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Interviste e articoli di
Intervista a GIULIETTO CHIESA Intervista a SABINO CARONIA Intervista a ANTONIO CAPRARICA Intervista a SALVATORE CALLERI Intervista a MONGI BOUSNINA Islanda magica -Thor Vilhjalmsson Intervista a SERGIO PALLAVICINI Nuovo vocabolario "Devoto-Oli" Intervista a ANTONIO GALDO La Dante Alighieri in Giappone Intervista a NADIR AZIZA Lingua italiana e immigrazione Intervista a GIULIO ANDREOTTI In Spagna, premiata la Dante Intervista a CARLO PANELLA Biennale di Venezia Intervista a DORELLO FERRARI Mondializzazione e Mediterraneo Intervista a MARIO BACCINI Sirio: una stella, una dea Intervista a RICHARD FLANAGAN Intervista a LAURENCE GARDNER Intervista a THOR VILHJALMSSON
INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA (13 gennaio 2012) Giulietto
Chiesa, lei è autore, con Pino Cabras, del presente volume Barack Obush. Il
libro affronta nel suo insieme molte questioni che ruotano intorno all'attuale
situazione politica internazionale: AL Qaeda, Osama Bin Laden, la primavera
araba dall’Egitto alla Libia, l’Europa e l’economia mondiale, sullo sfondo
di una superpotenza, gli Stati Uniti d’America, al declino. D)
La mia prima domanda nasce Innanzitutto da un'osservazione: un giornalista,
scrittore e politico, particolare conoscitore della Russia, e di quella che fu
l'URSS, dove ha vissuto e lavorato, si cimenta in un libro dal tema prettamente
americano, trattando un argomento di cui il titolo si fa emblema "Barack
Obush"(dalla contrazione del cognome Obama e Bush, come dire o l'uno o
l'altro è la stessa cosa, non cambia nulla), e va a toccare gli USA proprio
dentro al cuore, estendendo l'aspra critica fino ai suoi Presidenti... R)
Non conosco gli Stati Uniti così bene come conosco la Russia e lo spazio che fu
quello dell'Unione Sovietica. Negli USA ho lavorato per un solo anno, mentre in
Russia ho lavorato per venti anni. La differenza mi pare evidente. Tuttavia ho
studiato i rapporti internazionali per trent'anni e fare questo senza conoscere
gli USA è semplicemente ridicolo. Leggo da molti anni, quasi tutti i giorni, il
New York Times, che considero, nonostante tutta l'ideologia grondante che
trasuda dalle sue pagine, uno degli strumenti più utili per capire cosa
succede. Nel libro, non ho detto affatto che con Obama non è cambiato nulla. Al
contrario, ho dedicato l'ultimo capitolo del libro, tutto intero, a spiegare
perché Obama non può fare diversamente da quello che fa: cioè continuare la
linea imperiale. Purtroppo per lui gli tocca il compito improbo di farlo mentre
l'impero declina. R)
Da qualche tempo, sono impegnato a smontare la manipolazione delle nostre
coscienze che è stata costruita in primo luogo da Hollywood e dalla cultura del
consumismo esasperato che abbiamo importato. Siamo stati costretti con la forza
della seduzione a importare proprio dagli Stati Uniti. La Grande Fabbrica dei
Sogni e delle Menzogne è "l'America". Se siamo nel disastro in cui
siamo, è esattamente perché siamo stati catturati in questa trappola. R) Non ho scritto innumerevoli libri, saranno una quindicina, a occhio e croce, e la mia seminagione ha prodotto molti consensi e molti accaniti nemici. I libri sono mezzi di comunicazione di lunga gittata, ma colpiscono solo i loro lettori, che sono ormai sempre meno. L'homo legens sta estinguendosi. E' ormai il tempo dell'homo videns. Una mutazione antropologica che ci farà vedere mostruosità mai viste dalle generazioni precedenti.
INTERVISTA
AL PROFESSOR SABINO CARONIA (4
dicembre 2011) D)
Professor Caronia, nel presente libro lei si cimenta in una narrazione che
riguarda uno fra i più carismatici artisti rock della scena mondiale degli anni
Sessanta, Jim Morrison, leader della storica band The Doors e, ancora oggi, a
quarant'anni dalla scomparsa, mito e icona per migliaia di persone appassionate
di questo genere musicale, ma anche poeta e figura rilevante nella storia
americana del XX secolo , per innumerevoli intellettuali e studiosi. Dopo tanti
anni dedicati all'attività di studioso e critico letterario, nonché di
scrittore, come nasce questa sua nuova opera letteraria? R)
Il libro s’ispira a un momento storico ben preciso e parte dal giorno in cui
prendono avvio le procedure per il processo contro Jim Morrison a seguito di un
concerto a Miami in cui, secondo l’accusa, la rock star mette in atto
atteggiamenti pornografici. Dall'inizio del processo il volume arriva fino alla
morte dell’artista, avvenuta a Parigi il 3 luglio 1971, e possiamo riassumerlo
come un viaggio psicologico, interno alla figura di Morrison e che si sviluppa
tutto intorno alla vicenda che lo coinvolge. Il processo ingiusto, kafkiano come
lo stesso Morrison definisce ciò che lo riguarda, diventa qui un processo
interiore, e si snoda nei meandri psicologici della sua personalità. Via, via
da processo esterno, si fa sempre più interno, sullo sfondo della cronaca
dell’epoca… D)
Lo stesso Jim Morrison voleva scrivere un libro su questa sua personale
vicenda… R)
Lui stesso voleva stilare un libro sulla vicenda, unitamente a un processo che
fosse pure introspettivo, partendo dalle origini del mito del rock per arrivare
all’uomo comune. Aveva pensato di fare un’analisi fra gli anni del mito
rispetto a quelli della sua vita di uomo. Il tempo di prima e quello del poi, in
un tentativo di liberarsi dall’immagine d’icona del rock che lo
rappresentava per riappropriarsi dell'immagine di sé stesso. Jim voleva
riappropriarsi di sé. Dal momento che lo stesso Morrison voleva farne un libro,
era mia intenzione riprendere quel suo desiderio rimasto incompiuto a seguito
della sua morte, entrare nella sua testa e… mettermi a scrivere al suo posto.
Non una cosa semplice in quanto Jim Morrison intendeva fare un processo molto
profondo, e che era sia interiore, guardando dentro sé stesso, e sia
esteriore... In effetti dalle sbavature, nel mio libro, cosa inevitabile, emerge
Sabino Caronia, in una verosimiglianza con Jim Morrison, e laddove non arriva la
cronaca arriva l'autore. Il volume vuole mettere in sostanza in risalto il senso
stesso della vita, di come si può affrontarla oggi come allora, non è cambiato
praticamente nulla. D)
Sulla scena della letteratura del genere, innumerevoli sono le pubblicazioni
dedicate a Jim Morrison, dall’anno della sua scomparsa, in che cosa si
differenzia la sua opera, che cosa rappresenta questo suo libro? R)
Il mio libro è qualcosa di diverso rispetto a quanto si è pubblicato finora
sul tema. In realtà mette in risalto un’esperienza, quella vissuta da Jim
Morrison, che rientra in un’epoca che è la stessa di un’intera generazione.
Qui quell’epoca è rivissuta attraverso l'esperienza di ognuno di noi. Io
stesso, come autore del libro, mi sono servito di Jim Morrison per ritornare a
quel tempo, sul finire degli anni Sessanta. D)
Ritornando allo scandaloso concerto di Miami, 1 marzo 1969 al Dinner Key
Auditorium, e a proposito di quel processo, che ha rappresentato per lei uno
spunto importante per avviare la stesura del romanzo sul leader de i Doors, oggi
Jim è stato riabilitato pienamente nello Stato della Florida, e riconosciuto
non colpevole... R)
Mentre il giudice che voleva processarlo, è stato condannato per corruzione...
di fatto non c’è foto, non c’è documento filmato che attesti la sua
colpevolezza: il gesto incriminato nello “scandaloso concerto di Miami” non
fu altro che una simulazione, ma non c’era alcun elemento riconducibile a
pornografia, come sosteneva l’accusa… Un discorso questo che ci porta a fare
una considerazione sulla magistratura, quella degli Stati Uniti, diversa dalla
nostra. Negli States la magistratura è di natura politica, ai tempi del
processo a Morrison il presidente era Nixon, e sappiamo quanto Morrison fosse
contrario alla politica di Nixon, in particolare proprio alla guerra del
Vietnam, ma non è neppure una questione di ordine politico. Jim era un vero
artista e gli importava solo dell'arte ma non era interessato alla politica, non
amava Nixon per via dei suoi numerosi errori politici, a cominciare dalla guerra
in Vietnam... ma un magistrato può svolgere bene il proprio lavoro e il proprio
dovere nella giustizia a prescindere dal colore politico che veste. Jim fu
accusato da un magistrato di per sé corrotto. Ma per Morrison il potere era
racchiuso nella musica, la sua visione del mondo era puramente utopica. Credeva
nel potere dell’arte e nella libertà dell’artista. D)
Può aiutarci il suo libro a comprendere meglio questa figura enigmatica di uomo
e di mito che a tutt'oggi rappresenta comunque un mistero per molti, addirittura
per i suoi compagni di vita e di lavoro, per coloro che lo hanno conosciuto. Lo
stesso Ray Manzarek, tastierista de i Doors, ancora oggi rilascia interviste
dove afferma che Jim è vivo.... R)
Il mio libro offre la ricerca di un percorso che ci porta a conoscere Jim dal
profondo e che rivela un messaggio positivo della sua vita, non distruttivo. Non
a caso Morrison amava definirsi come "re lucertola" e usava questa
figura come rappresentativa di se stesso, in quanto simbolo di rinascita, al
contrario di un aspetto esteriore apparentemente distruttivo.
Jim era innanzitutto un grande innovatore. "King Lizard"
racchiude in sé un ricco significato metaforico associato a un animale
primordiale, capace di resistere nel tempo, prima e dopo il diluvio, e di
rigenerarsi: una metafora cara anche a Nietszche, la coda di questo piccolo
rettile è in grado di ricrescere.... D)
Sappiamo che Jim Morrison era dotato anche di una certa cultura, aveva studiato
presso scuole prestigiose, in particolare frequentò la UCLA (Università della
California a Los Angeles) ed ebbe fra i compagni di studio il celebre regista
cinematografico F. Ford Coppola... inoltre tra le innumerevoli e preziose
citazioni che si susseguono lungo il testo da lei firmato, figura pure Giuseppe
Tomasi di Lampedusa nell'opera Lighea... R)
Le innumerevoli citazioni che si susseguono nel libro, sono riconducibili tutte
a Jim Morrison, e rivelano quanto ci sia in comune fra me e lui. Alcune però,
in particolare, mi sono tornate utili per capire come Sabino Caronia ha
incontrato Jim Morrison. Ad esempio il riferimento a Kafka che lo stesso
Morrison citava quando parlava di se stesso prendendo come esempio due opere
dello scrittore di Praga, Il Processo, ovviamente, ma anche Lo straniero, bene,
questi due libri hanno sempre rappresentato molto per Jim e anche per me… Ma
addirittura Tomasi di Lampedusa, di cui sono appassionato studioso, che con la
sua Lighea mi ha aperto gli occhi su quanto in comune vi fosse fra il Rocker
statunitense e il nostro romanziere. L’amore per i libri tanto per fare un
esempio, questi non rappresentano per entrambi un ostacolo da superare, ma una
porta aperta su orizzonti più ampi attraverso cui allargare lo sguardo… Gli
eroi di Jim Morrison erano gli scrittori e gli artisti. Jim amava tanto la
letteratura, che stampava e pubblicava, a sue spese, non solo i suoi libri, ma
anche quelli di altri autori che lui riteneva validi, come il poeta Kenneth
Patchen. E’ importante sapere come Jim Morrison considerasse che la vera arte
non fosse mai abbastanza stimata, mai come meritava di esserlo. Secondo lui i
grandi poeti non erano mai tanto promossi quanto altri, più commerciali ma meno
bravi eppure posti più in vista: questo è il gioco della comunicazione cui si
era sempre ribellato... D)
Affascinante scoprire che due così grandi e celebrati artisti, appartenenti a
epoche e culture diverse, Morrison e Tomasi Di Lampedusa, avessero delle qualità
in comune, mi riferisco alla citazione della Lampedusiana Lighea…. Grazie per
l’illuminazione che ci offre la sua ricerca… R)
Jim Morrison nemmeno conosceva, probabilmente, il nostro Tomasi Di Lampedusa…
Tuttavia amava molto e si sentiva profondamente ispirato anche dalla cultura
Celtica, una cultura cui apparteneva per discendenza, essendo di origini
scozzesi e irlandesi… Numerose sono nel mio libro le citazioni appartenenti
alla Letteratura Celtica a cominciare dall’opera “Viaggio per nave” che
ritroviamo come fonte d’ispirazione della celebre canzone “Chrystal Ship”
pura espressione di un viaggio psichedelico che lo porta oltre i limiti delle
apparenze … Lo stesso viaggio che la Chriystal Ship fa prendere al
sottoscritto ... D)
Comunque letteratura a parte, per affrontare questi viaggi psichedelici, si
aiutava con le droghe, LSD, eroina, alcoolici.... R)
La droga era allora un’esperienza di conoscenza e quindi i giovani, ma anche i
meno giovani, ne facevano un uso conoscitivo, esperienziale, per aprire la
mente. Morrison prendeva tuttavia le distanze dall’abuso di droghe…
Perseguiva la propria strada nella vita dandosi delle regole. Passava attraverso
la propria esperienza personale ma con delle regole ben chiare e precise, non
con lo sballo…non amava la confusione. Quando andò a Parigi ci andò perché
non ce la faceva più e voleva prendersi un periodo di riposo e meditazione…
Nelle sue canzoni, come il capolavoro “When the Music’s Over”, Jim
esprime pienamente le sue origini di cristiano cattolico osservante. Non
lasciava nulla al caso, aveva studiato, aveva acquisito un certo grado di
cultura non solo attraverso la scuola, anche nell’ambito stesso della sua
famiglia: il padre (recentemente scomparso) era militare di carriera, era un
ammiraglio dell’esercito statunitense. D’altra parte è sempre vissuto in
una società di alti ufficiali, un ambiente in cui è rinomata l’eleganza,
ritenuta un obbligo, e questa ha aiutato Jim a crescere con delle regole, per
quanto volesse cercare nuove esperienze di vita. Sapeva recitare, aveva fatto
scuola di cinema, non poté fare il regista cinematografico perché non aveva
capacità di sintesi, ma sapeva dare note di grande profondità alle sue
interpretazioni, aveva delle spiccate capacità teatrali, efficace esempio in
tal senso è la potente interpretazione di uno fra i più celebri brani dei
Doors “Light my fire”, nondimeno “When the music’s over”. D)
Parliamo degli anni Sessanta e quella era un’epoca di grandi trasformazioni
sociali, l’uso della droga come fenomeno esperienziale, la liberazione da
certi tabù, come il sesso, di cui Morrison era un emblema, e il rock…. R)
Il rock aveva la capacità di unificare il mondo intero, rompeva le barriere…. D)
Anche quelle dell'età? Jim Morrison avrebbe compiuto 68 anni il prossimo 8
dicembre (nacque nel 1943) mentre lei ha qualche anno in meno rispetto a lui…
Come ricorda quell’epoca in tal senso, e come vedeva Jim, cosa rappresentava
per lei adolescente e, soprattutto, qui in Italia come veniva considerato? R)
Ancora oggi il Rock ha questo potere unificatore. Allora però significava molto
la differenza di età. non è come oggi che pochi anni in più o in meno non
dicono nulla dal punto di vista generazionale, mentre era rilevante la
differenza di età fra i nati nel 1943, Jim Morrison, e i nati nel 1947, il
sottoscritto. Quattro anni
rappresentavano un abisso ai miei tempi, non oggi. Jim era molto più
adulto rispetto a me che ero ancora un ragazzo inesperto, e certe problematiche
che rappresentavano la cultura sociale sulla quale si muoveva Morrison non erano
quelle della mia generazione… potevano far ridere addirittura… seppure gli
anni di differenza di età, ripeto, fossero davvero pochi.
E poi sembra incredibile ma non lo è, durante il loro massimo fulgore i
Doors negli Stati Uniti non erano così noti come si vorrebbe credere, nella
stessa Los Angeles non tutti sapevano chi fosse questa band … In Italia ai
suoi tempi, si parlò tanto di un concerto da tenersi a Roma e poi nulla di
fatto proprio per via delle voci sulle scandalose vicende di Miami. Insomma i
Doors oggi tanto acclamati non erano poi così noti, così in voga come si
vorrebbe credere… appare strano a dirsi ma è così. D)
E’ dunque la morte che ha generato il mito di Jim Morrison trasformandolo in
una sorta di figura angelica? R)
Recentemente la nota rivista musicale Rolling Stones, ha dedicato una copertina
a Jim Morrison con una presentazione molto eloquente, riassunta in tre parole
“Hot, sexy, and dead” “Caldo, sexy e morto”. Certo un brutto Mick
Jagger, arrivato alla soglia dei settant’anni, invecchiato e rugoso, non regge
il confronto con un Jim Morrison che ancora sopravvive come un bellissimo angelo
della musica. E forse è davvero questa la forza del suo mito che resiste agli
anni, aldilà del tempo…
INTERVISTA A ANTONIO CAPRARICA - AUTORE DEL VOLUME LA CLASSE NON E’ ACQUA ED. SPERLING&KUPFER – RAI ERI. (Novembre 2011) D)
Professor Caprarica, certamente l'aristocrazia inglese è particolarmente
affascinante e giustamente, a mio avviso, Lei definisce gli inglesi come
"ultimi veri aristocratici". Nondimeno nel Suo libro Lei è così
abile da mostrarci per iscritto, voglio dire a parole, quello che è il mondo
aristocratico inglese... senza dover necessariamente ricorrere alle immagini
fotografiche, in un testo ricco di contenuti per cui la lettura scorre
gradevolmente. Detto questo, in considerazione del fatto che da moltissimi anni
Lei vive a Londra e dopo aver pubblicato "Dio ci salvi dagli inglesi...o
no?" nel 2006,cosa intende offrire ai lettori con questa nuova
pubblicazione? Possiamo definirla in qualche modo un prosieguo in chiave
aristocratica del precedente libro?
R)
Diciamo che è un nuovo capitolo del mio racconto sull'Inghilterra . Mi ha
divertito molto mostrare, in questo libro, come sotto la sottilissima vernice
"democratica", multietnica e "aperta" della società
britannica continui a prosperare la perenne ossessione di classe. E' come se nel
DNA degli inglesi fosse inscritta per sempre la deferenza comandata dalla
posizione sociale, dalla ricchezza, dalla nobiltà, dal privilegio. Come dice
Roy Hattersley, gli aristocratici inglesi si avvantaggiano di ciò che altrove
è considerato un danno e qui una benedizione: essi sono un anacronismo. Che fa
ancora impazzire il pubblico. D)
In particolare, una cosa m’incuriosisce chiederLe: secondo Lei gli
aristocratici inglesi sono davvero aperti ai borghesi, al popolo, per così
dire? R)
Al contrario, non sono aperti per niente, però sanno adattarsi. Capiscono
quando devono arrendersi. Kate Middleton è stata accolta dai nobili amici del
futuro marito con risolini di scherno e battute pesanti sulle modeste origini
della sua famiglia. Ma quando hanno capito che sarebbe diventata la loro regina,
anche duchi e conti hanno piegato il capo e le ginocchia. Ricordando forse quel
che diceva la prima Elisabetta, la Grande che inventò l'impero marittimo:
"la nobiltà è solo vecchia ricchezza". D)
In effetti, a parte ora il principe William figlio di Charles e Diana, che ha
sposato Katherine MIddelton, ma a Carlo forse fu imposto di sposare una cugina
anche se non di primo grado, Diana, per garantire una discendenza di sangue blu:
quel matrimonio fu una vera e propria forzatura e .... non sembra che ci siano
in vista dei bebé fra William e Kate, al momento. Forse sarò un po' troppo
fantasiosa? R) Il figlio, o la figlia, di William e Kate sarà in effetti un ... "mezzo sangue"! A quello blu intenso del principe si mescolerà quello rosso, ma non meno onorato, della borghese Kate : evviva , ma dopo tutto non è la prima volta che sul trono inglese arriva qualcuno non del tutto in regola con i quattro quarti di nobiltà. Perfino Guglielmo il Conquistatore era un "bastardo" del Duca di Normandia .... Quanto ai tempi, per ora non risulta niente. L'impressione è che per un bebè la coppia voglia aspettare prima il Giubileo di Diamante di Elisabetta II, cioè la celebrazione dei suoi 60 anni di regno . Dopo, quando non rischia più di rubarle la scena, ben venga il pronipote destinato al trono. Sempre che ci sia ancora quando toccherà a lui di salirci.
Intervista al Prof. Salvatore Calleri * (7 aprile 2011)
D
- Professor Calleri, nel corso
degli anni della sua lunga carriera lei ha pubblicato numerose opere letterarie
di particolare spessore, libri interessanti e capaci di arricchire il dibattito
letterario mediante elementi innovativi: sono note le sue qualità di
ricercatore, per cui non a caso le sono stati attribuiti importanti
riconoscimenti ed è stato insignito di vari premi letterari. La sua ultima
opera pubblicata dal titolo “La zampata del Gattopardo- I luoghi
dell’anima” rappresenta un punto di arrivo significativo della sua vita di
scrittore e di uomo, e a questo punto la domanda che sorge è d'obbligo. Perché
scrive? Potrebbe la risposta a questa domanda essere la chiave interpretativa
della sua opera? R
- Ricordo in proposito, che il grande
scrittore irlandese Samuel Beckett, premio Nobel per la Letteratura nel 1969, a
chi gli rivolgeva tale domanda, rispondeva "Bon qu'à ca" e cioè,
"buono soltanto a ciò" il cui significato in termini pratici è: non
so fare altro. Nella sua visione prettamente nichilistica dell'individuo nella
sua solitudine esistenziale, nell'assenza di una luce di speranza, di caritas,
l'approdo non poteva essere che quello dell’incomunicabilità, dell'assoluta
negatività, del prevalere dell'assurdo, del grottesco nella condizione umana.
Superando tale barriera del nulla, rispondo così alla stessa domanda: scrivo
per un atto d'amore, pur nella consapevolezza della "pena di vivere"
dell'uomo moderno, per recare un contributo di elevazione morale che ci permetta
di vivere, di soffrire, ma anche di amare, nel compimento di una missione alla
quale siamo votati. In quest'ottica c'è una luce che è la speranza dell'anima.
E' questa a mio avviso la chiave interpretativa di un grande sia nell'arte come
nella vita: Giuseppe Tomasi di Lampedusa. D
- Quali sono in proposito, le
novità della sua valutazione critica nell'opera saggistico-narrativa "La
zampata del Gattopardo- I luoghi dell'anima", a lui dedicata? R - Mi preme anzitutto evidenziare l'unità, che è segno di completezza, nell'analizzare l'opera lampedusiana nelle sue varie sfaccettature: in questo senso non poteva mancare, nella mia valutazione critica del Gattopardo, una disamina sui rapporti tra un'opera letteraria e la sua possibile trasposizione cinematografica, oltre che teatrale, musicale e televisiva. Letteratura e cinema sono due forme d'arte che si affascinano e s'influenzano a vicenda, ma il più delle volte si esprimono con linguaggi quasi opposti. Le tecniche della letteratura e del cinema, anzi, sono spesso in contraddizione l'una con l'altra. Non è certamente possibile, nel respiro di un'intervista, addentrarmi nell'excursus storico-critico della relativa problematica, cosa che ho fatto nella terza parte del mio volume. Intendo però porre l’accento in questa sede, sulla creazione artistica quale atto unico, singolare. Proprio per questo, quando l'incontro tra la sensibilità, la genialità di una tecnica creativa ad hoc avviene tra un grande scrittore e un grande regista, (assieme alla sua equipe) determinando una compenetrazione reciproca dei principali motivi ispiratori, i risultati sono mirabili. E' proprio questo il caso dell'opera letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo (1958) e la realizzazione cinematografica de Il Gattopardo di Luchino Visconti del 1963 (Rif. Titanus n.d.r.). "Uno dei rarissimi casi di pari e patta, fra un romanzo e il film da cui è tratto, di dignità e valore almeno eguali nel contrastato rapporto letteratura-cinema", come lo definì A. Di Grado. D - Una sua sottolineatura critica sul carattere di novità della creazione letteraria lampedusiana, specie per Il Gattopardo si rivela, a questo punto, opportuna? R
- Certamente: non si possono non
toccare, sotto quest’aspetto, i punti essenziali di una creazione letteraria
veramente nuova, nel momento in cui essa nasce, nell'excursus storico-critico
della letteratura non solo italiana, ma anche europea, con riflessi profondi a
livello mondiale. La nascita de Il Gattopardo, fu veramente una novità che
scompaginò gli orientamenti critici dell'epoca, determinando un rinnovamento
della tecnica artistico-creativa, oltre dei contenuti di un'opera. La stagione
neorealistica, iniziata negli anni ‘30-‘40 del Novecento, pur con le sue
mirabili creazioni che hanno lasciato il segno sia nella letteratura, sia nel
cinema, manifestava verso la fine degli anni Cinquanta, le caratteristiche di
una crisi profonda, che l'avrebbe avviata da lì a poco, al suo tramonto.
Proprio per riferirci a due autori rappresentativi della temperie dell'epoca,
quali Giorgio Bassani, (nato nel
1916, che ha però avuto il merito di superarne i limiti, scoprendo e
valorizzando per primo il Gattopardo, e quindi tutta la produzione narrativa di
Tomasi di Lampedusa), e Carlo Cassola, (nato nel 1917), si può dire che a
entrambi "per vie diverse la lotta politica e l'impegno sociale, hanno
lasciato solo amarezza e delusione, e quindi un senso tra sbigottito e
rassegnato d’isolamento”. La delusione delle cose, determina per questa via,
una sublimazione delle parole… Da qui l’esigenza sempre più sentita di
ripiegarsi su se stessi, per cercare di superare lo stato d’insicurezza e
d’angoscia, connesso con la coscienza della condizione umana e dei suoi
limiti, trovare cioè l’ubi consistam esistenziale attraverso un lavoro di
“scavo” sull’esempio della grande letteratura europea, particolarmente
della narrativa francese e di quella russa. Sorse così il romanzo esistenziale,
la cui lontana ascendenza, come spunti di pensiero, si può trovare
nell’esistenzialismo, il cui padre è il filosofo Soren A. Kierkegaard
(1813-1855). D - Proprio sulla scia esistenzialista di Kierkegaard, si profila come romanzo esistenziale Il Gattopardo di Lampedusa? R
- A tale genere si può dire che
appartenga Il Gattopardo di Lampedusa, pur nella sua singolarità di motivi
ispiratori profondi e di tecnica espressiva che ne fanno un unicum esemplare di
creazione letteraria, il cui linguaggio elaboratissimo, denota un senso classico
del gusto, una rara disciplina creativa all’insegna del labor limae. Il suo
accostamento al filone del Verismo verghiano, la sua intelaiatura storica, pur
se può apparire più appropriata, per il romanzo tomasiano, la denominazione di
“una forma di confessione autobiografica trasposta in forme storiche” (A.
Bocelli) nulla tolgono al crisma della sua originalità fisiognomica. D
-
Come si spiega, fatta questa premessa, l’accanimento contro la
realizzazione editoriale di Tomasi di Lampedusa? Il Gattopardo come sappiamo, fu
mal criticato da molti letterati dell’epoca e rifiutato da molti editori prima
che Feltrinelli gli concedesse la pubblicazione che avvenne solo nel 1958, ossia
dopo la morte dell’autore… R
- L’accanimento fu dovuto al fatto
che al centro della discussione, non c’era solo un manoscritto da pubblicare,
ma il libro che si stava ponendo minacciosamente al centro del dibattito critico
e certo non era vicino alla poetica “vittoriniana” cioè di un personaggio
quale Elio Vittorini. Vittorini, pur con i suoi meriti, quale scrittore e
operatore di cultura, commise l’errore imperdonabile, in sede einaudiana, di
rifiutare la pubblicazione del romanzo lampedusiano, dandone comunicazione
all’autore il 2 luglio del 1957, pochi giorni prima della sua morte.
Dell’iter travagliatissimo di questo calvario realizzativo editoriale del
Gattopardo ho fatto nel mio lavoro, un’analisi attenta e capillare, così come
della questione meridionale la cui mia disamina si è sviluppata sulla base di
classici della storiografia, come l’Inchiesta Siciliana di Leopoldo Franchetti
e Sidney Sonnino , nonché sulla base di importanti studi effettuati dal
professor Napoleone Colaianni e dal
professor Rosario Romeo … D
- Da siciliano, come vede il
contributo recato dalla Sicilia alla nascita del nostro Stato nazionale unitario,
il cui momento epocale si rispecchia proprio nelle stesse vicende del
Gattopardo? R
-
Prima di rispondere a questa domanda, ci tengo a sgomberare il terreno critico
da un’interpretazione sbagliata che parecchi hanno fatto della frase
pronunciata dal nipote, pupillo del principe, il giovane Tancredi Falconeri,
prima di partire per unirsi ai garibaldini: “ se vogliamo che tutto resti
com’è bisogna che tutto cambi”. Tale frase è soltanto in apparenza fatta
sua, dal principe protagonista, per la profonda ironia che la pervade sulle
magnifiche sorti progressive. In realtà, per il suo scetticismo, il suo
disincanto profondo, lo scrittore sperimenterà sulle proprie carni quanto sia
fragile o addirittura inesistente una simile illusione. Sicché si può dire che
la medicina tancrediana è solo un inevitabile meno peggio che comincerà
prestissimo ad essere smentito… La
nostra onestà intellettuale, quella di noi siciliani, proprio per questo, non
può non farci riconoscere quanto d’incompiuto sia rimasto in questa nobile
impresa della organizzazione del nostro Stato nazionale unitario. I contadini
meridionali che deposero nell’urna il loro “Si” all’Unità d’Italia,
entrarono legittimamente a far parte della comunità nazionale che, però,
ereditava le loro sofferenze e i loro rancori: La pesante e difficile
“questione meridionale”… Nonostante questo vulnus di “due Italie” in
una il contributo dei siciliani all’unità d’Italia è stato altamente
positivo sotto ogni aspetto: economico, di sacrifici e soprattutto morale. E’
“la doppia lealtà siciliana” come scrive Gioacchino Lanza Tomasi nella
prefazione, la prova del valido contributo recato alla nascita del nostro Stato
Unitario. Non si dimentichi che Messina è stata l’unica città d’Italia che
ha avuto la forza morale e il coraggio di eleggere per ben tre volte Giuseppe
Mazzini alla Camera dei Deputati nel 1866, mentre sul capo del grande esule
pendeva una condanna a morte…! D - Professor Calleri, so che un motivo che le sta particolarmente a cuore è quello intimistico: cosa rappresenta nella produzione narrativa lampedusiana, specie nel Gattopardo? R - Lo vedo come ragion d’essere della creazione letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il motivo per cui essa può parlare al nostro io profondo, sicché può costituire la nostra migliore compagnia di viaggio nel nostro iter esistenziale. Ci basti pensare per rendersene conto ai colloqui segreti del principe: con le stelle ( le sole persone perbene), la natura, il mondo dell’invisibile, pur nella sua visione laica ma dotata della cifra di una spiritualità superiore, inoltre alla tristezza del tramonto di una vita senza sogni della figlia Concetta, creatura dolce e indifesa, cui è stato negato il conforto di un amore, soprattutto, però, è nel figlio Giovanni (la piccola cicatrice del testo lampedusiano, secondo la felice definizione di Francesco Orlando), l’immagine più dolente: quella di un ragazzo che ha rinunciato, per scelta operata nel suo intimo, agli agi di una vita privilegiata, in un ambiente nobiliare, per vivere da umile commesso nelle brume di Londra. Cos’è il suo, se non un accostamento realizzato anzitempo al mistero del dolore e della morte? Come non commuoversi per un figlio perduto, sentendolo proprio, nella pena universale del vivere dell’uomo moderno? (Elisabetta Bernardini) * Salvatore Calleri - autore dell'opera saggistico-narrativa "La Zampata del Gattopardo. I luoghi dell'anima. Solitudine e ricerca interiore in Giuseppe Tomasi di Lampedusa". Guido Scialpi Editore (EURO 16,00)
INTERVISTA al PROF. MONGI BOUSNINA,Direttore Generale della ALECSO, Organizzazione araba per l'educazione, la cultura e la scienza, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alfabetizzazione. (8
settembre 2008). D)
Professor Bousnina, lei è il direttore generale della ALECSO,
un’Organizzazione araba, per l’Educazione, la Cultura e la Scienza, dal
2001. Se andiamo a vedere il mondo arabo musulmano, colpito
dall’analfabetismo, (una tragedia che riguarda oltre 70 milioni di
illetterati, un dato che è oltretutto aumentato dal 1970, quando di analfabeti,
se ne contavano 50 milioni), vediamo pure che la maggior parte di questa gente
vive nel disagio, non solo economico, e immersa in una serie di problemi… Come
perseguire un processo di alfabetizzazione in un simile contesto sociale? R)
L’analfabetismo, è un fenomeno che, purtroppo, riguarda tutto il mondo, non
solo i paesi arabi caratterizzati da particolari condizioni demografiche e socio
economiche delle popolazioni. Se gli indicatori socio economici, come indicato
appunto nei rapporti del PNUD, non sono stabili in molti paesi arabi, ciò non
deve rappresentare un pretesto per arrestare gli sforzi di alfabetizzazione in
tali paesi. Certo la corsa fra l’alfabetizzazione da una parte e la demografia
e la povertà da un’altra, non può essere a vantaggio
dell’alfabetizzazione, per cui il problema sussiste, ma ciò non toglie che il
mondo arabo debba, imperativamente, rispondere a questa sfida e trovare le
strategie adeguate per far fronte, al contempo, a tutte queste esigenze. Presso
la ALECSO, siamo convinti e lo abbiamo più volte ripetuto, che l’opera di
alfabetizzazione non potrà riuscire finché questa non rientrerà nell’ambito
delle priorità sociali, delle azioni di governo dei paesi arabi, nel quadro di
strategie e piani socio economici, razionali ed equilibrati. Tutto questo però
senza dimenticare una cosa importante, e cioè che in molti paesi arabi è il
denaro che manca, anche se le strategie ci sono. E questa è un’altra
questione… D)
Ma in considerazione del fatto che, tutto sommato, il problema
dell’analfabetismo riguarda anche le nazioni arabe più ricche, come
intervenire per accrescere la cultura e arrestare l’analfabetismo nel mondo
islamico? E perché, a suo avviso, un regresso e non un progresso sotto questo
aspetto, rispetto al 1970, segna la popolazione islamica oggi? R)
Cominciando da quest’ultima domanda, a dire il vero, notiamo una regressione
dell’alfabetizzazione nel mondo arabo in relazione al livello di analfabetismo
totale. Al contrario, il tasso di alfabetizzazione migliora costantemente grazie
agli sforzi fatti dai paesi arabi con stime che parlano chiaro: 25% nel 1970,
51% nel 1990, 60% nel 200 e intorno al 70% nel 2007. Questo fenomeno di
moltiplicazione degli analfabeti contro il miglioramento dei tassi di
alfabetizzazione è dovuto alla pressione continua della crescita demografica
nel mondo arabo.Che fare allora contro l’analfabetismo? Bisogna innanzitutto
dire che i paesi arabi insieme con la ALECSO, non risparmiano i loro sforzi per
contribuire alla lotta contro questo flagello. La nostra organizzazione, ad
esempio, ha messo a disposizione dei paesi arabi delle strategie e dei piani
d’azione per sradicare l’analfabetismo, mediante anche delle guide pratiche,
documenti di riferimento e programmi modello, nonché materiale pedagogico
(video, CD rom…) in materia di alfabetizzazione, che sono stati loro proposti.
E’ tutto pronto dunque per procedere e passare a un grado superiore, ma
restano sempre i problemi di ordine finanziario a pesare sulla maggior parte dei
paesi arabi, i quali già stentano a trovare finanziamenti per l’insegnamento
formale. D)
Come risolvere allora questo problema? R)
La ALECSO ha da sempre rivolto un appello di solidarietà ai paesi arabi più
abbienti, riguardo a questo specifico campo: i paesi ricchi devono venire
incontro ai paesi bisognosi. Del
resto un fondo arabo per l’alfabetizzazione e l’educazione per gli adulti è
stato pure creato, ma con risultati piuttosto scarsi. Con l’adozione, durante
il summit arabo di Damasco nel marzo 2008, di un Piano di sviluppo
dell’educazione del mondo arabo, messo a punto dalla ALECSO, è rinata la
speranza sul piano di una nuova valorizzazione relativa alla gestione
dell’alfabetizzazione, come anche sul piano dei finanziamenti . La ALECSO
conduce in effetti una campagna per il finanziamento di questo progetto, che ha
posto l’alfabetizzazione fra le sue priorità. Sperare ci è concesso, ma
bisogna attendere ancora i risultati di questo procedimento. D)
Professor Bousnina, sono diversi
anni che la ALECSO si preoccupa di risolvere i problemi dell’analfabetismo e
di promuovere una scuola sana e libera. Vorrei sapere se siete a conoscenza di
“particolari” scuole islamiche che educano i propri alunni con le catene.
Ossia, gli alunni vengono incatenati con lo scopo di migliorare la loro
educazione. Se siete a conoscenza di queste scuole, come pensate di chiudere
simili, terribili scuole? R)
Per quel che ne so, non esistono tali scuole nel mondo arabo, e credo che nessun
governo arabo tollererebbe la presenza di simili scuole. Al contrario, presso la
nostra organizzazione, come anche nei paesi arabi, operiamo a favore di un
insegnamento moderno e aperto, un insegnamento di qualità che possa assicurare
l’equilibrio auspicato nei paesi arabi, quell’equilibrio che risponda alla
necessità di salvaguardare la loro propria identità culturale e l’importanza
di integrarsi nella società mondiale del sapere, nonché di essere in accordo
perfetto, in sintonia con i cambiamenti che coinvolgono il mondo attuale, in
tutti i campi. Ed è per realizzare questa finalità che i paesi arabi hanno
adottato recentemente, il già citato programma di sviluppo dell’educazione
del mondo arabo, che giustamente opera nel senso di una modernizzazione
dell’educazione araba, in una prospettiva di apertura verso le altre culture e
di tolleranza verso le altre religioni, e per favorire l’acquisizione di nuove
tecnologie e competenze necessarie per stare al passo coi tempi, con la
civilizzazione del XXI secolo D)
La scuola è un’istituzione molto importante, fondata su determinati valori:
che tipo di scuola immaginate per la società arabo-islamica del futuro e per la
diffusione della cultura? Ci sarà posto per la conoscenza di altre culture e
religioni, e per la comunicazione? R)
Nel suddetto Piano la ALECSO e i paesi arabi, hanno tracciato il profilo di una
scuola e del cittadino arabi modello, così da costruire una nuova società del
mondo islamico negli anni a venire. Un cittadino munito di conoscenze e
competenze che favoriscano si la sua completezza personale, ma capace anche di
apportare il proprio contributo, effettivo e costruttivo, a favore dello
sviluppo e del benessere della società cui appartiene, nonché la sua perfetta
integrazione in essa. Un cittadino razionale e moderato, dotato di capacità di
analisi e di giudizio critico, tollerante e aperto, disposto al dialogo con gli
altri, fiero di appartenere alla cultura araba, ma senza negare la sua
dimensione universale di cittadino del mondo. Riguardo all’apertura verso le
altre culture e religioni , vorrei sottolineare che sempre nell’ambito di
questo stesso piano di sviluppo dell’educazione del mondo arabo, che
rappresenta l’espressione unanime dei 22 paesi membri dell’ALECSO, è pure
precisato chiaramente che “l’educazione religiosa e morale, deve permettere
a chi apprende, di scoprire l’importanza della coabitazione delle diverse
religioni, delle comunità e dei popoli, così come afferma il Corano, e deve
inoltre aiutare gli studenti a sviluppare queste attitudini, responsabili e
costruttive, in un confronto aperto, a tu per tu, basato sul dialogo fra le
diverse civiltà e culture”. Le cose dunque, non potrebbero essere più
chiare: l’apprendimento della religione deve ssere al contempo, apprendimento
della tolleranza e del dialogo. Non solo, ma sempre presso la ALECSO, abbiamo
recentemente raccomandato un’educazione al dialogo interculturale e alla
diversità culturale. Inoltre in collaborazione
con il Consiglio d’Europa, abbiamo consacrato una guida all’educazione per
una cittadinanza democratica, che includa anche l’apprendimento del dialogo,
della tolleranza e del riconoscimento dell’Altro. D)
E le moschee ? Potranno queste svolgere un ruolo determinante per la diffusione
della cultura e combattere l’ignoranza? R)
Per noi la moschea rappresenta essenzialmente un luogo di culto, e la scuola
pubblica deve rimanere il luogo per eccellenza della diffusione della cultura e
del sapere. Certo, altri attori possono e devono contribuire a portare avanti
l’opera educativa, come anche il settore privato e la stessa società civile,
ma noi restiamo convinti che per il mondo arabo, attualmente, e per rilevanti
ragioni di coesione sociale, la scuola deve mantenere il suo primato in fatto di
insegnamento pubblico. Ma per tornare al ruolo della moschea, certo, non ci
dispiacerebbe, se la cosa fosse naturalmente regolamentata dallo Stato e posta
sotto la sua tutela, accordare alle moschee una parte dell’educazione, in
particolare quella che più gli compete, come l’alfabetizzazione e
l’educazione prescolare.In Tunisia ad esempio, le “Kouttabs” ex scuole
coraniche, dipendenti dalle moschee, sono state trasformate in centri di
educazione prescolare, e preparano gli alunni all’insegnamento primario. Tutto
questo in un quadro regolamentato e organizzato dallo Stato. In altri paesi
arabi invece, si sono avute esperienze di alfabetizzazione nelle moschee, e ciò
prova che la cosa è pure possibile, ma sempre con le dovute precauzioni.
ISLANDA MAGICA TERRA DI SCRITTORI E POETI - THOR VILHJALMSSON “Di
Thor
Vilhjalmsson
non
oso
dire
molto
.
E’
pieno
di
bombasto
poetico
come
si
conviene
ai
giovani
.
Non
mi
meraviglierebbe
affatto
se
in
futuro
venisse
considerato
un
profeta
,
ma
al
momento
la
sua
serietà
mi
sembra
un
poco
vacua
e
addirittura
ridicola
in
certi
frangenti.”
Con
queste
parole
si
espresse
Steinn
Steinarr
in
occasione
dell’uscita
del
volume
Poesie
Di
Giovani
Poeti
parlando
di
Thor
Vilhjalmsson
.
“
Un
giudizio
severo
”
,
come
scrive
Jon
Yngvi
Johannsson
,
“con
qualche
riserva
che
lasciava
trasparire
tuttavia
una
profezia
di
quanto
ha
caratterizzato
la
carriera
di
questo
scrittore
da
allora
in
poi
,
e
l’atteggiamento
dei
lettori
nei
confronti
delle
sue
opere
:
forse
nessuno
scrittore
islandese
di
questo
secolo
ha
conosciuto
un’ambizione
artistica
e
letteraria
pari
a
quella
di
Thor
Vilhjalmsson
,
ambizione
che
lo
ha
trascinato
spesso
lontano
dalle
correnti
tradizionali
”
. Era
il
1955
e
in
quell’anno
il
giovane
Thor
aveva
già
pubblicato
due
raccolte
di
brevi
racconti
e
novelle
.Opere
del
tutto
diverse
da
quanto
si
era
visto
fino
ad
allora
si
affacciavano
sul
panorama
della
letteratura
islandese
presentando
meditazioni
poetiche
,
spesso
astratte
,
e
aneddoti
dal
sottofondo
esistenziale
che
ritroviamo
pure
in
un
suo
lavoro
del
1957
,
Il
Volto
Nello
Specchio
Della
Goccia
,
l’ultimo
meramente
“poetico
“
perché
negli
anni
successivi
Thor
cominciò
a
scrivere
memorie
di
viaggio
e
articoli
legati
alla
lotta
culturale
,
testi
intrisi
di
satira
scritti
in
uno
stile
magico
e
con
una
verve
fino
ad
allora
sconosciuta
.
E’
nel
1968
,
invece
,
che
esce
il
suo
primo
romanzo
che
porta
il
titolo
Svelto
,
Svelto
Disse
L’Usignolo
e
da
allora
in
poi
un
susseguirsi
di
capolavori
:
Il
Grido
Della
Coccinella
,
La
Falce
Di
Luna
,
Il
Teatro
Sulla
Torre
… opere
letterarie
fortemente
caratterizzate
dalla
piena
realizzazione
poetica
dell’autore
:
una
austerità
profonda
e
il
conflitto
con
la
logica
estrema
dell’esistenza
umana
,
della
solitudine
e
delle
passioni
,
emergono
dalle
pagine
di
questi
libri
dando
vita
a
personaggi
che
si
muovono
nella
cultura
variegata
dell’Europa
del
dopoguerra
ricca
di
stimoli
per
le
nuove
idee
nell’arte
,
nella
politica
e
nello
stile
di
vita
.
Oggi
i
due
romanzi
più
importanti
scritti
da
Thor
Vilhjalmsson
sono
Il
Muschio
Grigio
E’
In
Fiamme
,
vincitore
del
Premio
Letterario
Scandinavo
,
uno
dei
più
memorabili
romanzi
della
letteratura
islandese
degli
ultimi
decenni
,
uscito
in
Inghilterra
con
una
prefazione
del
grande
poeta
Ted
Hughes
,
e
La
Poesia
Del
Mattino
Nell’Erba
,
basati
entrambi
su
avvenimenti
reali
e
uniti
tra
loro
da
un
tema
unico
e
dominante
che
collega
le
due
storie
,
quello
dell’uomo
frustrato
,
dell’ego
lacerato
…sempre
nello
stile
artistico
di
Thor
,
caratterizzato
proprio
dai
suoi
tormenti
,
dai
suoi
dubbi
e
le
sue
contraddizioni,
tradizionalista
e
romantico
,ermetico
ma
non
scostante
,
geniale
nel
riuscire
a
imprigionare
il
lettore
nel
ritmo
del
racconto
per
lungo
tempo
anche
dopo
la
lettura
.
Mezzo
secolo
dopo
le
parole
di
Steinn
Steinarr
,
ed
un
percorso
artistico
non
poco
tortuoso
,
ostacolato,
come
il
genio
vuole
,
anche
da
indifferenza
e
ostilità
,
Thor
si
trova
senza
dubbio
tra
i
profeti
,
amato
ed
ammirato
,
pluripremiato
eppure
umile
a
occupare
il
posto
d’onore
che
gli
spetta
.
Onorato
del
premio
Letterario
d’Islanda
e
insignito
del
prestigioso
Premio
Letterario
dell’Accademia
D’Arte
di
Svezia
,
uno
dei
riconoscimenti
più
importanti
nel
suo
genere
,
secondo
solo
al
Nobel
,
ThorVilhjalmsson
,
celebrato
un
po’
ovunque
nel
mondo
,
ha
ricevuto
qui
in
Italia
due
notevoli
onorificenze
,
quella
di
Cavaliere
dell’Ordine
Del
Merito
,
e
quella
di
Gran
Ufficiale
dell’Ordine
del
Merito
.
(tratto
da
Nel
Novero
dei
Profeti
di
Jon
Yngvi
Johannsson
)
-
in
occasione
del
Premio
Letterario
d’Islanda.(Elisabetta Bernardini)
PRESENTATA LA NUOVA EDIZIONE DEL VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA “DEVOTO - OLI” (30 maggio 2007)
E’
stata pubblicata la nuova edizione del vocabolario della lingua italiana
Devoto-Oli (con C.D. Rom pagine 3.232 Euro 71,50). Il
ricco volume edito da E. Le Monnier e curato da Luca Serianni, ordinario di
Storia della Lingua Italiana presso l’Università “ La Sapienza " di
Roma, e Maurizio Trifone, professore di Lessicografia e Lessicologia Italiana
presso l’Università per stranieri di Siena, oltre a contenere la segnalazione
di tutte le parole dell’italiano di base, si avvale di un aggiornamento di
centinaia di nuovi termini e della registrazione di tutte le variazioni
sintattiche e grammaticali subite dalla nostra lingua nel corso degli anni. Tra
le migliaia di pagine l’inserimento di qualcosa come settecento nuovi
neologismi di attualità e politica, di nuove mode e tendenze, provenienti sia
dai giornali che dalla televisione. Inoltre
l’indicazione sistematica delle reggenze dei verbi e degli aggettivi; la
revisione e l’integrazione delle informazioni grammaticali presenti in tutti i
lemmi quali l’indicazione di invariabilità, i plurali e i femminili dubbi o
difficili, la revisione delle coniugazioni e degli ausiliari; e poi ancora la
revisione e l’aggiornamento del lessico scientifico, controllato annualmente
da un’équipe di specialisti; la
revisione di tutti i prefissi e di tutti i suffissi e conseguente controllo di
tutte le etimologie; gli alterati dei sostantivi e degli aggettivi (diminutivi,
accrescitivi e peggiorativi) e infine l’indicazione della data di prima
attestazione di tutti i lemmi. (E.B.) www.ladante.it www.lemonnier.it PRIMAVERA ITALIANA IN GIAPPONE 2007: IN PRIMA FILA LA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI (10 maggio 2007)
La Società Dante Alighieri, in collaborazione con il Centro Linguistico
Culturale Italiano di Tokyo-Nagoya, in occasione della Primavera italiana
in Giappone 2007 promossa dall’Ambasciata d’Italia in Giappone,
organizza una serie di eventi culturali allo scopo di contribuire alla
diffusione della cultura italiana nel Paese asiatico. Dopo
il successo ottenuto con il simposio di urbanistica “La città e il suo
ideale” che si è svolto lo scorso 21 aprile, e che ha visto la partecipazione
di importanti relatori quali la prof.ssa Laura Nenzi, docente e ricercatrice del
Dipartimento di Storia della Florida International University, il prof. David
Freedman, docente della Keio University di Tokyo e il prof. Fabrizio Grasselli,
docente di Studi Urbanistici della Keio University e Presidente della “Dante
Alighieri” di Nagoya, le manifestazioni culturali riprenderanno il 19 maggio
prossimo con l’inaugurazione della mostra d’arte e di letteratura “La
montagna di Enrico”, ideata per presentare in lingua italiana il lavoro di
David Shapiro, scrittore americano autore di una favola senza tempo e senza
luogo pubblicata in Giappone, tradotta da “Il Centro” e illustrata
dall’artista giapponese Hiroshi Gen. L’esposizione delle illustrazioni
originali del libro si concluderà il 2 giugno e sarà arricchita da una serata
di lettura in programma il 26 maggio alla presenza dell’autore. Con
lo scopo di promuovere in Giappone una maggiore diffusione dei libri italiani la
Società Dante Alighieri presenterà, nei prossimi mesi di giugno e luglio, la
manifestazione “Millelibri dall’Italia 2007”, con una mostra di volumi
forniti dalla stessa “Dante” e la creazione, presso la sede de “Il
Centro” di Tokyo, di uno spazio con funzione di vera e propria sala di lettura
aperta al pubblico. L’iniziativa sarà ripetuta negli anni successivi fino a
creare un fondo librario di mille libri italiani e costituire una nuova
biblioteca italiana a Tokyo.
Per informazioni: www.il-centro.net/dante
, www.il-centro.net
, info@il-centro.net
, grasselli@il-centro.net . La
Società Dante Alighieri, leader mondiale nell’insegnamento e nella
divulgazione della lingua e della cultura italiane, promuove da anni una serie
di corsi di studio per immigrati che possano favorire l’apprendimento e la
conoscenza dell’italiano ai numerosi extracomunitari che risiedono nel nostro
Paese. I corsi, che prevedono il rilascio di un certificato di frequenza
denominato PLIDA, (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri), rappresentano una
iniziativa molto significativa a vantaggio dell’inserimento dei futuri,
possibili, cittadini italiani nel nostro tessuto sociale. e una testimonianza
dell’impegno che la storica Società ha preso per offrire loro una possibilità
in più di integrazione. Provenienti da ogni parte del mondo, in particolare dal Marocco e dallo Sri Lanka, coloro che prendono parte al programma scolastico si propongono, in effetti, di studiare la nostra lingua e la nostra cultura soprattutto per poter più facilmente entrare negli ambienti di lavoro italiani che li richiedono, ma anche per poter meglio vivere e condividere sotto tutti gli aspetti il contesto sociale che li accoglie. Per questo motivo ai suddetti corsi, vanno ad affiancarsi anche due Sportelli: uno Giuridico, che consenta una dettagliata documentazione circa le garanzie per ottenere eventualmente la cittadinanza italiana, ed un altro Medico-Alimentare, per tracciare un percorso di scambio tra differenti culture, tradizioni e modi di vivere. Il
comune di Siracusa, in Sicilia, terra di immigrazione per eccellenza, sta
offrendo un notevole contributo a sostegno di questo progetto, e il supporto
dato dal Comune della celebre città siciliana alla SDA locale, che qui non ha
ancora una sede effettiva, si concretizza nella concessione delle aule
scolastiche per l’adempimento delle attività didattiche legate a tali corsi e
in una collaborazione diretta ai progetti di inserimento ad essi collegati. Proprio
lo scorso 30 settembre 2006, presso la Base dell’Aeronautica Militare di
Siracusa, dove si svolgerà la cerimonia di consegna, 31 studenti stranieri, che
hanno raggiunto come immigrati il nostro paese e che hanno frequentato con
successo questi corsi di studio, hanno ricevuto i prestigiosi certificati Plida.
Certificati che gli sono stati consegnati dal questore di Siracusa, Antonio
Cufalo, e dal prefetto della stessa città, Francesco Alecci, alla presenza del
segretario generale della Società Dante Alighieri, dottor Alessandro Masi e
della dottoressa Gioia Pace, presidente della SDA del capoluogo siciliano. Va
ricordato che questo nostro celebre Ente Morale sono già dodici anni che si
dedica a questa specifica attività didattica, sentendo per primo l’urgenza di
tale problema, proponendo dei corsi
specializzati presso i comitati corrispondenti delle città italiane
appartenenti a quelle regioni particolarmente coinvolte nel fenomeno
dell’immigrazione, tra queste Bari, Crotone e, appunto Siracusa. E’
anche tanto tempo che la Società Dante Alighieri sostiene l’importanza di una
legge che razionalizzi il sistema di apprendimento della lingua e cultura
italiane per immigrati nell’ambito di una possibile riforma di legge in
materia di immigrazione. Dal 2000, la Dante Alighieri opera in Convenzione con
il Ministero della Solidarietà e in applicazione della Legge Turco-Napoliano,
nonché, in seguito all’attuale normativa, fornendo assistenza per la
preparazione linguistica degli immigrati che giungono in Italia, presso le oltre
400 sedi presenti all’estero, come è accaduto con successo in Tunisia, Sri
Lanka, Bulgaria e Moldavia. In
effetti per poter ottenere la cittadinanza, è bene per i richiedenti avere una
adeguata conoscenza e condivisione della lingua e della cultura del paese
ospitante, e in merito alla certificazione di queste qualità conoscitive, è
assolutamente necessario razionalizzare le risorse disponibili facendo ricorso a
quanto l’Unione Europea ha previsto in materia di insegnamento delle lingue
con il Quadro Comune Europeo di riferimento. Il Documento stilato dal Consiglio
d’Europa ha inteso fornire una base comune in tutto il Continente che consiste
anche nella elaborazione di programmi e libri di testo per lo studio e
l’apprendimento delle lingue europee moderne.
A
questo decisivo traguardo relativo alla unificazione del titolo di studio
europeo, la SDA punta di arrivare con il proprio certificato PLIDA, rilasciato
con il riconoscimento del Ministero degli Affari Esteri, nell’attesa che anche
in Italia sia varata una legge che disciplini il sistema di apprendimento della
nostra lingua e cultura. Infatti da noi non esiste ancora una unica
certificazione che attesti le diverse competenze linguistiche degli studenti
extracomunitari per cui vengono rilasciati quattro diversi tipi di attestati che
sono rispettivamente, quello della Dante Alighieri, quello dell’università di
Roma Tre e quello delle Università per stranieri di Siena, in Toscana
e di Perugia, in Umbria. (E.B.)
PREMIO PRINCIPE DELLE ASTURIE 2005: LA SOCIETA ’ DANTE ALIGHIERI INSIGNITA PER LA SEZIONE COMUNICAZIONE E UMANISTICA Venerdì
21 ottobre 2005, si è svolta nel Teatro Campoamor di Oviedo, in Spagna,
la cerimonia di consegna del Premio Principe delle Asturie. Istituito
nel 1980 dall’omonima Fondazione per onorare l’attività scientifica,
tecnica, culturale e sociale svolta da persone, gruppi di lavoro e istituzioni
nell’ambito internazionale i cui risultati siano un esempio per l’Umanità,
il riconoscimento è andato quest’anno anche alla Società Dante Alighieri,
rappresentata dal Presidente, Ambasciatore Bruno Bottai, che ha ricevuto
la prestigiosa onorificenza
per la sezione Comunicazione ed Umanistica insieme all’Alliance Française, al
British Council, al Goethe Institut, all’Istituto Cervantes e all’Istituto
Camões, per «l’apporto dato allo scopo comune di preservare e diffondere
il patrimonio culturale europeo mediante l’insegnamento, a milioni di persone
in tutti i continenti, delle rispettive lingue nazionali, così come delle
tradizioni letterarie ed artistiche e dei valori etici e umanistici su cui si
fonda la civiltà occidentale». Con
oltre 5.500 corsi di lingua rivolti a più di 200 mila iscritti, I
premi sono stati consegnati da S.A.R. il Principe delle Asturie, Felipe di
Borbone e Grecia, erede al Trono di Spagna, durante un solenne atto accademico
considerato uno degli avvenimenti più importanti nel calendario culturale
europeo e latinoamericano, al quale hanno preso parte i giornalisti di oltre 200
testate nazionali ed internazionali e numerose personalità del mondo della
politica e della cultura. INTERVISTA
A YAHYA SERGIO YAHE PALLAVICINI,
imam italiano, presso la moschea al-Wahid di Milano, e autore del libro
L’Islam in Europa, riflessioni di un Imam italiano (ed. Il Saggiatore) 1)
Imam Pallavicini,
lei è discendente di un’antica nobile famiglia di origine senese.
Come e perché, da Cattolica, diventa Musulmana la sua famiglia? Mio padre, educato in una famiglia cristiana
cattolica, venne fatto prigioniero dai nazisti e portato nel carcere militare di
Torino in attesa di essere fucilato insieme ad altri partigiani monarchici.
L’imminenza di una morte miracolosamente procrastinata lo spinse a ricercare
nei testi sacri delle varie tradizioni religiose la dimensione spirituale
dell’esistenza e a trovare l’impegno per approfondire la conoscenza della
Verità. L’islam e la dottrina metafisica dei maestri del sufismo lo
ispirarono in un nuovo riorientamento religioso. Mia madre appartenente ad una
nobile famiglia di religione buddista dopo aver conosciuto mio padre riconobbe
con il passare degli anni la particolare sintonia spirituale che unisce ogni
Rivelazione divina e accettò di entrare nella comunità islamica adottando il
nome di Nuriyyah, la luminosa. 2)
Che cosa
significa essere musulmano oggi rispetto a venti, trenta anni fa? Essere musulmano significa aderire
pienamente alla volontà di Dio, l’Unico, il Misericordioso, e seguire
l’illuminato esempio del sigillo della profezia Muhammad. Venti, trenta anni
fa, in Italia, questa appartenenza veniva considerata erroneamente una “scelta
esotica”, ora rischia di essere considerata una “scelta ideologica”.
L’ignoranza e i pregiudizi formali sono alla base delle concezioni sbagliate
che ci facciamo di altri esseri umani. Bisognerebbe ritrovare il valore
dell’unità nella diversità al riparo dai relativismi filosofici o dalle
assolutizzazioni integraliste e vivere la propria religione con onestà e
semplicità, coerenza e naturalezza, in ogni luogo e tempo. 3)
Che futuro può
avere l’Islam in Europa? Mi auguro possa avere quello spazio di
dignità, rispetto e libertà d’espressione che la costituzione prevede a
tutte le confessioni religiose, senza confusioni con le strumentalizzazioni
eversive ne con i fatti di cronaca dello scenario internazionale. Massimo rigore
e condanna nei confronti dei violenti e sostegno ai musulmani d’Europa come
parte integrante e qualificata del pluralismo della società europea. 4)
La democrazia, i
diritti umani, la libertà, il ruolo delle donne….Se l’anno dell’Egira è
lontano dal XXI secolo, non per questo anche la mente degli uomini deve esserlo.
In un contesto di globalizzazione, in che modo reagisce il mondo musulmano? Con scarsa preparazione. Il processo di
secolarizzazione ha un ritmo che non riesce ad essere assorbito con serenità in
Medio Oriente e in Africa. C’è il rischio che alcuni orientali si
chiudano a ghetto, si contrappongano agli “occidentali” rivendicando
pretestuosamente la propria diversità storica e culturale o vengano assimilati
senza intelligenza e a discapito del patrimonio specifico delle loro identità
tradizionali. D’altro canto, quanto gli occidentali conoscono gli altri esseri
umani che vivono nel resto del mondo e quanto sono disposti a rivedere la
“superiorità” della loro civiltà o l’ideale di supremazia che tramite
“la democrazia, i diritti umani, la libertà, il ruolo delle donne” si
dovrebbe imporre velocemente e ad ogni costo a tutti, senza conoscere nessun
altro se non l’immagine di se stessi? 5)
Sappiamo che lei
è vicepresidente della CO.RE.IS. (Comunità religiose islamiche in italia),
un’organizzazione di riferimento per i musulmani italiani, riconosciuta anche
dal Consiglio di Stato, e che segue lo sviluppo intellettuale e culturale delle
comunità islamiche nel nostro Paese. L’Italia è un Paese Cattolico, eppure
consente la libertà di culto a tutte le altre religioni, compresa quella
musulmana. Perché l’Italia dovrebbe subire degli attentati da parte del
terrorismo islamico? Che cosa pretendono, allora “questi” musulmani? I terroristi non sono musulmani. Il
terrorismo è un movimento di individui che usa la violenza per creare il caos e
sperare di conquistare il potere. L’Islam è una rivelazione divina che
insegna il rispetto della sacralità della vita di ogni creatura e in tutti i
suoi aspetti, dove la violenza, il suicidio e l’assassinio sono peccati
intollerabili. Gli attentatori pretendono la legittimazione delle loro aberranti
interpretazioni dottrinali o strumentalizzazioni ideologiche per imporre un
nuovo ordine mondiale frutto delle suggestioni utopistiche e diaboliche di cui
sono strumenti. L’Italia è un Paese laico dove la
costituzione prevede la libertà di culto a tutte le confessioni religiose
compreso l’Islam. Bisogna distinguere bene il carattere religioso e cultuale
di ogni confessione dalle eventuali manipolazioni e favorire il riconoscimento
di quelle componenti ecumeniche e responsabili delle varie comunità di fede per
un dialogo e un confronto proficuo per la società contemporanea e le future
generazioni.
VENEZIA,
L’OLIMPO DELLE BIENNALI
Da domenica 12 giugno è
aperta al pubblico la 51ma edizione della Biennale d’Arte Contemporanea
di Venezia che, dopo 110 anni di storia, presenta due novità di rilievo:
l’inizio di un nuovo ciclo, caratterizzato da un dialogo progettuale con Le mostre, allestite in perfetta
armonia con gli straordinari spazi espositivi che le Accolgono, offrono alle
migliaia di visitatori e addetti ai lavori non
solo un’ampia possibilità di ricerca ma anche un forte impatto visivo. Una
scenografia che caratterizzerà tanto l’area dei Padiglioni, quanto le sedi
dello storico centro cittadino. Un centro cittadino animato quest’anno anche
da qualche polemica a causa della scarsa presenza di autori italiani
nell’ambito di quella che è una delle nostre più importanti manifestazioni
culturali. Infatti un gruppo di giovani artisti, in segno di protesta, ha voluto
realizzare un Padiglione Italia alternativo, esterno alla Biennale, nella
Chiesetta sconsacrata di San Gallo. Una protesta che tuttavia Davide Croff,
direttore del CDA della Biennale, ha in parte quietato, assicurando che il
Padiglione Italia si farà già dal prossimo anno,presso l’Arsenale,sotto la
guida di Ida Giannelli, direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte
Contemporanea. L’intenzione è quella di
patrimonializzare di Venezia, sono le sempre più
numerose presenze del mondo dell’arte che, nonostante i costi elevati che
richiede, vogliono partecipare alla pregevole Rassegna. “Effettivamente poter
avere un proprio spazio all’interno della Biennale comporta anche un
particolare sforzo economico, ma ne vale la pena”,
dice John Kaldor, Commissario dell’Esposizione Australiana alla
Biennale di Venezia 2005.“Il fatto è che
MONDIALIZZAZIONE
E MEDITERRANEO Si
è svolta a Roma, venerdì 22 aprile, presso Promossa
dall’ Osservatorio del Mediterraneo e terza del ciclo *Le Grandi Conferenze,
fortemente volute dall’on. Franco Frattini, attuale Vice Presidente della
Commissione Europea e Presidente dello stesso Osservatorio del Mediterraneo,
“Mondializzazione e Mediterraneo” è stata preceduta, in ordine di tempo,
dalle conferenze del 28 gennaio e del 25 febbraio, rispettivamente dal tema
“Il ruolo dei parlamenti e delle società civili nel rafforzamento
della cooperazione euromediterranea” con l’intervento di Abdelwahad Radi,
presidente della Camera dei deputati del regno del Marocco, e
“L’UMA e il processo di Barcellona” presieduta dal segretario
generale dell’Unione del Maghreb Arabo, Abib Boulares. A
caratterizzare con la sua presenza e le sue idee questo nuovo incontro è stato
invece il presidente della Corte dei Conti della Repubblica Francese, Philippe
Seguin impegnato da anni in una serie di attività culturali di forte richiamo
nell’intento di far conoscere e diffondere il valore e l’importanza della
dimensione mediterranea, quella originale dimensione mediterranea tanto cara a
Jean Monnet (a lui è stata dedicata l’Università Mediterranea di Casamassima,
presso Bari, in Puglia n.d.r.), alla quale si deve tornare. Philippe
Seguin, originario di Tunisi, politico e scrittore di livello internazionale,
nel tracciare un percorso storico- culturale del Mediterraneo per arrivare ai
nostri giorni, e nel tentativo, tutt’altro che facile, di definire il fenomeno
della mondializzazione, temi centrali della conferenza,
ha voluto sottolineare innanzitutto i rischi che provocherebbe un
protrarsi verso nord est dell’Unione Europea tralasciando l’area
mediterranea. Ancora
oggi, anche se in modo diverso rispetto al passato,
il Mediterraneo, culla della civiltà,
riveste un ruolo, e non solo geografico,
importantissimo di cui l’Europa deve tener conto e per cui si deve
adoperare attivamente se vuole creare le condizioni adatte a
sviluppare con esso quei rapporti economici, sociali e culturali utili a
fronteggiare i numerosi problemi che lo affliggono e che, se non corretti,
affliggerebbero, a lungo andare, anche la stessa Europa.
Il
Mediterraneo, un tempo centro della mondializzazione e oggi vittima di questo
fenomeno croce e delizia dell’umanità, necessita di un piano risolutivo
concreto da parte del governo Europeo, il quale non può più
chiudere gli occhi davanti alla realtà per limitarsi a quelle relazioni
esclusivamente incentrate sugli investimenti economici, il libero scambio e il
commercio, che portano frutto ai pochi e lasciano nella povertà i molti;
un piano che sia in grado di sconfiggere tanto il dramma delle
disuguaglianze fra i popoli, radice di ogni altro male, causato proprio dalle
discriminazioni economiche, quanto
il “dramma” della globalizzazione che pretende un mondo monoculturale e
monolinguistico come se bastasse questo a determinare un pensiero unico nella
mente degli uomini… Una
volta raggiunta la consapevolezza del fatto che entrambe le rive del
Mediterraneo hanno molteplici interessi comuni che possono dare una risposta a
quella evoluzione economica detta mondializzazione, e che i suoi cittadini hanno
bisogno tutti gli uni degli altri per cui è necessario che cooperino per
favorire lo sviluppo e contribuire ad una migliore intesa tra culture
occidentali e arabo-islamiche, le quali devono venirsi incontro senza pretendere
di prevalere le une sulle altre, l’UE deve passare ai fatti
seguendo una strategia che si basi su determinate linee d’azione,
ispirate da idee che siano il frutto di un
acceso spirito mediterraneo e di cui si deve tener conto per raggiungere gli
obiettivi prefissati: difendere le diversità culturali, espressione tipica
della zona; regolare i sistemi
economici affinché si possa sviluppare una vera e propria economia mediterranea
che sia protagonista dell’economia mondiale e dia origine ad una
mondializzazione “altra”, aperta e generosa, fondata sui valori che il mondo
mediterraneo ha incarnato e promosso
da sempre, in grado di condurre ad una stabilità delle istituzioni e ad una
prosperità durature; promuovere il dialogo, ma non un dialogo del libero
scambio, che è un dialogo puramente commerciale e non potrà mai condurre alla
realizzazione di uno spazio collettivo, bensì un dialogo costruttivo e concreto
ispirato da uno spirito di pace e di riconciliazione capace di coinvolgere
vivamente il popolo euromediterraneo. Queste
sono le fondamenta sulle quali costruire il Mediterraneo del terzo millennio. Il
luogo d’incontro per eccellenza dei principali modelli di civiltà non può più
essere lasciato abbandonato a se stesso e rappresentato dal solito quadro delle
contraddizioni, delle disuguaglianze, del clima di ostilità e di
incomprensione, dei flussi migratori… e sarà proprio il Mediterraneo ad
offrire all’Europa la grande occasione di essere protagonista indiscusso sulla
scena politica internazionale, quando riconoscerà concretamente che questa
parte del pianeta non è soltanto una linea di confine ma sua stessa parte
integrante. *Nell’intento
di creare un dialogo aperto tra tutti i paesi del partenariato euromediterraneo
e di contribuire al rilancio del processo di Barcellona, questa serie di
conferenze costituisce un appuntamento significativo atto a tale scopo, affinché
coinvolgendo le più autorevoli personalità delle due rive del Mare Nostrum si
possa estendere tale interesse ad un ben più vasto pubblico, quello costituito
dalla cosiddetta società civile
Intervista
a ANTONIO GALDO, autore del libro PIETRO
INGRAO, IL COMPAGNO DISARMATO (S&K) D)
Antonio Galdo, perché scrivere un libro su Pietro Ingrao oggi? R)
Pietro Ingrao è il personaggio più affascinante e più denso della
sinistra italiana. La sua storia ha accompagnato la parabola politica del
comunismo, e ancora oggi il nome di Ingrao evoca grandi suggestioni, Poi
sono venuti altri errori, come quello degli anni di piombo, quando Ingrao, e con
lui tanti dirigenti comunisti, non vollero riconoscere le origini nel mondo
della sinistra estrema delle brigate rosse. E non capirono un fenomeno che
rischiava di scardinare lo Stato e le sue istituzioni. Ma
la densità di Ingrao non è soltanto quella di un importante dirigente
politico, di un leader dell’estrema sinistra: è anche la storia di un uomo
che, improvvisamente, si è trovato a investire la propria vita nella battaglia
politica. In questo libro, infatti, viene fuori un Ingrao inedito: il poeta,
l’uomo di cinema( ha scritto la sceneggiatura di Ossessione di Luchino
Visconti), il marito innamorato. E viene fuori perfino un Ingrao spirituale che
confessa la sua fortissima “tentazione” di diventare monaco. Forse per
interiorizzare il peso di una pesante sconfitta, prima umana e poi politica. D)
“La sinistra ieri, la sinistra oggi”, dava il titolo al programma di
presentazione del libro che prevedeva anche la partecipazione di Piero Fassino.
Nella frammentata sinistra di oggi, c’è Pietro Ingrao? Se
si, in quale figura politica lo si può identificare? R)
Non ci sono nella sinistra di oggi dirigenti politici con il peso e la
profondità di Ingrao. Non si tratta di un giudizio di valore. La politica,
rispetto ai tempi che Ingrao descrive e racconta, non ha più quella forza di
attrazione, non rappresenta una “scelta di vita”. Specie tra i giovani, che
la sentono distante e la considerano lontana dai loro interessi. La recentissima
scelta di Ingrao di aderire a Rifondazione Comunista, rappresenta però un
segnale importante: la sua icona non è soltanto una testimonianza, ma è la
convinzione, che Ingrao ha maturato negli ultimi tempi, che attorno a
Rifondazione possa nascere un nuovo polo della sinistra italiana. Un polo che
non vuole solo “riformare” l’assetto politico e sociale del Paese, ma
cambiarlo radicalmente. Chissà, forse questa è l’ultima utopia del
“compagno disarmato”… D)
Chi, o che cosa, ha disarmato Pietro Ingrao? R)
Ingrao è un pacifista assoluto, senza se e senza ma. Considera la guerra in
Iraq, come il precedente intervento in Kossovo ( deciso da un governo di centro
sinistra presieduto dall’ex comunista Massimo D’Alema) un’autentica
sciagura e il segnale di un terzo millennio che potrebbe rivelarsi peggiore del
terribile Novecento. Ma nel libro, il pacifismo di Ingrao si spinge oltre i
confini dei conflitti armati. E si rivolge direttamente al suo popolo di
riferimento, a quella sinistra dove ingrao ha speso la sua vita. E dove oggi
chiede l’affermazione di un nuovo comandamento: un no netto, irrevocabile,
all’uso della violenza come strumento della lotta politica. Può sembrare
l’affermazione di un principio astratto, in realtà è un messaggio coraggioso
e moderno, rivolto soprattutto ai più giovani, per non ripetere gli errori del
passato. E per uscire dalla suggestione della “conquista del palazzo
d’Inverno”, dall’idea cioè che la sinistra per governare debba, prima o
poi, utilizzare lo strumento della violenza.(E.B.)
INTERVISTA
al Professor Nadir M. Aziza, Direttore generale dell’Osservatorio del
Mediterraneo e Cancelliere
dell’Accademia Mondiale della Poesia. D)
Professor Aziza, il Presidente dell’Osservatorio del Mediterraneo è R)
La creatività letteraria o artistica non sono necessariamente separate dalla
politica. D)
L’Osservatorio del Mediterraneo si prefigge un bell’obiettivo: riavviare
quel R)
Vorrei attenuare la sua valutazione riguardo al Processo di Barcellona. Quest’anno istituzione,
tra le più importanti, per le relazioni euromediterranee. Inoltre ha lanciato Edgar
Pisani definiva le “barriere invisibili”: le immagini stereotipate
dell’altro, D)
Il dialogo(interculturale e interreligioso) è un tema particolarmente caro alla
Attraverso quale ricerca di strumenti nuovi si può favorire il dialogo? R)
Ricordare il passato non deriva soltanto dalla nostalgia. Ricordare
l’Andalusia terra D)
Tra i problemi che affliggono il Mediterraneo l’immigrazione clandestina, R)
Semmai vi fossero delle priorità a stabilire una linea guida al servizio della D)
Professore, l’Italia, che lei
stesso ama definire centro del Mediterraneo e cuore del Mediterraneo, non si
sottrarrà al suo impegno politico ed economico e ancor meno alle R)
Che l’Osservatorio del Mediterraneo sia stato fondato in Italia, e che il 2005
sia stato NONNI
E NIPOTI DELLA REPUBBLICA Intervista
a Giulio Andreotti
D)
Senatore Lei ha recentemente pubblicato Nonni
e Nipoti della Repubblica Come
Lei stesso scrive nella prefazione, in questi ritratti c’è molta ironia ma
non
R)
Mi sembra che attraverso la conoscenza,o il ricordo, dei tanti tipi umani che
D)
Tra i tanti nomi che popolano il libro c’è anche Trilussa il celebre poeta…
R)
Guardi che evocare i somari non è
offensivo. Sono stati per tanto tempo essenziali
D)
Ma se qualcuno guarda dall’alto in basso il “teatrino” della politica dei
lunghi anni democristiani, Lei come giudica la situazione attuale?
R)
L’obiettivo di semplificazione del sistema concentrando tutto in due soli
blocchi
D)
E considerando chi si occupa di politica oggi, nel libro fra i tanti di
“ieri” figura
R)
Credo che Pannella pensasse già da prima a mettere in giuoco
D)
Senatore un’ultima domanda, sappiamo che nel corso della Sua carriera, Lei si
è
R)
Qualcosa ho fatto. Vedi i due libri “USA Visti da Vicino” e “URSS Visti da
Vicino”.
CAMBIAMO
ROTTA
–
La
Nuova
Politica
Estera
dell’Italia di
FRANCO
FRATTINI
con
CARLO
PANELLA
-
ed.
PIEMME
-
Euro
12,50
A
cura
di
Antonio
Bettanini.
Prefazione
di
Silvio
Berlusconi “Perché
i
nostri
soldati
sono
in
Iraq
e
perché
ci
resteranno.
Perché
Inghilterra
e
Italia
sono
i
più
ascoltati
alleati
europei
della
Casa
Bianca.
Perché
Putin
è
stato
aiutato
dall’Italia
ad
entrare
nella
NATO.
Perché
il
centro
sinistra
si
spacca
di
fronte
alle
scelte
di
politica
estera.
Perché
è
necessario
respingere
l’idea
di
un’Unione
Europea
a
due
velocità.
Perché
i
no-global
sbagliano.
Perché
Giovanni
Paolo
II
a
ragione
a
volere
una
costituzione
europea
che
riconosca
le
radici
cristiane
del
continente. Ne
parliamo
con
Carlo
Panella,
giornalista
e
scrittore,
autore
del
libro
con
il
ministro
degli
esteri,
Franco
Frattini. D)
Cominciamo
proprio
dal
titolo,
emblematico,
il
cambio
di
rotta
segna
un
punto
importante
di
un
percorso,
una
svolta… R)
Il
titolo
non
lo
abbiamo
trovato
noi
autori,
ma
è
stato
ideato
dal
dottor
Ferrari
della
Mondadori.
Un
titolo
aperto
sia
nella
versione
affermativa
che
in
quella
esortativa.
Tra
le
due
versioni
io
preferisco
quella
affermativa.
Un
cambio
di
rotta
in
effetti
c’è
stato
e
l’Italia
è
uscita
da
una
vecchia
posizione
di
politica
estera
assumendo
un
ruolo
specifico,
definito
chiaramente
nel
libro,
e
cioè
quello
di
mettersi
nel
punto
di
frattura
delle
crisi
e
di
mediare. D)
Ma
a
chi
si
vuole
rivolgere
il
libro? R)
Questo
libro
non
è
per
un
largo
pubblico.
Si
rivolge
principalmente
agli
opinion
maker
e
a
tutti
coloro
che
sono
interessati
alla
politica
internazionale
ma
anche
alle
imprese,
infatti
gran
parte
del
testo
tratta
proprio
questo
argomento
perché
il
nuovo
assetto
del
ministero
degli
esteri
segue
l’evoluzione
del
sistema
italia
proteso
tutto
verso
l’estero. D)
In
questa
nuova
politica
estera
l’Italia
riveste
dunque
un
ruolo
delicatissimo,
quello
di
mediatore,
e
in
particolare
oggi
ponte
tra
Islam,
purtroppo
strettamente
legato
al
terrorismo,
e
Occidente
al
fine
di
evitare
una
guerra
di
civiltà…
R)
Il
nostro
Paese
ha
tradizionalmente
ottimi
rapporti
con
i
Paesi
arabi,
rapporti
che,
fortunatamente,
questo
governo
da
una
parte
ha
saputo
mantenere
proseguendo
su
quella
linea
di
politica
estera
già
in
atto
da
anni
e
che
da
un’altra
parte
ha
corretto
facendo
comprendere
a
priori
l’importanza
di
difendere
l’esistenza
dello
Stato
di
Israele. LA
PENNA
DEL
DIPLOMATICO
–
I
Libri
scritti
dai
Diplomatici
Italiani
dal
dopoguerra
ad
oggi
-
di
Stefano
BALDI
e
Pasquale
BALDOCCI
-
Ed.
FRANCO
ANGELI
-
15,00
Euro. Il
diplomatico
nasce
con
la
penna
in
mano.
Rapporti,
lettere,
analisi,
comunicazioni
interne
lo
accompagnano
durante
tutta
la
sua
vita
professionale.Ma
un
lato
meno
conosciuto
dei
diplomatici
è
rappresentato
dai
libri
da
loro
pubblicati.
Si
tratta
spesso
di
memorie
e
saggi
storici,
ma
non
mancano
i
romanzi,
le
poesie
ed
altri
libri
di
vario
genere.
Questo
saggio
presenta
e
analizza
i
libri
che
sono
stati
pubblicati
dai
diplomatici
italiani
dal
dopoguerra
ad
oggi.
Dall’esame
di
oltre
cinquecento
titoli
emerge
un
quadro
più
vasto
e
variegato
di
quanto
si
potrebbe
pensare,
che
mette
in
luce
non
solo
la
capacità
di
raccontare
situazioni
e
personaggi,
ma
anche
gli
interessi
ampi
e
diversificati
che
contraddistinguono
chi
svolge
questa
professione.
Il
volume
esamina
anche
i
rapporti
fra
diplomazia
e
letteratura,
ripercorrendo
le
principali
tappe
e
i
protagonisti
di
questo
binomio.
E’
un
libro
utile
non
solo
ai
ricercatori
e
agli
studiosi
di
politica
internazionale,
ma
anche
a
tutti
coloro
che
desiderano
conoscere
più
da
vicino
il
mondo
della
diplomazia
italiana. D)
Ambasciatore
Ferrari,
il
diplomatico
“nasce
con
la
penna
in
mano”
ma
anche
il
giornalista
e
lei
nel
corso
della
sua
vita
ha
svolto
entrambe
le
professioni,
cominciando
proprio
con
il
giornalismo… R)
Si,
in
effetti
sono
un
esempio
atipico
proprio
perché
prima
di
intraprendere
la
carriera
diplomatica
ho
fatto
per
oltre
quattordici
anni
giornalismo.
Sono
stato
cronista,
inviato
speciale,
editorialista.
Quando
ho
lasciato
la
diplomazia,
nel
2001,
tutti
i
diplomatici
si
servivano
già
del
computer
più
che
della
penna.Questo
nuovo
modo
di
lavorare
ha
reso
istantanee
le
comunicazioni,
moltiplicandole,
e
come
tutte
le
cose
che
si
espandono
perdono
di
qualità. D)
Vuole
dire
che
scrivere
oggi
non
è
più
come
una
volta? R)
Sarebbe
difficile
oggi
trovare
quei
telegrammi
e
quei
rapporti
che
resero
famosi
ambasciatori
come
Mario
Luciolli,
Roberto
Gaia,
Roberto
Ducci,
Sergio
Romano
e
tanti
altri.
Tutti,
a
parte
Romano
che
usava
la
lettera
22,
scrivevano
a
penna
concedendo
alla
modernità
l’uso
di
una
stilografica.
In
questo
caso
lo
strumento,
la
penna,
rendeva
possibile
una
produzione
cartacea
meditata
e
di
grande
livello,
talvolta
anche
letterario. D)
Solitamente
il
diplomatico
pubblica
libri
a
carriera
conclusa
e
questo
è
anche
il
suo
caso… R)
Ho
aspettato
di
andare
a
riposo
e
prima
che
i
ricordi
della
mia
ultima
missione
,
in
Giamaica,
si
stemperassero
per
scrivere
un
breve
libro
sull’isola
caraibica
(Yamaye
ed.
Scientifica
n.d.r.).
Invece
nei
ritagli
di
tempo
che
mi
concedeva
il
lavoro
raccoglievo
ed
esaminavo
documenti
d’archivio
per
scrivere
saggi
di
storia
militare
contemporanea
che
era
il
mio
hobby
preferito.
Ho
avuto
la
fortuna,
in
questo
specifico
lavoro,
di
essere
stato
molto
apprezzato
dallo
storico
Renzo
De
Felice
che
li
pubblicò
sulla
sua
rivista
di
storia.
Ma
sono
stato
citato
spesso
come
storico
sia
dallo
stesso
De
Felice,
in
particolare
nella
sua
biografia
di
Mussolini,
che
da
storici
militari
come
Rochat,
Ilari
e
altri. D)
Oltre
alla
Giamaica
lei
ha
fatto
sedi
difficili
e
interessanti
come
il
Pakistan
e
le
Filippine… R)
Si,
in
Pakistan
all’epoca
dell’occupazione
russa
dell’Afghanistan
e
nella
mia
circoscrizione
rientravano
il
Balucistan
e
Quetta,
proprio
ai
confini
con
i
guerriglieri
afghani.
Ma
sul
momento
tutto
potevo
pubblicare,
eccetto
commenti
sul
Pakistan,
perché
uno
dei
fondamenti
della
carriera
è
l’assoluta
riservatezza
non
solo
su
quanto
si
fa
in
un
determinato
Paese,
ma
anche
su
quello
che
si
pensa
di
quella
regione
del
mondo. D)
Ambasciatore,
come
vede
il
futuro
letterario
del
diplomatico? R) Ci sono in carriera brillantissimi funzionari capaci non solo di assolvere egregiamente la loro missione ma anche di consacrarne la storia in bei libri, cosa che auguro a tutti.
IMMAGINE E IDENTITA’ DEGLI ITALIANI “Se gli USA sono una grande nazione , questo lo dobbiamo anche agli Italiani …” , è con queste parole che il presidente americano George W. Bush ci ha onorati lo scorso 12 ottobre , ricorrenza del Columbus Day , in un discorso alla nazione . Parole che gratificano certamente tutti noi italiani, ma anche il lavoro di chi in Italia e all’estero si dedica , ormai da anni , alla promozione della nostra ricchissima cultura . L’on. Mario Baccini , ( sottosegretario di Stato agli affari esteri e presidente della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana ) , ci illustra in questa intervista non solo i piani di governo volti alla divulgazione della nostra lingua e di tutto il nostro patrimonio culturale , ma anche quanto sia notevole , e sotto molteplici aspetti , la presenza italiana nel mondo . D- On. Mario Baccini , è stato pubblicato poco più di un anno fa il libro Come Ci Vedono Gli Stranieri che lei ha firmato insieme ad Arturo Diaconale ; un singolare viaggio nella cultura italiana così come viene percepita e concepita all’estero . Come è nata l’idea di dar vita a questo libro ?
R- Questo libro , anzi questa vera e propria fatica letteraria , nasce dal desiderio di far conoscere meglio la cultura italiana non solo fuori , ma anche dentro il nostro Paese che , sembra strano a dirsi , per certi aspetti la conosce poco . Da sempre l’Italia è nel mondo sinonimo di arte e bellezza , alimento per eccellenza della fantasia , molto più amata di quello che si può immaginare e proprio questo è quanto emerge dalle pagine di un libro che io e Arturo Diaconale (direttore de L’Opinione n.d.r. ) abbiamo voluto realizzare pensando , e a ragione , che in un Paese come il nostro , dove sappiamo quanto è più accentuato il senso dell’autocritica che non la stima , sia invece indispensabile rivelare quanto è apprezzata la nostra cultura fuori dai nostri confini . Da qui abbiamo sentito l’esigenza di utilizzare tutta l’esperienza degli Istituti Italiani di Cultura sparsi per il mondo e dar vita a un’indagine che ha portato a questo straordinario risultato .
D- Naturalmente per cultura italiana si intende anche la nostra lingua ; quanto interesse c’è ad imparare l’italiano al giorno d’oggi , in un mondo che tende alla globalizzazione e le lingue più espanse sono l’inglese , lo spagnolo , il francese … e forse anche l’arabo ?
R- La richiesta di imparare la lingua italiana è molto alta e questo ci fa onore . La nostra lingua si studia per amore dell’Italia e della nostra cultura che non è solo gastronomia , vini o moda , ma anche poesia , canto , letteratura … In Finlandia e in molti Paesi nordici gli italianismi e pseudoitalianismi denotano il prestigio della nostra cultura , e non è un caso se si sta verificando una notevole richiesta di voler imparare l’italiano anche da parte dei Paesi dell’est europeo ; da un decennio a questa parte , dopo la caduta del muro di Berlino , si è notato un notevole incremento del numero di studenti presso gli Istituti Italiani di Cultura , desiderosi di imparare la lingua di Dante e di Andrea Bocelli … Tutto questo è molto importante, è straordinario e noi italiani dobbiamo esserne orgogliosi perché in un mondo globalizzato , in un contesto di globaliz- zazione mondiale , per quanto necessario sia parlare una lingua comune , si deve fare attenzione a non cadere in una gerarchizzazione delle lingue che andrebbe a danno del plurilinguismo . Danno dal quale è necessario proteggerci promuovendo all’interno dell’Europa unita tutte le lingue nazionali. Non possiamo e non dobbiamo assolutamente dimenticare l’importanza della lingua italiana nella costruzione dell’Europa unita ,e la lingua italiana non pretende altro che resistere nel tempo perché legata alla cultura mondiale .
D- In una recente intervista il direttore della Fiera del Libro di Torino , Ernesto Ferrero , ha definito la lingua italiana una lingua di nicchia , molto amata ma poco conosciuta , ci sono pochi studiosi e pochi traduttori con la conseguente scarsa divulgazione all’estero della nostra degna produzione letteraria e scientifica . Che cosa si sta facendo concretamente per coprire questa lacuna ?
R- Le attenzioni internazionali sulla stampa e sull’editoria italiana sono notevoli . Anche ultimamente alla Fiera del Libro di Parigi il successo è andato oltre le aspettative determinando una potenziale superiore alle attuali situazioni e i risultati sono stati ottimi , proprio per questo il governo ha attuato un processo di divulgazione per favorire pure questo aspetto della nostra cultura rappresentato dalla produzione letteraria e scientifica ed è già in atto una particolare iniziativa di promozione . Mi appassiona il dibattito con il direttore della Fiera del Libro di Torino se la nostra lingua sia di nicchia o meno , ma sono particolarmente interessato che la lingua italiana diventi presto la lingua dei giovani del mondo , di tutti coloro che sono i global del mondo i quali parlano italiano perché è una lingua bella , pulita ed è veicolo di cultura ; la nostra lingua può diventare la lingua della cultura mondiale ed è proprio attraverso la promozione dello studio della lingua italiana che promuoviamo la nostra stessa cultura ; cultura italiana in tutte le sue forme , una cultura che è nostra e che siamo benissimo in grado di estendere . Tuttavia tornando al problema delle traduzioni , qui al Ministero degli Esteri abbiamo varie proposte finanziate da un fondo di diversi milioni di euro ( alcuni miliardi delle vecchie lire ) predisposto a tale scopo , per favorire cioè la traduzione delle opere più interessanti da poter esportare e quindi far conoscere all’estero .La selezione dei testi avviene attraverso una commissione di tecnici che valuta molto attentamente la qualità dei lavori da tradurre . Riserviamo una particolare attenzione al mondo dell’editoria e alle nostre opere letterarie e scientifiche mediante incentivi alla loro traduzione dando così un contributo notevole alla loro diffusione .
D- Dunque, un forte rilancio della cultura del nostro Paese sotto tutti gli aspetti …
R- Proprio alcuni mesi fa un noto quotidiano tedesco dedicava ampio spazio all’Italia in un articolo dall’emblematico titolo di “spaghettizzatevi” che doveva suonare come “italianizzatevi “ ma per la prima volta nel senso più nobile del termine . Di fatto una definizione che ci fa finalmente onore e nella quale possiamo riconoscerci , lasciandoci per sempre alle spalle il luogo comune dell’Italia della pastasciutta che per anni e anni ha accompagnato l’immagine del nostro Paese all’estero . Non più l’Italia degli spaghetti ma quella del “bello”. Se gli americani ci hanno insegnato a portare i jeans noi italiani insegniamo al mondo una qualità della vita . I nostri Istituti Italiani di Cultura non sono affatto un problema per l’Italia , bensì una risorsa ed è stato quindi doveroso favorire la loro importantis- sima attività. Io per primo, come presidente della commissione nazionale per la promozione della cultura italiana , ho riorganizzato la struttura degli Istituti stessi dando loro alcune raccomandazioni e quegli indirizzi che mancavano affinché anche tali Istituti sparsi nel mondo potessero rappresentare un veicolo della nostra cultura e della nostra lingua ormai definita a pieno titolo lingua d’élite e per la cui divulgazione è stata istituita la Settimana della Lingua Italiana che vedrà realizzare in tutto il mondo , anche in Cina , oltre seicento manifestazioni incentrate sul tema “L’Italiano e le Arti della Parola “ attraverso mostre librarie , concorsi letterari e artistici , teatro , musica , cinema . Promuovere i valori culturali dell’Italia serve a rendere il nostro Paese non solo simpatico ma anche affidabile . (Elisabetta Bernardini) INTERVISTA a RICHARD FLANAGAN D- Richard tu sei l’autore di uno dei massimi capolavori della letteratura contemporanea , il famoso romanzo Il Mondo Sommerso Di Gould , un libro che ti è valso non solo alcuni fra i più prestigiosi riconoscimenti letterari del mondo , ma anche la comparazione con i più celebrati scrittori di tutti i tempi , da Melville a Faulkner , da Cervantes a Conrad , da Borges a Calvino … Che cosa rappresenta per uno scrittore giovane come te tutto questo ? R- Trovo questo tipo di paragoni assolutamente insignificante … penso che sia la più grande forma di incomprensione che ci sia . Sono assolutamente contrario ai confronti : una critica fatta ad Hemingway non può valere per un altro scrittore perché ogni scrittore esprime ciò che sente dentro di se e scrive quello che si sente di scrivere . D- Tu quando ti sei scoperto scrittore ? R- Mai… D- Eppure tu sei uno scrittore … R- Sono molto sospettoso con i nomi , ma mi fido dei verbi … A volte gli scrittori si autodefiniscono tali , amano dare una certa immagine di se stessi e si preoccupano di difenderla … io non potrei mai nemmeno immaginarmi scrittore in questo senso , ma come artista , come scrittore nel senso più vero del termine allora si , fino alla fine … D- Hai più volte detto che il tuo “libro dei pesci” è una risposta a Bill Gates che sembra sempre più intenzionato ad attuare un progetto alquanto ambizioso : abolire la carta e i libri … Forse il re dei computer vuole fare un discorso di tipo ecologico … R- Se fosse davvero quello il motivo sarei sicuramente d’accordo con lui . La verità è che Bill Gates aveva in mente ben altro quando affermava che i computer avrebbero sostituito i libri perché voleva dire innanzitutto che le persone cercano sempre di più le tecnologie e che i libri in genere rappresentano una forma di creatività ormai finita … Certo che fabbricare compact disc può far si che non vengano distrutti troppi alberi … ma i libri devono comunque mantenere la loro importanza . Aldilà del ruolo che i romanzi o i racconti potranno avere in futuro i libri sono l’unico veicolo attraverso il quale si può davvero parlare con l’anima ad un’altra persona . D- La letteratura svolge invece , secondo te , una funzione che si evolve con i tempi … R- Non voglio dare per certo o per scontato ciò che dico. Semplicemente sono convinto che nella letteratura del futuro ci sarà un ritorno di tendenza … La letteratura del secolo passato era tutta incentrata su argomenti come le proprie radici o le proprie origini e la casa , la famiglia , la vita di tutti i giorni erano temi ricorrenti . Ma la globalizzazione che ha reso ormai insignificante gran parte della vita delle persone fa si che la coscienza umana risponda dando importanza ad un dettaglio … proprio per questo ho l’impressione che la letteratura invece di prendere una direzione rivoluzionaria , prenderà quella opposta . Anche la storia riveste la sua importanza nella letteratura ed è necessario raccontarla , in tutti i modi possibili , senza mentire sulla verità perché il passato è parte di noi e conoscerlo è ciò che può renderci davvero liberi … Ma la storia acquista potere soltanto se riesce a trasferire il passato nella vita di tutti i giorni . D- Forse non a tutti viene data la possibilità di raccontare la verità storica . A te è stata data l’opportunità di scrivere liberamente la storia di William Buelow Gould , realmente esistito , e della sua triste esperienza nella più famigerata colonia penale dell’Impero Britannico , Sarah’s Island … R- Prima di cominciare a scrivere il libro ho parlato con il mio editore , in Australia , perché avevo ovviamente bisogno del suo sostegno per poterlo realizzare . Un sostegno che ho pienamente ottenuto perché sono stato incoraggiato a raccontare la storia proprio come volevo io , senza alcuna limitazione , anzi mi fu offerta nel frattempo anche una cospicua somma di denaro che io ho tuttavia rifiutato perché il regalo più bello mi era già stato fatto : poter scrivere in piena libertà . Spero davvero che sapere questo possa essere incoraggiante per chiunque voglia scrivere liberamente … D- Lo speriamo vivamente dal momento che oggi si teme molto che possa essere sempre più limitata la libertà di pensiero … Persino in un Paese come gli USA si è temuto che potesse vacillare questo diritto di cui la nazione è sempre stata garante … R- Non credo che negli USA sia mai stata limitata la possibilità di esprimersi liberamente , anzi , sono convinto che ci sia sempre molta libertà . Anche se attualmente , purtroppo , vige un governo stupido , c’è comunque molto spazio per la verità e per l’autoanalisi . Semmai a volte il problema è che la persona non viene incoraggiata ad esprimere la sua propria forma d’arte e l’arte riflette più generalmente questa tendenza della società . D- Ma oggi si discute molto anche di religione e del fanatismo che ne può derivare , tu sei religioso ? R- No … D- Ho letto da qualche parte che … R- Io per fortuna non l’ho mai letto …
UNA PICCOLA BIOGRAFIA diRICHARD FLANAGANd Nato in Tasmania nel 1961 , quinto di sei figli , Richard Flanagan discende da una famiglia irlandese approdata all’isola Van Diemens Land ( oggi Tasmania ) durante la grande carestia . Trascorsa l’infanzia nella piccola città di Rosebery abbandonò la scuola a soli sedici anni per poter lavorare e solo più tardi riprese gli studi iscrivendosi alla Oxford University che tuttavia lasciò nuovamente per potersi dedicare completamente alla scrittura . Per il suo primo libro , la novella Death Of A River Guide , che gli valse il maggior premio letterario australiano e il National Fiction Award , fu definito uno fra i migliori giovani scrittori d’Australia . Da
allora
in
poi
una
serie
di
premiati
successi
letterari
tra
cui
The
Sound
Of
One
Hand
Clapping
,
(trasformato
in
film
ricevette
la
nomination
Orso
D’Oro
come
miglior
film
dell’anno
1998
al
Festival
di
Berlino
)
,
che
lo
consacrò
in
assoluto
il
migliore
scrittore
australiano
,
fino
al
recente
capolavoro
Gould’s
Book
of
Fish
,
Il
Mondo
Sommerso
di
Gould
(
Ed.
Frassinelli)
considerato
la
prima
,
vera
grande
novella
del
secolo
e
vincitore
,
tra
l’altro
,
del
prestigioso
Best
Book
2002
–
Commonwealth
Writers
Prize
. I suoi libri , già pubblicati in Australia e negli USA , sono stati tradotti anche in tutta Europa conoscendo ovunque un notevole successo non solo di critica ma anche di pubblico. SIRIO:
UNA
STELLA
UNA
DEA Traduzione
di
Elisabetta
Bernardini Iside e Osiride erano due dei quattro figli nati dal grembo della divinità celeste Nut e da Ra, dio del sole. Gli altri due erano Seth e Nefti. Osiride prese Iside per moglie ed insieme regnarono per primi sull’Egitto fin quando, all’età di 28 anni, Osiride fu brutalmente ucciso per gelosia dal fratello Seth che tagliò poi il suo corpo in 14 pezzi . Iside, sua sposa , raccolse e riunì tutti i resti del corpo di Osiride che riuscì a trovare tranne il fallo, mai trovato, che sostituì con quello di un nibbio , lo portò dentro di sé e si fecondò con quel seme. Quindi si ritirò nelle acque del Nilo finché non partorì Horus . Dai testi delle piramidi e di altri scritti religiosi appare chiaro che questo mito trova la propria complementarietà nelle stelle e che identifica Iside con Sirio e Osiride con Orione. Presso l’antica civiltà Egizia la celebrazione della nascita del “Divino Bambino “ Horus, dal grembo della dea Iside, veniva commemorata all’inizio del nuovo anno quando la stella Sirio appariva all’orizzonte, all’alba, nella sua levata eliaca. In effetti, “ricreando” gli antichi cieli d’Egitto, ai tempi della Prima Dinastia, intorno al 3300 a.C. prima della costruzione della Grande Piramide , scorgiamo la stella Sirio compiere un memorabile ciclo negli spazi celesti che ci spiega il motivo per cui quest’astro venne associato ad un evento portentoso. Le prime osservazioni di Sirio mostrerebbero che la luminosa stella dopo essere tramontata ad ovest immediatamente dopo il sole e rimasta invisibile per un periodo di 70 giorni riappare un mattino , poco prima dell’alba a oriente . Questa riapparizione è nota appunto come levata eliaca della stella . Nel 3300 a.C. la levata eliaca di Sirio avvenne esattamente il giorno del solstizio d’estate (21 giugno del calendario gregoriano) visto da Giza . (A causa della precessione degli equinozi l’evento , col passare del tempo , ha subito uno spostamento di circa 45 giorni ed ora la stella vive la sua levata eliaca il 5 agosto ) . La perfetta corrispondenza della levata eliaca di Sirio con il solstizio d’estate, nel 3300 a.C. , venne considerata un evento straordinario al quale si aggiunse un’altra coincidenza eccezionale, la annuale inondazione del Nilo, tanto che il fenomeno astronomico assunse subito un significato divino. Numerosi testi antichi fanno riferimento alla congiunzione dei tre eventi: il Nuovo Anno nel giorno del Solstizio d’Estate, l’inizio delle inondazioni e l’apparizione di Sirio, e mostrano come questo fenomeno assunse enorme importanza per gli egizi . Il più antico di questi testi, una tavoletta incisa risalente alla Prima Dinastia, dice : “ Sirio è colei che apre le inondazioni dell’anno “ . E nei testi della Piramide è scritto : “ E’ Sirio l’amata sorella di Ra dio del sole, che prepara le inondazioni per voi nel giorno del nuovo anno...” Iside come Sirio era considerata la Signora del Nuovo Anno . Sirio ridona la vita al Nilo come Iside ha ridato vita a Osiride . Il tempo in cui Iside si nasconde da Seth è lo stesso che Sirio scompare dal cielo per 70 giorni. Iside dà alla luce Horus, come Sirio dà vita al Nuovo Anno , Horus e il Nuovo Anno sono uguali . Sirio porta la rinascita e brillando per poco in un mattino d’estate stimola il Nilo e dà inizio al Nuovo Anno. E’ molto interessante notare come è scritto il nome egizio di Sirio con tre significativi segni geroglifici : una stella a cinque punte , un mezzo cerchio e un piccolo triangolo . IL CIELO CHE CAMBIA Circa 300 anni prima della nascita di Gesù gli Egiziani caddero sotto il dominio dei Tolomei , i faraoni greci che si insediarono e governarono in Egitto dal 305 a.C. fino al 30 a.C. con l’ultima regina Cleopatra VII . Durante questo periodo la capitale d’Egitto fu spostata ad Alessandria dove venne introdotto il culto di Serapide, una divinità di sintesi modellata sul dio egizio Asar – Hapi (Osiride –Apis) un nome che vuol dire Osiride del Nilo. Iside divenne naturalmente la consorte di Serapide e il suo culto che fiorì ad Alessandria e in tutto il bacino del Mediterraneo fu adottato da molte legioni romane attraverso le quali approdò fino in Europa occidentale. Templi dedicati a Iside furono trovati in Italia, in Francia, in Germania e perfino ad Oxford in Inghilterra . Contemporaneamente al culto di Iside fiorì la celebrazione della nascita di Horus, ( chiamato Apocrate dai greci ed identificato con il dio Apollo ed il Sol Invictus dei Romani ), che come abbiamo già detto venne associata alla levata eliaca di Sirio, all’alba. E’ importante ricordare che quando Giulio Cesare introdusse il cosiddetto Calendario Giuliano, fu il famoso astronomo di Alessandria, Sosigene, a convertìre per volere di Cesare, il vecchio calendario lunare con quello solare. Può così sorgere qualche dubbio che Sosigene copiò l’idea agli egiziani che avevano un calendario solare già dal 3300 a.C. . Questo calendario come sappiamo fissava l’inizio del nuovo anno al giorno della levata eliaca di Sirio la quale all’epoca di Sosigene cominciò nel mese di luglio e quindi possiamo ben immaginare che ciò sia stato voluto dall’imperatore romano proprio perché quel particolare fenomeno astronomico avveniva allora nel mese che portava il suo nome “Giulio” Cesare . Inoltre la sua celebre consorte, la regina Cleopatra, era una gran sacerdotessa di Iside e per questo Cesare le dedicò, in onore della divinità, un tempio al Foro Romano. Dopo la morte di Cleopatra avvenuta nel 30 a.C. l’Egitto diventò provincia di Roma enella città di Alessandria insieme ad una grande comunità greca e romana vi abitava all’epoca pure un gran numero di ebrei venuti dalla Giudea . E’ da questo momento, con l’avvento della neonata cristianità, che il misterioso culto dei faraoni già mescolato a quello dei Greci e dei Romani si fonde con le ideologie Giudaico - Cristiane .
LA ISIDE DEI ROMANI E IL BAMBINO HORUS La dottrina di base di questi antichi culti misteriosi era fondata sul credo che l’immortalità fosse raggiungibile attraverso gli insegnamenti di iniziazione di un “Figlio di Dio morto e risuscitato” e nel simbolo stesso della sua morte e risurrezione . Il dio dei Fenici Adone, il dio egizio Osiride, o quello di Alessandria Serapide si contendevano tutti tale dottrina . I Romani, in seguito, importarono in Egitto il misterioso culto del dio Mitra che pure veniva considerato “figlio di dio morto e poi risorto”, e, cosa ancor più intrigante, il cui natale veniva celebrato al tramontare del sole il 25 dicembre. Non c’è da meravigliarsi dunque se anche i primi cristiani celebravano la nascita del loro proprio Figlio di Dio morto e risorto, Gesù, il 25 dicembre e con l’idea di una stella d’oriente che ne annunciava la natività a sottolineare la forza sovrannaturale dell’evento . Ma quale stella ?
LA MADONNA E IL BAMBINO C’è una strana particolarità tra i quattro vangeli canonici che riguarda soltanto uno di essi , il vangelo di Matteo. Questo vangelo che parla della nascita di Gesù in relazione all’apparizione di una stella a Oriente e dei tre Re Magi , è anche l’unico a raccontare della fuga in Egitto della Sacra Famiglia. Ma se questi episodi sono storicamente veri allora perché gli altri vangeli non accennano minimamente a tali eventi così cruciali e importanti riguardo la nascita del Messia ? E’ dunque possibile che tutto questo non fosse affatto storico ma soltanto mitico? Molti studiosi hanno a lungo creduto e sostenuto che il vangelo di Matteo sia stato scritto tra il 40 e l’80 d.C. nella città di Alessandria, dove, al tempo in cui si presume risalga la redazione di questo testo, le celebrazioni del Nuovo Anno non erano più osservate all’alba ma al tramonto in conformità sia alla tradizione Giudaico–Cristiana che a quella dei Romani che fissavano, come già detto, al tramonto tali festività . In considerazione di ciò esaminiamo il cielo al tramonto guardando verso oriente nel giorno del 25 dicembre del 50 d.C. (la data che più o meno corrisponde alla stesura del vangelo di Matteo) così come si doveva vedere da Alessandria … E curioso constatare come la mappa stellare di allora fosse esattamente la stessa vista nell’Antico Egitto nel 3300 a.C. all’alba, quando la nascita di Horus dal grmbo di Iside veniva celebrata nel momento in cui si verificava la levata eliaca di Sirio. Quanto segue è ciò che scrisse e testimoniò un osservatore in Egitto : “ Circa alle ore 04.28 p.m. il sole cominciò a tramontare ad ovest (28 gradi nord – ovest) … 35 minuti più tardi, intorno alle ore 05.03 p.m. il sole era completamente tramontato ad ovest mentre a est in quello stesso momento la Cintura di Orione appariva all’orizzonte (circa 2 gradi sud est ) … Ancora 51 minuti dopo, alle ore 05.54 il sole ormai completamente sceso a occidente (10 gradi sotto l’orizzonte ovest) rendeva il cielo abbastanza scuro da consentire di vedere le stelle ad occhio nudo e guardando ad est proprio in quell’istante si vedeva chiaramente la stella Sirio levarsi ad oriente (la cintura di Orione a circa 25 gradi sopra l’orizzonte a est sembrava preannunciare l’apparizione di Sirio). Le immagini celesti, dunque, ci raccontano che, il 25 dicembre, subito dopo il tramonto, le tre stelle della cintura di Orione appaiono ad oriente per annunciare la venuta della stella Sirio che giunge per l’appunto circa un’ora dopo …Sarebbe incredibile che un così grande segno della potenza celeste, oltretutto già conosciuto come preannuncio della nascita del “divino bambino Horus” in Egitto da tempi immemorabili, non fosse stato notato da coloro che scrissero il vangelo di Matteo. Sembra evidente che l’introduzione di un nuovo Bimbo Divino, Gesù, nato dalla Madonna, Maria, nel mondo egizio e Greco – Romano, beneficiasse grandemente nell’esser stato assorbito dall’antico e potente mito della divinità Iside e della sua stella Sirio . Dunque Iside e Horus subirono una metamorfosi nell’immagine della Madonna col Bambino Gesù e la stella Sirio diventò la stella d’oriente che i Saggi seguirono e che preannunciò la nascita di Gesù (nell’anno in cui nacque Gesù la levata eliaca di Sirio avvenne il 19 luglio) . Più tardi i tre saggi vennero conosciuti come i Tre Re nella tradizione occidentale e mantenendo il simbolismo delle stelle essi furono in seguito identificati con le tre stelle della cintura di Orione. Nel suo libro “ I Nomi Delle Stelle : le loro tradizioni e i loro significati” , l’astronomo Richard H. Allen afferma che nel folklore europeo le tre stelle della cintura di Orione sono spesso chiamate i Magi o i Tre Re . E lo studioso di mitologia Alvin Boyd Kuhn scrive : “ Esiste la leggenda dei tre re d’oriente che giunsero ad adorare il neonato Dio…In passato i tre re erano le tre stelle della cintura di Orione …E’ così facile distinguere questa notevole costellazione che le tre sue più famose stelle furono a lungo dette i Tre Re di Orione e la loro apparizione in cielo anticipa proprio la luce di Sirio che è divenuta per associazione l’anima di Cristo per l’umanità … ( -Epifania- Apparizione) . Inoltre Kuhn continua dando una variante ai classici canti natalizi : “I tre re di Orione siamo e dei doni noi portiamo; attraversando campi e fonti, brughiere e monti, la raggiante stella noi seguiamo …” Un ricco significato simbolico accompagna da sempre Sirio, l’antica stella della rinascita divina che molte tradizioni esoteriche vogliono veder scintillare sulla sommità della Grande Piramide d’Egitto come segno del ritorno del “grande iniziato” che secondo alcune profezie, come quelle espresse da tale Edgar Cayce, significa più specificatamente il ritorno di Cristo : “Quando l’astro scintillerà sulla vetta dell’imponente costruzione questo significherà l’inizio di una nuova era di spiritualità per tutta l’umanità”. IL REGNO DEI SIGNORI DEGLI ANELLI Intervista a Laurence Gardner.
Indiscusso capolavoro della letteratura mondiale, Il Signore Degli Anelli di Tolkien, affascina da sempre milioni di lettori in tutto il mondo. Una storia che anche trasformata in film che non finisce mai di stupire e di attrarre l’attenzione sia del pubblico che della critica. Ma chi era davvero questa misteriosa gente ? Da dove veniva, e quando comincia la loro storia ? Ne parliamo con Laurence Gardner, inglese, storiografo reale e autore internazionale di studi sulla storia delle origini dell’umanità che ha pubblicato, tra l’altro, un interessante libro dal titolo Il Regno dei Signori degli Anelli edito da Newton Compton . D - Professor Gardner , chi erano realmente i Signori degli Anelli ? R - Erano dei potenti re guerrieri il cui dominio si estendeva lungo le regioni dell’Europa centrale sul Mar Nero , dalla Transilvania fino alle più estreme regioni orientali del Tibet . La loro cultura generò i Re Tuatha De Danann d’Irlanda e le mummie di questi antenati signori degli anelli sono state rinvenute preservate meglio di quelle egizie . D - Come si presentavano ? R - Erano davvero molto alti , più di due metri gli uomini e non inferiori al metro e ottanta le donne , e i loro corpi erano adornati con tatuaggi che disegnavano una coda di lemure attorcigliata ad anello . D - Ma quando ha inizio la loro storia ? R – Molti anni prima di Cristo. Circa 3500 anni prima di Cristo il Graal rappresentava una dinastica linea di sangue reale discendente dalle grandi regine della Mesopotamia chiamate Grandi Signore delle Acque . Poi la linea di sangue del Graal si è progressivamente sviluppata presso diverse dinastie tra le quali quella dei Signori degli Anelli . Essendo loro gli originali depositari del Graal venivano chiamati Elefs o Elfi da una antica parola ebraica usata nell’Antico Testamento per indicare una stirpe reale . Ma una antica parola provenzale usata per indicare gli Elfi era Albi tanto che nel Medioevo la stirpe Graalica veniva generalmente identificata con gli Albigesi . D - E’ fedele alla realtà l’opera di JRR Tolkien ? R - Il Signore degli Anelli di Tolkien non solo è la più famosa , ma anche la più importante opera letteraria che racconta di questa stirpe e la storia narrata nel libro è assolutamente fedele alle antiche tradizioni . JRR Tolkien era un professore di Oxford dove insegnava lettere antiche e folklore e non ci sono dubbi sulla sua assoluta precisione nel delineare e definire il profilo del potente re guerriero Elfo capostipite dei Signori degli Anelli . D - Perché proprio l’anello ? R - Un tradizionale distintivo di nobiltà nell’Antica Mesopotamia era l’anello tanto che tutti i re e tutte le divinità di allora venivano raffigurati con questo gioiello quale simbolo di eternità e giustizia . Col passare del tempo il classico cerchietto d’oro da mettere al dito diventò una elaborata e ricca corona da mettere sul capo … D - Ma era considerato anche uno speciale simbolo magico per raggiungere il potere o era soltanto scelto per rappresentare il potere ? R – C’è tutta una simbologia legata all’anello che ha fatto di questo oggetto l’emblema del potere e della giustizia . Sappiamo che per sua natura ha una forma circolare che rappresenta a sua volta l’eternità poiché dove comincia finisce . Di conseguenza non può rappresentare altro che armonia , equilibrio , unità ed uguaglianza , non per niente è il sigillo per eccellenza dell’unione matrimoniale . Proprio per questo suo ricco significato simbolico da sempre associato alla nobiltà , l’anello ha influenzato notevolmente non solo diverse culture ma anche tutta una tradizione letteraria entro la quale brilla la leggenda di re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda e che raccoglie il meglio di tutto il suo simbolismo. D – Ancora oggi ? R - Anche oggi prendendo in considerazione questa leggenda possiamo dire che essenzialmente l’anello e il Graal sono la stessa cosa . Entrambi sono rappresentazioni senza tempo dell’equilibrio sociale ed è per questa ragione che quando alcune società rimangono in uno stato di turbamento e di conflitto si dice che devono ancora trovare l’anello ed il Graal . INCONTRI
LETTERARI (Intervista
pubblicata
sulla
rivista
di
cultura
e
informazione
editoriale "SALPARE")
E’
in
un
gelido
pomeriggio
di
metà
aprile
che
Roma
,
battuta
da
un’insolita
tramontana
,
mi
vede
passeggiare
dentro
le
sue
mura
di
travertino
in
compagnia
di
Thor
Vilhjalmsson
che
avevo
già
raggiunto
all’hotel
Mozart
in
via
dei
Greci
…Il
cielo
assolutamente
azzurro
e
cristallino
,
come
freddo
vuole
,
sembra
irradiare
della
sua
luce
limpida
tutta
la
città
eterna
mentre
il
poeta
d’Islanda
ed
io
camminiamo
lungo
le
sue
strade
storiche
,
Piazza
di
Spagna
,
via
del
Corso
,
Piazza
Venezia
,
via
Nazionale
… D - Se fa così tanto freddo a Roma , immagino il freddo che fa a Reykjavik... R -“No
,
noi
islandesi
abbiamo
la
fortuna
di
poter
camminare
sempre
con
i
piedi
al
caldo
,
sotto
la
nostra
terra
di
ghiaccio
scorre
il
fuoco
…
e
la
corrente
del
Golfo
ci
addolcisce
il
clima
…
“
- D - Mi
ritrovo
con
uno
dei
più
grandi
scrittori
europei
del
nostro
tempo
e
mi
emoziona
non
poco
sentirlo
parlare
,
raccontare
la
sua
vita
che
in
buona
parte
ha
vissuto
anche
qui
in
Italia
… R-
Già
,
l’Italia
!
,
“Cara
Italia”
,
disse
Modigliani
prima
di
morire…
Amo
molto
l’Italia
…
Vi
arrivai
per
la
prima
volta
nell’estate
del
1948
e
vi
soggiornai
per
quattro
mesi
,
girando
per
quattro
mesi
come
un
vagabondo
completamente
immerso
nel
Rinascimento
…
poi
tornai
altre
volte
e
ringrazio
la
provvidenza
e
la
fortuna
che
ho
avuto
a
venire
qui
,
un’esperienza
importante
che
mi
ha
arricchito
lo
spirito
,
mi
ha
dato
molto
,
ho
conosciuto
l’umanità
e
la
generosità
di
questo
Paese
che
è
stato
anche
meta
degli
incontri
fra
i
più
importanti
della
mia
vita
… D-
Raccontaci
questi
tuoi
incontri
“italiani”…
R-
Durante
i
miei
soggiorni
di
tanti
anni
fa
conobbi
Quasimodo
,Ungaretti
,Pasolini
…Pier
Paolo
Pasolini
era
un
uomo
estremamente
intelligente
,
uno
spirito
tormentato
e
superato
dalla
sua
stessa
intelligenza
,
anche
il
suo
lavoro
,
i
suoi
stessi
film
,
sono
davvero
molto
intellettuali
e
forse
anche
troppo
perfetti
,
intelligenti
.
Ricordo
che
mi
confidò
di
essere
stanco
di
vivere
a
Roma
e
che
avrebbe
voluto
ritornare
in
Friuli
,fermarsi
nella
sua
Casarsa
a
scrivere
poesie
…
Incontrai
spesso
anche
Alberto
Moravia
ed
Elsa
Morante
,
che
trovavo
molto
più
interessante
di
lui
e
ancora
oggi
penso
così
.
Alberto
Moravia
mi
dava
l’impressione
di
essere
un
calcolatore
,
ma
lei
era
una
donna
estremamente
sensibile
e
la
ammiravo
molto
sia
come
scrittrice
che
come
persona
.
Ci
si
ritrovava
volentieri
da
Rosati
,
a
Piazza
del
Popolo
,
insieme
con
Michelangelo
Antonioni
e
Monica
Vitti
,
Giulietta
Masina
e
Federico
Fellini
che
intervistai
per
la
mia
rivista
islandese
Birtingur
e
affermò
“E’
bene
che
ci
sia
la
crisi
del
cinema
,
così
il
cinema
rimane
solo per
i
veri
e
i
migliori
,
e
per
tutti
quelli
che
lo
sanno
apprezzare
pienamente.”
Come
non
amare
i
film
di
Fellini
,
autentici
affreschi
del
nostro
mondo
,
e
lui
,
un
uomo
ricco
di
umanità
…
Poi
a
Spoleto
,
nel
1965
conobbi
uno
fra
i
più
grandi
poeti
inglesi
di
tutti
i
tempi
,
Ted
Hughes
,
con
sua
moglie
Silvia
Plat
;
ci
ritrovammo
al
festival
dei
Due
Mondi
nella
Settimana
della
Poesia
insieme
ai
migliori
poeti
d’Europa
e
dove
anch’io
fui
invitato
,
avevo
un
volumetto
di
poesie
.
Un
giorno
Ted
Hughes
mi
disse
:
“
Sai
Thor
, devi
avere
molta
pazienza
perché
coloro
che
pubblicano
e
vendono
libri
sono
anche
occupati
ad
acquistare
navi
ed
aeroplani
,
e
la
nostra
unica
speranza
sono
i
giovani
editori
,
piccoli
all’inizio
,
è
vero
,
ma
pieni
d’amore
per
la
letteratura
,
cosa
che
non
sempre
si
può
dire
dei
grandi
editori
i
quali
,
non
sempre
sono
mossi
dall’amore
per
i
libri
.”
Le
sue
parole
mi
sono
rimaste
per
sempre
nel
cuore
.
D-
Questo
tuo
cuore
Thor
che
batte
forte
per
amore
dell’arte
,
della
poesia
,
della
letteratura
…
Anche
la
rivista
Birtingur
a
cui
accennavi
ebbe
un
ruolo
rilevante
nel
rinnovamento
e
nella
rinascita
della
vita
letteraria
e
artistica
nell’Islanda
degli
anni
’50
ed
ancora
oggi
tu
sei
un’instancabile
promotore
della
migliore
produzione
letteraria
e
artistica
della
tua
terra
…
R-
Birtingur
fu
un’idea
mia
e
di
altri
miei
due
cari
amici
,
il
poeta
Einar
Bragi
e
il
pittore
Horour
Augustsson
che
decidemmo
di
fondare
questa
rivista
con
l’intenzione
di
promuovere
la
poesia
dei
giovani
autori
e
di
diffondere
la
più
radicale
avanguardia
artistica
squarciando
con
l’azzurro
delle
nuove
idee
il
grigiore
della
vita
artistica
di
quegli
anni
,
eravamo
nel
1950
e
senza
dubbio
Birtingur
svolse
un
ruolo
determinante
a
questo
proposito
.
Io
ho
sempre
seguito
con
particolare
interesse
e
con
grande
passione
le
evoluzioni
in
campo
artistico
e
letterario
…
Ho
sempre
amato
molto
anche
la
letteratura
italiana
:
Cesare
Pavese
,
Italo
Calvino
,
Salvatore
Quasimodo
,
Carlo
Levi
che
è
stato
un
mio
grande
amico
,
un
uomo
generoso
,
una
persona
fantastica
…sapeva
anche
dipingere
molto
bene
e
mi
fece
un
ritratto…
Adoro
Dante
,
si
può
passare
tutta
la
vita
con
le
sue
opere
senza
tempo
che
ci
insegnano
molto
e
ci
aiutano
a
ritrovare
noi
stessi
…Nella
Divina
Commedia
e
in
tutta
la
sua
letteratura
c’è
tutto
,
io
vi
ritrovo
pure
le saghe
islandesi
… D- Le famose saghe che dominano tutta la tradizione letteraria islandese …R-
All’origine
della
nostra
esistenza
,
di
noi
islandesi
,
ci
sono
le
saghe
e
la
poesia
.E.
Hemingway
diceva
di
aver
imparato
molto
dalle
saghe
perché
nel
loro
stile
inconfondibile
c’è
la
precisione
nell’espressione
e
nell’osservazione
dell’essere
umano
,
evitando
le
verbosità
.
Anche
Borges
era
innamorato
delle
saghe
della
mia
terra
che
amava
definire
come
un
prosa
molto
precisa
ma
altresì
ricca
di
intensità
…
Noi
islandesi
siamo
curiosi
,
avidi
di
sapere
.
Siamo
un
popolo
di
pescatori
,
di
marinai
e
di
poeti
…
la
poesia
è
la
massima
espressione
della
nostra
cultura
…
tutti
i
poeti
nordici
sono
nati
in
Islanda
…ma
c’è
un
grande
amore
che
lega
gli
scrittori
islandesi
all’Italia
.
Anche
il
nostro
Halldor
Laxness
,
premio
Nobel
per
la
letteratura
,
amava
molto
l’Italia
dove
veniva
spesso
a
soggiornare
e
a
scrivere
…
Quando
giunse
a
Taormina
quel
soggiorno
fu
per
lui
un’esperienza
pari
ad
un’eruzione
vulcanica
.
Il
vulcano
era
Laxness
non
l’Etna
,
e
fu
proprio
lì
che
scrisse
il
suo
famoso
romanzo
Il
Grande
Tessitore
Di
Cachemire
. E’
si
,
fu
una
vera
e
propria
eruzione
letteraria
,
inebriato
com’era
della
grande
cultura
contemporanea…
Anch’io
sono
stato
due
volte
a
Taormina
per
il
famoso
premio
intitolato
alla
città
…
E’
davvero
molto
strano
però
che
Laxness
sia
così
poco
tradotto
qui
in
Italia
,
davvero
non
capisco
perché. D-
E’
vero
,
purtroppo
i
libri
di
Laxness
sono
reperibili
soltanto
nelle
biblioteche
più
fornite
,
ad
eccezione
del
racconto
L’Onore
Della
Casa
,
tradotto
di
recente
e
reperibile
nelle
librerie
,
ma
proviamo
a
lanciare
un
messaggio
….
Tu
invece
hai
qui
in
Italia
i
tuoi
traduttori
personali
…e
tu
stesso
sei
autore
di
geniali
traduzioni
di
classici
della
letteratura
contemporanea
,
traduzioni
che
hai
eseguito
direttamente
dal
testo
originale
…
R-
Si
,
ho
tradotto
,
tra
gli
altri
,
Il
Nome
Della
Rosa
di
Umberto
Eco
,
La
Casa
Degli
Spiriti
di
Isabel
Allende
,
Il
Lungo
Viaggio
Nella
Notte
di
Eugene
O’
Neill
,
Il
Destino
Dell’Uomo
di
André
Malraux
…
Qui
in
Italia
ho
due
traduttori
personali
che
lavorano
per
me
e
traducono
tutti
i
miei
libri
dalla
lingua
originale,
l’islandese
…
Il
mio
sogno
è
di
poter
arrivare
al
pubblico
italiano
e
grazie
ad
Emilia
Lodigiani
,
della
casa
editrice
Iperborea
,
che
ama
molto
la
letteratura
in
genere
,
quella
vera
e
autentica
,
chissà
… Talvolta
anche
una
grande
letteratura
può
arrivare
ad
essere
un
best-seller
,
purché
un
editore
capisca
davvero
quanto
vale
un
libro
,
una
letteratura
,
con
amore
e
con
intelligenza
.
Sono
questi
poi
i
libri
che
rimangono
. D-
Thor
,
tu
appartieni
alla
famosa
famiglia
dei
Thor
,
una
famiglia
il
cui
nome
è
da
sempre
legato
al
mondo
della
politica
e
della
finanza
,
tanto
che
di
te
Steinn
Steinarr
disse
che
era
certamente
unabella
notizia
sapere
che
la
famiglia
Thor
aveva
cominciato
a
poetare
.
Oggi
che
sei
considerato
tra
i
più
importanti
scrittori
europei
del
nostro
tempo
e
riconosciuto
come
il
precursore
della
letteratura
islandese
moderna
,
ti
senti
di
dare
un
consiglio
a
chi
volesse
cominciare
a
scrivere
o
a
“poetare”
?
R-
E’
difficile
dare
consigli
a
chi
vuole
scrivere
,
e
suggerirei
soltanto
di
scrivere
,
scrivere
,
scrivere
finché
non
si
è
trovata
una
certa
tecnica
e
una
certa
intimità
con
se
stessi
.
Thomas
Mann
definiva
la
trama
di
un
romanzo
come
una
sinfonia
dove
le
idee
hanno
avuto
il
ruolo
dei
motivi
musicali
,
e
queste
sue
parole
hanno
sempre
avuto
una
certa
influenza
su
di
me
e
mi
hanno
incoraggiato
lungo
tutto
il
mio
percorso
artistico
che
non
è
stato
sempre
facile
,
anche
se
poi
fu
proprio
una
mia
trilogia
ad
aver
originato
un
nuovo
modo
di
scrivere
,
inventato
da
me
e
ispirato
al
mito
,
certi
temi
ricorrenti
dei
miei
romanzi
li
ho
ripresi
dal
mito
. D-
Sei
un
grande
artista
ed
hai
sempre
sostenuto
ruoli
rilevanti
nell’ambito
della
vita
culturale
dell’Islanda
,
per
sei
anni
sei
stato
Presidente
dell’Unione
degli
Artisti
Islandesi
,
poi
membro
onorario
dell’Unione
degli
Scrittori
d’Islanda
e
Presidente
della
Sezione
Islandese
della
Società
di
Dante
Alighieri
,
quindi
membro
dell’Organizzazione
del
Festival
della
Letteratura
di
Reykjavik
.
Ma
so
che
ora
sei
presidente
del
Pen
Club
d’Islanda
e
che
ti
muovi
con
fervore
in
difesa
dei
diritti
umani
…
R-
In
Islanda
la
letteratura
non
è
assolutamente
condizionata
dalla
politica
perché
nessuno
può
limitare
la
libertà
di
potersi
esprimere
,
né
ci
sono
intellettuali
al
servizio
della
politica
.
E
questo
vale
anche
se
parliamo
di
religione
infatti
,
per
quanto
pure
la
nostra
storia
abbia
risentito
in
passato
di
guerre
e
conflitti
a
sfondo
religioso
,
oggi
questa
non
influenza
più
di
tanto
la
nostra
cultura
che
vede
uniti
insieme
anche
molti
artisti
di
diversa
origine
,
protestanti
,
buddisti
,
cattolici
…ed
è
pur
vero
che
per
un
islandese
è
più
religioso
stare
da
solo
in
montagna
a
guardare
in
silenzio
la
natura
,
oppure
al
mare
,
che
non
in
chiesa
…
E’
triste
però
sapere
che
purtroppo
in
molte
parti
del
mondo
questi
problemi
esistono
.
Io
sono
presidente
del
Pen
Club
d’Islanda
e
se
ho
accettato
di
esserlo
l’ho
fatto
soltanto
perché
sentivo
il
dovere
di
farlo
.
Per
senso
del
dovere
verso
altri
scrittori
che
non
sono
liberi
,
che
sono
costantemente
minacciati
,
come
è
accaduto
ad
uno
scrittore
curdo
che
è
stato
processato
in
Turchia
solo
per
aver
scritto
nella
sua
lingua
,
il
curdo
.
Fortunatamente
ha
trovato
asilo
politico
in
Svezia
sotto
la
protezione
del
Pen
Club
IL
VENTO
Di
Thor
Vilhjalmsson Il
vento Lasciate
che
il
vento
vi
prenda Sopra
il
suo
grande
albero
deserto
Vi
faccia
restare
nel
gorgo
delle
foglie
Vi
scaraventi
giù
per
non
spezzarvi Contro
le
nuvole
nere Quando
la
luna
le
orla
di
solido
argento Conducendole
via
furiosamente
E in solitudine estrema
|