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BOLLETTINO NOTIZIE E COMMENTI 2010 e-mail: info@istitutodipubblicismo.it
N O T I Z I E E C O M M E N T I Bollettino dell’ Istituto di Pubblicismo Nuova serie - Roma, 23 novembre 2010, n. 47 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini
I risultati della Ricerca di base
sulla diffusione dell’online in Italia, realizzata da Audiweb (Novembre
2010).
Sono 32,9 milioni
gli Italiani che dichiarano di avere un accesso a internet da qualsiasi
luogo, ovvero, il 68,6% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni. Questo
dato registra un incremento dell’8,7% rispetto al mese di settembre 2009. Si afferma sempre di più l’accesso
in mobilità; cresce, infatti, del 26,1% rispetto a settembre 2009 l’accesso
a internet tramite cellulare, disponibile per 5,3 milioni di italiani. Per quanto riguarda l’audience
online, in base ai dati di Audiweb Database - che presenta la stima
dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su
che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi, nel
mese di settembre 2010 risultano 24,042 milioni gli Italiani che si
sono collegati almeno una volta, l’11,2% in più rispetto a allo stesso
periodo del 2009.
La
distribuzione dell’utilizzo del mezzo presenta dati significativi già
nella prima parte della giornata, con 5,4 milioni di utenti attivi tra le 9 e le 12,
confermando la
fascia pomeridiana quale prime time del web anche per questo primo
mese di rientro lavorativo. Gli utenti attivi nel giorno medio sono 3,7 milioni dell’area Nord-Ovest (il 25,2% della popolazione di riferimento), 2 milioni dell’area Nord-Est (pari al 22,3%), 2 milioni del Centro (il 21,7%) e 3,7 milioni dell’area Sud e Isole (il 18,5%). La sintesi mensile del report Audiweb Database e il report Audiweb Trends sono disponibili sul sito www.audiweb.it . ______________________
N O T I Z I E E C O M M E N T I Bollettino dell’ Istituto di Pubblicismo Nuova serie - Roma, 19 aprile 2010, n. 46 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Giorgio Cinti.
Le
rappresentazioni sociali
della tragedia aerea di Smolensk:
10 Aprile 2010 Il
10 aprile 2010, all’aeroporto di Smolensk è avvenuto l’incidente, dove
l’aereo di Stato, che portava i più alti vertici della Polonia a Katyn, è
precipitato per cause ancora ignote. Questa
analisi è basata su un survey che è stato distribuito il giorno
dell’incidente a cittadini polacchi e italiani a Varsavia e a Roma, per
conoscere le reazioni della società. E’
stata utilizzata la teoria delle rappresentazioni sociali di Serge Moscovici
secondo cui esse rappresentano un modo specifico di comprendere e di comunicare
ciò che già sappiamo [Farr e Moscovici 1984], in un modo dinamico e
modificabile poiché le esperienze ed i ricordi non sono inerti ne statici ma
sono dinamici e in continuo cambiamento [Moscovici 1981]. Al
momento dell’incidente non si sapeva bene cosa fosse successo, quanto grave
fosse la situazione. La società polacca, ed i polacchi nel mondo, hanno
ricevuto la notizia prima tramite un canale privato e poi, anche se con
pochissimi dettagli, tramite televisione, radio e internet, e quindi
contestualmente utilizzando il passa parola. La maggioranza delle persone che
hanno risposto al survey il primo giorno dopo l’evento, tra sabato 10 e
domenica 11 aprile, hanno definito quello che era successo come una catastrofe,
in sostanza utilizzando le stesse parole delle trasmissioni radio-televisive.
Questo fatto dimostra che per le rappresentazioni sociali il fatto più
importante è la forma della comunicazione. Le rappresentazioni pertanto non
possono esistere senza essere diffuse nella società tramite la comunicazione [Moscovici
1961]. Per quello è stato chiesto a tutti gli intervistati con quante persone
avessero comunicato (verbalmente o tramite e-mail, telefono o sms). La media è
stata di dieci persone ciascuno e la modalità principale quella di averne
parlato con tutti coloro con cui si erano incontrati in quei momenti. Questa
diffusione della rappresentazione ha anche attivato la formazione di ulteriori
notizie ovvero la concretizzazione della rappresentazione stessa. I
media già dal giorno successivo hanno lanciato uno slogan: “Dobbiamo stare
insieme”, che si poteva vedere per
le strade della città di Varsavia. Il centro della città era affollato da
migliaia di persone, nella mattinata le chiese erano gremite e durante tutto il
giorno la gente metteva fiori e candele davanti
al palazzo presidenziale. Le risposte alla domanda su che cosa fosse
successo diventavano sempre più dettagliate, ma tutte facevano paragoni con lo
stesso evento storico di Katyn, come se fosse una Katyn bis. La sostanza della
rappresentazione, la sua funzione principale è quella “di rendere familiare
qualcosa d’inconsueto, o di sconosciuto" [Farr e Moscovici 1984]. Per la
società polacca la morte della elite del governo non è un evento nuovo ed è
giusto il riferimento ai tempi di Stalin quando migliaia di ufficiali e
intellettuali polacchi vennero trucidati. Quindi, la rappresentazione di un
evento attuale viene associata ad un
evento del passato, in modo da inquadrare un evento nuovo in uno scenario già
conosciuto e tristemente familiare. L’incidente
ha rafforzato questa memoria sociale polacca. Secondo de Rosa sia la memoria
sociale sia le rappresentazioni sociali consentono l’interpretazione del
presente da quadri di riferimento connessi con il passato e tuttavia validi
ancora nel presente [de Rosa 2000]. Tutto questo si poteva osservare nella
società polacca nei primi giorni dopo l’incidente. Lo slogan “Dobbiamo
stare insieme” è stato recepito e condiviso e la gente è uscita da casa
affrontando una fila lunga sei chilometri per rendere omaggio al presidente
defunto. Questo fatto è ormai entrato nella rappresentazione sociale
dell’evento del 10 aprile 2010. Inoltre
il primo anniversario dell’evento è già stato ufficialmente commemorato, con
il suono delle sirene, esattamente una settimana dopo l’incidente. Cosi, la
rappresentazione sociale si è sviluppata velocemente, sia tramite la
comunicazione e le azioni della società e sia tramite le iniziative ufficiali,
ma con caratteristiche prevalentemente spontanee, come uscire dalle case, stare
insieme, parlare con gli estranei (cosa che in Polonia non è usuale). Sulla
base di tali considerazioni, si può dire che il nucleo della
rappresentazione, l’elemento stabile, cioè quello che maggiormente si
consolida come rappresentazione sociale [Abric
1989] è il fatto dell’accostamento
della morte del Presidente con la fine dell’elite della nazione polacca. Con
questa visione si può contribuire a far capire come il 10 aprile 2010 ha
cambiato la società polacca, con la creazione di una rappresentazione sociale
in evoluzione con l’evento. Questo esempio può confermare la teoria di
Moscovici che la rappresentazione sociale non è semplicemente “opinione
su”, “immagine di” o “atteggiamento verso” l’incidente ma “parte
della conoscenza” che è base per l’esistenza e l’organizzazione della
realtà [Moscovici 1973]. Cosi, grazie all’ analisi della rappresentazione
sociale di questo evento è stato possibile denominare e classificare in modo
non ambiguo [Farr 1978] questo importante aspetto della realtà polacca e della
storia della nazione. (Laura
Dryjanska) BIBLIOGRAFIA Abric,
J.C. (1989) Un approccio teorico e sperimentale allo studio delle
rappresentazioni sociali in una situazione di interazione. In M.R. Farr e S.
Moscovici (a cura di) Rappresentazioni sociali. Bologna, Il Mulino. Pp. 201-216. de
Rosa, A.S. (2000). Memoria collettiva, identità nazionale e rappresentazioni
sociali: costrutti convergenti. Guardando all’Unione Europea e i suoi stati
membri con uno sguardo verso il passato. In G. Bellelli, D. Bakhurst, A. Rosa,
(a cura di) 2000 Studi sulla memoria collettiva. Napoli:
Liguori. Pp. 329-356. Farr,
R. M. (1978). On the varieties of social psychology: an essay on the
relationships between psychology and other social sciences. In Social
Science Information, 17, n. 4/5. Pp. 503-525. Fattorello
F. (2005). Teoria della tecnica sociale dell’informazione. Urbino: ed. Quattro
Venti. Jovchelovitch,
S. (2006). Knowledge in context: Representations, community and culture. London:
Routledge. Moscovici,
S. (1961). La psychanalyse, son image et son public. Etude sur la répresentation
sociale de la psychanalyse. Paris:
PUF. Moscovici,
S. (1973), Foreword. In C. Herzlich, Health and illness: a social psychological
analysis. London: Academic Press, vol. III. Moscovici,
S. (1981). On Social Representations. In J. P. Forgas (a cura di), Social
cognition: perspectives on everyday understanding. London: Academic
Press. Moscovici, S. (1984) Il fenomeno delle rappresentazioni sociali. In M.R. Farr e S. Moscovici (a cura di) Rappresentazioni sociali. Bologna: Il Mulino, Pp. 23-94.
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N O T I Z I E E C O M M E N T I Bollettino dell’ Istituto di Pubblicismo Nuova serie - Roma, 25 marzo 2010, n. 45 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Giorgio Cinti.
La spettacolarizzazione dell’informazione Dalla mirabile invenzione di Gutemberg, che dette il via alla nascita della pubblicistica e del giornalismo, ad oggi in cui assistiamo alla globalizzazione della comunicazione, attraverso televisione e new media sul web, il dibattito nelle moderne democrazie sui contenuti e sul ruolo dei grandi strumenti di comunicazione di massa non si è mai spento. Anzi, politici, sociologi, giornalisti hanno contribuito fortemente, con teorie e analisi, spesso molto singolari o di parte, ad arricchire negli ultimi decenni i tentativi di comprensione dei fenomeni dell’ informazione che sono alla base di tutte le espressioni della vita sociale, in quanto aggregazione del “consenso”, attraverso lo scambio e la circolazione delle opinioni. Vale a dire la formazione del consenso verso quel patto sociale, che è alla base del vivere insieme, del vivere civile, sia come singoli individui e sia come popoli o nazioni. Il riconoscimento del ruolo preponderante svolto dai media, nella evoluzione e coesione dei sistemi sociali e politici, è passato attraverso svariate concezioni, che hanno risentito in America e in Europa dell’influenza dei particolari eventi: ultimamente, la prima guerra in Iraq, l’attentato dell’ 11 settembre 2001, la seconda campagna militare in Iraq, la recente crisi economica-finanziaria mondiale. Di fronte a questi avvenimenti, è stato rimesso in discussione lo stesso rapporto tra potere e democrazia, tra governo e opinione pubblica e la stessa credibilità di qualunque notizia e informazione. Infatti, alla completezza, accuratezza e imparzialità dell’informazione, pilastri del giornalismo d’oltre oceano, ma riconosciuti anche in Europa, si è aggiunta la verità della visione in diretta delle immagini televisive via satellite, che ci hanno mostrato in tempo reale il primo bombardamento di Bagdad, l’attacco terroristico alle Twin Towers di New York. Inoltre, si è andata sviluppando una spontaneità d’informazione multimediale sul web, in occasione di azioni repressive, adottate in vari paesi con regimi antidemocratici, che hanno svelato crimini contro i diritti civili, altrimenti nascosti dalle comunicazioni ufficiali di quei regimi. Questo bagno di “verità in diretta”, non mediata, ha acuito il senso di partecipazione di milioni di milioni di telespettatori e di internauti, perché è indubitabile che tali immagini, dense di significati, abbiano prodotto una profonda adesione emotiva, fino ad ora impensabile. Ma nello stesso tempo, hanno modificato il processo di formazione delle opinione più radicate, basato sull’approfondimento delle conoscenze, sulla valutazione dei vari aspetti che costituiscono lo scenario di riferimento di qualunque fatto di rilevanza mondiale. La diffusione e la condivisione dei giudizi e delle idee sono state generate dal forte impatto emotivo, senza alcuna possibilità di riflessione e confronto, tant’è che questa repentina polarizzazione delle opinioni, ha poi determinato scelte politiche consequenziali e sul momento giustificate agli occhi della pubblica opinione, ma che a breve distanza di tempo, sottoposte ad un esame più ponderato, dimostrano tutta la loro fragilità. La forza di tali immagini, percepite come verità incontrovertibile, hanno relegato in un angolo, come fosse un confuso “brusio”, le voci degli editorialisti, dei grandi reporters, degli inviati speciali, che non hanno potuto far altro che unirsi al coro dei commenti, tutti intonati nella stessa direzione. Durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre alla guerra combattuta sui campi di battaglia, rilevante fu anche la guerra che si svolse sul campo della “propaganda” - così si chiamava allora – per influenzare l’opinione all’interno e all’esterno dei paesi belligeranti. Si trattava di informazioni e immagini, soprattutto cinematografiche, ben filtrate e confezionate, opera di coraggiosi giornalisti e cineoperatori, cui era stato affidato il compito di far conoscere il contributo di valore dei propri soldati o le nefandezze del nemico, per rafforzare il consenso e l’entusiasmo verso lo sforzo bellico intrapreso. Mentre,
le nuove tecnologie consentono oggi quasi una partecipazione fisica agli eventi,
se consideriamo che la partecipazione emotiva è parte integrante del nostro
coinvolgimento sensoriale e, quindi, una valutazione a “caldo”, che si
inserisce profondamente nella stratificazione delle nostre esperienze. Se
ripensiamo come gli antichi amavano riprodurre le gesta degli eroi, le battaglie
nei loro spettacoli a teatro o nel circo, non sfugge l’importanza di poter
assistere dal vero ad un evento cruciale, in quel caso, attraverso la finzione
scenica, oggi nella diretta televisiva o nella testimonianza di un social
network. Spettacolo, dunque, che ci coinvolge, ci affascina, con la sua novità
e imprevedibilità, che sfugge ad ogni regola prestabilita, che si pone al di
fuori del controllo di qualsiasi potere. E’ stato coniato il termine
“spettacolarizzazione”, proprio per indicare quella trasformazione in
spettacolo del dibattito politico e del confronto tra forze sociali. Non erano
immuni da forme di spettacolo gli interventi nell’Agorà di Atene o nel Foro e
nel Senato romano, ma il coinvolgimento diretto era di poche centinaia di
persone, mentre la restante popolazione, veniva informata indirettamente,
attraverso una catena di mediatori, antesignani dei moderni giornalisti,
protagonisti nell’era della Galassia Gutemberg. E tutti i sistemi politici,
democratici e non, si sono serviti dei grandi strumenti di comunicazione,
stampa, cinema, radio, televisione e ora reti web, per affermare e consolidare
il proprio potere, attraverso un intreccio, spesso occulto, con i meccanismi
finanziari ed economici, che governano la gestione dei grandi media. Vane
pertanto tutte le questioni se l’opinione pubblica fosse o non fosse
influenzata dal potere o se fosse il controllore del rispetto democratico. Vero,
che i mass media hanno da sempre determinato lo scenario di fondo, il back
ground, su cui fondare le proposte politiche, le candidature e ogni altra
scelta, che dovesse basarsi su un consenso diffuso, quindi chiamato “consenso
pubblico”. Ma oggi, è ancora il tempo per educare, per convincere, per
razionalizzare le opinioni più contingenti, o si applaude o si fischia
sull’onda del solo entusiasmo o della disapprovazione. Il palcoscenico
televisivo ha imposto a tutti i leader politici, la presenza in prima persona e
un rapporto diretto con il pubblico, che potrà poi essere il proprio
elettorato, riducendo il ruolo del giornalismo ad una specie di Star-system
giornalistico, di comprimari e comparse nello spettacolo. Nei talk-show
televisivi, poi, la legge più importante è quella di “non annoiare”. Non
si tratta più di comunicazione, ma di divertimento. Gli esperti che dibattono
una questione, sotto l’abile regia di un conduttore di vasta popolarità, con
un ritmo frenetico, sollevano un polverone populista, come gladiatori in
un’arena, brandendo opinioni gridate come armi contundenti. Così, gli
esponenti delle maggiori forze politiche, in quasi tutti i paesi del mondo
debbono trasformare ogni loro apparizione in una esibizione, che contenga novità,
che sorprenda, che susciti stupore e ammirazione e, naturalmente, consenso per
la performance personale, non certo per i contenuti politici di pubblico
interesse. Una volta, qualcuno ha detto: la radio da la notizia, la televisione
la fa vedere, la stampa l’approfondisce. Poi hanno preso piede i fittizi match
di wrestling, ove il pubblico si entusiasma solo allo spettacolo non volendo
conoscere tutto ciò che c’è dietro. Alti e bassi nelle vicende sociali, che
alternano momenti emozionali e populistici a periodi di vera crescita civile e
culturale. La tendenza emozionale è in corso già da qualche tempo ed anzi è
globalizzante, sull’altro fronte non ci sono al momento notizie. (Alberto
Graziani)
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N O T I Z I E E C O M M E N T I Bollettino dell’ Istituto di Pubblicismo Nuova serie - Roma, 08 marzo 2010, n. 44 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Giorgio Cinti.
"2010 Ucraina" - La manifestazione di Mondiriemersi a Frascati.
E’
stata presentata a Frascati (Roma), presso la Sala Giunta del Municipio, venerdì
5 marzo 2010, la nona edizione della manifestazione *Mondi Riemersi - 2010
Ucraina, in programma da martedì 9 a domenica 14 marzo, all’interno della
Sala delle Scuderie Aldobrandini della cittadina castellana. Organizzato
dall’Associazione culturale di promozione sociale Mondi Riemersi, in
partenariato con i Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), il Comune di
Frascati e la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, l’evento,
che avviato nell’anno 2002 si colloca fra i più significativi in ambito
nazionale nel favorire il dialogo interculturale e accrescere il senso del
valore dell’intercultura, intende sensibilizzare la nostra società civile
verso la conoscenza e quindi l’accoglienza delle civiltà straniere, in
particolare quelle dei Paesi del Sud del mondo e in via di sviluppo, mediante
azioni di solidarietà che si elevano anche sul piano culturale, e non più solo
economico. Preceduto
dalle edizioni dedicate al Senegal, alla Tailandia, al Venezuela, al Camerun,
alla Corea del sud, all’Uruguay, alla Romania e al Congo, l’odierno
incontro, ci porterà a conoscere l’Ucraina, una terra del Nord Est europeo,
dalla storia antica, indipendente solo dal 1991, e la cui popolazione occupa il
5° posto in Italia, nella graduatoria dei cittadini extracomunitari presenti su
tutto il nostro territorio, con circa 400.000 persone. Una
presenza notevole dunque, che fa transitare lungo l’intera penisola non solo
una importante forza lavoro, ma anche un vasto patrimonio culturale il quale,
durante i sei giorni della singolare iniziativa, troverà modo di esprimersi
attraverso il linguaggio universale dell’arte, veicolo fondamentale di
conoscenza, con spettacoli di musica e di poesia, mostre fotografiche e di
pittura, artigianato, costumi e cucina, per donarci in una originale visione
d’insieme, l’immagine di una nazione ricca sotto molti aspetti, ma che si
trova ad attraversare attualmente un periodo non facile. Questo Paese rivisitato
nei singoli ambiti, spesso sconosciuti, del suo sapere viene fatto così
“riemergere” in modo suggestivo, nella sua propria dimensione umana,
spirituale, artistica… Tutto
questo per imparare il metodo del dialogo, che aiuta a confrontarsi nel
quotidiano, segnato dalla presenza di tante persone non italiane. L’ampia
e coinvolgente programmazione, aperta su diverse tematiche, ha già visto
prendere avvio da martedì 2 marzo alle visite di presentazione di “Mondi
Riemersi 2010”, da parte dei giovani membri dell’equipe “Scuole”
dell’omonima Associazione, alle numerose classi di alcuni Istituti superiori
di Roma, Frascati, Grottaferrata e Marino, che ne hanno fatto richiesta e che
hanno inserito nel proprio Piano formativo la partecipazione al progetto, il
quale comprende anche dei Laboratori multidisciplinari, fino al 7 marzo. Mentre
le mattinate da martedì 9 a sabato 13 marzo, occuperanno gli studenti delle
Scuole del comprensorio tuscolano in uno studio su i vari aspetti
dell’Ucraina, della sua cultura e del suo popolo, presso le Scuderie
Aldobrandini. Sempre nella Sala
delle Scuderie Aldobrandini, venerdì 12 marzo, alle ore 18,30 si terrà una
conferenza dal tema “Un cammino di libertà”, dialogo con alcuni
rappresentanti della cultura ucraina sulle sfide della libertà, a seguire
l’inaugurazione di una mostra d’arte. Nel
pomeriggio di sabato 13 marzo, appuntamento con “I popoli si incontrano”,
una serata ancora all’insegna dell’arte e della gastronomia tipiche del
folklore ucraino, alla presenza di autorità italiane ed ucraine. Con il sindaco
della città di Frascati, Stefano DI Tommaso, e del presidente della Comunità
Montana dei Castelli Romani e Prenestini Giuseppe De Righi, sono infatti
previsti gli interventi degli Ambasciatori dell’Ucraina presso il Quirinale e
presso la Santa Sede, nonché gli ambasciatori dei Paesi coinvolti nelle passate
edizioni del medesimo avvenimento. Per
concludere, domenica 14 marzo, dalle ore 17,30 verrà messo in scena “Quel
volo per Kiev”, uno spettacolo di teatro, musica, poesia e immagini realizzato
dai giovani dei laboratori di Mondi Riemersi. L’ingresso è libero e il
calendario della kermesse può essere consultato sul sito www.mondiriemersi.net
(E. B.) *MONDI
RIEMERSI – conoscere, condividere, comunicare. Mondi
Riemersi ha come obiettivo la scoperta e l’apprezzamento dei valori degli
altri popoli, in particolare dei paesi cosiddetti “In via di sviluppo”
promuovendo in tal modo la maturazione di un clima di dialogo tra religioni,
culture, abitudini diverse. Si
vuole far “riemergere” dai sensi comuni, da schemi
“in bianco e nero” mondi
culturali diversi dal nostro mostrandone soprattutto la ricchezza e la bellezza.
Ci si impegna così a favorire l’imporsi, accanto alla solidarietà economica,
di una nuova solidarietà culturale con gli altri popoli. La metodica di Mondi
Riemersi è tipicamente esperienzale e relazionale: l’approccio con le
differenti culture e i valori che esse veicolano avviene innanzitutto tramite
l’incontro diretto con persone di altra nazionalità. Il linguaggio
dell’arte, fatto di immagini, racconti, suoni, è uno spazio privilegiato in
cui mondi lontani, non solo in senso geografico, vengono alla luce e ci
interpellano. L’incontro
con un’altra cultura è innanzitutto l’incontro con “L’altro”, di cui
colgo il “diverso” da me ma anche una “nuova possibilità” di declinare
la comune umanità. I
missionari nel loro essere uomini di due mondi, quello da cui provengono e
quello nel quale si trovano ad operare, sono veri e propri laboratori di
intercultura, ponti che uniscono più mondi.
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