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ISTITUTO
ISTITUTO
DI
PUBBLICISMO
e-mail:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
Indice
N.1
del
18
aprile
2002
N.2
del
6
giugno
2002
N.3
del
30
settembre
2002
N.4
del
13
dicembre
2002
N.5
del
2
aprile
2003
N.6
del
8
maggio
2003
»Rassegne
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Nuova serie
- Roma,
18 Aprile 2002
- N.1
Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002
- Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712
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Direttore
Responsabile
Direttore
Editoriale
Redazione
Guido Scialpi
Alberto Graziani
Giorgio
Salvioni
Alessia
Bonanni
Fondato nel 1947
dal
Prof. Francesco
Fattorello, presso l'Università La Sapienza di Roma,
l' ISTITUTO DI PUBBLICISMO ha, come scopo
istitutivo, la promozione degli studi e delle ricerche sull’informazione e la comunicazione e l'organizzazione di Corsi di formazione
professionale nei settori dell'attualità,
del giornalismo, della propaganda ideologica, delle pubbliche relazioni, della
pubblicità commerciale, della comunicazione pubblica e istituzionale, della
pubblicistica militare, della documentazione scientifica.
PERCHE’
UN ALTRO PERIODICO SU “L’INFORMAZIONE”?
La
nuova serie di
“Notizie
e Commenti” prosegue
nella tradizione dottrinale e nella impostazione scientifica dello Istituto di
Pubblicismo: se ne è avvertita l’esigenza
nell’accavallarsi tumultuoso delle nuove tecnologie,
soprattutto per la formazione dei professionisti della comunicazione.
Attività delicatissime, che si integrano nel
tessuto connettivo di ogni società. La qualità professionale di chi opera
nell’informazione è un passaggio cruciale, o meglio un obiettivo, che
travalica lo stesso successo nella professione: l’informazione, a cascata, è
garanzia di tutti i valori che costituiscono il frutto di una reale democrazia.
E’ la “buona informazione”, che l’Istituto di Pubblicismo porta avanti
in una prospettiva sociologica, con alle spalle mezzo secolo di studi e
ricerche. (Guido Scialpi)
FREE
PRESS e NEW MEDIA: il
quotidiano gratuito
Costi
redazionali quasi azzerati e nuove entrate dalla pubblicita`, dovrebbero in
tre/cinque anni remunerare il capitale investito nella free press ed
incrementare del 20% la raccolta pubblicitaria dell’editore.
Distribuito a mano e nei dispenser,
nelle stazioni e nei luoghi di grande passaggio del mattino, il quotidiano
gratuito ha tirature di alcune centinaia di migliaia di copie (10 milioni di
copie nel mondo). Ma non in concorenza con il quotidiano venduto nelle edicole.
La free press e` un nuovo e originale strumento di comunicazione, con un proprio
pubblico di lettori. Indubbiamente
la gratuita` e` vincente, come la facilita` di reperimento e la fruibilita`di
lettura, pari ad una corsa sui trasporti pubblici (20 minuti). Non ultima, la
semplicita` e sintesi delle informazioni, che attirano un lettore generico e
culturalmente assai vario, senza specificita` politicoideologiche, ma comunque
appartenente ad una fetta consistente del mercato dei consumatori, certo non la
piu` ricca. Unico neo, il danno ambientale, causato dall’abbandono del
quotidiano gratuito. Ma la stessa free press potra` invitare, dalle sue pagine,
a comportamenti piu` civili. (AG)
RIFORMA
DELLA P.A. : e-government e
comunicazione
Separatamente,
anche se con il comune intento di migliorare l’efficienza delle Pubbliche
Amministrazioni, il piano di e-government, del Ministro per l’ innovazione e
le tecnologie, e gli strumenti di
comunicazione pubblica (URP e Uffici stampa), di cui è referente il
Dipartimento della Funzione Pubblica, si sviluppano parallelamente ma senza
sinergia. La Legge 150/2000 e la Direttiva del 7 febbraio 2002, del Ministro
Frattini, individuano gli indirizzi che gli Uffici Stampa, i Portavoce e gli URP
delle Amministrazioni centrali e locali devono seguire per incrementare la
fruibilitùà dei servizi offerti al cittadino. L’e-government, dall’altro
lato, rappresenta l’introduzione delle tecnologie di ICT nel front-office e
back-office della P.A.. E’ un valore aggiunto di grande innovazione, che
presuppone però un processo di
semplificazione delle procedure e dell’erogazione dei servizi al cittadino.
Mentre è chiara, nella Legge 150/2000, l’esigenza di formazione di figure
professionali specifiche per gli URP e Uffici Stampa, per l’e-government, la
repentina immissione di tecnologie avanzate, sconosciute alla cultura
amministrativa tradizionale, non sono stati ancora individuati i percorsi
formativi di coordinamento con la qualificazione professionale e necessaria per
gli obiettivi della customer satisfaction. (Giorgio Salvioni)
U
R P : uno
scenario in positiva evoluzione?
Il
Dipartimento della funzione pubblica ha realizzato nel gennaio 2001
un’indagine telefonica per rilevare la situazione su cui va ad incidere la
normativa 150/2000. Le conclusioni parlano di scenario in positiva evoluzione.
Su 3.803 pubbliche amministrazioni incluse nell’indagine, quelle che hanno
costituito almeno un URP sono 1.452, ovvero il 38,2%,
meno della metà, un dato non propriamente confortante a quasi 10 anni dalla
prima legge sulla costituzione degli Urp (N.29/93).Sembrerebbe
ottimo il grado di utilizzo delle information and communication technology (ICT)
da parte degli URP: circa l’81% degli URP dispone di un collegamento ad
Internet, il 36,4% possiede una pagina web e ben il 25,3% eroga servizi on
line. Un dato questo, che non consente di analizzare l’effettivo utilizzo
di questi plus e lo scarso feedback che il cittadino riscontra tentando una
comunicazione on line con molti di questi uffici. L’indagine inoltre, come
spiegato nella sua presentazione, offre una quadro degli URP esistenti e delle
loro funzioni, senza entrare nel merito delle concrete modalità e difficoltà
con le quali essi operano.
Una
verifica più reale del rapporto cittadino-P.A. dovrebbe basarsi sull’analisi
diretta delle aspettative dell’utenza, escludendo l’intervento, nella
raccolta dati, dei referenti istituzionali. (Alessia Bonanni)
IN
BREVE :
w
I siti web italiani categoria government, nel
trimestre novembre
2001-gennaio2002, sono stati visitati da 3,9 milioni di utenti (Francia 2,6
millioni, Inghilterra 3,4 milioni). I preferiti sono stati il sito www.finanze.it e www.istruzione.it
, mentre con pochi contatti e bassa frequenza sono rusultati il Ministero del
Lavoro, quello dei Beni Culturali e il sito del Governo. (Rapporto Nielsen-Net
Ratings).
w
Con l’avvento della free press, a cavallo fra il 2000 e 2001, prima con
Metro (gruppo Metro International), poi con Leggo (Caltagirone) e City (RCS), la
diffusione media giornaliera dei quotidiani in Italia è passata da 6 a 7,2
milioni di copie. (Rapporto FIEG - La stampa in Italia 1998-2001)
w
Focus del Salone delle Amministrazioni locali, a Rimini dal 10 al 13 aprile
2002, sono stati lo sviluppo del coordi-namento all’interno della P.A.,
l’interazione tra Stato e cittadini ed il finanziamento della formazione degli
Enti locali. Antonio Bettarini, coordinatore della comunica-zione del
Dipartimento della Funzione Pubblica, ha annunciato che a settembre prossimo
avverrà la prima verifica sull’attuazione della Legge 150/2000.
w
Sono 240.000 i personal computer in possesso degli uffici dell’
Amministrazione centrale. La percentuale di postazioni di lavoro informa-tizzate
per dipendente è pari al 98%. Nelle sedi periferiche il dato scende al 64%.
(Fonte AIPA)
w
Il portale www.normeinrete.it raccorda tutte le leggi disponibili sui siti
delle diverse Amministrazioni Pubbliche connesse. Attualmente sono 82.772 le
norme raccolte.
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Nuova serie
- Roma,
6 giugno 2002
-
N. 2
Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002
- Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712
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sito web : www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile
Direttore
Editoriale
Redazione
Guido Scialpi
Alberto Graziani
Giorgio Salvioni Alessia Bonanni
L’INFORMAZIONE
IN GUERRA
Il motivo per cui fare il giornalista è un mestiere sempre più
pericoloso, in guerra ma non solo, non dipende dal modo di fare giornalismo, ma
dall’uso strumentale che oggi i detentori dei vari poteri (e delle armi) fanno
dell’informazione. Un’occasione di riflessione è offerta dalla lezione di
giornalismo tenuta il 15 maggio alla Camera dei Deputati dal presidente della
Associated Press, Louis Boccardi: negli ultimi 200 anni sono stati uccisi 1.300
giornalisti a causa del loro lavoro, e oltre un terzo di questi (458) sono stati
uccisi negli anni ’90; e l’anno scorso 51 giornalisti sono stati uccisi per
l’informazione che stavano producendo.
Boccardi ha registrato questa accelerazione senza avventurarsi in
interpretazioni del fenomeno, ma ha rilevato che i luoghi più pericolosi sono
quelli dove è in corso una transizione da regimi oppressivi e dittatoriali
verso la libertà e la democrazia, e le situazioni più micidiali per i
giornalisti non sono le guerre (è una magra consolazione potervi individuare un
indizio di maggiore diffusione della democrazia nel mondo).
Il fatto è che qualsiasi potere abbia interesse a governare le coscienze
per tramite di un proprio “ministero della verità” guarda necessariamente
all’informazione libera come a una minaccia inaccettabile, da eliminare.
Quando scoppia una guerra, è stato detto, la prima vittima è la verità, e la
disinformazione viene ampiamente asservita a finalità
tattiche; anzi, l’informazione viene paragonata ad una delle forze
armate, la quarta, dopo l’esercito, la marina e l’aeronautica. Ma in tempo
di pace, ora che la guerra fredda è finita, quali poteri hanno interesse a
imbavagliare l’informazione ?
(Guido Scialpi)
URP:
quali obiettivi ?
Analisi
dei dati dell’Indagine C.A.D. degli URP svolta dall’Istituto di Pubblicismo
Tra i principali strumenti
d’accoglienza del front office sono risultati: i contatti personali, i
contatti per via telefonica, compresi i fax e i numeri verdi, e la posta
elettronica (e-mail).
Complessivamente lo strumento telefonico
risulta il più utilizzato, ma moltissimi cittadini preferiscono recarsi
personalmente negli Uffici. Risulta pertanto indispensabile che, oltre al
potenziamento delle linee e dei servizi telefonici, occorra tener presente
l’opportunità che l’accoglienza personale degli utenti sia curata sotto
ogni punto di vista. Per quanto riguarda la posta elettronica (pari al 63%)
risulta prevalente l’utilizzo come informazioni on line (74%), rispetto alle
procedure on line (30%).
La normativa sul diritto di accesso (Legge
n. 291/90), che tra l’altro è alla base della costituzione degli URP, sembra
essere la normativa di maggior riferimento. D’altro canto, il diritto di
accesso, resta la pietra miliare per tutte le altre innovazioni introdotte nella
P.A.
Gli URP risultano normalmente inseriti in
Direzioni Generali e/o Dipartimenti. Questa loro collocazione strutturale spesso
denota una limitazione delle competenze, a fronte dell’opportunità che l’URP
debba esplicare la propria attività nell’ambito complessivo dell’ente.
Il personale degli URP è essenzialmente
femminile, sfiorando, nel 65% dei casi, quasi l’intera totalità. Se
consideriamo che in molti uffici gli addetti all’URP sono un paio di unità,
la presenza femminile, sul piano delle responsabilità e della gestione, risulta
notevolissima.
Gli operatori, in genere, sono molto
sostituibili tra loro. Ma nei casi di ristrettezza del personale, se sommata ad
una alta percentuale di specializzazione professionale, si possono facilmente
prevedere difficoltà di ordine organizzativo sia nel front office che nel back
office.
Nella costruzione dei siti web lo spazio riservato all’URP, pur se
ampiamente previsto (86% dei casi), non raggiunge, però, il 100%, come sarebbe
stato necessario alla luce degli obiettivi da assolvere.
Quando nell’ente non è stato istituito
un Ufficio Stampa, l’URP spesso è chiamato a svolgere parte di quei compiti.
Quando esiste l’Ufficio Stampa (61% dei casi) esso non dipende dallo stesso
vertice, a riprova che, se gli Uffici Stampa sono direttamente collegati in
staff al vertice, gli URP sono maggiormente inseriti nell’ambito di singole
Direzioni o Dipartimenti.
Per quanto riguarda la “Carta dei
servizi”, la sua divulgazione è inferiore al 50% del numero degli URP
intervistati, ed inoltre, nel caso di divulgazione, ben il 63% è sprovvista
delle modalità e dei tempi di erogazione dei servizi, riducendo, così, la
“Carta“ ad una mera lista delle possibili attività dell’ente.
Tutti gli enti (93%) dichiarano di aver
realizzato, in generale, “prodotti” di comunicazione. Mentre per i depliant,
informazioni on line, procedure on line, bandi, monografie, testi di normativa
si può presumere che l’URP sia stato coinvolto nella loro produzione e
distribuzione, per gli articoli sulla stampa, mostre e fiere, convegni, spot
televisivi, libri, CD Rom e documentari, è più verosimile che tali prodotti
siano stati realizzati da altri uffici o a livelli organizzativi più alti e
direttamente collegati al vertice politico-amministrativo.
L’Indagine pertanto evidenzia che: l’URP non è ancora inserito, in
maniera piena e funzionale, nei processi decisionali complessivi dell’ente;
secondo, a fronte della migliorata visibilità dell’ente stesso, il cittadino,
attraverso gli URP, ottiene ancora una prestazione tradizionale, anche se
efficiente, dalla P.A. , ma non un vero e proprio servizio configurato secondo
le esigenza espresse dall’utenza stessa.
(AG/GS)
In
breve:
La
“Comunicazione” nelle facoltà scientifiche
E’
in corso di svolgimento da
aprile a giugno 2002, con il contributo dei docenti delIo Istituto di
Pubblicismo, il primo Modulo
sperimentale presso la Facoltà di fisica della Uni-versità La Sapienza
di Roma, diretto a diffondere gli elementi di base della sociologia della
comunicazione tra gli studenti di quella facoltà scientifica.
E-government
e Pubblica Amministrazione
Enti
locali che hanno strumenti per svolgere procedimenti on line ( % )
Moduli
scaricabili
Moduli
compilabili
Moduli per
bandi di gara
Fonte:
indagine Rur, Formez e Censis 2001.
5000
addetti negli URP
Il
Ministro per l’innovazio-ne e le tecnologie, Lucio Stanca, in occasione della
presentazione del portale della PA www.italia.gov.it, ha ricordato che i siti web
dell’Amministra-zione sono circa 2000. A parità di numero, considerando in
media 2,5 addetti per ogni Ufficio, il numero complessivo degli operatori degli
URP, dovrebbe aggirarsi intorno alle 5000 unità.
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Nuova
serie
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Roma,
30
settembre
2002
-
N.
3
Stampato
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Direttore
Responsabile:
Pluralismo
dell’informazione
e
aggregazione
del
consenso
Per
garantire
il
pluralismo
dell’informazione
è
necessario
che
ogni
forza/parte
socialmente
rilevante
abbia
il
diritto
e
la
capacità
economica
per
organizzare
e
gestire
i
propri
strumenti
di
comunicazione,
in
modo
tale
che
ad
ogni
cittadino
possa
essere
consentita
la
possibilita
di
accedere
all’informazione,
in
cui
meglio
si
riconosca,
ovvero
in
cui
riconosca
i
propri
interessi
e
la
propria
cultura.
Perché
tutto
ciò
sia
reso
possibile,
occorre
il
verificarsi
di
alcune
condizioni:
-
che
la
Carta
costituzionale
garantisca
la
libera
espressione
del
pensiero;
-
che
le
singole
forze/parti
sociali
dispongano
delle
risorse
finanziarie
necessarie;
-
che
i
cittadini
siano
consapevoli
di
esercitare
il
diritto/dovere
all’informazione,
come
strumento
di
partecipazione
attiva
allo
svolgimento
della
vita
sociale.
Nella
realtà
dei
paesi
più
industrializzati,
da
tempo
i
cittadini
avvertono
con
sempre
maggiore
disagio
che
solo
le
forze/parti
sociali
che,
rispetto
ad
altre
detengono
risorse
finanziarie
ingenti,
hanno
la
concreta
possibilità
di
gestire
con
efficacia
i
grandi
strumenti
di
comunicazione,
come
stampa
e
televisione.
Si
grida
allora
ai
pericoli
corsi
dal
pluralismo
dell’informazione
e
si
cerca
di
ricorrere
forzosamente
a
corretttivi
per
riequilibrare
con
provvedimenti
legislativi
il
potere
economico
delle
forze
in
campo.
Ma
il
problema
economico,
pur
se
rilevante,
non
è
il
solo
a
minacciare
il
pluralismo
dell’informazione.
Oggi
a
fronte
di
una
realtà
assai
varia,
e
mai
fino
ad
ora
così
vasta,
di
mezzi
di
comunicazione,
che
sicuramente
rappresenta
una
pluralità
di
voci,
fa
riscontro
altrettanta
confusione,
sovraesposizione
alle
informazioni
e
distorsione
delle
stesse
opinioni.
I
confini
tra
informazione
e
spettacolo
sono
saltati
da
un
pezzo
e
non
sono
più
distinguibili
i
promotori
da
parte
del
lettore
o
del
telespettatore;
è
sempre
più
difficile
conoscere
coloro
che
sono
dietro,
coloro
che
dispongono
effettivamente
del
media.
Nel
comune
sentire
è
ancora
ampiamente
radicata
l’opinione
che
quanto
venga
letto,
ascoltato
e
visto
sui
grandi
strumenti
di
comunicazione
sia
la
“realtà”,
o
quantomeno
un
resoconto
ad
essa
assai
vicino
e
che
basti
leggere
un
quotidiano
e
ascoltare
un
telegiornale
per
essere
adeguatamente
al
corrente
degli
eventi
politici,
economici
e
culturali
e
poter
disporre
così
di
sufficienti
elementi
di
valutazione
per
orientare
le
proprie
scelte
ed
i
propri
comportamenti.
Ma
alla
gran
parte
della
gente
sfugge
la
consapevolezza
di
essere
coinvolta
in
un
rutilante
processo
di
spettacolarizzazione
di
ogni
apetto
del
vivere
comune,
che
esalta
l’emotività,
ma,
soprattutto,
è
incline
a
rimuoverne
gli
aspetti
negativi,
per
offrire
soluzioni
rassicuranti
che
continuino
a
garantire
il
benessere
raggiunto.Spettacolarizzazione,
che
diverte
e
distrae,
ma
che
allontana
e
banalizza
i
significati
veri,
a
favore
del
mondo
dei
consumi.
Le
stesse
famiglia
e
scuola,
luogo
di
formazione
dei
valori
e
dei
punti
di
riferimento
delle
coscienze,
sono
attraversate
dalle
sole
tensioni
alimentate
dalle
aspettative
di
facile
successo
personale
e
di
ancor
più
facile
benessere
materiale.
Che
dire
poi
del
perduto
carisma
delle
istituzioni,
dei
partiti,
delle
grandi
aziende,
dei
sindacati,
dissoltosi
nel
fluttuare
del
verticismo,
della
burocrazia,
degli
scandali,
degli
interessi
inconfessabili.
Non
rimane
in
definitiva
che
la
difesa
del
proprio
particolare
e
l’aggrapparsi
a
quelle
idee
del
momento
che
siano
sull’onda
della
emotività
più
convincenti
per
il
benessere
da
difendere.
Non
rimane
che
aderire
ad
opinioni
che
attraverso
gli
strumenti
di
comunicazione
vengono
incessantemente
proposte,
ora
su
questo
ora
su
quel
problema,
con
formule
avvolgenti,
pressanti
e
spettacolari,
ma
talora
anche
sottilmente
persuasive,
dissimulate
e
occulte.
Diminuisce
così
la
qualità
della
formazione
e
della
cultura
individuale,
della
capacità
critica,
ed
aumenta
l’esposizione
ai
meccanismi
di
cattura
del
consenso
ed
al
consumo
di
dosi
sempre
maggiori
d’informazione
e
di
spettacolo.
Così
assistiamo
alla
“
politica
spettacolo”,
quando
vittoria
e
sconfitta
per
i
partiti
politici
corrono
sul
filo
della
conquista
o
della
perdita
di
un
effimero
consenso
legato
a
fatti
contingenti,
ma
di
buona
presa
emotivo-spettacolare
a
ridosso
del
momento
del
voto.
Ma
il
consenso
verso
un
partito
o
verso
una
linea
politica
non
dovrebbe
essere
frutto
di
un
convincimento
profondo,
di
un
riferimento
a
valori
consolidati,
che
affondano
le
loro
radici
nella
ideologia,
nella
morale,
nella
cultura
storica,
nelle
tradizioni
e
nella
famiglia
?
Sta
di
fatto
che
il
consenso
può
essere
indotto
da
situazione
ed
opinioni
contingenti
del
momento
politico,
come
nel
caso
del
cosiddetto
voto
di
protesta,
quando
a
dispetto
dei
valori
politici
consolidati,
viene
dato
il
voto
al
partito
avversario
per
manifestare
dissenso
contro
l’operato
della
propria
parte
politica.
In
definitiva,
l’analisi
dei
risultati
elettorali
dimostra
che
l’andamento
è
quasi
sempre
direttamente
proporzionale
alla
consistenza
di
ciascun
partito,
ma
che
la
vittoria
o
la
sconfitta
è
invece
legata
alla
conquista
o
alla
perdita
di
una
percentuale
di
voti,
in
alcuni
casi
minima,
che
però,
incidendo
sul
numero
della
rappresentanza
parlamentare,
può
risultare
determinante
per
gli
assetti
politici
configurabili
e
la
vittoria
elettorale.
Questa
situazione
molto
comune
a
quasi
tutte
le
democrazie
occidentali
moderne,
ha
messo
in
evidenza
l’importanza
di
saper
conquistare,
anche
all’ultimo
minuto
e
con
qualsiasi
mezzo,
il
consenso
di
quelle
aree
fluttuanti
di
elettori
decisive
per
la
vittoria.
Inoltre,
negli
ultimi
tempi
in
Italia,
ma
da
molto
in
altri
paesi,
ha
preso
consistenza
il
fenomeno
della
cosiddetta
“disaffezione
al
voto”.
Anche
in
questo
caso,
sebbene
per
motivazioni
diverse,
si
tratta
di
percentuali
di
voti
che
possono
influire
in
maniera
determinante
sui
risultati
elettorali.
Pertanto,
voto
di
protesta,
astensione
dal
voto,
voto
dell’ultimo
minuto
per
opportunismo,
sono
tutti
comportamenti
elettorali
ispirati
da
opinioni
contingenti,
precarie,
a
volte
solo
dettate
dall’emotività
e
non
certo
da
ragionamenti
e
convincimenti
approfonditi.
Da
questa
sintetica
analisi,
scaturisce
in
tutta
evidenza
il
ruolo
strategico
assunto
dagli
strumenti
di
comunicazione,
che
sono
i
principali
e
più
efficaci
mezzi
per
aggregare
consenso
intorno
ad
opinioni
politiche,
per
ingenerare
stati
di
forte
tensione
emotiva
su
i
più
svariati
accadimenti
e
per
polarizzare
l’attenzione
sulle
possibili
scelte
da
attuare.
Nel
passato,
o
meglio
sino
ai
regimi
totalitari
europei
del
secolo
scorso,
l’aggregazione
politica
di
massa
era
sconosciuta
e
i
convincimenti
e
le
idee
politiche
erano
considerati
un
fatto
individuale,
frutto
di
processi
di
adesione
e
persuasione
lenti
e
costanti
che
sedimentavano
nella
cultura
familiare
e
del
gruppo
sociale
di
appartenenza,
nelle
frequentazioni
personali,
negli
studi,
nelle
situazioni
di
lavoro,
nell’associazionismo.
Fu
solo
dopo
il
primo
conflitto
mondiale,
che
stampa
periodica,
radio
e
cinema
dimostrarono
tutto
il
loro
potenziale
come
strumenti
d’informazione,
ma
soprattutto
come
veicolo
di
opinioni
per
accreditare
una
certa
scelta,
una
ideologia
o
l’istaurazione
di
un
regime
politico.
Con
l’avvento
della
televisione,
il
processo
di
aggregazione
delle
opinioni
ha
trovato
un
ulteriore
efficacissimo
strumento.(Alberto
Graziani)
APPROFONDIMENTI
a
cura
di
Iacopo
Landrini
Sui
nuovi
format
storici:
Il
monito
del
Presidente
della
Repubblica
circa
l’informazione
affronta
un
tema
attualissimo
dalle
varie
ramificazioni.
Una
di
queste
è
sicuramente
rappresentata
dal
ruolo
dell’informazione
come
veicolo
per
la
diffusione
della
memoria
storica.
Se
si
considera
la
sempre
più
vasta
diffusione
dei
format
che
hanno
per
oggetto
la
storia
contemporanea
sulle
reti
pubbliche
e
private,
il
discorso
di
Ciampi
dà
luogo
ad
alcune
considerazioni.
In
questo
senso
può
essere
interpretato
l’articolo
di
Giorgio
Battistini,
Caso
Rai,
monito
di
Ciampi.
“Pluralismo
e
imparzialità”,
da
“La
Repubblica”.
Giovedì
18
luglio
2002.
Battistini
si
sofferma
sull’importanza
della
memoria
storica
(tema
ricorrente
nei
discorsi
del
Presidente),
nell’ambito
della
polemica
sollevata
dalle
affermazioni
di
Baldassarre
sulla
guerra
alla
storia
“faziosa
ed
ideologizzata”.
Fuoriuscendo
da
un
ambito
strettamente
polemico,
ci
sembra
opportuno
evidenziare
come
questi
format,
che
nel
ricordo
della
programmazione
Rai
di
alcuni
anni
fa
occupavano
orari
improbi,
si
stiano
sempre
più
concentrando
in
fasce
più
accessibili,
o
vengano
proposte
con
soluzioni
innovative
di
“istruzione
intrattenimento”
(vedi
il
format
“Novecento”
condotto
da
Pippo
Baudo).
Partendo
dall’assunto
che
la
televisione,
pubblica
o
privata
che
sia,
deve
comunque
rispondere
alla
logica
dell’audience,
il
maggior
rilievo
assunto
da
questi
programmi
potrebbe
essere
la
spia
di
un
crescente
interesse
del
pubblico.
Un
fenomeno
quindi
da
tenere
d’occhio.
Sulle
reazioni
al
monito
di
Ciampi
all’interno
delle
varie
forze
politiche:
Nella
settimana
fra
il
20
ed
il
26
luglio
del
2002
ha
assunto
una
rilevanza
centrale,
nell’ambito
dell’informazione,
il
messaggio
di
Ciampi
alle
Camere
circa
la
pluralità
dell’informazione.
Si
registra
un
apprezzamento
da
parte
di
tutte
quante
le
forze
politiche.
Se
ripensiamo
al
clima
infuocato
che
ha
accompagnato
le
ultime
vicende
circa
la
sorte
della
Rai,
una
sostanziale
adesione
merita
di
essere
oggetto
della
nostra
attenzione.
Notiamo
dunque
che
il
messaggio
di
Ciampi,
orientato
verso
una
generale
“pluralizzazione”
dell’informazione,
è
stato
oggetto
di
interpretazioni
da
parte
delle
maggiori
testate
giornalistiche
e
di
vari
esponenti
politici.
Prendiamo
in
esame,
ad
esempio,
l’articolo
Oggi
dibattito
al
Senato
sulle
parole
del
presidente,
pubblicato
su
“.Com”
il
giovedì
25
luglio
2002.
Rileviamo,
da
parte
degli
schieramenti
di
sinistra,
che
l’adesione
al
discorso
del
Presidente
è
impostata
sulla
denuncia
di
un
monopolio
televisivo.
In
particolare
Antonello
Falomi,
parlamentare
diessino,
vede
nel
discorso
anche
un
riferimento
alla
lontana
soluzione
del
conflitto
di
interessi
attribuito
a
Berlusconi.
Da
parte
degli
schieramenti
di
centro
destra
si
registra
un’adesione
orientata
verso
una
veloce
risoluzione
della
questione
Rai.
Ci
sembra
giusto
evidenziare,
come
unica
voce
fuori
dal
coro
di
generale
adesione
al
discorso
presidenziale,
l’articolo
di
Vittorio
Feltri,
Gratitudine
di
burocrate,
“Libero”,
mercoledì
24
ottobre
2002.
Feltri,
che
fa
uso
di
un
tono
fortemente
provocatorio
nei
confronti
del
Presidente,
“azzarda”
(sono
parole
sue)
che
“…la
sinistra,
la
quale
non
si
rassegna
alla
cessione
della
Rai
agli
avversari
dopo
averla
gestita
per
anni
come
la
mensa
di
Botteghe
Oscure…”
avrebbe
dunque
persuaso
Ciampi
ad
intervenire
sul
tema
dell’informazione.
L’articolo
di
Feltri
può
essere
considerato
“indicativo”
di
quella
tendenza
all’interpretazione
che
fa
sì
che
se
da
sinistra
si
guardi
all’intervento
con
speranza
di
una
risoluzione
di
monopolio
e
conflitto
d’interessi,
da
destra
vi
si
aderisca
interpretando
la
parola
pluralismo
con
una
maggiore
presenza
politica
della
maggioranza
di
governo
nella
Rai.
Sia
l’una
che
l’altra
interpretazione,
oltre
che
sulle
rispettive
linee
di
pensiero,
poggiano
anche
sull’abilità
di
produrre
un’informazione
giornalistica
(e
televisiva)
che
sia
in
grado
di
comunicare
all’utenza
la
giustezza
del
proprio
orientamento.
Coincidenza,
dunque,
dell’interpretazione
con
l’informazione,
come
elemento
base
dei
fenomeni
della
comunicazione.
Sulla
qualità
dell’informazione:
Dall’articolo
di
Enrico
Mentana,
Il
Tg
non
è
deficiente,
“Il
mondo”,
venerdì
26
luglio,
ricaviamo
un’analisi
sulla
qualità
della
programmazione
televisiva
di
oggi.
L’articolo
prende
la
difesa
della
televisione
odierna,
basandosi
anche
sulla
sempre
maggiore
autonomia
e
libertà
di
opinione
dei
Tg,
che
in
alcuni
casi
passano
da
strumenti
meramente
informativi
a
veicoli
di
opinione,
anche
se
il
riferimento
(assassinio
di
Marco
Biagi)
prende
in
esame
solamente
eventi
di
una
certa
gravità.
Ci
sembra
utile,
nell’ambito
del
discorso
di
Mentana,
distinguere
fra
la
natura
ed
i
modi
di
questi
“veicoli
di
opinione”,
che
potremmo
distinguere
fra
subliminali
e
diretti.
Nel
primo
caso,
la
diffusione
dell’opinione
è
affidata
solamente
alla
costituzione
del
servizio
attraverso
mezzi
particolari
(tempo
concesso
agli
intervistati,
costruzione
di
una
generale
omogeneità
delle
posizioni
espresse
da
uno
schieramento)
ed
uno
più
diretto,
in
cui
il
compito
è
svolto
direttamente
dal
giornalista
che
esprime
una
propria
posizione
(Fede,
Liguori,
lo
stesso
Mentana,
i
giornalisti
“d’attacco”
di
Tele
Padania).
Sulla
privatizzazione:
sviluppo
e
diffusione
di
culture
regionali
Nell’intervista
di
Dario
Cresto-Dina
a
Roberto
Formigoni,
pubblicata
su
“La
Repubbblica”,
domenica
14
luglio
2002,
il
Presidente
della
regione
Lombardia
propone
l’acquisto
da
parte
delle
regioni
settentrionali
di
quote
della
Rai.
Formigoni
specifica
che
la
Lombardia
è
solamente
la
prima
in
questo
progetto,
ma
che
esso
comprende
anche
altre
regioni,
non
solamente
del
nord.
Uno
dei
punti
più
interessanti
del
progetto
è
lo
sviluppo
di
alcune
tematiche
culturali
regionali.
Dall’intervista:
“L’importante
è
dare
agli
avvenimenti,
alle
idee,
a
qualsiasi
iniziativa
culturale
lo
spazio
adeguato.
In
Lombardia,
per
esempio,
c’è
la
musica
celtica
ma
ci
sono
anche
le
poesie
di
Carlo
Porta,
autentici
capolavori
dialettali.”
Lo
sviluppo
di
tematiche
regionali
nell’ambito
del
servizio
pubblico
ci
sembra
essere
un’evoluzione
interessante.
Oltretutto,
il
riferimento
alle
poesie
di
Porta
potrebbe
preludere
ad
un
programma,
svolto
da
ogni
singola
regione,
di
diffusione
della
propria
arte
e
letteratura.
(Iacopo
Landrini)
Indice
______
N
O
T
I
Z
I
E
E
C
O
M
M
E
N
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I
B
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l
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I
s
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t
u
t
o
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i
P
u
b
b
l
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c
i
s
m
o
Nuova
serie
-
Roma,
13
dicembre
2002
-
N.
4
Stampato
in
proprio
-
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
-
Fax
06.3226712
sito
web
:
www.istitutodipubblicismo.it
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Informazione
e
libertà
(Prima
parte)
I
fenomeni
sociali
dell’informazione
e
della
comunicazione
basano
la
loro
forza
di
aggregazione
sulle
opinioni
che
esprimono,
e
più
queste
opinioni
sono
espressione
di
fattori
di
conformità
diffusi
tra
i
recettori,
più
otterranno
adesione
e
contribuiranno
a
polarizzare
consenso
nella
direzione
voluta.
Informare,
esprimere
un’opinione
e
poi
diffonderla
attraverso
gli
strumenti
della
comunicazione,
costituisce
un
atto
di
grande
rilevanza
sociale,
che
possiede
una
“forza”
di
persuasione
proporzionale
alla
predisposizione
emotiva,
alla
capillarità
della
diffusione,
alla
comprensibilità
ed
alla
tempe-stività
della
comunicazione.
La
predisposizione
emotiva
deriva
dal
contesto
degli
avvenimenti,
dalle
situazioni
concrete,
dagli
atteg-giamenti
culturali
ed
è
inerente
allo
specifico
scenario,
come
quello
politico,
economico,
sportivo,
sindacale,
sanitario
e
così
via.
Nel
caso,
ad
esempio,
dei
flussi
migratori
clandestini
verso
le
coste
dell’Italia
meridionale,
si
possono
formulare
opinioni
favorevoli
all’accoglienza,
all’aiuto
o,
altrimenti
opinioni
di
rifiuto,
di
chiusura.
Le
prime
faranno
leva
su
sentimenti
di
alto
valore
umanitario
e
civile,
le
seconde
evocheranno
i
pericoli
per
l’ordine
pubblico,
per
la
sanità
e
per
le
questioni
sociali
che
ne
deriveranno.
Quale
opinione
prevarrà
intorno
a
questi
problemi?
Indubbiamente
se
i
promotori
dell’informazione
saranno
schierati
in
maniera
compatta
su
una
delle
due
ipotesi
prospettate,
ne
conseguirà
un
allinea-mento
altrettanto
compatto
delle
opinioni
individuali
dei
recettori.
Qualora,
come
terza
ipotesi,
lo
schieramento
delle
opinioni
non
fosse
così
compatto
e
fossero
con
intensità
diffuse
opinioni,
non
solo
contrapposte,
ma
che
ponessero
in
luce
altre
articolazioni
della
questione,
la
maggioranza
delle
opinioni
non
verrebbe
pola-rizzata
in
una
unica
direzione,
ma
si
formerebbe
nel
suo
insieme
un
contesto
di
valutazioni
più
maturo
e
approfondito
e,
sicuramen-te,
meno
legato
alla
emotività.
In
quest’ultima
circostanza
si
potrà
parlare
di
pluralismo
delle
opinioni,
come
effetto
conseguente
al
pluralismo
dei
mezzi
di
informazione
e
di
comunicazione
e
del
loro
impiego
da
parte
di
una
pluralità
di
soggetti
promotori.
Occorre,
infatti,
in
primo
luogo,
che
esista
una
molteplicità
di
soggetti
promotori
e
di
opinioni,
cui
corrisponda
una
pluralità
di
mezzi
di
comunicazione,
impiegata
con
pari
efficacia,
capillarità
e
tempe-stività.
Nel
caso
di
un
disequilibrio
nell’utilizzo
dei
mezzi,
determi-nato
dalle
diverse
risorse
finanziarie
disponibili,
i
detentori
di
risorse
maggiori
si
troverebbero
in
vantaggio
e
potrebbero
veicolare
le
loro
opinioni
con
un’ampiezza
tale
da
oscurare
o
relegare
in
ambiti
ristretti
le
opinioni
diverse
e
contrarie.
Non
si
svilupperà
un
confronto
paritario
tra
più
gruppi,
ma
un
effetto
di
polarizzazione
verso
le
proposte
comunicate
con
più
forza,
con
più
ripetitività,
senza
possibilità
di
confronto,
in
un
contesto
che
le
pone
come
uniche
opinioni
possibili.
Ogni
parte
e
forza
sociale
ha
tra
i
suoi
fini
quello
di
aggregare
favorevole
consenso
per
sostenere
il
conseguimento
dei
propri
obiettivi
e,
pertanto,
il
“sogno”
sarebbe
quello
di
poter
controllare
e
neutralizzare
qualsiasi
opinione
che
si
contrapponesse
a
quegli
obiettivi.
Questo
“sogno”
non
è
illegittimo,
ma
è
inquadrato
nel
contesto
del
riconoscimento
della
libertà
di
espressione
del
pensiero,
che
è
un
diritto
di
tutti
non
solo
per
manifestare
le
proprie
opinioni,
ma
anche
per
essere
informati
su
tutte
le
altre
opinioni.
Tale
libertà
come
si
realizza,
nel
suo
concreto
esercizio,
se
gli
strumenti
di
comunicazione,
i
cosiddetti
mass
media,
sono
espressione
di
mega
strutture
organizzative
legate
ad
investimenti
enormi?
(AG)
Analisi
dei
siti,
degli
URP
e
dei
servizi
online
del
Comune
di
Roma
Sono
stati
censiti
n.
41
siti
web,
di
cui:
n.17
appartenenti
ai
Municipi;
n.24
ad
Uffici
e
Dipartimenti.
Tutti
i
siti
sono
muniti
di
un
indirizzo
e-mail.
Sono
stati
analizzati
i
seguenti
elementi:
a)
configurazione
dell’immagine
e
dell’accoglienza;
b)
offerta
e
funzionalità
di
servizi
online.
|
CONFIGURAZIONE
WEB
IN
PERCENTUALE
|
|
Siti
web
|
Parametri
di
riferimento
|
Presen-
tazione
|
Chiarez-
za
|
Naviga-
bilità
|
Visibilità
Urp(*)
|
Valuta-
zione
|
|
41
|
Inesistente
|
2%
|
2%
|
2%
|
41%
|
2%
|
|
Carente
|
5%
|
|
2%
|
5%
|
10%
|
|
Sufficiente
|
21%
|
35%
|
8%
|
5%
|
15%
|
|
Buona
|
67%
|
63%
|
86%
|
39%
|
71%
|
|
Ottima
|
5%
|
|
2%
|
10%
|
2%
|
(*)
·
Inesistente:
URP
non
presente
nel
sito
·
Carente:
manca
un
link
dedicato
·
Sufficiente:
link
su
pagina
successiva
·
Buona:
link
su
Home
page
·
Ottima:
evidenza
su
Home
page
La
presentazione
dei
siti
risulta
di
buon
livello
per
la
grafica
e
per
la
navigabilità
(accoglienza)ed
anche
per
la
comprensibilità
dei
contenuti
(chiarezza).
La
visibilità
degli
URP
è
complessivamente
buona
nei
siti
dei
Municipi,
mentre
risulta
carente
nei
siti
delle
altre
Strutture.
Servizi
offerti
online
|
Siti
web
|
Carta
dei
servizi
|
Auto-cetifi-cazione
|
Moduli-
stica
|
Servizi
online
|
Link
|
Analisi
utenza
|
|
41
|
si
|
no
|
si
|
no
|
si
|
no
|
si
|
no
|
si
|
no
|
si
|
no
|
|
4
|
37
|
9
|
32
|
13
|
28
|
4
|
37
|
39
|
2
|
6
|
35
|
|
10%
|
90%
|
22%
|
78%
|
32%
|
68%
|
10%
|
90%
|
95%
|
5%
|
15%
|
85%
|
La
valutazione
complessiva
in
percentuale
dei
Servizi
offerti
online,
risulta
la
seguente:
|
Siti
web
|
Parametri
di
riferimento
|
Valutazione
|
|
41
|
Inesistente
|
2%
|
|
Carente
|
40%
|
|
Sufficiente
|
41%
|
|
Buono
|
15%
|
|
Ottimo
|
2%
|
La
presenza
in
ordine
decrescente
dei
Servizi
risulta
essere:
Link,
Modulistica,
Autocertificazione,
Analisi
dell’utenza,
Carta
dei
Servizi,
Procedure
online.
(
A.Graziani
–
I.Landrini
)
----------------------------------
N
O
T
I
Z
I
E
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M
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b
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c
i
s
m
o
Nuova
serie
-
Roma,
2
aprile
2003
-
N.
5
Stampato
in
proprio
-
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
-
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
:
www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Informazione
e
libertà
(seconda
parte)
Come
possono
le
opinioni
espresse
da
realtà
economicamente
più
deboli
o
di
piccole
dimensioni,
trovare
lo
spazio
sufficiente
per
essere
diffuse
ed
entrare
così
nel
gioco
dei
fenomeni
di
polarizzazione.
Allo
stato
delle
cose,
nei
paesi
industrializzati
la
risposta
scaturisce
dalla
stessa
definizione
di
“paesi
industrializzati”.
E’
il
potere
industriale
ed
i
poteri
ad
esso
connessi
a
determinare
la
gran
parte
del
controllo
sui
mezzi
di
comunicazione.
Ma
debbono
essere
meglio
chiariti
anche
i
concetti
di
potere
e
di
controllo.
Se
“potere”
sta
a
significare
la
capacità
di
autonomia
economica-finanziaria,
la
capacità
di
scelte
autonome
nella
propria
gestione
è
pur
vero
che
tali
autonomie
si
debbano
confrontare
con
una
realtà
sociale
assai
variegata
e
complessa,
da
cui
discende
la
necessità
di
controllo
di
alcuni
fattori
(politica,
lavoro,
cultura,
ecc.)
che
sono
indispensabili
per
il
funzionamento
dell’economia
industriale
nel
suo
complesso.
Tale
controllo
può
esercitarsi
in
molti
modi,
ma
uno
dei
modi
essenziali
è
quello
di
creare
e
mantenere
“consenso”
intorno
agli
aspetti
di
base
del
sistema,
che
riguardano
le
condizioni
di
vita,
l’ordine
pubblico,
la
salute
e
così
via.
Questo
compito
viene
svolto
dall’informazione,
il
cui
obiettivo
è
proprio
quello
di
mettere
al
corrente,
di
coinvolgere,
di
indicare
possibili
soluzioni,
nel
quadro
del
sistema
sociale
di
riferimento.
Un’opera
di
informazione
e
di
formazione
del
consenso,
cui
gli
strumenti
di
comunicazione
sono
preposti
in
quanto
tali.
E’
mera
utopia
pensare
poi
che
i
mezzi
di
comunicazione
possano
rappresentare
un
potere
a
se
stante,
autonomo
e,
quando
ancora,
in
antitesi
con
i
poteri
riconosciuti
dal
sistema.
La
strumentalità
dei
mezzi
di
comunicazione
è
di
tutta
evidenza
ogni
qual
volta
un
“potere”,
forte
o
debole
che
sia,
decida
di
non
servirsene
più
per
difficoltà
economiche
e
per
cambiamenti
di
rotta
politica.
In
questa
circostanza,
lo
strumento
di
comunicazione,
giornale,
radio
o
televisione
che
sia,
verrà
privato
non
solo
del
sostegno
economico,
ma
rimarrà
privo
di
obiettivi
e
di
una
politica
editoriale
coerente
con
il
proprio
pubblico.
Esiste
inoltre
un
fenomeno
di
alta
interazione
dei
vari
poteri
nella
organizzazione
e
gestione
dei
mezzi
di
comunicazione.
Sotto
il
profilo
del
reperimento
delle
risorse
finanziarie
si
sviluppa
un
complesso
intreccio
di
interessi
tra
mondo
economico-finanziario,
industriale,
politico,
ecc.,
che
rende
quasi
impossibile
al
lettore,
ascoltatore
e
telespettatore
che
sia,
riconoscere
la
provenienza
delle
informazioni
ed
un
riferimento
puntuale
ai
gruppi
di
potere
che
le
hanno
promosse.
Tale
mancanza
di
trasparenza,
giova
ai
poteri
più
consolidati
e
comunque
giova
al
mantenimento
del
consenso
complessivo
verso
il
sistema
sociale
ed
istituzionale.
Ma
il
sistema
è
ad
“equilibrio
dinamico”,
per
il
mutare
continuo
dei
parametri
di
riferimento
sul
piano
interno
e
su
quello
internazionale,
ed
i
mezzi
di
comunicazione
rappresentano
gli
strumenti
vitali
per
il
costante
adeguamento
delle
opinioni
allo
scorrere
degli
eventi
e
per
fronteggiare
i
pericoli
di
sbilanciamento
del
sistema.
Non
si
tratta
comunque
di
pura
alchimia,
perché
le
varianti
in
gioco
in
un
sistema
sociale
complesso
sono
molteplici
e
spesso
imprevedibili,
come
quando
le
opinioni
vengano
convogliate
oltre
misura
verso
obiettivi
irrilevanti
o
al
contrario
vengano
obliate
situazioni
di
grande
rilevanza.
Non
si
discute
tuttavia
sulla
importanza
vitale
che
riveste
il
possesso
di
mezzi
di
comunicazione
adeguati
per
ciascun
gruppo
di
potere,
quale
condizione
necessaria
per
la
loro
stessa
esistenza.
Il
pluralismo
dell’informazione,
pertanto,
una
volta
che
sia
costituzionalmente
garantito,
è
auspicabile
che
sia
di
fatto
attuato
nella
misura
più
larga
possibile,
per
consentire
il
confronto
delle
opinioni
alla
base
di
ogni
dialettica
di
sviluppo,
ma
nel
contempo
con
la
consapevolezza
che
nessuna
legge
potrà
garantire
un
pluralismo
“forzoso”,
dato
che
i
fenomeni
della
comunicazione
sono
il
diretto
riflesso
del
confronto
tra
poteri,
con
il
prevalere
dell’uno
sull’altro
e
con
il
prevalere
delle
opinioni
di
chi
vincerà.
(A.G.)
-
Prima
parte:
www.istitutodipubblicismo.it/nuova_pagina_4.htm#13dicembre2002
Il
“mondo
della
comunicazione”
nella
Facoltà
di
Fisica
Seguita
dagli
ambienti
accademici
con
molto
interesse,
prosegue,
anche
nell’A.A.
2002-03,
la
sperimentazione
avviata
dal
Prof.
Giovanni
Vittorio
Pallottino
e
diretta
allo
svolgimento
del
Corso
sulla
“comunicazione”,
presso
la
Facoltà
di
Fisica
dell’Università
La
Sapienza
di
Roma.
Il
Corso
di
Comunicazione
Scientifica
e
Tecnologica,
è
previsto
al
Primo
anno
dei
Corsi
delle
Lauree
triennali
del
Dipartimento
di
Fisica
e
inizierà
il
giorno
8
aprile
2003
per
concludersi
con
le
previste
prove
d’esame
entro
il
prossimo
mese
di
giugno.
Finalità
del
Corso
sono
quelle
di
approfondire
i
temi
e
gli
strumenti
della
comunicazione
scientifica
e
di
migliorare
le
abilità
comunicative
degli
studenti
sia
come
fruitori
e
sia
come
promotori
della
stessa
comunicazione
scientifica.
Particolare
risalto
sarà
dato
agli
aspetti
di
ricerca
e
produzione
online
delle
informazioni
scientifiche
e
in
particolare
alla
Prof.ssa
Matilde
Vicentini
,
oltre
che
incaricata
del
coordinamento
didattico
del
Corso,
è
stato
affidato
il
tema
degli
strumenti
comunicativi
della
fisica,
mentre
il
Prof.
Alberto
Graziani
svolgerà
la
parte
generale
della
Tecnica
della
comunicazione
e
della
divulgazione
scientifica.
www.phys.uniroma1.it
I
poster
del
periodo
della
Seconda
Guerra
Mondiale
sono
disponibili
online
nel
sito
dell’Istituto
di
Pubblicismo
Con
il
titolo
“
La
cultura
della
Guerra
“
è
stata
resa
disponibile,
in
formato
digitale,
una
rassegna
di
n.
70
poster,
prodotti
dai
vari
Paesi
coinvolti
nel
Secondo
Conflitto
Mondiale,
con
i
contenuti
più
significativi
per
analizzare
il
clima
culturale
di
quel
periodo,
ove
i
valori
rappresentati
erano
generalmente
orientati
ad
un
positivo
riconoscimento
della
guerra
come
valido
strumento
di
soluzione
di
controversie
politiche
ed
economiche,
nonché
di
questioni
sociali
e
razziali.
(I.L.)
www.istitutodipubblicismo.it/digital_data_services1.htm
-------------------------
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C
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P
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b
b
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c
i
s
m
o
Nuova
serie
-
Roma,
8
maggio
2003
-
N.
6
Stampato
in
proprio
–
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
–
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
:
www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Comunicato
Stampa
L’Università
di
Chieti
formerà
i
Manager
della
Comunicazione
musicale
L’Università
degli
Studi
“G.
D’Annunzio”
di
Chieti,
www.unich.it
Facoltà
di
Lettere
e
Filosofia,
ha
istituito
per
l’anno
accademico
2003
–
2004
un
master
in
“Manager
della
Comunicazione
musicale”
destinato
a
formare
figure
professionali
specializzate
nel
campo
della
produzione
editoriale
e
discografica,
nel
campo
cinematografico
e
multimediale
e
nel
campo
organizzativo
e
manageriale.
Al
Master
si
accede
con
qualunque
tipo
di
laurea
o
con
il
diploma
di
Conservatorio
in
applicazione
del
decreto
legge
25.09.02,
n.
212
convertito
nella
legge
22.11.02
n.
268.
I
corsi
avranno
la
durata
di
otto
mesi
-
da
novembre
2003
a
giugno
2004
-
e
le
attività
didattiche
si
svolgeranno
presso
l’Università
degli
Studi
“G.
D’Annunzio”
di
Chieti
e
Pescara.
La
partecipazione
al
Master
è
riservata
ad
un
massimo
di
50
candidati
ai
quali
verrà
rilasciato
il
titolo
di
Master
Universitario
di
I°
livello
e
saranno
attribuiti
60
CFU.
Gli
aspiranti
corsisti
dovranno
presentare
una
domanda
di
ammissione
con
allegato
un
curriculum
vitae
nel
quale
l’aspirante
indicherà
anche
le
proprie
aspettative
formative
e
professionali.
La
quota
di
partecipazione
al
Master
è
di
2.500
Euro.
Tra
i
numerosi
docenti
il
prof.
Gaetano
Bonetta,
preside
della
facoltà
di
Lettere
e
Filosofia
dell’Università
chietina,
il
prof.
Giancarlo
Rostirolla,
titolare
della
cattedra
di
Storia
della
musica,
il
dottor
Adriano
Mazzoletti,
uno
dei
massimi
esperti
di
musica
jazz,
il
prof.
Gian
Luigi
Pezza
dell’
Istituto
di
Pubblicismo,
i
cantanti
Milva
e
Mimmo
Locasciullo.
Informazioni
più
dettagliate
possono
essere
chieste
al
coordinatore
del
Master,
prof.
Umberto
Bultrighini
(u.bultrighini@unich.it)
della
Facoltà
di
Lettere
e
Filosofia
della
Università
di
Chieti,
oppure
alla
segreteria
del
corso
(master.comunicazionemusicale@unich.it).
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