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ISTITUTO DI PUBBLICISMO Guido Scialpi L'ASSETTO MONDIALE DELL'INFORMAZIONE
Saggi e
Studi di
Pubblicistica
ROMA
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L’enorme rilevanza politica delle conseguenze sociali dell’informazione continua a tener “caldo” il sotterraneo conflitto internazionale da sempre in atto per il controllo dei mezzi di diffusione dell’informazione, che costituiscono la vera e propria arma strategica di lotta sul fronte interno di qualsiasi regime, in tempi di guerra come in quelli di pace. Il gioco delle alleanze che si è costituito in questa guerra mondiale dell’informazione vede la contrapposizione di due schieramenti, coagulati non tanto da affinità politiche, quanto da affinità derivanti dall’assetto interno dei vari paesi, dalla necessità dei vari regimi di avere il pieno controllo sui mezzi di comunicazione e sulla polarizzazione delle opinioni. Questi due schieramenti si ispirano a due principi di base: da una parte da una parte la “libertà di stampa, ovvero il libero gioco del mercato dell’informazione sia in campo internazionale e sia all’interno dei singoli paesi; dall’altra, la “educazione delle masse”, che presuppone un marcato dirigismo da parte degli organi del regime, cui compete il controllo dell’informazione diffusa all’interno della società nazionale e possibilmente di tutta l’informazione verso l’esterno, che di quella società dovrebbe diffondere una immagine di natura propagandistica. Grossolanamente possiamo raggruppare queste due aree sotto gli slogan. “l’informazione deve fornire ciò che il consumatore d’informazione domanda” (liberismo), e “l’informazione deve fornire ciò di cui il consumatore d’informazione ha bisogno” (monopolio di regime sui mezzi di comunicazione). Ovviamente, in questo ultimo caso, sono i detentori del potere politico a decidere di volta in volta ciò di cui il consumatore d’informazione ha bisogno per la propria educazione e per il presunto bene della società. Contrariamente a quanto potrebbe apparire a prima vista, i due blocchi che si contrappongono, non corrispondono a schemi propriamente ideologici ( ad esempio, marxismo contro liberismo) o economici (economia di stato contro economia di mercato) . La configurazione del blocco che per brevità chiameremo del “dirigismo” dell’informazione si delinea con il raggruppamento di tutti i regimi che , per ragioni di politica interna e di rafforzamento del proprio potere, hanno necessità di controllare rigidamente i processi di circolazione e polarizzazione delle opinioni nell’ambito delle rispettive società; vi si trovano infatti, con motivazioni variegate, regimi di destra come dittature del proletariato e regimi fondati su appartenenze religiose, di classe o di razza. L’assoluto, tuttavia, per forza di cose non esiste in nessuno dei due campi contrapposti. Il liberismo pluralista dei paesi occidentali, che si fonda sul teorico equilibrio automatico del mercato (l’informazione buona scaccia quella cattiva) secondo le leggi della domanda e dell’offerta, è fortemente inquinato dal gioco degli interessi economici e politici connaturati all’offerta di informazione, interessi che, pur essendo molteplici e molto diversificati, inevitabilmente spingono l’informazione verso sistemi oligopolistici. Nemmeno il monopolio dell’informazione, d’altro canto, potrà mai essere assoluto. Alla sensazione di soffocamento che viene nettamente avvertita nei paesi del blocco “dirigista”, fa riscontro l’inevitabile afflusso d’informazione da fonti esterne, che supera qualsiasi sbarramento e, inoltre, la nascita spontanea di apparati clandestini di controinformazione. Oggi, con il travolgente sviluppo delle tecnologie satellitari ed online, il controllo degli strumenti di comunicazione si presenta quanto mai complesso, e, come sta già avvenendo presuppone uno sforzo di adeguamento, da parte dei regimi totalitari, dei tradizionali sistemi di controllo e di repressione.(Guido Scialpi)
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