 Fessenden costruisce un trasmettitore più potente (1 KW) e le parole pronunciate davanti al microfono vengono percepite fino a 320 chilometri di distanza lungo la costa orientale degli Stati Uniti: la radiofonia era diventata una realtà. Anche in Germania, sotto la direzione di Goldschmidt, vengono condotti con lusinghiero successo esperimenti analoghi. In Francia i militari effettuano esperimenti di radiofonia tra Parigi e Dieppe utilizzando la Torre Eiffel per la collocazione del trasmettitore. Un giornale dell’epoca descrisse collegamenti effettuati su una distanza di 550 chilometri ma la notizia non trova conferme ufficiali. In
Italia
il
professor
Quirino
Majorana,
direttore
dell’Istituto
Superiore
delle
P.T.,
effettua
a
Roma,
nel
1908,
esperimenti
di
trasmissione
in
fonia
collegando
l’Istituto
con
il
Forte
di
Monte
Mario
e
successivamente
il
Forte
di
Monte
Mario
con
Anzio,
l’isola
di
Ponza
e
l’isola
di
La
Maddalena
(circa
300
Km);
nel
1909
effettua
un
collegamento
tra
Roma
e
Trapani
(circa
500
Km). Marconi reagisce negativamente a queste iniziative; la T.S.F (Telegrafia senza fili), come egli stesso chiamava la sua invenzione, è e deve rimanere un sistema di comunicazione, soprattutto tra le stazioni di terra e le navi, deve porsi come un sistema alternativo alle comunicazioni telegrafiche via cavo (coast to coast) e mai e poi mai costituire un oggetto di ricreazione. Gli avvocati della Marconi Company[25] inoltrano istanze ai tribunali nel tentativo di far cessare gli esperimenti che ormai vengono condotti in numerosi paesi del mondo. Le controversie giudiziarie non saranno favorevoli a Marconi che, alla fine del 1910 si vedrà costretto, suo malgrado, a sottoscrivere delle transazioni di accettazione della radiofonia anche se intesa solo come mezzo di comunicazione di messaggi parlati (telefono senza filo). Soltanto nel 1920 Marconi[26] si arrenderà alla situazione che si è venuta a creare e accetterà la radiodiffusione ormai diventata strumento di diffusione musicale e solo secondariamente anche mezzo di informazione tanto che si recherà negli USA proprio per costatarne lo sviluppo. Vanno ricordati anche gli esperimenti condotti in Italia: il collegamento in fonia, effettuato dal medico e fisico Riccardo Moretti per conto della Regia Marina, tra Roma e Tripoli nel 1912 (1200 Km)[27] e i collegamenti, eseguiti da Marconi nel marzo del 1914, tra la R. Nave Regina Elena e il porto di La Spezia fino ad una distanza di 73 chilometri. 5. I precursori della radiofoniaL’idea di trasmettere musica e parole a distanza nasce molto prima dell’invenzione della radio. Nel 1878, in Svizzera, da un teatro della città di Bellinzona viene effettuato un esperimento di trasmissione via telefono (da poco inventato) dell’opera Don Pasquale di Donizetti. I pochi possessori di un apparecchio telefonico possono ascoltare l’opera che viene diffusa sulle linee telefoniche a cura della locale società dei telefoni. A questo esperimento, cui viene dato il nome di teatrophon, ne seguono altri dei quali ci è giunta notizia certa: nel 1881 a Parigi, in una sala dei Champs Elysées, dove è allestita l’Esposizione Internazionale di Elettricità, si può ascoltare in cuffia una commedia rappresentata al Teatro della Comedie. A Francoforte sul Meno nel 1883 viene trasmessa, sempre via telefono, un’opera lirica a sei chilometri di distanza, e nel 1889 viene trasmesso, attraverso una linea telefonica, un concerto da New York a Philadelphia. Sempre nel 1889 l’ing. Theodor Puskàs, che era stato collaboratore dell’inventore statunitense Edison, realizza per gli oltre duecento abbonati della rete telefonica di Budapest un servizio regolare di trasmissione di notizie chiamato Giornale telefonico ungherese. In brevissimo tempo questo servizio, che ha riscosso un elevato gradimento da parte del pubblico di abbonati, si sviluppa: alle notizie vengono intercalati brani musicali di opere liriche.[28] Altre città europee offrono ugualmente ai loro abbonati del telefono, col pagamento di un piccolo supplemento di canone, la possibilità di ascoltare rappresentazioni di opere dal teatro e di concerti da sale musicali. A Berlino, nel 1905, gli ospiti di un palazzo principesco, collegato, attraverso una linea telefonica, con l’Opera di Stato, possono ascoltare, per mezzo di auricolari telefonici, lo svolgimento di uno spettacolo lirico. 6. I pionieri della radiofoniaCome abbiamo visto[29], le prime trasmissioni radiofoniche sperimentali vengono realizzate da Fessenden nel dicembre 1906 e negli anni immediatamente successivi, ma sono ancora sporadiche e qualità e contenuti lasciano molto a desiderare. Non abbiamo notizie confermate di altri esperimenti fino al 13 gennaio 1910 quando viene effettuata la trasmissione via radio dal Metropolitan di New York, con apparecchi De Forest (potenza irradiata 500 watt), delle opere “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci” con il tenore Enrico Caruso e il soprano Emma Destinn. La trasmissione, che riscuote un grande successo tra i pochi possessori di ricevitori radio, viene ascoltata anche dai passeggeri del piroscafo Avon, in navigazione verso New York. Un’altra dimostrazione di diffusione musicale, che suscitò enorme interesse, fu effettuata nel 1913 negli Stati Uniti per opera del dott. Hans Bredow, direttore commerciale della società tedesca Telefunken. In Belgio, sempre nel 1913, furono effettuate trasmissioni via radio con frequenza settimanale: ogni sabato pomeriggio, venivano irradiati concerti misti sia dal vivo che con l’ausilio del grammofono. Il 28 marzo 1914 viene organizzato a Bruxelles, nel castello reale di Laeken un concerto dedicato alla regina Elisabetta, fervente ammiratrice delle nuove invenzioni. Questi
esperimenti
continuano
fino
allo
scoppio
del
primo
conflitto
mondiale
(1914);
ragioni
di
sicurezza
militare
imporranno
alle
nazioni
belligeranti
di
ordinare
la
chiusura
di
tutte
le
stazioni;
le
apparecchiature
trasmittenti
verranno
requisite
dalle
autorità
e
gli
esperimenti
potranno
riprendere
solo
qualche
tempo
dopo
la
fine
delle
ostilità. 7. La radiofonia in USA: l’opera dei radioamatoriMentre in Europa la guerra era in pieno svolgimento, negli Stati Uniti un giovane emigrato russo, David Sarnoff [30], il cui nome, come vedremo in seguito, sarà legato allo sviluppo dell’elettronica in generale e della televisione in particolare, propone alla Marconi Company, della quale è vice direttore del traffico dal 1914, l’idea di realizzare una “music box”, un apparato, cioè, destinato ad ascoltare essenzialmente musica trasmessa via radio. La proposta fu sdegnosamente respinta: la radio[31] (anzi alla Marconi si continuava a chiamarla T.S.F-Telegrafia senza fili) era un’importante invenzione scientifica, destinata alle comunicazioni soprattutto marittime (il ricordo della tragedia Titanic era ancora presente) e non “un giocattolo per lirica e canzonette” [32] . Molti giovani, che durante la guerra avevano acquisito pratiche cognizioni tecniche operando con le apparecchiature militari di radiotelegrafia, si dedicarono nell’immediato dopoguerra alla costruzione di piccole stazioni trasmittenti e riceventi. Erano i cosiddetti radioamatori: una categoria di persone che avrebbe dato una svolta decisiva allo sviluppo delle radiodiffusioni. Le autorità militari di ogni paese non vedevano di buon occhio queste sperimentazioni e cercarono con ogni mezzo di opporsi facendo pressione sui governi e sui parlamenti affinché le radiodiffusioni venissero severamente regolamentate con controlli e limitazioni in quanto materia strettamente militare. Se nei paesi europei fu abbastanza frequente l’emanazione di leggi fortemente limitative – nel dopoguerra, nei governi dei paesi vincitori, la presenza di militari era abbastanza numerosa – leggi che per fortuna, negli anni successivi, vennero gradatamente eliminate, negli Stati Uniti, paese libertario per eccellenza, il governo lasciò una sufficiente libertà all’entusiasmo dei radioamatori che si moltiplicavano di giorno in giorno e, verso la fine del 1919, erano già più di diecimila. Fu proprio uno di questi giovani radioamatori, Frank Conrad di Pittsburg in Pennsylvania il quale, nella primavera del 1919, mentre con la sua stazione 8XK sperimentava le valvole audion di De Forest, più per scherzo che per altro, ebbe l’idea di mettere davanti al microfono un fonografo e trasmise alcuni brani di musica. Più di mille persone lo ascoltarono e almeno trecento gli scrissero elogiandolo e invitandolo a proseguire. Il nome di Conrad finì sui giornali e una grande azienda della città, la Westinghouse Electric and Manifacturing Company si offrì di finanziare la stazione. Da quel momento Conrad trasmette per conto della Westinghouse e legge le notizie dei giornali intercalandole con brani musicali. Nelle vetrine dei negozi di Pittsburg compaiono apparecchi riceventi pubblicizzati come “adatti a ricevere la stazione Westinghouse”. Ma il vero e proprio regolare servizio di radiodiffusione inizia il 2 novembre 1920[33], quando da Pittsburg, la vecchia stazione Westinghouse di Conrad [34], che ha cambiato sigla diventando KDKA, trasmette, sulla lunghezza d’onda di 360 metri e la potenza di 100 watt, la radiocronaca politica delle elezioni presidenziali che vede contrapporsi le candidature di James Cox e Warren Harding. Le informazioni sull’andamento della lotta dei due candidati e la notizia della vittoria di Harding vengono ascoltate in quasi tutti gli States grazie anche all’antenna trasmittente fissata ad un pallone frenato. Bisogna tuttavia attendere l’anno seguente perché la diffusione della radio abbia una vasta eco. L’occasione è costituita da un avvenimento sportivo di grande interesse: l’incontro di pugilato tra i pesi massimi Jack Dempsey e George Carpentier che viene trasmesso dalla stazione WJY della RCA – Radio Corporation of America di Hoboken (New York). David Sarnoff , che lavora ora alla RCA, si vale dell’opera di un club di radioamatori, per attrezzare un centinaio di posti di ascolto, istallando ricevitori nelle sale di alcuni teatri e music-hall. Nel
settembre
del
1921
viene
trasmesso
un
concerto
dell’orchestra
filarmonica
di
New
York
e
il
successo
supera
ogni
previsione. La
corsa
alla
radio
divenne
da
questo
momento
frenetica:
si
stima
che
gli
apparecchi
esistenti
nel
1921
fossero
50.000;
l’anno
seguente
saranno
mezzo
milione
e
nel
1924
un
milione
e
mezzo.
La KDKA di Pittsburg offre pubblicità a 10 dollari il minuto. Il primo cliente è un imprenditore edile subito imitato da più di cento aziende. Vengono messi in commercio ricevitori a galena[35] al prezzo di 25 dollari reclamizzati come “la radio per tutti: più piccola di una macchina fotografica, più semplice di un binocolo, più divertente di un film”[36]. Le stazioni trasmittenti che nel 1921 sono 60, salgono l’anno successivo a 382, nel 1923 sono 573 e divengono 1105 nel 1924. Questa situazione porta notevoli disagi alla ricezione a causa dell’eccessivo affollamento di stazioni che interferiscono tra loro. Inizia anche una lotta molto dura - diretta ad assicurarsi maggiori introiti pubblicitari - tra le grandi compagnie di radio-diffusione che dispongono di notevoli mezzi finanziari e le piccole stazioni, con la conseguenza che 572 stazioni sono costrette a chiudere. Una Conferenza nazionale della Radio, indetta nel 1922, cercherà di mettere un po’ d’ordine disciplinando le concessioni, fissando una potenza minima e una massima di emissione e mettendo in atto un piano di assegnazione delle frequenze di trasmissione. Ma solo con il Radio Act del 1927, che sancisce il controllo tecnico del Governo sulle stazioni attraverso una Commissione federale, si riuscì a disciplinare le radiodiffusioni. Più di un centinaio di stazioni dovettero chiudere e delle 732 stazioni presenti nel 1927 ne rimasero, nel 1929, solo 606. 8.
Nascita
delle
grandi
Compagnie
in
USA Negli anni 1926-27 si verifica una svolta decisiva nell’esercizio della radiofonia, intesa come regolare servizio di diffusione di programmi rispondenti a precisi concetti tecnici, artistici e culturali; stazioni anche di States diversi si fondono sia per ripartire le spese, divenute molto onerose, sia per garantire prodotti artistici di maggiore livello. Nel 1924 si fonde un primo gruppo di stazioni che comprende una stazione a New York, un’altra a Previdence e ben presto una terza a Cincinnati, collegate tra loro da circuiti telefonici che diffondevano simultaneamente lo stesso programma generato da una delle stazioni. Nel 1925 questo gruppo si estese fino a comprendere 12 stazioni. L’anno seguente la RCA, che controllava cinque stazioni, entrò a far parte del gruppo che prese il nome di National Brodcasting Company (N.B.C.). Nell’agosto 1927 nacque un’altra rete, composta di un gruppo di 16 stazioni, che prese il nome di Columbia Broadcasting System (C.B.S.)[37]. La prima trasmissione della rete avvenne il 19 settembre 1927. Da questo momento la radiofonia si sviluppa sempre più rapidamente costituendo una delle più grandi imprese commerciali ma, nello stesso tempo, uno strumento di potere politico e anche culturale della società americana. 9.
La
radiofonia
in
Europa:
Gran
Bretagna In Gran Bretagna, la Marconi Company dopo esperienze di diffusione radiofonica compiute nel 1919 fra Irlanda e Canada, iniziò nello stesso anno le prime prove di radiodiffusione con la storica stazione 2LO, posta sul tetto della Marconi House di Londra, e con la stazione di Chelmsford che, l’anno successivo, trasmise con una certa frequenza anche se non regolarmente, programmi musicali e di notizie. Le trasmissioni erano ricevute in buona parte dell’Europa da 300-400 radioamatori che inviavano alla Marconi Co. i rapporti di ricezione. Il 15 giugno 1920 sempre dalla stazione di Chelmsford viene irradiato un concerto, organizzato dal quotidiano Daily Mail, con la partecipazione della famosa soprano Nellie Melba, che suscita un enorme interesse da parte della stampa europea[38] e riscuote un successo straordinario da parte del pubblico; il concerto è ascoltato in tutta l’Inghilterra, in Norvegia, in Francia, in Germania, in Italia e addirittura in Persia e inoltre da numerosi piroscafi in navigazione nell’Oceano Atlantico; per la prima volta l’Europa comprende l’importanza della radio e il perché del suo successo oltre oceano. Ma ci fu anche qualche voce contraria: il Direttore Generale delle Poste britanniche espresse la propria indignazione per il frivolo uso di un servizio nazionale. Nel 1922 dalla stazione di Chelmsford vengono irradiate alcune importanti trasmissioni quali la radiocronaca dell’incontro di boxe Lewis contro Carpentier, alcuni importanti concerti, l’allocuzione del Principe di Galles agli scouts. Per lungo tempo il Governo inglese si oppose all’introduzione della radiofonia ma, pressato dall’opinione pubblica, iniziò lunghi e difficili colloqui con i costruttori di materiale radioelettrico, arrivando ad un accordo di massima per la costituzione[39] della prima società inglese di radiodiffusione: la British Broadcasting Limited con un capitale di 100.000 sterline. Il 14 novembre 1922 le stazioni di Londra, Manchester e Birmingham danno inizio alle trasmissioni ufficiali in Gran Bretagna. Un breve periodo di esercizio fu più che sufficiente per assicurare alla radio inglese un ruolo di primo piano nella vita nazionale. Il Governo, preoccupato per lo sviluppo che il nuovo mezzo andava conquistando e preoccupato anche per le notizie che giungevano dagli Stati Uniti, dove come si è visto, si stava verificando un caos nell’etere, si pronunciò a favore di un sistema centralizzato di controllo affidato ad una società libera da obblighi e da interessi unicamente commerciali. 10.
La
radiofonia
in
Europa:
Francia In Francia la radiofonia si sviluppa solo grazie all’iniziativa privata anche se in maniera abbastanza disordinata[40]. La radio debuttò a Parigi il 26 giugno 1921 con un concerto trasmesso dall’Istituto di Ingegneria Civile a cui seguirono altre sporadiche, isolate manifestazioni dello stesso genere. Solo nell’anno successivo le emissioni radiofoniche, trasmesse in onda lunga dal Laboratoire et Centre de Télégraphie militaire de la Tour Eiffel, acquistarono regolarità anche se limitate a notizie meteorologiche e finanziarie (borsa e mercati). Dopo pochi mesi la programmazione si arricchì di notiziari giornalistici e di programmi ricreativi, suscitando l’interesse del pubblico tanto che lo stesso anno venne istallata a Parigi una seconda stazione, sempre a onda lunga, denominata Radiola, facente capo alla SFR - Société Française Radioélectrique, che dette inizio, nel giugno 1922, a un programma di trasmissioni regolari. Nella primavera 1923 venne creata a Parigi, con capitali privati[41], la CFR - Compagnie Française de Radiophonie, con un capitale di otto milioni di franchi, la quale fu autorizzata dal governo ad effettuare trasmissioni radiofoniche in alcune zone della Francia. A Paris Tour Eiffel, e a Radio Paris, si aggiungono Paris PTT e Le Petit Parisien Poste Parisien; sorgono, per iniziativa di gruppi privati ma talora di singoli radioamatori, diverse stazioni in tutto il territorio. Accanto a queste vengono messe in funzione anche stazioni regionali statali. L’importanza sempre crescente del servizio di radiodiffusione e l’interesse suscitato nel pubblico spinge il Governo a trasformarlo in un servizio nazionale. Con un decreto del 24 novembre 1923 la radiofonia francese, esercitata, come si è detto, da varie società private, viene considerata un monopolio di Stato che raggruppa le varie società private in un unico ente.[42] Nel 1924, la stazione Radiola mutò il nome in Radio Paris, utilizzando un nuovo trasmettitore di potenza maggiore del precedente. Lo sviluppo della radiodiffusione si ebbe negli anni ’30 quando l’amministrazione PTT mise in atto una rete di cavi musicali per collegare le varie stazioni. La legge finanziaria del 1933 introdusse il pagamento di un canone, l’istituzione di una tassa sui tubi elettronici (cosiddette valvole) e il divieto per le stazioni statali di percepire introiti pubblicitari che furono invece consentiti alle stazioni private. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale viene creata, nel 1945, la RDF – Radiodiffusion Fran-çaise che si trasformerà, nel 1949, nella RTF – Radiodiffusion et Télévision Française posta sotto il controllo della presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 1964 la RTF si trasforma in ORTF – Office de Radiodiffusion et Télévision Française posta sotto il controllo del Ministero dell’informazione. 11.
La
radiodiffusione
in
Europa:
Germania.
Dal
1919
Germania
e
Olanda
si
servono
di
alcune
stazioni
di
Telegrafia
Senza
Fili
per
comunicazioni
di
notizie
politiche
ed
economiche
da
stazione
a
stazione Dopo la guerra 1915 – 18 la Germania, che attraversava una situazione economica veramente critica per la guerra perduta, non poteva che disinteressarsi dello sviluppo della radiofonia, umiliata com’era da clausole del trattato di pace particolarmente pesanti. Né le pressioni esercitate dalla stampa né le richieste dei radioamatori potevano servire a modificare l’atteggiamento del governo tedesco.[43] Perciò solamente nell’ottobre 1923 viene istallata a Berlino la “Vox Haus”, una stazione radiofonica di 700 watt, in un coro di critiche pesantissime da parte di autorevoli personalità del mondo politico ed economico che consideravano la radio un lusso sia per l’elevato costo degli apparecchi radio sia per l’onere rilevante della tassa di abbonamento. Un ministro stigmatizzò severamente l’inserimento di musiche “in un mezzo di comunicazione ufficiale e nazionale che avveniva in un momento in cui la situazione critica del popolo tedesco imponeva la ripulsa di qualsiasi svago ricreativo”. La legislazione vigente prevedeva che gli impianti tecnici fossero di proprietà e di gestione della DPR-Deutsche Reichpost (Posta tedesca), quindi dello Stato, mentre la produzione dei programmi era affidata in concessione a imprese private. I programmi della Vox Haus vennero gestiti dalla Deutsche Stunde, divenuta poi Funk-Stunde. L’accoglienza del pubblico fu particolarmente favorevole e nel 1924 vennero istallate altre otto emittenti, la cui gestione fu affidata in concessione a gruppi privati. L’anno successivo le varie società dettero vita a un organismo, che prese il nome di RRG-Reichrundfunk Geselshaft, con lo scopo di coordinare le loro attività e di rappresentarle presso il Governo. L’ascesa al potere di Hitler nel 1932 determinò la statalizzazione della RRG, che venne posta sotto il controllo del Ministero della Propaganda, e di conseguenza la radiodiffusione divenne il più importante strumento di propaganda del regime. Dopo la seconda guerra mondiale che divise in due la Germania, sorsero nella Germania ovest (Repubblica Federale) vari organismi radiofonici di diritto pubblico come la NWDR – Nordwestdeutscher Rundfunk, la BR – Bayerischer Rundfunk, la SDR - Süddeutscher Rundfunk e altri, mentre nella Germania est (Repubblica Democratica) accanto alla Berliner Rundfunk, riattivata dalle Autorità militari sovietiche nel 1945, sorsero nelle cinque regioni (Länder) altrettante stazioni. Nel 1952 i Länder vennero soppressi dal Governo e “la radiofonia circolare fu ricostituita secondo il modello sovietico”.[44] 12.
La
radiodiffusione
in
Europa:
Italia In Italia lo sviluppo della diffusione della radiofonia non differisce da quella verificatasi nella maggioranza dei paesi europei. I primi esperimenti di radiodiffusione circolare furono opera di dilettanti e iniziarono intorno al 1920. Questi esperimenti, insieme alle notizie dei progressi compiuti all’estero, interessarono ben presto la stampa e crearono di conse-guenza aspettative da parte del pubblico che non tardarono ad essere soddisfatte. Una prima iniziativa si ebbe a Roma nel 1922 con Radio Araldo, fondata dalla Società Araldo di Roma che già esercitava un servizio di trasmissioni di notizie e musiche su una rete telefonica. Radio Araldo cominciò a trasmettere per alcune ore al giorno con una piccola stazione di soli 250 watt che venne installata a Piazza S. Claudio. Nel febbraio 1923 un Regio Decreto riservava allo Stato l’esercizio degli impianti di radiodiffusione con facoltà da parte del Governo di concessioni a privati. In conseguenza di ciò sorsero imprese che miravano ad ottenere dal Governo la concessione; alcune nella prospettiva di esigere un canone e comunque di ricavare un lucro dalla pubblicità (come avveniva negli Stati Uniti), altre che vedevano nella concessione un mezzo per incrementare la vendita degli apparati riceventi da esse costruiti. Tra queste imprese vanno ricordate la S.I.R.A.C. - Società Italiana Radio Audizioni Circolari e la Società Anonima Radiofono - Società Italiana per le radiocomunicazioni circolari, con sede in Roma e capitale sociale di L.100.000, fondata nel settembre 1923 dall’Ufficio di Roma della Marconi Company, allo scopo di creare un’impresa che riscuotesse un’immagine particolarmente affidabile sia dal punto di vista tecnico che da quello finanziario. Lo scopo era di superare le perplessità del Governo sul conferimento della concessione. In precedenza (4 marzo 1923), un Regio Decreto[45] aveva istituito una Commissione tecnico-legale incaricata dello studio e dei provvedimenti inerenti le radioaudizioni e con il compito specifico di esaminare le domande di concessione proposte dalle imprese interessate. Il 3 giugno 1924 il Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano indirizzava una lettera alle società che avevano proposto domanda di concessione, invitandole a trovare un accordo; questo fu raggiunto, superando non poche difficoltà, e il 27 agosto 1924 venne costituita la Società Anonima Unione Radiofonica Italiana – U.R.I. - capitale iniziale 1.400.000 lire. Il Governo dette la concessione a questa società che si obbligò ad aumentare il capitale sociale a 6.200.000 lire, somma piuttosto ragguardevole per l’epoca. Il 6 ottobre 1924, da un auditorio improvvisato presso la sede della U.R.I. in Roma, fu ufficialmente inaugurato, con un “concerto misto, corale e strumentale” il servizio di radio-diffusione circolare che, da quella data, ha continuato ad essere svolto con regolarità quotidiana.[46] L’8 dicembre dell’anno successivo vennero inaugurate la stazione di Milano,[47] con una potenza di poco inferiore a quella di Roma, e nel novembre 1926, la stazione di Napoli. Negli anni seguenti, rafforzatosi sempre più il regime fascista, la Società Anonima U.R.I., per effetto del R.D.L. 17 novembre 1927 n.2207, fu trasformata in Ente di Stato col nome di E.I.A.R. (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), anche se una modesta parte del pacchetto azionario rimaneva in proprietà di privati L’EIAR
diventava,
ope
legis,
concessionaria
esclusiva
del
servizio
di
radiodiffusione
circolare
per
la
durata
di
anni
25,
cioè
fino
al
1952.
L’Ente
manteneva
una
struttura
formalmente
privatistica,
cioè
rimaneva
da
un
punto
di
vista
strettamente
giuridico
una
Società
Anonima
(dopo
l’entrata
in
vigore
del
nuovo
Codice
Civile
del
1942
diverrà
una
Società
per
Azioni)
ma,
per
effetto
del
decreto
legge
sopracitato,
quattro
membri
del
suo
consiglio
di
amministrazione
dovevano
essere
rappresentanti
del
governo.
Lo
statuto
dell’ente
e
le
sue
eventuali
modifiche
dovevano
essere
approvati
dal
Ministro
delle
Poste
e
Telecomunicazioni,
sentito
il
Consiglio
dei
Ministri. Durante gli anni della dittatura fascista la radio, controllata dal Governo attraverso il Ministero per la Stampa e la Propaganda, diviene il più importante strumento di informazione al servizio del regime. Durante gli anni della guerra (1940 – 1943) tutta l’informazione radiofonica era pervasa dalla retorica bellicista fascista[48]. In
seguito
alla
situazione
politica
militare
venutasi
a
creare
con
l’armistizio
dell’8
settembre
1943,
che
pose
fine
alle
ostilità
tra
l’Italia
e
le
Potenze
Alleate,
il
sistema
delle
radiodiffusioni
venne
completamente
stravolto[49].
Radio
Bari,
che
si
trova
in
quella
piccola
parte
di
territorio
non
ancora
occupato
né
dagli
anglo-americani
né
dai
tedeschi,
trasmette
autonomamente
servizi
giornalistici
nonché
messaggi
e
proclami
del
re
e
del
governo
Badoglio,
fuggito,
come
è
noto,
da
Roma
e
rifugiatosi
a
Brindisi.
Tali
trasmissioni
passeranno
sotto
il
controllo
dell’esercito
alleato
solo
dopo
il
22
settembre.
Anche
in
Sardegna
nasce,
per
iniziativa
di
un
gruppo
di
militari
italiani,
una
radio
autonoma
che
prende
il
nome
di
Radio
Sardegna
e
manterrà
la
sua
autonomia
fino
alla
fine
di
novembre
quando
passerà,
come
tutte
le
altre
stazioni
del
cosiddetto
Regno
del
Sud,
sotto
il
diretto
controllo
delle
autorità
militari
alleate,
tramite
il
cosiddetto
P.W.B.
(Psycological
Warfare
Branch).
Ma nello stesso tempo Radio Roma è controllata da militari tedeschi che l’hanno occupata e anche le altre sedi EIAR subiscono la stessa sorte. Con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, anche nell’Italia occupata dai tedeschi, la radio riprende la sua attività, mantenendo la denominazione di EIAR, sotto il controllo del Ministero della Cultura Popolare[50]. Nel periodo che va dall’ottobre 1943 all’aprile 1945 si ebbero di conseguenza due EIAR che operarono nelle due Italie occupate. Dopo
la
liberazione
di
Roma,
ma
prima
della
fine
del
conflitto,
con
Decreto
Luogotenenziale
n.
457
del
26.10.1944
l’EIAR,
che
opera
nell’Italia
liberata,
prende
il
nome
di
R.A.I.
Radio
Audizioni
Italia[51]
che
manterrà
fino
al
10
aprile
1954
allorché
muterà
la
denominazione
sociale
in
quella
attuale
di
RAI-Radiotelevisione
Italiana. Nel 1952 il Governo rinnova la Convenzione fino al 15 dicembre 1972, ma alla scadenza si avranno due proroghe per effetto delle quali si arriverà al 30 novembre 1974. A questa data il decreto legge del 30.11.74 n. 313 proroga ulteriormente la Convenzione. Nel frattempo una sentenza della Corte Costituzionale del 10 luglio 1974, n. 225, ribadendo la riserva allo Stato dei servizi radiotelevisivi circolari, detta una serie di principi col proposito di realizzare un monopolio più aperto (la RAI dovrà dipendere dal Parlamento e non più dal Governo, le trasmissioni dovranno essere caratterizzate “da obbiettività e completezza di informazione”, dovrà essere previsto il diritto d’accesso e il diritto di rettifica). La sentenza incredibilmente dichiara legittimi l’installazione e l’esercizio, sul territorio nazionale, di impianti idonei alla diffusione di programmi televisivi esteri[52]. In pari data la Corte Costituzionale, con sentenza n. 226, delibera la legittimità dell’esercizio privato dei servizi radiotelevisivi via cavo. Ancora due decreti legge del gennaio e del marzo 1975 e finalmente il Parlamento dà attuazione alla sentenza della Corte con la legge n. 103 del 14 aprile 1975 “Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva”, meglio conosciuta col nome di legge di riforma. Con tale legge: 1) si conferma la riserva allo Stato del servizio di radiodiffusione circolare via etere e lo si estende alle trasmissioni, via cavo e attraverso qualsiasi altro mezzo, diffuse su scala nazionale; 2) si stabilisce che il controllo della RAI non sia più esercitato dal Governo bensì dal Parlamento tramite un’apposita Commissione Parlamentare che nomina dieci dei sedici membri del Consiglio di Amministrazione (gli altri sei sono nominati dall’assemblea dei soci)[53]; 3) si stabilisce che il pacchetto azionario della RAI, sia completamente pubblico. Per effetto di quest’ultimo punto il 9.5.1975 lo statuto sociale della RAI viene modificato e la proprietà fino allora dell’IRI, della STET, della SIAE e di alcuni privati, passa per il 99,55 % all’IRI e per lo 0,45 % alla SIAE. All’inizio
del
1976
alcune
società
private
installano
stazioni
radiofoniche
(cosiddette
radio
libere)
e,
come
vedremo,
anche
televisive
che
sono
formalmente
illegali
e
pertanto
danno
l’avvio
a
numerosi
procedimenti
giudiziari;
questi
peraltro
verranno
meno
per
effetto
della
sentenza,
definita
“storica”,
della
Corte
Costituzionale
n.
202
del
28
luglio
1976. Da questo momento si scatena il boom dell’emittenza privata, con diverse centinaia di stazioni che trasmettono, interferendosi le une con le altre, in un caos spaventoso che è stato definito il Far West dell’etere[54]. Come acutamente sottolinea il costituzionalista Zaccaria[55] “Caso unico in Europa è stato il giudice costituzionale a sancire, con una sentenza, la fine del monopolio. Il Parlamento viene immediatamente invitato a provvedere per porre, con una nuova regolamentazione, i limiti ad una libertà che è stata già riconosciuta nella misura più ampia.” La Corte Costituzionale, di fronte all’assenza del Parlamento, trova ripetute occasioni per intervenire e ribadire la validità della riserva allo Stato del servizio radiotelevisivo su scala nazionale e la limitazione all’ambito locale degli impianti trasmittenti privati. Con una nuova Convenzione, il 10 agosto 1981, il Governo concede in esclusiva alla RAI, per la durata di sei anni, il servizio pubblico di radiodiffusione circolare su scala nazionale. Nel novembre del 1982 la RAI introduce il nuovo servizio in stereofonia con due programmazioni sui canali a modulazione di frequenza: “Raistereo1” e “Raistereo2” che trasmettono dalle 15 alle 24; ad essi si aggiunge, sulle tre reti unificate, “Raistereonotte”. Finalmente, il 6 dicembre 1984, il Governo emana un Decreto Legge (convertito successivamente in legge nel febbraio 1985) che legittima in via provvisoria le trasmissioni nazionali dei circuiti privati purché basate su programmi preregistrati. “Il decreto legge e la legge vengono impugnati davanti alla Corte Costituzionale mentre continua la situazione di anarchia che mantiene in vita migliaia di piccole emittenti ed un unico gruppo privato con tre reti”[56]. Nel
1988
la
Corte
Costituzionale,
pur
ammettendo
che
la
situazione
di
duopolio
esistente
è
in
contrasto
con
i
principi
costituzionali,
ammette
la
possibilità
di
dar
vita
a
un
sistema
misto
con
emittenti
private
operanti
anche
a
livello
nazionale,
purché
in
presenza
di
una
rigorosa
normativa
antitrust
capace
di
impedire
un
oligopolio
privato.
Sarà
la
cosiddetta
legge
Mammì
(6
agosto
1990,
n.
223)
ad
attribuire
anche
ai
privati
la
possibilità
di
essere
presenti
a
livello
nazionale.
La
legge
ignorerà
però
la
raccomandazione
della
Corte
sulle
norme
antitrust
e
questo
provocherà
addirittura
una
crisi
di
governo. Con la legge Mammì cade definitivamente il monopolio della RAI. Gian Luigi Pezza
[1] Fisico tedesco. Hertz studiò all'Università di Berlino, fu docente di fisica al Politecnico di Karlsruhe, dal 1885 al 1889, ed infine professore all'Università di Bonn. Nel 1866 iniziò i primi esperimenti che lo porteranno a ottenere onde elettromagnetiche e a rivelarle, esperimenti che verranno sempre più perfezionati nei due anni seguenti. Il 13 dicembre 1888 effettua una prova dimostrativa delle sue ricerche all’Accademia delle scienze di Berlino. Nel 1889 dimostra che le onde elettromagnetiche hanno lo stesso comportamento delle onde della luce dalle quali differiscono solo per la lunghezza d’onda, potendo - come queste ultime - essere riflesse, diffratte e polarizzate. [2] Secondo L. Gualandi in “Marconi , il genio non voluto, realtà e leggenda” e in siti Internet, Marconi non ebbe mai incontri con Righi. [3] Lodge si valse del rivelatore inventato nel 1884 dall’italiano Calzecchi Onesti e perfezionato dal fisico francese E. Branly nel 1890. Entrambi avevano osservato e studiato la coesione (da cui coherer) di polveri metalliche, chiuse in un cilindretto di vetro, che si verificava quando scoccava una scintilla, prodotta da una scarica elettrica, nelle immediate vicinanze. [4] Professore di fisica alla Scuola Torpedini della Marina russa a Kronstadt (Pietroburgo), e successivamente professore e poi direttore dell’Istituto di elettrotecnica di Pietroburgo; grande uomo di scienza, fu uno dei primi a ripetere con successo le esperienze di Hertz , divulgate da Lodge , compiendo numerose ricerche sulle onde elettromagnetiche. Popov aveva costruito un ricevitore a coherer - le cui estremità erano collegate a un conduttore verticale (antenna) e una massa metallica appoggiata a terra - con cui registrava le scariche atmosferiche che annunciavano l’arrivo di temporali; sicuramente adoperò questo ricevitore anche per ricevere scariche elettriche prodotte artificialmente. Non v’è dubbio che, al pari di Marconi , abbia avuto anche lui l’intuizione che con gli apparati di sperimentazione si sarebbero potute effettuare delle comunicazioni, tuttavia non approfondì gli esperimenti. Al riguardo Righi, in La telegrafia senza filo, Bologna, 1904, scrisse “….sarebbe bastata l’aggiunta dell’antenna all’oscillatore perché Popov avesse ottenuto il suo scopo. Ma ciò che egli non fece fu più tardi fatto dal Marconi….” Sicuramente fu il primo sperimentatore a dotare il ricevitore di un’antenna monofilare fissata ad un aquilone. [5] Nel cinquantesimo anniversario di una conferenza tenuta da Popov il 7 maggio 1895, tale data fu proclamata ufficialmente “Giornata della radio”, e Popov proclamato “inventore della radio”. [6] Proceeding of IRE (Institute of Radio Engineers, New York, 50,1962, pp. 2036-2047). Questo studio, tradotto in italiano, è integralmente riportato in Marconi , cento anni dalla nascita, ERI, Torino, 1974. [7] “Quando cominciai i miei primi esperimenti con le onde hertziane, non riuscivo a capacitarmi come mai la loro applicazione per fini pratici fosse potuta sfuggire all’attenzione di eminenti scienziati” (da una conferenza tenuta nel 1926 a Bologna). Per completezza d’informazione dobbiamo ricordare che Marconi non fu il primo a concepire l’idea di effettuare comunicazioni telegrafiche senza l’uso di fili. Addirittura tra il 1857 e il 1859, a Portsmouth in Inghilterra, vennero fatti esperimenti tra le due rive di un fiume, servendosi della conducibilità dell’acqua; altre esperienze furono compiute da un certo Ginth che tentò di trasmettere e ricevere i segnali per induzione, tendendo un filo parallelo a quello telegrafico. Né va dimenticato Francesco Sponzilli (1796-1865), colonnello del genio dell’esercito napoletano, che nel lontano 1859, ebbe l’incredibile divinazione di prevedere che la scienza, mediante l’elettricità, avrebbe scoperto il modo di comunicare via etere con il telegrafo “senza filo alcuno”. [8] Già Righi aveva sperimentato vari tipi di scintillatori e aveva notato che, modificando la dimensione dello spinterometro, la lunghezza d’onda subiva proporzionali variazioni. [9] Antonio Marchi, uno dei coloni che curavano la proprietà agricola di Villa Griffone, a Pontecchio. Marchi è morto nel 1948 alla bella età di 105 anni. [10] Il figlio del Marchi (Giuseppe) raccontò all’autore che il padre, durante tutta la vita e addirittura in punto di morte, aveva continuato a smentire il colpo di fucile. Anche Giorgio Tabarroni, uno dei più acuti studiosi di Marconi , parla di leggenda (Bologna e la storia della radiazione, Bologna, 1965, ediz. fuori commercio, pag. 88 e 145, didascalia alla tavola 38a). Al contrario Degna Paresce Marconi, figlia dello scienziato, nel suo libro My father Marconi, Mc Graw-Hill Book Co., Inc., New York, 1962, racconta che a sparare il colpo di fucile fu il colono Mignani. L’autore presume che la signora Degna Marconi sia stata fuorviata, nella citazione del nome, dalla biografia del padre scritta da Luigi Solari, il quale riferisce le seguenti parole dello scienziato): “…..proseguii nelle mie esperienze, aiutato da mio fratello maggiore Alfonso (che però non aveva particolari attitudini tecniche), dal colono Magnani (sic) e dal falegname Pinelli”. (“Marconi nell’intimità e nel lavoro”, Mondadori , 1940, pag. 13). Sul colpo di fucile Solari riporta , virgolettate, le seguenti parole di Marconi: “Nelle esperienze condotte fino allora fra località visibili, mio fratello mi dava notizia del funzionamento dell’apparecchio ricevente facendomi dei segnali convenzionali con un fazzoletto legato ad un bastone di legno. Ma dovendosi eseguire delle esperienze in località fra loro invisibili occorreva un altro sistema di segnalazione. A tale scopo mio fratello si armò di un fucile da caccia e mi disse: “Se il ricevitore funzionerà ancora al di là della collina sparerò un colpo di fucile”. “Sta bene!” risposi e collo sguardo seguii il cammino di mio fratello sino a quando lo vidi sparire dietro la cima della collina. Dopo qualche minuto ripresi la trasmissione manipolando la chiave Morse collegata al rocchetto di Ruhmkorff. Ad un tratto un colpo di fucile echeggiò nella valle. Il successo della mia invenzione era assicurato “. [11] Dal racconto di Marconi citato da L. Solari in op. cit. pag. 18. Contra L. Gualandi, in op. citata, secondo il quale non esiste alcun documento che comprovi l’offerta al Governo italiano della sua invenzione da parte di Marconi. Invece nell’archivio storico del Ministero degli Esteri in Roma esiste una lettera di Marconi, datata 20 dicembre 1896, quindi poco prima di trasferirsi a Londra, diretta al generale Annibale Ferrero, allora ambasciatore d’Italia a Londra, nella quale ricorda di avergli comunicato circa dieci mesi prima la sua scoperta. [12] Nel 1892 aveva sperimentato un sistema di telegrafia senza fili che funzionava sul principio di induzione tra conduttori paralleli, i cui risultati non erano stati tuttavia convincenti. Preece venne poi nominato baronetto, per i meriti acquisiti nel campo delle telecomunicazioni. [13] Si noti questo interessamento verso l’industria russa, all’epoca arretrata, piuttosto che verso la più progredita industria inglese (Wireless Telegraph) o tedesca. [14] Vanno ricordati, tra gli altri, il prof. Fleming e l’ing. Entwistle. [15] Le stazioni trasmittente e ricevente erano rispettivamente a South Foreland in Gran Bretagna e Wimereux in Francia a circa 50 chilometri in linea d’aria tra loro. Marconi trasmette il seguente telegramma: M. Marconi envoie à M. Branly ses respectueux compliments par le télégraphe sans fils a traves la Manche, ce beau résultat etant dû en partie aux remarquables travaux de M. Branly. [16] All’epoca Terranova non era una provincia canadese ma ancora una Crown Colony della Gran Bretagna [17] Dopo il naufragio della nave Republic (gennaio 1909) la Marconi Co. installò, a bordo delle navi mercantili, 143 stazioni radio. Nel 1911 le navi con apparati radiotelegrafici erano salite a 180. [18] Già nella seconda Conferenza internazionale di radiotelegrafia, svoltasi a Berlino nel 1906, era emersa la necessità di cambiare il segnale di soccorso CQD – introdotto il 1° febbraio 1904 su suggerimento della Marconi Co. – con un segnale maggiormente udibile, e precisamente con la successione delle tre lettere SOS che, nell’alfabeto Morse, sono identificate da tre punti, tre linee, tre punti. Alla proposta, che trovò attuazione ufficiale nel 1908, non avevano aderito Stati Uniti e Inghilterra; tuttavia i vari operatori radiotelegrafici di questi paesi avevano preso l’abitudine di usare talvolta anche il nuovo segnale. Si spiega così il motivo per il quale il radiotelegrafista del Titanic abbia usato nelle varie chiamate di soccorso della prima mezz’ora il codice CQD e solo chiamando la nave Olympic, appartenente alla stessa compagnia, il codice SOS. [19] Thomas Alva Edison, perfezionando l’invenzione della lampadina elettrica, aveva notato, già nel 1883, che la superficie interna del bulbo si anneriva e aveva giustamente dedotto che ciò era dovuto a minuscole cariche di elettricità che uscendo dal filamento portavano con se minuscole particelle di materiale che si depositavano sulla superficie. Aveva anche introdotto nel bulbo una piastrina metallica e aveva osservato che applicando ad essa un potenziale positivo si determinava una corrente elettrica tra il filamento e la piastrina. Edison non si rese conto dell’applicabilità della scoperta. [20] Un secondo brevetto con filamento metallico è del 1908. [21] E’ verosimile che i primi risultati positivi siano stati raggiunti da De Forest nel 1905; certamente nelle “fonti” c’è molta confusione di date sull’invenzione: Coolier’s Encyclopedia (1905), Enciclopedia Brittannica e G. Larousse (1906), American Encyclopedia e P. Larousse (1907). [22] Ingegnere canadese, lavorava alla National Electric Signaling Company a Brant Rock (Massachusset - USA). [23] Più tardi lo stesso principio sarà sfruttato dal danese Poulsen che perfeziona l’arco sonante di Duddel ponendo gli elettrodi dentro un contenitore pieno di idrogeno. L’arco voltaico, per effetto dell’idrogeno, produceva onde di ampiezza relativamente costante. [24] L’alternatore era stato costruito sotto la direzione di K.A.R. Steinmetz e dell’ing. Ernest Alexanderson. [25] Nuovo nome della Wireless Telegraph [26] L. Solari, Marconi nell’intimità e nel lavoro, Mondadori 1940, pag. 248 [27] L’autore non è riuscito a trovare conferma di questa notizia, riportata dal quotidiano romano “Il Messaggero” nel 1976. [28] La musica veniva ottenuta da dischi fonografici, fatti suonare da un grammofono posto accanto al microfono. [29] Al paragrafo “La tecnica progredisce – Primi tentativi di radiofonia ” pag. 32. [30] Entrato come fattorino alla Marconi Wireless Telegraph Company of America, aveva già fatto parlare di se nel 1912, allorché, operatore d’una stazione privata radiotelegrafica, aveva captato il segnale di soccorso del Titanic . Grande manager, diventerà nella RCA – Radio Corporation of America (una società che aveva incorporato la Marconi Wireless) prima direttore commerciale nel 1920, poi direttore generale nel 1921, infine nel 1938 presidente. Durante la seconda guerra mondiale ebbe importanti incarichi nell’esercito, nel settore delle telecomunicazioni e lasciò il servizio col grado di generale di brigata. Sarnoff , nato a Minsk (Russia) nel 1891, è morto nel 1971. Nel 1994 i membri della Television Broadcasting Association lo hanno nominato “padre della televisione”. [31] Nel 1912 viene usato per la prima volta, dalla marina USA, il termine radio dal verbo irradiare (in quanto le onde vengono irradiate in tutte le direzioni) in luogo di wireless (senza filo). La parola era radiotelegraph e le comunicazioni con la flotta venivano chiamate broadcasts. [32] Da una lettera di Marconi a un giornale di New York. [33] In precedenza erano entrate in funzioni ma in modo irregolare alcune emittenti come la WHA dell’Università del Wisconsin e la WWJ a Detroit. (Cfr. G. Candussi: Storia della radiodiffusione, vol. 1°). Notizie non confermate indicano il 2 novembre 1919 quale data di inizio di un servizio regolare di radiodiffusione da parte della stazione XWA (in seguito denominata CFCF) della Canadian Marconi Company. [34] Nel frattempo è stato assunto alla Westinghouse. [35] Dunwoody e Packard avevano scoperto le proprietà della galena (solfuro di piombo) nel 1910. [36]
Nel
1922
Sarnoff
riuscì
a
convincere
i
dirigenti
della
RCA
a
costruire
la
famosa
Radio
music
box,
posta
in
vendita
col
nome
di
Radiola. [37] Fin dal gennaio 1927 si era formata a Philadelphia una rete di 12 stazioni (United Indipendent Broadcasters) la quale più tardi, essendosi associata la casa discografica Columbia Phonagraph Co., mutò il nome in Columbia Phonograph Broadcasting System. Le stazioni aderenti divennero 16 ma la situazione finanziaria non particolarmente brillante indusse la Columbia Phonograph a ritirarsi dopo solo pochi mesi La rete, che aveva cambiato nuovamente denominazione in CBS Columbia Broadcasting System, fu successivamente rilevata nel 1928 da William S. Paley il quale trasferì la sede a New York e associò la Paramount Pictures. (Candussi: Storia della radiodiffusione, vol. 1°, Trieste, 1993). [38] Scrive il Daily Mail: ”Ascoltammo la trasmissione da Blackfriars; ci passavamo a turno le cuffie. La giovane segretaria di madame Melba era con noi. Sembrava che gli occhi stessero per schizzarle dalle orbite, quando udì quella voce da usignolo cantare l’Addio della Bohème. ”Ma è proprio lei, ripeteva attonita. “E’ proprio la Melba”. Fino a quel momento, evidentemente, non aveva creduto che la trasmissione della voce umana fosse possibile. Anche noi eravamo emozionati: in quel momento l’Europa intera ci faceva da pubblico”. [39] 18 ottobre 1922 [40] Come ben sottolinea G. Candussi in Storia della radiodiffusione, vol 1° cit. “La radiofonia circolare francese è caratterizzata da una nascita poliedrica e da una crescita stentata e quasi caotica, dovute a lodevoli iniziative individuali o di gruppi privati, ma generalmente ostacolate da un atteggiamento governativo miope e diffidente, che inizialmente non seppe comprendere l’importanza di questo nuovo mezzo di comunicazione e successivamente – con una politica incoerente e continuamente mutevole, in relazione ai frequenti cambiamenti dell’esecutivo – volle porlo sotto il proprio controllo e gestirlo direttamente, disconoscendo e mal ripagando l’opera tenace e spesso disinteressata dei suoi promotori”. [41] Principale azionista la CSF-Compagnie générale de Télégraphie sans fil. [42] Il decreto fissa tre principi fondamentali: 1) le radiodiffusioni costituiscono un pubblico servizio; 2) per motivi di sicurezza nazionale la regolamentazione e il controllo delle trasmissioni è riservato allo Stato; 3) la gestione della società radiofonica e gli interessi dei produttori di programmi e degli ascoltatori sono sottoposti all’autorità e al controllo dello Stato, unico responsabile. [43] Hans Bredow, divenuto consigliere delegato della Telefunken nel 1914 e sottosegretario di Stato alle Poste e Telegrafi nel 1919 aveva presentato ufficialmente al governo tedesco la proposta di una “Radioricreativa”, che venne respinta. [44] G. Candussi: op. citata, vol. 1°. [45] G. Cavallotti in “La gloriosa storia della conquista italiana dell’etere” 4° puntata in Oggi illustrato, 1966, scrive: “...in novembre 1923 gli Stati Uniti hanno 900 mila apparecchi riceventi, l’Inghilterra 490 mila, la Francia 250 mila, la Germania 100.000. E l’Italia? L’Italia in quel novembre 1923, possedeva ben 6 leggi e decreti sulla “regolamentazione dell’impianto e dell’esercizio di apparecchi facenti uso di onde elettromagnetiche” ma non aveva una sola stazione che trasmettesse programmi destinati al pubblico...”(in realtà qualche stazione c’era, per esempio Radio Araldo a Roma). [46] L’annuncio di questa prima trasmissione fu dato dalla signora Ines Donarelli, moglie di un funzionario della URI, divenuto poi direttore artistico della stessa e non, come è stato più volte scritto anche in pubblicazioni ufficiali RAI, da Maria Luisa Boncompagni. [47] Pochi sanno che un gruppo di intraprendenti giovanotti, capeggiati da Eugenio Gnesutta, in attesa della istituzione da parte dell’URI della stazione di Milano, danno vita, dal 15 maggio al 30 giugno 1925, a una stazione privata, chiamata Posto Zero, che effettuerà trasmissioni quotidiane serali. [48] cfr. Monteleone: Storia della radio e della TV in Italia. Marsilio, Venezia, 1992. [49]Ma già dalla prima settimana di agosto, in conseguenza dell’invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, iniziata il 10 luglio, Radio Palermo aveva iniziato a trasmettere sotto il controllo dell’esercito alleato. [50] Fanno eccezione le Regioni Venezia Tridentina e Venezia Giulia che vengono rispettivamente poste sotto il controllo dei Gauleiter (Governatori) del Tirolo e della Carinzia, in previsione della loro annessione al Grande Reich. Conseguentemente Radio Trieste, che subito dopo l’8 settembre era stata requisita dai fascisti e ribattezzata Radio Ettore Muti, viene occupata dalle Forze armate iugoslave che istituiscono Radio Litorale Adriatico (RLA). (G. Candussi: Storia della Radiodiffusione, vol. 2°, parte II). [51] Curiosa la carta intestata societaria di quegli anni, nella quale, ad onta delle disposizioni di legge che disciplinano le Società per azioni, e tale era la R.A.I., la denominazione sociale era stata impropriamente modificata in RAI (senza puntini) Radio Italiana, interpretando l’acronimo della società come RA. I. [52] Deliberando in tal modo, la Corte non solo si è sostituita al Parlamento con una proposizione che avrebbe dovuto essere oggetto di una legge, ma ha spiazzato il Governo impedendogli di valersi, in sede di trattativa internazionale, del principio di sovranità territoriale, e quindi sottraendogli la possibilità di mercanteggiare l’autorizzazione all’installazione di ripetitori di programmi stranieri quanto meno a condizione di reciprocità. [53] Nella realtà dei fatti si verificherà una vera e propria spartizione dei posti di consigliere tra i partiti di Governo e di opposizione . [54] Vedremo lo stesso fenomeno anche nel capitolo dedicato alla televisione. [55] Roberto Zaccaria: Televisione con…dono, edizione fuori commercio riservata ai lettori dell’Unità, Roma, 2003.
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