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ISTITUTO  DI  PUBBLICISMO

e-mail: notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it

 

Indice 

N.1 del 18 aprile 2002

N.2 del 6 giugno 2002

N.3 del 30 settembre 2002

N.4 del 13 dicembre 2002

N.5 del   2  aprile 2003

N.6 del   8 maggio 2003

»Rassegne Stampa

 

N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I 

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I S T I T U T O   D I    P U B B L I C I S M O

Nuova  serie   -   Roma, 18 Aprile 2002   -   N.1

Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712

e-mail :  istitutodipubblicismo@virgilio.it    sito web :  www.istitutodipubblicismo.it

  Direttore Responsabile                               Direttore Editoriale                                           Redazione

                            Guido Scialpi                                                      Alberto Graziani                              Giorgio Salvioni   Alessia Bonanni    

 

 

       Fondato nel 1947 dal Prof. Francesco Fattorello, presso l'Università La Sapienza di Roma,  l' ISTITUTO DI PUBBLICISMO ha, come scopo istitutivo, la promozione degli studi e delle  ricerche sull’informazione e la comunicazione e l'organizzazione di Corsi di formazione professionale nei settori dell'attualità, del giornalismo, della propaganda ideologica, delle pubbliche relazioni, della pubblicità commerciale, della comunicazione pubblica e istituzionale, della pubblicistica militare, della documentazione scientifica.

 

PERCHE’ UN ALTRO PERIODICO SU “L’INFORMAZIONE”?

La nuova serie di “Notizie e Commenti” prosegue nella tradizione dottrinale e nella impostazione scientifica dello Istituto di Pubblicismo: se ne è avvertita l’esigenza  nell’accavallarsi tumultuoso delle nuove tecnologie,  soprattutto per la formazione dei professionisti della comunicazione. Attività delicatissime, che si integrano  nel tessuto connettivo di ogni società. La qualità professionale di chi opera nell’informazione è un passaggio cruciale, o meglio un obiettivo, che travalica lo stesso successo nella professione: l’informazione, a cascata, è garanzia di tutti i valori che costituiscono il frutto di una reale democrazia. E’ la “buona informazione”, che l’Istituto di Pubblicismo porta avanti in una prospettiva sociologica, con alle spalle mezzo secolo di studi e ricerche. (Guido Scialpi)

FREE PRESS  e  NEW MEDIA: il quotidiano gratuito

Costi redazionali quasi azzerati e nuove entrate dalla pubblicita`, dovrebbero in tre/cinque anni remunerare il capitale investito nella free press ed incrementare del 20% la raccolta pubblicitaria dell’editore. Distribuito a mano e  nei dispenser, nelle stazioni e nei luoghi di grande passaggio del mattino, il quotidiano gratuito ha tirature di alcune centinaia di migliaia di copie (10 milioni di copie nel mondo). Ma non in concorenza con il quotidiano venduto nelle edicole. La free press e` un nuovo e originale strumento di comunicazione, con un proprio pubblico di lettori.    Indubbiamente la gratuita` e` vincente, come la facilita` di reperimento e la fruibilita`di lettura, pari ad una corsa sui trasporti pubblici (20 minuti). Non ultima, la semplicita` e sintesi delle informazioni, che attirano un lettore generico e culturalmente assai vario, senza specificita` politicoideologiche, ma comunque appartenente ad una fetta consistente del mercato dei consumatori, certo non la piu` ricca. Unico neo, il danno ambientale, causato dall’abbandono del quotidiano gratuito. Ma la stessa free press potra` invitare, dalle sue pagine, a  comportamenti piu` civili. (AG)

RIFORMA DELLA P.A. : e-government  e comunicazione

Separatamente, anche se con il comune intento di migliorare l’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni, il piano di e-government, del Ministro per l’ innovazione e le  tecnologie, e gli strumenti di comunicazione pubblica (URP e Uffici stampa), di cui è referente il Dipartimento della Funzione Pubblica, si sviluppano parallelamente ma senza sinergia. La Legge 150/2000 e la Direttiva del 7 febbraio 2002, del Ministro Frattini, individuano gli indirizzi che gli Uffici Stampa, i Portavoce e gli URP delle Amministrazioni centrali e locali devono seguire per incrementare la fruibilitùà dei servizi offerti al cittadino. L’e-government, dall’altro lato, rappresenta l’introduzione delle tecnologie di ICT nel front-office e back-office della P.A.. E’ un valore aggiunto di grande innovazione, che presuppone però  un processo di semplificazione delle procedure e dell’erogazione dei servizi al cittadino. Mentre è chiara, nella Legge 150/2000, l’esigenza di formazione di figure professionali specifiche per gli URP e Uffici Stampa, per l’e-government, la repentina immissione di tecnologie avanzate, sconosciute alla cultura amministrativa tradizionale, non sono stati ancora individuati i percorsi formativi di coordinamento con la qualificazione professionale e necessaria per gli obiettivi della customer satisfaction. (Giorgio Salvioni)

U R P :  uno scenario in positiva evoluzione?

Il Dipartimento della funzione pubblica ha realizzato nel gennaio 2001 un’indagine telefonica per rilevare la situazione su cui va ad incidere la normativa 150/2000. Le conclusioni parlano di scenario in positiva evoluzione. Su 3.803 pubbliche amministrazioni incluse nell’indagine, quelle che hanno costituito almeno un URP sono 1.452, ovvero il 38,2%, meno della metà, un dato non propriamente confortante a quasi 10 anni dalla prima legge sulla costituzione degli Urp  (N.29/93).Sembrerebbe ottimo il grado di utilizzo delle information and communication technology (ICT) da parte degli URP: circa l’81% degli URP dispone di un collegamento ad Internet, il 36,4% possiede una pagina web e ben il 25,3% eroga servizi on line. Un dato questo, che non consente di analizzare l’effettivo utilizzo di questi plus e lo scarso feedback che il cittadino riscontra tentando una comunicazione on line con molti di questi uffici. L’indagine inoltre, come spiegato nella sua presentazione, offre una quadro degli URP esistenti e delle loro funzioni, senza entrare nel merito delle concrete modalità e difficoltà con le quali essi operano. Una verifica più reale del rapporto cittadino-P.A. dovrebbe basarsi sull’analisi diretta delle aspettative dell’utenza, escludendo l’intervento, nella raccolta dati, dei referenti istituzionali. (Alessia Bonanni)

IN BREVE :

w I siti web italiani categoria government, nel trimestre novembre 2001-gennaio2002, sono stati visitati da 3,9 milioni di utenti (Francia 2,6 millioni, Inghilterra 3,4 milioni). I preferiti sono stati il sito www.finanze.it e www.istruzione.it , mentre con pochi contatti e bassa frequenza sono rusultati il Ministero del Lavoro, quello dei Beni Culturali e il sito del Governo. (Rapporto Nielsen-Net Ratings).

 

w Con l’avvento della free press, a cavallo fra il 2000 e 2001, prima con Metro (gruppo Metro International), poi con Leggo (Caltagirone) e City (RCS), la diffusione media giornaliera dei quotidiani in Italia è passata da 6 a 7,2 milioni di copie. (Rapporto FIEG - La stampa in Italia 1998-2001)

 

w Focus del Salone delle Amministrazioni locali, a Rimini dal 10 al 13 aprile 2002, sono stati lo sviluppo del coordi-namento all’interno della P.A., l’interazione tra Stato e cittadini ed il finanziamento della formazione degli Enti locali. Antonio Bettarini, coordinatore della comunica-zione del Dipartimento della Funzione Pubblica, ha annunciato che a settembre prossimo avverrà la prima verifica sull’attuazione della Legge 150/2000.

 

w Sono 240.000 i personal computer in possesso degli uffici dell’ Amministrazione centrale. La percentuale di postazioni di lavoro informa-tizzate per dipendente è pari al 98%. Nelle sedi periferiche il dato scende al 64%. (Fonte AIPA)

 

w Il portale www.normeinrete.it raccorda tutte le leggi disponibili sui siti delle diverse Amministrazioni Pubbliche connesse. Attualmente sono 82.772 le norme raccolte.

 

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B o l l e t t i n o  d e l l ’  I S T I T U T O  D I   P U B B L I C I S M O

Nuova  serie   -    Roma,  6 giugno 2002    -    N. 2

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                                                 Guido Scialpi                                              Alberto Graziani                            Giorgio Salvioni Alessia Bonanni

 

 

L’INFORMAZIONE IN GUERRA

     Il motivo per cui fare il giornalista è un mestiere sempre più pericoloso, in guerra ma non solo, non dipende dal modo di fare giornalismo, ma dall’uso strumentale che oggi i detentori dei vari poteri (e delle armi) fanno dell’informazione. Un’occasione di riflessione è offerta dalla lezione di giornalismo tenuta il 15 maggio alla Camera dei Deputati dal presidente della Associated Press, Louis Boccardi: negli ultimi 200 anni sono stati uccisi 1.300 giornalisti a causa del loro lavoro, e oltre un terzo di questi (458) sono stati uccisi negli anni ’90; e l’anno scorso 51 giornalisti sono stati uccisi per l’informazione che stavano producendo. Boccardi ha registrato questa accelerazione senza avventurarsi in interpretazioni del fenomeno, ma ha rilevato che i luoghi più pericolosi sono quelli dove è in corso una transizione da regimi oppressivi e dittatoriali verso la libertà e la democrazia, e le situazioni più micidiali per i giornalisti non sono le guerre (è una magra consolazione potervi individuare un indizio di maggiore diffusione della democrazia nel mondo). Il fatto è che qualsiasi potere abbia interesse a governare le coscienze per tramite di un proprio “ministero della verità” guarda necessariamente all’informazione libera come a una minaccia inaccettabile, da eliminare. Quando scoppia una guerra, è stato detto, la prima vittima è la verità, e la disinformazione viene ampiamente asservita a finalità  tattiche; anzi, l’informazione viene paragonata ad una delle forze armate, la quarta, dopo l’esercito, la marina e l’aeronautica. Ma in tempo di pace, ora che la guerra fredda è finita, quali poteri hanno interesse a imbavagliare l’informazione ? (Guido Scialpi)   

URP: quali obiettivi ?

Analisi dei dati dell’Indagine C.A.D. degli URP svolta dall’Istituto di Pubblicismo

 

     Tra i principali strumenti d’accoglienza del front office sono risultati: i contatti personali, i contatti per via telefonica, compresi i fax e i numeri verdi, e la posta elettronica (e-mail).

     Complessivamente lo strumento telefonico risulta il più utilizzato, ma moltissimi cittadini preferiscono recarsi personalmente negli Uffici. Risulta pertanto indispensabile che, oltre al potenziamento delle linee e dei servizi telefonici, occorra tener presente l’opportunità che l’accoglienza personale degli utenti sia curata sotto ogni punto di vista. Per quanto riguarda la posta elettronica (pari al 63%) risulta prevalente l’utilizzo come informazioni on line (74%), rispetto alle procedure on line (30%).

     La normativa sul diritto di accesso (Legge n. 291/90), che tra l’altro è alla base della costituzione degli URP, sembra essere la normativa di maggior riferimento. D’altro canto, il diritto di accesso, resta la pietra miliare per tutte le altre innovazioni introdotte nella P.A.

     Gli URP risultano normalmente inseriti in Direzioni Generali e/o Dipartimenti. Questa loro collocazione strutturale spesso denota una limitazione delle competenze, a fronte dell’opportunità che l’URP debba esplicare la propria attività nell’ambito complessivo dell’ente.

     Il personale degli URP è essenzialmente femminile, sfiorando, nel 65% dei casi, quasi l’intera totalità. Se consideriamo che in molti uffici gli addetti all’URP sono un paio di unità, la presenza femminile, sul piano delle responsabilità e della gestione, risulta notevolissima.

     Gli operatori, in genere, sono molto sostituibili tra loro. Ma nei casi di ristrettezza del personale, se sommata ad una alta percentuale di specializzazione professionale, si possono facilmente prevedere difficoltà di ordine organizzativo sia nel front office che nel back office.

     Nella costruzione dei siti web lo spazio riservato all’URP, pur se ampiamente previsto (86% dei casi), non raggiunge, però, il 100%, come sarebbe stato necessario alla luce degli obiettivi da assolvere.

     Quando nell’ente non è stato istituito un Ufficio Stampa, l’URP spesso è chiamato a svolgere parte di quei compiti. Quando esiste l’Ufficio Stampa (61% dei casi) esso non dipende dallo stesso vertice, a riprova che, se gli Uffici Stampa sono direttamente collegati in staff al vertice, gli URP sono maggiormente inseriti nell’ambito di singole Direzioni o Dipartimenti.

     Per quanto riguarda la “Carta dei servizi”, la sua divulgazione è inferiore al 50% del numero degli URP intervistati, ed inoltre, nel caso di divulgazione, ben il 63% è sprovvista delle modalità e dei tempi di erogazione dei servizi, riducendo, così, la “Carta“ ad una mera lista delle possibili attività dell’ente.

     Tutti gli enti (93%) dichiarano di aver realizzato, in generale, “prodotti” di comunicazione. Mentre per i depliant, informazioni on line, procedure on line, bandi, monografie, testi di normativa si può presumere che l’URP sia stato coinvolto nella loro produzione e distribuzione, per gli articoli sulla stampa, mostre e fiere, convegni, spot televisivi, libri, CD Rom e documentari, è più verosimile che tali prodotti siano stati realizzati da altri uffici o a livelli organizzativi più alti e direttamente collegati al vertice politico-amministrativo.

     L’Indagine pertanto evidenzia che: l’URP non è ancora inserito, in maniera piena e funzionale, nei processi decisionali complessivi dell’ente; secondo, a fronte della migliorata visibilità dell’ente stesso, il cittadino, attraverso gli URP, ottiene ancora una prestazione tradizionale, anche se efficiente, dalla P.A. , ma non un vero e proprio servizio configurato secondo le esigenza espresse dall’utenza stessa.   (AG/GS)

           

In breve:

La “Comunicazione” nelle facoltà  scientifiche

E’ in corso di svolgimento  da  aprile a giugno 2002, con il contributo dei docenti delIo Istituto di Pubblicismo,  il primo Modulo sperimentale presso la Facoltà di fisica della Uni-versità La Sapienza  di Roma, diretto a diffondere gli elementi di base della sociologia della comunicazione tra gli studenti di quella facoltà scientifica.

 

E-government  e Pubblica Amministrazione

Enti locali che hanno strumenti per svolgere procedimenti on line ( % )

Moduli

scaricabili

              Moduli

              compilabili

                             Moduli per

                             bandi di gara 

Fonte: indagine Rur, Formez e Censis 2001.   

                       

5000 addetti negli URP

Il Ministro per l’innovazio-ne e le tecnologie, Lucio Stanca, in occasione della presentazione del portale della PA www.italia.gov.it, ha ricordato che i siti web dell’Amministra-zione sono circa 2000. A parità di numero, considerando in media 2,5 addetti per ogni Ufficio, il numero complessivo degli operatori degli URP, dovrebbe aggirarsi intorno alle 5000 unità.

 

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Nuova  serie   -    Roma, 30 settembre 2002    -   N. 3

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Direttore Responsabile:

 

 

 

Pluralismo dell’informazione e aggregazione del consenso

 

Per garantire il pluralismo dell’informazione è necessario che ogni forza/parte socialmente rilevante abbia il diritto e la capacità economica per organizzare e gestire i propri strumenti di comunicazione, in modo tale che ad ogni cittadino possa essere consentita la possibilita di accedere all’informazione, in cui meglio si riconosca, ovvero in cui riconosca i propri interessi e la propria cultura.

Perché tutto ciò sia reso possibile, occorre il verificarsi di alcune condizioni:

-         che la Carta costituzionale garantisca la libera espressione del pensiero;

-         che le singole forze/parti sociali dispongano delle risorse finanziarie necessarie;

-         che i cittadini siano consapevoli di esercitare il diritto/dovere all’informazione, come strumento di partecipazione attiva allo svolgimento della vita sociale.

Nella realtà dei paesi più industrializzati, da tempo i cittadini avvertono con sempre maggiore disagio che solo le forze/parti sociali che, rispetto ad altre detengono risorse finanziarie ingenti, hanno la concreta possibilità di gestire con efficacia i grandi strumenti di comunicazione, come stampa e televisione.

Si grida allora ai pericoli corsi dal pluralismo dell’informazione e si cerca di ricorrere forzosamente a corretttivi  per riequilibrare con provvedimenti legislativi il potere economico delle forze in campo. Ma il problema economico, pur se rilevante, non è il solo a minacciare il pluralismo dell’informazione.

Oggi a fronte di una realtà assai varia, e mai fino ad ora così vasta, di mezzi di comunicazione, che sicuramente rappresenta una pluralità di voci, fa riscontro altrettanta confusione, sovraesposizione alle informazioni e distorsione delle stesse opinioni.

I confini tra informazione e spettacolo sono saltati da un pezzo e non sono più distinguibili i promotori da parte del lettore o del telespettatore; è sempre più difficile conoscere coloro che sono dietro, coloro che dispongono effettivamente del media.

Nel comune sentire è ancora ampiamente radicata l’opinione che quanto venga letto, ascoltato e visto sui grandi strumenti di comunicazione sia la “realtà”, o quantomeno un resoconto ad essa assai vicino e che basti leggere un quotidiano e ascoltare un telegiornale per essere adeguatamente al corrente degli eventi politici, economici e culturali e poter disporre così di sufficienti elementi di valutazione per orientare le proprie scelte ed i propri comportamenti. Ma alla gran parte della gente sfugge la consapevolezza di essere coinvolta in un rutilante processo di spettacolarizzazione di ogni apetto del vivere comune, che esalta l’emotività, ma, soprattutto, è incline a rimuoverne gli aspetti negativi, per offrire soluzioni rassicuranti che continuino a garantire il benessere raggiunto.Spettacolarizzazione, che diverte e distrae, ma che allontana e banalizza i significati veri, a favore del mondo dei consumi.

Le stesse famiglia e scuola, luogo di formazione dei valori e dei punti di riferimento delle coscienze, sono attraversate dalle sole tensioni alimentate dalle aspettative di facile successo personale e di ancor più facile benessere materiale. Che dire poi del perduto carisma delle istituzioni, dei partiti, delle grandi aziende, dei sindacati, dissoltosi nel fluttuare del verticismo, della burocrazia, degli scandali, degli interessi inconfessabili.

Non rimane in definitiva che la difesa del proprio particolare e l’aggrapparsi a quelle idee del momento che siano sull’onda della emotività più convincenti per il benessere da difendere. Non rimane che aderire ad opinioni che attraverso gli strumenti di comunicazione vengono incessantemente proposte, ora su questo ora su quel problema, con formule avvolgenti, pressanti e spettacolari, ma talora anche sottilmente persuasive, dissimulate e occulte.

Diminuisce così la qualità della formazione e della cultura individuale, della capacità critica, ed aumenta l’esposizione ai meccanismi di cattura del consenso ed al consumo di dosi sempre maggiori d’informazione e di spettacolo.

Così assistiamo  alla “ politica spettacolo”, quando vittoria e sconfitta per i partiti politici corrono sul filo della conquista o della perdita di un effimero consenso legato a fatti contingenti, ma di buona presa emotivo-spettacolare a ridosso del  momento del voto.

Ma il consenso verso un partito o verso una linea politica non dovrebbe essere frutto di un convincimento profondo, di un riferimento a valori consolidati, che affondano le loro radici nella ideologia, nella morale, nella cultura storica, nelle tradizioni e nella famiglia ?

Sta di fatto che il consenso può essere indotto  da situazione ed opinioni contingenti del momento politico, come nel caso del cosiddetto voto di protesta, quando a dispetto dei valori politici consolidati, viene dato il voto al partito avversario per manifestare dissenso contro l’operato della propria parte politica.

In definitiva, l’analisi dei risultati elettorali dimostra che l’andamento è quasi sempre direttamente proporzionale alla consistenza di ciascun partito, ma che la vittoria o la sconfitta è invece legata alla conquista o alla perdita di una percentuale di voti, in alcuni casi minima, che però, incidendo sul numero della rappresentanza parlamentare, può risultare determinante per gli assetti politici configurabili e la vittoria elettorale.

Questa situazione molto comune a quasi tutte le democrazie occidentali moderne, ha messo in evidenza l’importanza di saper conquistare, anche all’ultimo minuto e con qualsiasi mezzo, il consenso di quelle aree fluttuanti di elettori decisive per la vittoria.

Inoltre, negli ultimi tempi in Italia, ma da molto in altri paesi, ha preso consistenza il fenomeno della cosiddetta “disaffezione al voto”. Anche in questo caso, sebbene per motivazioni diverse, si tratta di percentuali di voti che possono influire in maniera determinante sui risultati elettorali. Pertanto, voto di protesta, astensione dal voto, voto dell’ultimo minuto per opportunismo, sono tutti comportamenti elettorali ispirati da opinioni contingenti, precarie, a volte solo dettate dall’emotività e non certo da ragionamenti e convincimenti approfonditi. Da questa sintetica analisi, scaturisce in tutta evidenza il ruolo strategico assunto dagli strumenti di comunicazione, che sono i principali e più efficaci mezzi per aggregare consenso intorno ad opinioni politiche, per ingenerare stati di forte tensione emotiva su i più svariati accadimenti e per polarizzare l’attenzione sulle possibili scelte da attuare.

Nel passato, o meglio sino ai regimi totalitari europei del secolo scorso, l’aggregazione politica di massa era sconosciuta e i convincimenti e le idee politiche erano considerati un fatto individuale, frutto di processi di adesione e persuasione lenti e costanti che sedimentavano nella cultura familiare e del gruppo sociale di appartenenza, nelle frequentazioni personali, negli studi, nelle situazioni di lavoro, nell’associazionismo.

Fu solo dopo il primo conflitto mondiale, che stampa periodica, radio e cinema dimostrarono tutto il loro potenziale come strumenti d’informazione, ma soprattutto come veicolo di opinioni per accreditare una certa scelta, una ideologia o l’istaurazione di un regime politico. Con l’avvento della televisione, il processo di aggregazione delle opinioni ha trovato un ulteriore efficacissimo strumento.(Alberto Graziani)

 

 

 

APPROFONDIMENTI a cura di Iacopo Landrini

 

Sui nuovi format storici:

 

Il monito del Presidente della Repubblica circa l’informazione affronta un tema attualissimo dalle varie ramificazioni. Una di queste è sicuramente rappresentata dal ruolo dell’informazione come veicolo per la diffusione della memoria storica. Se si considera la sempre più vasta diffusione dei format che hanno per oggetto la storia contemporanea sulle reti pubbliche e private, il discorso di Ciampi dà luogo ad alcune considerazioni.

In questo senso può essere interpretato l’articolo di Giorgio Battistini, Caso Rai, monito di Ciampi. “Pluralismo e imparzialità”, da “La Repubblica”. Giovedì 18 luglio 2002.

Battistini si sofferma sull’importanza della memoria storica (tema ricorrente nei discorsi del Presidente), nell’ambito della polemica sollevata dalle affermazioni di Baldassarre sulla guerra alla storia “faziosa ed ideologizzata”.

Fuoriuscendo da un ambito strettamente polemico, ci sembra opportuno evidenziare come questi format, che nel ricordo della programmazione Rai di alcuni anni fa occupavano orari improbi, si stiano sempre più concentrando in fasce più accessibili, o vengano proposte con soluzioni innovative di “istruzione intrattenimento” (vedi il format “Novecento” condotto da Pippo Baudo).

Partendo dall’assunto che la televisione, pubblica o privata che sia, deve comunque rispondere alla logica dell’audience, il maggior rilievo assunto da questi programmi potrebbe essere la spia di un crescente interesse del pubblico. Un fenomeno quindi da tenere d’occhio.

 

Sulle reazioni al monito di Ciampi all’interno delle varie forze politiche:

 

Nella settimana fra il 20 ed il 26 luglio del 2002 ha assunto una rilevanza centrale, nell’ambito dell’informazione, il messaggio di Ciampi alle Camere circa la pluralità dell’informazione. Si registra un apprezzamento da parte di tutte quante le forze politiche.

Se ripensiamo al clima infuocato che ha accompagnato le ultime vicende circa la sorte della Rai, una sostanziale adesione merita di essere oggetto della nostra attenzione.

Notiamo dunque che il messaggio di Ciampi, orientato verso una generale “pluralizzazione” dell’informazione, è stato oggetto di interpretazioni da parte delle maggiori testate giornalistiche e di vari esponenti politici.

Prendiamo in esame, ad esempio, l’articolo Oggi dibattito al Senato sulle parole del presidente, pubblicato su “.Com” il giovedì 25 luglio 2002.

Rileviamo, da parte degli schieramenti di sinistra, che l’adesione al discorso del Presidente è impostata sulla denuncia di un monopolio televisivo. In particolare Antonello Falomi, parlamentare diessino, vede nel discorso anche un riferimento alla lontana soluzione del conflitto di interessi attribuito a Berlusconi.

Da parte degli schieramenti di centro destra si registra un’adesione orientata verso una veloce risoluzione della questione Rai.

Ci sembra giusto evidenziare, come unica voce fuori dal coro di generale adesione al discorso presidenziale, l’articolo di Vittorio Feltri, Gratitudine di burocrate, “Libero”, mercoledì 24 ottobre 2002.

Feltri, che fa uso di un tono fortemente provocatorio nei confronti del Presidente, “azzarda” (sono parole sue) che “…la sinistra, la quale non si rassegna alla cessione della Rai agli avversari dopo averla gestita per anni come la mensa di Botteghe Oscure…” avrebbe dunque persuaso Ciampi ad intervenire sul tema dell’informazione.

L’articolo di Feltri può essere considerato “indicativo” di quella tendenza all’interpretazione che fa sì che se da sinistra si guardi all’intervento con speranza di una risoluzione di monopolio e conflitto d’interessi, da destra vi si aderisca interpretando la parola pluralismo con una maggiore presenza politica della maggioranza di governo nella Rai.

Sia l’una che l’altra interpretazione, oltre che sulle rispettive linee di pensiero, poggiano anche sull’abilità di produrre un’informazione giornalistica (e televisiva) che sia in grado di comunicare all’utenza la giustezza del proprio orientamento.

Coincidenza, dunque, dell’interpretazione con l’informazione, come elemento base dei fenomeni della comunicazione.

 

Sulla qualità dell’informazione:

 

Dall’articolo di Enrico Mentana, Il Tg non è deficiente, “Il mondo”, venerdì 26 luglio, ricaviamo un’analisi sulla qualità della programmazione televisiva di oggi. L’articolo prende la difesa della televisione odierna, basandosi anche sulla sempre maggiore autonomia e libertà di opinione dei Tg, che in alcuni casi passano da strumenti meramente informativi a veicoli di opinione, anche se il riferimento (assassinio di Marco Biagi) prende in esame solamente eventi di una certa gravità.

Ci sembra utile, nell’ambito del discorso di Mentana, distinguere fra la natura ed i modi di questi “veicoli di opinione”, che potremmo distinguere fra subliminali e diretti. Nel primo caso, la diffusione dell’opinione è affidata solamente alla costituzione del servizio attraverso mezzi particolari (tempo concesso agli intervistati, costruzione di una generale omogeneità delle posizioni espresse da uno schieramento) ed uno più diretto, in cui il compito è svolto direttamente dal giornalista che esprime una propria posizione (Fede, Liguori, lo stesso Mentana, i giornalisti “d’attacco” di Tele Padania).

 

Sulla privatizzazione: sviluppo e diffusione di culture regionali

 

Nell’intervista di Dario Cresto-Dina a Roberto Formigoni, pubblicata su “La Repubbblica”, domenica 14 luglio 2002, il Presidente della regione Lombardia propone l’acquisto da parte delle regioni settentrionali di quote della Rai. Formigoni specifica che la Lombardia è solamente la prima in questo progetto, ma che esso comprende anche altre regioni, non solamente del nord. Uno dei punti più interessanti del progetto è lo sviluppo di alcune tematiche culturali regionali. Dall’intervista:

 

“L’importante è dare agli avvenimenti, alle idee, a qualsiasi iniziativa culturale lo spazio adeguato. In Lombardia, per esempio, c’è la musica celtica ma ci sono anche le poesie di Carlo Porta, autentici capolavori dialettali.”

 

Lo sviluppo di tematiche regionali nell’ambito del servizio pubblico ci sembra essere un’evoluzione interessante. Oltretutto, il riferimento alle poesie di Porta potrebbe preludere ad un programma, svolto da ogni singola regione, di diffusione della propria arte e letteratura.  (Iacopo Landrini)

 

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Informazione e libertà

(Prima parte)

 

I fenomeni sociali dell’informazione e della comunicazione basano la loro forza di aggregazione sulle opinioni che esprimono, e più queste opinioni sono espressione di fattori di conformità diffusi tra i recettori, più otterranno adesione e contribuiranno a polarizzare consenso nella direzione voluta. Informare, esprimere un’opinione e poi diffonderla attraverso gli strumenti della comunicazione, costituisce un atto di grande rilevanza sociale, che possiede una “forza” di persuasione proporzionale alla predisposizione emotiva, alla capillarità della diffusione, alla comprensibilità ed alla tempe-stività della comunicazione. La predisposizione emotiva deriva dal contesto degli avvenimenti, dalle situazioni concrete, dagli atteg-giamenti culturali ed è inerente allo specifico scenario, come quello politico, economico, sportivo, sindacale, sanitario e così via. Nel caso, ad esempio, dei flussi migratori clandestini verso le coste dell’Italia meridionale, si possono formulare opinioni favorevoli all’accoglienza, all’aiuto o, altrimenti opinioni di rifiuto, di chiusura. Le prime faranno leva su sentimenti di alto valore umanitario e civile, le seconde evocheranno i pericoli per l’ordine pubblico, per la sanità e per le questioni sociali che ne deriveranno. Quale opinione prevarrà intorno a questi problemi? Indubbiamente se i promotori dell’informazione saranno schierati in maniera compatta su una delle due ipotesi prospettate, ne conseguirà un allinea-mento altrettanto compatto delle opinioni individuali dei recettori. Qualora, come terza ipotesi, lo schieramento delle opinioni non fosse così compatto e fossero con intensità diffuse opinioni, non solo contrapposte, ma che ponessero in luce altre articolazioni della questione, la maggioranza delle opinioni non verrebbe pola-rizzata in una unica direzione, ma si formerebbe nel suo insieme un contesto di valutazioni più maturo e approfondito e, sicuramen-te, meno legato alla emotività. In quest’ultima circostanza si potrà parlare di pluralismo delle opinioni, come effetto conseguente al pluralismo dei mezzi di informazione e di comunicazione e del loro impiego da parte di una pluralità di soggetti promotori. Occorre, infatti, in primo luogo, che esista una molteplicità di soggetti promotori e di opinioni, cui corrisponda una pluralità di mezzi di comunicazione, impiegata con pari efficacia, capillarità e tempe-stività. Nel caso di un disequilibrio nell’utilizzo dei mezzi, determi-nato dalle diverse risorse finanziarie disponibili, i detentori di risorse maggiori si troverebbero in vantaggio e potrebbero veicolare le loro opinioni con un’ampiezza tale da oscurare o relegare in ambiti ristretti le opinioni diverse e contrarie. Non si svilupperà un confronto paritario tra più gruppi, ma un effetto di polarizzazione verso le proposte comunicate con più forza, con più ripetitività, senza possibilità di confronto, in un contesto che le pone come uniche opinioni possibili. Ogni parte e forza sociale ha tra i suoi fini quello di aggregare favorevole consenso per sostenere il conseguimento dei propri obiettivi e, pertanto, il “sogno” sarebbe quello di poter controllare e neutralizzare qualsiasi opinione che si contrapponesse a quegli obiettivi. Questo “sogno” non è illegittimo, ma è inquadrato nel contesto del riconoscimento della libertà di espressione del pensiero, che è un diritto di tutti non solo per manifestare le proprie opinioni, ma anche per essere informati su tutte le altre opinioni. Tale libertà come si realizza, nel suo concreto esercizio, se gli strumenti di comunicazione, i cosiddetti mass media, sono espressione di mega strutture organizzative legate ad investimenti enormi? (AG)

 

Analisi dei siti, degli URP e dei servizi online del Comune di Roma

Sono stati censiti n. 41 siti web, di cui:

n.17 appartenenti ai Municipi;

n.24 ad Uffici e Dipartimenti.

Tutti i siti sono muniti di un indirizzo e-mail.

Sono stati analizzati i seguenti elementi:

a)       configurazione dell’immagine e dell’accoglienza;

b)       offerta e funzionalità di servizi online.

 

CONFIGURAZIONE WEB IN PERCENTUALE

Siti web

Parametri di riferimento

Presen-

tazione

Chiarez-

za

Naviga-

bilità

Visibilità

 Urp(*)

Valuta-

zione

 

41

Inesistente

2%

2%

2%

41%

2%

Carente

5%

 

2%

5%

10%

Sufficiente

21%

35%

8%

5%

15%

Buona

67%

63%

86%

39%

71%

Ottima

5%

 

2%

10%

2%

(*)

·          Inesistente: URP non presente nel sito

·          Carente: manca un link dedicato

·          Sufficiente: link su pagina successiva

·          Buona: link su Home page

·          Ottima: evidenza su Home page

La presentazione dei siti risulta di buon livello per la grafica e per la navigabilità (accoglienza)ed anche per la comprensibilità dei contenuti (chiarezza).

La visibilità degli URP è complessivamente buona nei siti dei Municipi, mentre risulta carente nei siti delle altre Strutture.

 

Servizi offerti online

Siti

web

Carta

dei

servizi

Auto-cetifi-cazione

Moduli-

stica

Servizi

online

Link

Analisi

utenza

 

41

si

no

si

no

si

no

si

no

si

no

si

no

4

37

9

32

13

28

4

37

39

2

6

35

10%

90%

22%

78%

32%

68%

10%

90%

95%

5%

15%

85%

 

 

La valutazione complessiva  in percentuale dei Servizi offerti online, risulta la seguente:

 

Siti

web

Parametri

di

riferimento

 

Valutazione

 

 

 

41

Inesistente

2%

Carente

40%

Sufficiente

41%

Buono

15%

Ottimo

2%

 

 

La presenza in ordine decrescente dei Servizi risulta essere:

Link, Modulistica, Autocertificazione, Analisi dell’utenza, Carta dei Servizi, Procedure online. ( A.Graziani – I.Landrini )  

 

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I 

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 2 aprile 2003    -     N. 5

Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712

e-mail : notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it     sito web : www.istitutodipubblicismo.it

Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Giorgio Salvioni, Alessia Bonanni, Iacopo Landrini

 

 

     Informazione e libertà

        (seconda parte)

 

     Come possono le opinioni espresse da realtà economicamente più deboli o di piccole dimensioni, trovare lo spazio sufficiente per essere diffuse ed entrare così nel gioco dei fenomeni di polarizzazione.

Allo stato delle cose, nei paesi industrializzati la risposta scaturisce dalla stessa definizione di “paesi industrializzati”. E’ il potere industriale ed i poteri ad esso connessi a determinare la gran parte del controllo sui mezzi di comunicazione. Ma debbono essere meglio chiariti anche i concetti di potere e di controllo. Se “potere” sta a significare la capacità di autonomia economica-finanziaria, la capacità di scelte autonome nella propria gestione è pur vero che tali autonomie si debbano confrontare con una realtà sociale assai variegata e complessa, da cui discende la necessità di controllo di alcuni fattori (politica, lavoro, cultura, ecc.) che sono indispensabili per il funzionamento dell’economia industriale nel suo complesso. Tale controllo può esercitarsi in molti modi, ma uno dei modi essenziali è quello di creare e mantenere “consenso” intorno agli aspetti di base del sistema, che riguardano le condizioni di vita, l’ordine pubblico, la salute e così via. Questo compito viene svolto dall’informazione, il cui obiettivo è proprio quello di mettere al corrente, di coinvolgere, di indicare possibili soluzioni, nel quadro del sistema sociale di riferimento. Un’opera di informazione e di formazione del consenso, cui gli strumenti di comunicazione sono preposti in quanto tali. E’ mera utopia pensare poi che i mezzi di comunicazione possano rappresentare un potere a se stante, autonomo e, quando ancora, in antitesi con i poteri riconosciuti dal sistema. La strumentalità dei mezzi di comunicazione è di tutta evidenza ogni qual volta un “potere”, forte o debole che sia, decida di non servirsene più per difficoltà economiche e per cambiamenti di rotta politica. In questa circostanza, lo strumento di comunicazione, giornale, radio o televisione che sia, verrà privato non solo del sostegno economico, ma rimarrà privo di obiettivi e di una politica editoriale coerente con il proprio pubblico.

Esiste inoltre un fenomeno di alta interazione dei vari poteri nella organizzazione e gestione dei mezzi di comunicazione. Sotto il profilo del reperimento delle risorse finanziarie si sviluppa un complesso intreccio di interessi tra mondo economico-finanziario, industriale, politico, ecc., che rende quasi impossibile al lettore, ascoltatore e telespettatore che sia, riconoscere la provenienza delle informazioni ed un riferimento puntuale ai gruppi di potere che le hanno promosse.

      Tale mancanza di trasparenza, giova ai poteri più consolidati e comunque giova al mantenimento del consenso complessivo verso il sistema sociale ed istituzionale. Ma il sistema è ad “equilibrio dinamico”, per il mutare continuo dei parametri di riferimento sul piano interno e su quello internazionale, ed i mezzi  di comunicazione rappresentano gli strumenti vitali per il costante adeguamento delle opinioni allo scorrere degli eventi e per fronteggiare i pericoli di sbilanciamento del sistema. Non si tratta comunque di pura alchimia, perché le varianti in gioco in un sistema sociale complesso sono molteplici e spesso imprevedibili, come quando le opinioni vengano convogliate oltre misura verso obiettivi irrilevanti o al contrario vengano obliate situazioni di grande rilevanza. Non si discute tuttavia sulla importanza vitale che riveste il possesso di mezzi di comunicazione adeguati per ciascun gruppo di potere, quale condizione necessaria per la loro stessa esistenza. Il pluralismo dell’informazione, pertanto, una volta che sia costituzionalmente garantito, è auspicabile che sia di fatto attuato nella misura più larga possibile, per consentire il confronto delle opinioni alla base di ogni dialettica di sviluppo, ma nel contempo con la consapevolezza che nessuna legge potrà garantire un pluralismo “forzoso”, dato che i fenomeni della comunicazione sono il diretto riflesso del confronto tra poteri, con il prevalere dell’uno sull’altro e con il prevalere delle opinioni  di chi vincerà. (A.G.) - Prima parte: www.istitutodipubblicismo.it/nuova_pagina_4.htm#13dicembre2002

Il “mondo della comunicazione” nella Facoltà di Fisica

Seguita dagli ambienti accademici con molto interesse, prosegue, anche nell’A.A. 2002-03, la sperimentazione avviata dal Prof. Giovanni Vittorio Pallottino e diretta allo svolgimento del Corso sulla “comunicazione”, presso la Facoltà di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma.  Il Corso di Comunicazione Scientifica e Tecnologica,  è previsto al Primo anno dei Corsi delle Lauree triennali del Dipartimento di Fisica e inizierà il giorno 8 aprile 2003 per concludersi con le previste prove d’esame entro il prossimo mese di giugno. Finalità del Corso sono quelle di approfondire i temi e gli strumenti della comunicazione scientifica e di migliorare le abilità comunicative degli studenti sia come fruitori e sia come promotori della stessa comunicazione scientifica. Particolare risalto sarà dato agli aspetti di ricerca e produzione online delle informazioni scientifiche e in particolare alla Prof.ssa Matilde Vicentini , oltre che incaricata del coordinamento didattico del Corso, è stato affidato il tema degli strumenti comunicativi della fisica, mentre il Prof. Alberto Graziani svolgerà la parte generale della Tecnica della comunicazione e della divulgazione scientifica. www.phys.uniroma1.it 

 

I poster del periodo della Seconda Guerra Mondiale sono disponibili online nel sito dell’Istituto di Pubblicismo

Con il titolo “ La cultura della Guerra “ è stata resa disponibile, in formato digitale, una rassegna di n. 70 poster, prodotti dai vari Paesi coinvolti nel Secondo Conflitto Mondiale, con i contenuti più significativi per analizzare il clima culturale di quel periodo, ove i valori rappresentati erano generalmente orientati ad un positivo riconoscimento  della guerra come valido strumento di soluzione di controversie politiche ed economiche, nonché di questioni sociali e razziali. (I.L.)

www.istitutodipubblicismo.it/digital_data_services1.htm

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I 

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Nuova  serie   -    Roma, 8 maggio 2003    -     N. 6

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma – Fax 06.3226712

e-mail : notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it     sito web : www.istitutodipubblicismo.it

Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Giorgio Salvioni, Alessia Bonanni, Iacopo Landrini

 

Comunicato Stampa

 

L’Università di Chieti formerà i Manager della Comunicazione musicale

 

 

L’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti, www.unich.it  Facoltà di Lettere e Filosofia, ha istituito per l’anno accademico 2003 – 2004 un master  in “Manager della Comunicazione musicale” destinato a formare figure professionali specializzate nel campo della produzione editoriale e discografica, nel campo cinematografico e multimediale e nel campo organizzativo e manageriale.

Al Master si accede con qualunque tipo di laurea o con il diploma di Conservatorio in applicazione del decreto legge 25.09.02, n. 212 convertito nella legge 22.11.02 n. 268.

I corsi avranno la durata di otto mesi - da novembre 2003 a giugno 2004 - e le attività didattiche si svolgeranno presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti e Pescara.

La partecipazione al Master è riservata ad un massimo di 50 candidati ai quali verrà rilasciato il titolo di Master Universitario di I° livello e saranno attribuiti 60 CFU. Gli aspiranti corsisti dovranno presentare una domanda di ammissione con allegato un curriculum vitae nel quale l’aspirante indicherà anche le proprie aspettative formative e professionali.

La quota di partecipazione al Master è di 2.500 Euro.

Tra i numerosi docenti il prof. Gaetano Bonetta, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università chietina, il prof. Giancarlo Rostirolla, titolare della cattedra di Storia della musica, il dottor Adriano Mazzoletti, uno dei massimi esperti di musica jazz, il prof. Gian Luigi Pezza dell’ Istituto di Pubblicismo, i cantanti Milva e Mimmo Locasciullo.

Informazioni più dettagliate possono essere chieste al coordinatore del Master, prof. Umberto Bultrighini (u.bultrighini@unich.it) della Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Chieti, oppure alla segreteria del corso (master.comunicazionemusicale@unich.it).

 

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Indice

 

                                                   

e-mail: notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it

 

Sono disponibili altri articoli nelle seguenti Rassegne Stampa:

Mondo dell'informazione e della comunicazione ] UfficiStampa e URP ] e-government ] e-learning ]

 

 

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