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BOLLETTINO NOTIZIE E COMMENTI 2006 e-mail: info@istitutodipubblicismo.it
Indice 2006
n. 20 del 9-02-06
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 9 febbraio 2006 - n. 20 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri
Dopo
i mass media di
Alberto Graziani Lo sviluppo delle moderne società civili sembra essere basato quasi esclusivamente sul parallelo sviluppo dei grandi strumenti di comunicazione di massa, stampa, radio, cinema e televisione, ma, proprio agli inizi del 2000, definito tra l’altro come “ il secolo dell’ informazione “, si è verificata qualche battuta d’arresto, come se i grandi mass media avessero dato fondo a tutte le loro potenzialità nell’arco degli ultimi cinquanta anni. Da non pochi anni infatti, in tutto il mondo occidentale, si verifica una lenta erosione del numero dei lettori e degli spettatori e nei casi migliori non si registrano aumenti degni di considerazione. Intendiamoci non si tratta di commemorare, ma qual cosa sta cambiando. Stampa, radio, cinema e televisione non rappresentano più quel sistema di assoluto monopolio dell’informazione, che nei primi anni del 2000 appariva ancora così saldo.
Ma non è tanto l’aspetto statistico-quantitativo che merita attenzione, quanto il diversificarsi del pubblico, che mostra una crescita costante dei fruitori di internet e degli altri mezzi multimediali e la sostanziale tenuta solo del pubblico mono-mediale, e, in particolare, di quello mono mediale televisivo. L’evoluzione del rapporto tra realtà socio-culturale e mondo della informazione sembra indicare una tendenza alla concentrazione delle fasce sociali più acculturate e dinamiche nell’area di un sistema informativo frazionato e multimediale, mentre le fasce sociali culturalmente più deboli sembrano sempre più confinate nel sistema centrale dei grandi mass media ed in particolare della televisione generalista.
Se si considera il ruolo strategico svolto dalla stampa, dal cinema e dalla radio dagli anni venti agli anni cinquanta del Novecento e soprattutto durante il secondo conflitto mondiale, e il successivo ruolo della televisione che ha unificato l’informazione a livello planetario, trasformando ideologie, valori e stili di vita, è difficile pensare che questo sistema di grandi mezzi di informazione di massa sia vicino ad un repentino declino. Ma, come sempre i cambiamenti in atto sono i più difficili da cogliere. Un fatto è certo ed è che la società si evolve e, pertanto, cambia il pubblico, nei suoi numeri e soprattutto nelle sue aspettative e cambia così anche il modo di rapportarsi con i grandi mass media. La storica espressione “l’ha detto la radio”, usata un tempo per escludere ogni dubbio sulla veridicità di una notizia, viene percepita oggi come una ingenuità dei nostri nonni e ci rende consapevoli del fatto che la burla di Orson Wells, entrato nella leggenda per aver scatenato il panico negli USA con l’annuncio dello sbarco dei marziani dai microfoni della CBS nell’ottobre del 1938, non sarebbe più possibile e che quanto viene comunicato dai grandi mass media è sì percepibile come “una realtà”, ma in un vasto contesto di fonti diversificate e contraddittorie.
Comunque, le comunicazioni di massa rimangono il principale strumento per costruire il consenso sociale; sono lo strumento di persuasione legittimato dalle moderne organizzazioni sociali per ottenere l’adesione degli individui ed hanno scongiurato le forme più odiose di coercizione fisica e morale usate dal potere in tempi meno civili, che per altro sono ancora in atto in vaste aree geopolitiche a regime totalitario. Dal canto loro, i grandi mass media, nelle moderne democrazie occidentali, subiscono processi di concentrazione, sono pur sempre imprese economiche, che assorbono ingenti risorse finanziarie per far fronte agli elevatissimi costi aziendali. E sono sempre più stretti dall’equivalenza ”maggior audience eguale maggiori entrate pubblicitarie” e, quindi, con sempre più stretti collegamenti col mondo produttivo, col mondo economico finanziario e in definitiva con tutto il sistema politico, economico e sociale.
La dipendenza dei mega bilanci dei quotidiani metropolitani e dei magazine a tiratura nazionale, nonché delle reti radiofoniche e televisive, dagli investimenti provenienti dalle strutture economiche è così vincolante, che il pubblico dei lettori, degli ascoltatori e dei telespettatori assume un mero valore numerico quantitativo e solo per giustificare l’efficacia dell’investimento pubblicitario,. In televisione, le trasmissioni che non raggiungono lo standard di ascolto previsto, in milioni di telespettatori o di share, vengono giudicate negativamente dalla committenza pubblicitaria e automaticamente non più finanziate. La comunicazione di massa assurge quindi a sistema, non certo autonomo, ma legato ad altri sistemi con cui interagisce. Per riassumere, i grandi mass media presentano costi molto elevati, tendenza alla formazione di monopoli, intreccio strategico con i grandi interessi del mondo politico, economico e finanziario, nonché, dulcis in fundo, al fine di aumentare l’audience, sono costretti al decremento della qualità culturale.
Si aggiunga che scandali, falsi scoop, spettacolarizzazione delle notizie e campagne poco affidabili hanno in un certo qual modo mitrizzato lo stomaco del pubblico, che subisce spesso contenuti una volta improponibili. Ma c’è di più, perché l’intreccio tra quei poteri e gli strumenti d’informazione è così articolato, che risulta sempre più difficile individuare chi parla o per chi parla e quindi quale sia la vera “fonte”, il vero promotore dell’informazione. Pertanto, i mass media vengono percepiti dai giovani, come strumenti caratterizzati da un flusso di informazioni a contenuto predeterminato e proveniente dall’alto in modo impersonale, con lo scopo di imporre modelli di vita e plasmare il pubblico.
Nel
contempo, negli ultimi venti anni però, sono nati e si sono affermati nuove
tecnologie e nuovi strumenti di informazione: la telefonia mobile, la cosiddetta
“new television” (parabole, decoder, paytv, ecc.), l’editoria
specializzata, internet (siti web, chat, forum, ecc.), la posta elettronica, i
supporti multimediali. A fronte di tutto questo, come reagisce il pubblico e,
soprattutto come interagiscono le nuove generazioni di lettori e di spettatori ? La comunicazione interpersonale attraverso la telefonia mobile ha enormemente incrementato i contatti tra singoli individui, come se tutti fossero contestualmente presenti e vicini nel “villaggio”, ma soprattutto ha sviluppato il gusto della partecipazione, della condivisione e della socializzazione. Il web, dal suo canto, ha consentito una ulteriore enorme capacità di comunicazione individuale, anche se spesso “velata”, senza limiti di spazio e di tempo e, al momento in molti casi, anche a costi non significativi. In questo settore, la tecnologia digitale e wireless è travolgente e promette meraviglie. I blog: milioni di punti di esperienza individuali, sono attivi e permettono la condivisione di informazioni, emozioni, stati d’animo e, perché no, valori, in un’area illimitata.
Per i giovani comunicare significa entrare in relazione con gli altri e scambiare emozioni e informazioni alla pari. Un passa parola del villaggio ancestrale che ora è il passa parola della realtà virtuale. Il pubblico dei mass media così si frantuma, non è più un target, un oggetto di marketing, ma un soggetto che trova una identità, spesso di nicchia, ma che meglio corrisponde alle sue aspettative. Magari diventa più fazioso, politicamente meno corretto, ma vuole partecipare e dire la sua. Si può ancora parlare del quotidiano e del telegiornale preferito? Non c’è da temere; stampa, cinema, radio e televisione avranno sempre il loro ruolo, perché non potrà essere sostituita da altri strumenti la capacità dei grandi mass media di contribuire alla formazione della coesione sociale e dell’integrazione culturale (si pensi all’amalgama linguistico) e, in altre parole, di contribuire alla formazione ed al mantenimento del consenso complessivo degli individui verso il sistema che autoalimenta la società.
Ma si avverte qualche scricchiolio, perché come si diceva, qualcosa sta cambiando. Possiamo parlare della formazione di un pubblico di “nicchia”, che fruisce delle radio e delle televisioni locali, delle trasmissioni via cavo, dei canali tematici, di stampa specializzata, di informazioni online, di pay tv; che gestisce siti web, che utilizza blog, che usa servizi online e informazioni tramite telefonia mobile. E’ un sistema di informazione frazionato, ma molto efficace perché consente con bassi costi di gestione, non solo di ricevere, ma anche di scambiare informazioni, di partecipare attivamente all’approfondimento, di condividere le proprie aspettative, di migliorare le proprie possibilità di socializzazione, di ottenere consenso.
Quindi un sistema di informazione frazionato e multimediale che realizza un maggiore pluralismo, permettendo alle forze economicamente più deboli di inserirsi e di partecipare alla formazione delle opinioni sui temi che via via si pongono all’attenzione della società. Certo, l’informazione frazionata è esposta a confronti politico-sociali più diretti e “non mediati”, alle posizioni più estremiste, alla perdita del senso di appartenenza e all’eventuale abbassamento della solidarietà sociale, con la conseguenza di una maggiore spinta al corporativismo e al perseguimento di interessi individuali e locali. Indubbiamente il sistema informativo basato essenzialmente sui grandi mass media ha un carattere più centrale e definito, non solo sul piano delle strutture, ma anche su quello politico-sociale e, poiché si connette necessariamente all’establishment dei poteri consolidati, tale sistema è autoreferenziale e difensivo della cultura corrente, di cui si erge a tutela. I mass media danno sicurezza e non per niente si sono autodefiniti “portavoce” della cosiddetta “opinione pubblica”.
Al contrario, il sistema di informazione frazionato-multimediale, non è ancora ben definito, le sue articolazioni sono in evoluzione, ma il coinvolgimento è forte, gli interessi più specifici, gli incontri e gli scontri più diretti. Pertanto, stampa, cinema, radio e televisione sono mezzi non più soli; il pubblico ha trovato nuovi strumenti, e non si identifica più con una sbiadita immagine di lettore o telespettatore, di cui tutti dicono che debba tenersi il massimo conto, ma che di fatto è un silente ricettore. Esiste un pubblico culturalmente più evoluto che sta diventando un vero soggetto attivo, che organizza la propria comunicazione, la riceve e la produce. Come novello Ulisse, si abbandona sul web al piacere della scoperta casuale dell’informazione inaspettata e non cercata, e a sua volta vuol condividere le proprie idee e le proprie esperienze e, quindi, mette a disposizione e comunica le proprie opinioni. Questi nuovi fenomeni informativi debbono comunque avere un loro peso politico se vengono contrastati o addirittura vietati in quei regimi che non riconoscono la libertà di espressione del pensiero.
E’ notizia
del 2006, che il più famoso motore di ricerca del mondo, Google, ha
sottoscritto un accordo con il governo di Pechino per cui, in cambio della
possibilità di accesso a www.google.cn, non sarà però consentito agli utenti
cinesi di poter usufruire di posta elettronica, chat, forum e blog ed inoltre,
su alcuni argomenti sgraditi al governo cinese, di poter effettuare ricerche sul
web. E’ la dimostrazione che oggi il potere politico deve tener conto di una
nuova realtà multimediale che produce informazione, opinioni e aggrega consenso
al di fuori dei tradizionali mediatori, costituiti dai grandi mass media, e che,
pertanto, anche nell’ambito delle democrazie occidentali, il confronto
politico sarà sempre più rivolto alla conquista di due tipologie di audience:
il pubblico che segue solo i mass media, senza interazione, e il pubblico che
direttamente attraverso il web e altre forme di multimedialità gestisce e
alimenta l’informazione più adeguata alle proprie specifiche attitudini ed
esigenze. ------------------------------
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 29 marzo 2006 - n. 21 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri OSSERVATORIO
DEL MEDITERRANEO - RIPARTE IL DIALOGO EUROMEDITERRANEO:
diritti fondamentali, reciprocità e nuova metodologia di
partenariato. Di
Elisabetta Bernardini “Riparte
il dialogo Euromediterraneo: diritti fondamentali, reciprocità e nuova
metodologia di partenariato”, questo il tema della conferenza stampa di lunedì
20 marzo ATTIVITA’
DELL’ OSSERVATORIO DEL MEDITERRANEO PROGRAMMA
2006 Per
l’anno in corso la fondazione italiana no-profit Osservatorio del
Mediterraneo, ideata e presieduta dall’On. Franco Frattini, vice presidente
della Commissione Europea, e volta a sostenere e migliorare i rapporti tra i
popoli del Mediterraneo, proporrà una serie di iniziative che, favorendo il
principio di dialogo quale fattore portante e di crescita delle civiltà,
possano contribuire a ricreare un’armonia nell’area mediterranea,
nella consapevolezza che una situazione di benessere in questa zona, potrà
giovare anche all’intera Europa, oggi e in futuro. I
NUOVI PENSATORI DELL’ISLAM Il
programma porterà davanti al pubblico italiano alcuni pensatori musulmani
contemporanei che, eredi della filosofia dei grandi pensatori del passato si
propongono di proporre una letttura aperta, chiara, riformista del messaggio
prestigioso dell’Islam. Questo approccio razionalista riporterà l’Islam ad
una visione più costruttiva, quale ha saputo essere in passato e a cui dovrà
riportarsi in questa nuova epoca di globalizzazione. Altre iniziative saranno
rivolte a mettere in risalto i problemi strategici, gli aspetti economici e la
preparazione dei più giovani ai dibattiti politici. I
DIBATTITI STRATEGICI Un
programma che proporrà agli esperti di studi strategici, ai dottorandi, alla
stampa settoriale, ma anche ad un pubblico più ampio, una riflessione sulle
grandi problematiche strategiche che si pongono nello spazio euromediterraneo. ORIZZONTE
2010 : PROSPETTIVE E STRATEGIE SOCIO ECONOMICHE DELLA COOPERAZIONE
EUROMEDITERRANEA. Un
programma che si propone di far emergere due punti di vista sui temi
dell’industria, nuove tecnologie, ricerca, cooperazione bancaria,
regolamentazione, immigrazione, integrazione. Rilevando così delle strategie
comuni di cooperazione euromediterranea, in una visione di prospettiva e
preannunciando i piani dell’Orizzonte 2010, un momento importante per
l’avvenire dello spazio euromediterraneo. IL
PARLAMENTO EUROMEDITERRANEO DEI GIOVANI Un
programma che si propone di invitare presso un Parlamento nazionale o presso la
sede del Parlamento Europeo, un numero di ragazzi dell’area euromediterranea
perché possano partecipare alla simulazione di una seduta parlamentare,
discutendo e votando.
ANSAmed:
la nuova agenzia del Mediterraneo, per il Mediterraneo. AnsaMed
è la nuova agenzia giornalistica internazionale, diretta dal dottor Pierluigi
Magnaschi, che si propone tra i suoi obiettivi quello di colmare il grande vuoto
di informazione e di comunicazione di cui risente l’intera area mediterranea.
Il Mediterraneo è oggi come uno spazio vuoto che attende di essere riempito di
contenuti ed è proprio dalla consapevolezza di questa realtà che è nata
l’esigenza di tessere nuove relazioni e la necessità di comunicare in modo più
ampio e diffuso. “ Sappiamo che nell’epoca in cui viviamo l’agenda degli
eventi internazionali suscettibili di fare notizia è compilata dai grandi
network di informazione anglo-americana che, operando in questo modo, ben poco
cooperano ad un allargamento degli orizzonti mentali e visivi di ogni individuo,
ma si limitano a rispondere alle preoccupazioni delle loro opinioni pubbliche
per cui fa notizia esclusivamente ciò che preoccupa gli americani e gli
inglesi”, ha sottolineato il Dott. Magnaschi. Adesso è arrivato il momento di
creare quelle relazioni che siano suscettibili di integrare questa agenda
tenendo conto anche del punto di vista del Mediterraneo.
Uno dei motivi per cui Ansa Med collabora con l’ Osservatorio del
Mediterraneo nasce dal fatto che questa fondazione mira in particolare a
svolgere una funzione di abbattimento delle barriere culturali attraverso il
dialogo e la comunicazione. Costruire il canale della comunicazione si rivela
indispensabile non solo fra arabi e cristiani, ma anche per gli stessi arabi
affinché dialoghino fra loro al fine di far crollare la barriera della
incomunicabilità e favorire la crescita di tutti coloro che lavorano per
costruire ponti. Comunicare e dialogare sono l’unica chiave di accesso per
aprire le porte della conoscenza e scoprire nei fronti contrapposti gli elementi
di unità, le condivisioni, i reciproci interessi e le aspirazioni. LE
STRUTTURE UNIVERSITARIE Tra
i partner della fondazione Osservatorio del Mediterraneo, vi è --------------------------
Notizie e informazioni sull’Italia Economia, tecnologia, cultura Programma di
comunicazione per promuovere
l’immagine dell’Italia, con il patrocinio
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali --------------------------
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 22 maggio 2006 - n. 22 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri
Strategie di comunicazione per la grande sfida Studiosi
di tutto il mondo si sono dati appuntamento a Palazzo Firenze, sede della Società
Dante Alighieri a Roma, sabato 20 maggio 2006, per partecipare ad un dibattito
dal tema “Strategie di comunicazione per la grande sfida del futuro
dell’Italia” , una giornata di studi per il rilancio della cultura italiana. Incentrato
sul ruolo importantissimo che il turismo culturale riveste per il nostro Paese
il convegno, promosso dalla stessa società Dante Alighieri in collaborazione
con Arcus, Civita e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato
proposto allo scopo di ricercare nuove strategie per il rilancio del sistema
turistico e culturale italiano. Presieduta
dall’Ambasciatore Bruno Bottai, presidente della società Dante Alighieri, Sostenere
la cultura italiana e la sua lingua, è un compito che la “Dante” assolve da
oltre un secolo, e in ogni parte del mondo, grazie ad una rete di volontari che
va dalla Patagonia all’Alaska e che svolge un ruolo insostituibile per il
nostro Paese e per i nostri connazionali che vivono all’estero. Risaltano
i dati forniti dalla Segreteria Generale della Dante che dimostrano come dal
2000 ad oggi si sia passati da 87000 ad oltre 211000 studenti di lingua
italiana, per un totale di 5417 corsi contro i 3879 del 2000 e l’apertura di
nuove sedi in Asia e in Oriente che portano da La
stessa Mostra della Lingua Italiana presso
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 7 giugno 2006 - n. 23 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri
La televisione non basta per vincere le elezioni.
Dai principali risultati della ricerca svolta dal Censis su un campione di 2.000 italiani intervistati all'uscita dei seggi alle ultime politiche del 9 aprile 2006, emerge che non ci sono sostanziali novità. Per il 74% degli intervistati la televisione è il principale canale di raccolta di informazioni utili per la propria scelta di voto.
Il Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte Fonte: indagine Censis, 2006
I giornali, invece, sono la principale fonte comunicativa politica per il 27,2% degli italiani con differenze importanti perché la quota che definisce la stampa la fonte principale della propria informazione politica aumenta all'innalzarsi del titolo di studio (si va dal 19,7% tra i possessori di licenza elementare al 49,4% tra i laureati). Dopo tv e stampa, gli altri strumenti mediatici sono residuali, ma va sottolineato come siano canali di raccolta di informazioni politiche di segmenti sociali specifici; ad esempio, la radio è utilizzata soprattutto da adulti e anziani, mentre internet è uno strumento utile soprattutto per i più giovani. Anche per i canali informali, da quelli familiari (15,2%) a quelli di amici e colleghi (9,6%), vale la logica del peso relativamente più elevato per specifici gruppi o territori. Stesso discorso per gli incontri e gli strumenti prettamente politici, come comizi e assemblee (8%) o materiale di propaganda (4,6%) citati da quote ridotte di intervistati, ma che per alcuni gruppi specifici, come i commercianti e gli artigiani, hanno un'efficacia più elevata rispetto a quella riferita all'intero corpo elettorale. Quindi, se la televisione è la grande regina della comunicazione politica, in consultazioni elettorali giocate al margine è chiaro che anche quegli strumenti che muovono frange minuscole e marginali di elettorato diventano cruciali per i partiti e le coalizioni. Non è una forzatura segnalare che il successo elettorale passerà sempre più anche attraverso questa capacità di differenziazione dell' offerta politica in termini di messaggi e di canali comunicativi per adeguarsi alla crescente segmentazione dell' elettorato.
Come noto, la politica è un segmento stabile di offerta televisiva, non tanto
con programmi ad hoc, quanto in contenitori che la veicolano come piatto
privilegiato, anche se spesso intercalato da altre tematiche mediaticamente
appetibili. In campagna elettorale, ovviamente, il valore degli interventi in
tali programmi-contenitore si è moltiplicato.
Tab.
2 - Trasmissioni televisive considerate
utili per la scelta elettorale, per coalizione (vaI.
%)
Il
totale non è uguale a 100 perchè erano possibili più risposte Fonte: indagine Censis, 2006
E' Porta a Porta il programma di informazione politica più indicato dagli elettori come fonte primaria di informazioni utili per la propria scelta di voto; è il 56,3% degli italiani, quota che sale al 70,1% circa tra gli elettori della Cdl (il 42,5% tra quelli dell'Unione) a citarla come trasmissione più utile per la scelta di voto (tab. 2).
Matrix (34,7%) presentato da Enrico Mentana su Canale 5 e Ballarò (33%)
presentato da Giovanni Floris sulla Rete Tre ottengono percentuali molto vicine,
ma hanno pubblici dall' appartenenza politica e dai connotati sociodemografici
molto diversi.
Infatti, Matrix è visto soprattutto da elettori della Casa delle Libertà (è
il 42,5% a indicarlo come programma che gli ha offerto informazioni utili per la
decisione di voto) e dai più giovani (45%), mentre Ballarò è la trasmissione
cult degli elettori dell'Unione (50,9%), percentuale che batte addirittura
quella di Porta a Porta, e dei 30-44enni (34,7%).
I confronti regolamentati tra i due leader sono stati indicati dal 23,1 % degli
intervistati, soprattutto al Sud-isole. Va segnalata la performance di Otto e
mezzo programma quotidiano de La7 che viene indicato dal 10,6% degli
intervistati.
In questa elezione si è discusso meno del ruolo avuto dalla televisione, eppure
gli elettori hanno sottolineato come le performance televisive dei leader siano
state tra i fattori che hanno pesato sull' esito elettorale.
A pesare, però, più che in passato non è stato il mezzo ma il messaggio, più che il packaging tipico della personalizzazione estrema della politica, ha pesato una valutazione più globale da parte dell'elettore dove le proposte e i programmi hanno contato di più. Ed è da sottolineare che nella Cdl la quota di elettori che ha dato il proprio voto perché la coalizione è guidata dal leader più adatto a governare è scesa dal 24,7% al 14,6%, mentre quella che fa riferimento ai programmi è salita dal 20,8% al 24,5%; per Forza Italia la quota che ha votato il partito per via del leader è passata dal 33,2% del 2001 al 16,2% del 2006, mentre quella che lo ha scelto per il programma e le proposte è salita dal 20,9% al 29%.
Il pragmatismo utilitaristico degli elettori che selezionano l'offerta sulla
base di un set soggettivo di interessi, capacità culturali e
orientamenti, consente
di decodificare i messaggi a partire dal contenuto, ampliando così il peso di
questo aspetto nella scelta.
Non basta più essere presenti in televisione, avere una bella presenza o essere
carismatici, occorre portare proposte appetibili, saperle comunicare in modo
chiaro, semplice, ma credibile, sfondando il muro della diffidenza che,
indubbiamente, continua a circondare i politici. L'elettore non è più bloccato sull'antropologia del leader, sulla sua persona e capacità, ma associa sempre più leader, coalizione e programma; quindi, l'emozionalità inscritta nel rapporto tra leader e popolo viene filtrata e arricchita dal giudizio sulle proposte che, non a caso in queste elezioni, ha pesato sulle scelte di voto più che in passato.(A.G.)
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 30 0ttobre 2006 - n. 24 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri
LA COOPERAZIONE EUROMEDITERRANEA
NEL DIALOGO TRA LE CULTURE
Il convegno, che si è svolto presso l’Aula del Consiglio della Camera di Commercio della capitale e che è stato presieduto dal presidente dell’Assemblea del Popolo della Repubblica Araba d’Egitto, professor Fathi Sorour, insieme con l’on. Fausto Bertinotti presidente della Camera dei Deputati del Governo italiano, ha rappresentato una nuova occasione di incontro, nell’ambito del ciclo Le Grandi Conferenze promosse dalla stessa Fondazione Osservatorio del Mediterraneo, volto alla divulgazione dei valori euromediterranei e per ribadire l’importanza del dialogo, del rispetto e della solidarietà fra i popoli delle due rive dello storico Mare. Al
dibattito, che ha visto la partecipazione dell’onorevole Franco Frattini vice
presidente della Commissione Europea e presidente della celebre istituzione che
ha organizzato l’evento, erano presenti anche il sottosegretario agli Esteri
on. Vittorio Craxi, il professor Mohamed Aziza, e il presidente della Camera di
Commercio Andrea Mondello. Il
professor Sorour, già ministro dell’Istruzione del Governo Egiziano e
Rappresentante permanente della Lega Araba presso
l’UNESCO, è stato pure insignito, tra le altre onorificenze,
di una Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza presso la prestigiosa
Università di Bologna. Molto
legato all’Italia, e particolarmente impegnato da diversi anni, anche con il
nostro Governo, a diffondere l’importanza e la necessità degli scambi
interculturali , e di consolidare il dialogo interreligioso fra le civiltà
mediterranee, Sorour, durante la conferenza di Roma, ha posto con fermezza
all’attenzione dell’opinione pubblica e dei Governi euromediterranei, la
validità di un sano e proficuo dialogo a beneficio e vantaggio del partenariato
e della cooperazione euromediterranei, oggi e in futuro. Un
partenariato ed una cooperazione basati su un dialogo entro il quale, tuttavia,
non può e non deve mancare un fondamento di rispetto reciproco. Le
numerose sfide alle quali oggi deve far fronte la Regione
, come già sappiamo, non sono delle più facili, conflitti, immigrazione
clandestina, povertà, e nemmeno si può pensare di risolverle con le armi o con
altre forme di violenza. Per
questo per affrontarle al meglio e con successo, è importante che si sviluppi
una stretta collaborazione tra i Governi e la società civile delle nazioni
interessate, che consenta di raggiungere risultati di considerevole portata
politica, economica e culturale, e che sia quindi capace di contribuire a creare
sicurezza e stabilità generale in tutta l’area. Dare
vita e alimentare quelle politiche che mirano a sviluppare i rapporti tra le
popolazioni delle due sponde favorendo la conoscenza e il riconoscimento delle
diverse culture e religioni, non potrà che accrescere un orientamento
collettivo europeo verso il Mediterraneo e aiutare questo processo di
cooperazione che volge già da oggi
lo sguardo verso l’anno 2010, quando il bacino del Mediterraneo diventerà a
tutti gli effetti una zona di libero scambio. In
considerazione di ciò, non dimentichiamo che la stessa Dichiarazione di
Barcellona, stilata undici anni fa, esprime con estrema chiarezza l’importanza
della dimensione culturale nella filosofia del partenariato, in quanto soltanto
un buon dialogo e il rispetto fra le diverse culture e religioni possono
costituire le due condizioni ideali e indispensabili per la vicinanza dei popoli
e la loro crescita sotto tutti gli aspetti. Si deve dunque dialogare si, ma con lealtà e trasparenza perché solo attraverso un parlare chiaro e vero si può trasmettere il buon sapere, quello che ci vuole per riportare ognuno ad apprezzare e condividere quei valori culturali che da sempre legano le terre del Mediterraneo, e a rimettere in equilibrio le relazioni tra i popoli del Nord e quelli del Sud. Dialogo e rispetto costituiscono dunque gli strumenti ideali per risolvere le tensioni e i conflitti, e rappresentano il mezzo più idoneo per affrontare un cammino stabile verso un futuro che si spera, fra tante cose buone, possa finalmente scrivere anche un capitolo nuovo nella stessa storia del Mediterraneo con la tanto attesa risoluzione dell’annoso conflitto arabo-israeliano che ormai da decenni oltre che lacerare il cuore stesso della Terrasanta, crea destabilizzazione anche in altre parti del mondo. Particolare
responsabilità è oggi nelle mani dell’Europa affinché il progetto
euromediterraneo abbia buon esito, e il buon esito del partenariato, si sa,
dipende dalle buone condizioni sociali delle Nazioni che sono chiamate a farne
parte, quelle condizioni di benessere a cui nessuna società può essere
sottratta. Sarebbe
opportuno allora un consistente intervento politico da parte dell’Unione
Europea che possa favorire, mediante una adeguata azione diplomatica, il
raggiungimento di una pace giusta, totale e permanente del conflitto arabo
israeliano. Il primo, e forse il più importante, dei problemi da risolvere per
il bene di tutti. Naturalmente uno sforzo di dialogo e tolleranza deve provenire
anche da parte delle popolazioni e dei governi che sono segnati da questo
conflitto, perché essi stessi comprendano gli uni le ragioni degli altri e
arrivino ad accordarsi fra loro attraverso un atteggiamento ispirato dal buon
senso anziché da una facile irascibilità. La
storia del Mediterraneo è una storia gloriosa, popolata di grandi civiltà,
talvolta in crisi ed in conflitto, spesso in sintonia fra loro mediante intense
cooperazioni e progetti di scambio. Prendiamo
pure insegnamento dall’Egitto che nel corso dei suoi millenni di storia ha
rappresentato una scuola di civiltà, e sia ancora la sua storia millenaria una
lezione per le giovani generazioni a
considerare lo scambio civile attuato da sempre fra l’Egitto e i Paesi del
Mediterraneo come un modello di vita sociale da prendere ad esempio: Egizi,
Greci e Romani hanno fatto grande il Mediterraneo contribuendo con le loro
conoscenze e il loro sapere ad una sua crescita sociale, culturale ed economica.
Se
negli anni Settanta, sulla scia del celebre film Guerre Stellari, si
fantasticava sul Terzo Millennio come di un’epoca che sarebbe stata scenario
di un possibile scontro fra civiltà terrestri ed extraterrestri, una fantasia
che oggi, dopo tanti anni, non può più nemmeno lontanamente apparire
credibile, sarebbe il caso di lasciare che, altrettanto inutilmente, anche
Samuel Huntington e i suoi seguaci continuino pure a nutrirsi delle loro
“fantastiche” previsioni di scontri fra le civiltà umane,
quelle fra terrestri, che tanto li appassionano, e
allo stesso modo i terroristi, che vorrebbero approfittarne per i loro loschi
scopi, alla loro solitudine nel desiderio di morte, e sempre per questo al loro
isolamento. Perché chi crede nei valori della vita, e nella stessa vita, possa incamminarsi già da oggi con gli strumenti, con i mezzi e con tutte le possibilità disponibili, a cominciare proprio dal dialogo e dal rispetto, verso un domani in cui l’intero pianeta Terra sia invece dominato dalla sicurezza, dalla pace, dalla stabilità e dal benessere per tutti i suoi abitanti. (Elisabetta Bernardini)
N O T I Z I E E C O M M E N T I B o l l e t t i n o d e l l ’ I s t i t u t o d i P u b b l i c i s m o Nuova serie - Roma, 8 novembre 2006 - n. 25 Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805 e-mail : info@istitutodipubblicismo.it sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile: Guido Scialpi Direttore Editoriale: Alberto Graziani Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini
Ombre
e luci della televisione generalista
Il
tradizionale sistema televisivo analogico terrestre, ovvero la “televisione”
quando viene definita “generalista”, si connota di un significato di basso
profilo, che sembra richiamare una tradizione di vetusti manierismi. Mentre, pur
se la televisione satellitare, compressa in Italia in un singolo monopolio, non
si discosta dagli stessi modelli e le prime esperienze con il “digitale
terrestre” sembrano anch’esse poco innovative, gli scenari che si ipotizzano
intorno alle reti televisive tematiche, evocano strabilianti risultati sul piano
culturale e sul gradimento dei telespettatori. In Italia, tuttavia, sta
di fatto che la televisione generalista raggiunge praticamente “tutti” (98,5
%) ed è, di gran lunga, il mezzo con la percentuale più elevata di “utenti
abituali• (95,8 %). Ma
perché è stata definita “generalista” ? Probabilmente perché si occupa di
tutto; i suoi palinsesti sono onnivori, nulla viene escluso dalla loro dieta,
basta che si trovi un riscontro, anche minimo, nella vita sociale. Il tutto poi
è metabolizzato nelle due categorie di base della TV generalista:
l’informazione e l’intrattenimento. Alle quali da qualche tempo deve
aggiungersi una terza possibilità, nata dalla commistione delle prime due, una
forma di info-spettacolo, ove i
confini dell’informazione e quelli dello spettacolo non sono più percepibili
dal telespettatore, per cui, si è assistito, nelle stesse operazioni militari
allo utilizzo di accorgimenti propri del set televisivo, figurarsi quindi cosa
possa essere escogitato nell’allestimento di altri programmi. Generalista
anche perché si rivolge a tutti; considerato che sul piano economico e tecnico,
nei paesi occidentali, a tutti è data la possibilità di accedere al mezzo
televisivo, la televisione si rivolge ad un pubblico il più vasto possibile,
fortemente eterogeneo, con delle caratteristiche assolutamente generali e, in
definitiva, anch’esso onnivoro. Certamente, la televisione, con la sua
diffusione capillare, ha comunicato modelli, suggerito comportamenti e in molti
casi ha fatto maturare una coscienza collettiva e forse nazionale, influenzando
la lingua, le esperienze comuni e la reciproca conoscenza. Ha incorporato mezzi
espressivi di ogni genere dal cinema al teatro, agli spettacoli sportivi,
imponendo una struttura monomediale, che, con la sua spudorata autoreferenzialità,
ha declassato tutti gli altri media in ruoli subordinati e spesso di nicchia.
Nonostante tutto è riuscita a dare
una sensazione di appartenenza, poiché la sua penetrazione è totalizzante.
Anche in conseguenza della crisi storica della scuola , delle chiese, della
famiglia, centinaia di milioni di persone, soprattutto giovani, in tutto il
mondo sono di fatto educati dai programmi della televisione. Però
la possibilità che molte trasmissioni e molti programmi servano soltanto per
vendere spazi pubblicitari è molto forte. Come altrettanto forte è la
possibilità che forze economiche e politiche influiscano, con i loro intrecci
di potere, sulle scelte dei contenuti. Pertanto, la televisione non è un mero
assemblaggio di immagini e di suoni; è piuttosto una complessa sintesi di
funzioni sociali, politiche, economiche e culturali. Nei linguaggi del «piccolo
schermo», come nei linguaggi di ogni altro strumento, dalla stampa alla radio,
all’informazione online, si compenetrano tradizione e innovazione, ovvero
tutto l’evolversi di una società. Società,
che a sua volta non rappresenta una semplice aggregazione di uomini ma un
insieme di idee, sentimenti, esperienze rese comuni da processi cognitivi e
persuasivi, determinati dalla circolazione di informazioni, notizie e quant’altro
sia necessario per generare percorsi formativi diretti alla costituzione ed al
mantenimento della società stessa. Una sorta di circolo, in cui , attraverso i
processi dell’informazione ogni società costituisce e regola se stessa. Ed
è alla luce di queste considerazioni che si spiega il fatto come in Italia ove
esiste una altissima partecipazione al voto rispetto agli altri Paesi
occidentali - testimonianza dell’attenzione degli italiani alle vicende
politiche e della condivisione delle scelte necessarie
nella vita di una società - si verifichi
poi l’utilizzo preponderante di un solo mezzo di informazione, la televisione
generalista, che pur non
dimostrandosi determinante per i risultati del voto, rimane quindi un punto di
riferimento costante e complessivo delle pulsioni della realtà italiana.
In recenti analisi (1), la
soddisfazione del telespettatore italiano è risultata di gran lunga più bassa
di quella registrata in altri paesi europei, quasi a significare una
teledipendenza ottusa e incolore, passiva nei confronti della televisione
generalista. Mentre negli altri paesi, a fronte di un’offerta più
diversificata, tv satellitare, pay-tv, tv via cavo, tv tematiche, i
telespettatori hanno dimostrato un maggiore gradimento dell’offerta dei
programmi televisivi. Indubbiamente
una televisione più mirata potrà soddisfare maggiormente l’attesa di uno
specifico pubblico, ma alla frammentazione dell’offerta corrisponderà
necessariamente la frammentazione del pubblico e la conseguente frammentazione
delle risorse finanziarie destinate alla pubblicità commerciale di settore,
creando così una serie di aree, culturalmente più specializzate
(sport,cinema,musica,arte), ma, nel tempo, sicuramente asfittiche, carenti di
quel confronto culturale complessivo, che fa della cultura un valore superiore
rispetto ad ogni singola cultura di genere. D’altro
canto, qualsiasi programma può rivestire un valore culturale se contiene
elementi di intelligenza e di stimolo nella condivisione delle esperienze
complessive che appartengono ad un dato gruppo sociale e non sarà certo la sua
sola specificità a renderlo utile per l’arricchimento della cultura
individuale. In
Italia sebbene la televisione non venga considerata pienamente corrispondente
alle attese del pubblico, rimane tuttavia il primo punto di riferimento, anche
se spesso ampiamente criticato, perché comunque è l’espressione più vasta e
dinamica della varietà culturale, della complessità sociale, politica ed
economica del nostro Paese. La
televisione generalista avrà
pertanto lunga vita e non sarà soppiantata da quella internazionale o tematica,
ma nel contempo dovrà cercare vie di miglioramento attraverso la multimedialità
e, soprattutto, attraverso l’abbandono della sua veste autoreferenziale, che
la allontana da quella complessità socio-culturale, di cui deve alimentarsi. Inoltre,
il pubblico dei telespettatori, come quello degli internauti, ama moltissimo
l’incontro culturale fortuito, non programmato, ma non vuol essere ingannato
dalla miscela tra realtà e spettacolo, quando questa nebulosità è artatamente
la sola base di programmi che altro non hanno da dire.(A.Graziani) --------------------------------------- (1)
Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo - Sesto Rapporto sulla
comunicazione CENSIS - U.C.S.I.
Informazione
e comunicazione: l’Europa corre, l’Italia gattona. “
La dieta mediatica degli italiani nello scenario europeo” è stato il focus
dell’anteprima svoltasi il 30 ottobre, alla Camera dei Deputati-Sala del
Cenacolo, per presentare una sintesi del Sesto
Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, il cui volume completo verrà
pubblicato a febbraio 2007. In una società, quali tipi di bisogni emergono
maggiormente rispetto ai media? Quali mezzi, le persone prediligono per
soddisfarli? Ma soprattutto, la
società è realmente soddisfatta dei mezzi che utilizza per informarsi,
relazionarsi, approfondire interessi, intrattenersi? Questi i quesiti da
approfondire, come ha sottolineato Giuseppe De Rita, Segretario Generale del
Censis, nella sua introduzione, e che sono stati sviluppati nella successiva
tavola rotonda attraverso gli interventi di Cesare De Michelis, Presidente della
Marsilio Editori, Dario Di Vico, Vice Direttore del Corriere della Sera, Andrea
Granelli, della Fondazione Rosselli, Giovanni Pugliesi, Rettore dello IULM e
Giuseppe Roma, Direttore Generale Censis. Dal
canto suo, quest’anno, il Rapporto Censis/Ucsi, mette a confronto consistenza
e tipologia dei diversi consumatori di media in Italia e in Francia, Germania,
Gran Bretagna, Spagna, per capire le aspettative che le persone sperano di
soddisfare con i media, ed è emerso che per l’80% degli italiani la prima
necessità è in assoluto quella di informarsi, non solo però sulle novità
politiche, finanziare o su fatti di cronaca, ma anche sulla vita sentimentale
degli attori o delle showgirl. Al
secondo posto troviamo il bisogno di approfondire, che riguarda il 69% degli
italiani, anche questo, come il primo, non riporta grandi differenze tra uomini
e donne, adulti e giovani, più e meno istruiti. Al terzo posto c’è
l’interesse per la musica che con il suo 46%, composto soprattutto di giovani
e di persone più istruite, ha sorpreso i ricercatori. Seguono poi il bisogno di
relazionarsi, di accedere a servizi utili, di intrattenimento e infine di
orientamento negli acquisti. Stabilite
quali siano le priorità della società, gli esperti hanno concentrato la loro
attenzione sui mezzi che questa utilizza per ottenere ciò che cerca e quanto i
diversi media riescano a soddisfare tali bisogni. In tutti i paesi il mezzo più
usato in assoluto è la televisione, tranne in Germania dove la radio sembra
ottenere, anche se di poco, più ascoltatori. Ultimi, con dati comuni a tutti i
paesi, sono sempre i quotidiani, settimanali e mensili, che rispetto agli altri
mezzi sono quelli meno utilizzati. Anche internet, come vedremo, in questi anni
non ha raggiunto un elevato numero di utenti, classificandosi in ogni paese
sempre come sesto mezzo più utilizzato. Per
quanto riguarda la situazione dei singoli paesi, infatti, si può dire che in
Italia e in Spagna secondariamente alla televisione vengono usati, in ordine,
cellulari, radio, quotidiani, libri, ed internet. In Francia invece troviamo al
secondo posto la radio seguita dai libri, i quotidiani, i cellulari ed internet.
In Gran Bretagna dopo la radio al secondo posto troviamo, analogamente alla
Germania, i quotidiani, i libri, i cellulari al quinto posto ed internet.
Ma nonostante la televisione
sia sempre al primo posto in termini di uso non lo è mai in quanto a
soddisfazione, infatti i mezzi di comunicazione che risultano dare più
soddisfazione al pubblico sono internet, libri e cellulari. Il
giudizio che possiamo esprimere dopo questa e le precedenti ricerche è che
l’Italia negli ultimi anni ha aumentato le sue capacità di accostarsi a vari
tipi di media per soddisfare i propri interessi, ma questo non è sufficiente.
E’ chiara la lentezza con cui l’Italia si sta muovendo verso l’utilizzo
dei media, essendo l’unico paese con un numero tanto alto di utenti marginali
(utenti di un solo mezzo, cioè la televisione).
Infatti l’Italia presenta il 10,6% della popolazione come utenti
marginali, a confronto del 2% britannico, del 4% tedesco, del 6,1% spagnolo e
del 6,7% francese, che è il paese che in questa ricerca si è dimostrato più
simile al nostro. Altro
dato significativo è purtroppo quello riguardante l’utilizzo dei libri. Il
pubblico di lettori di libri è molto ampio in tutta Europa. In Gran Bretagna e
Germania coinvolge circa i tre quarti della popolazione, in Francia e in Spagna
circa i due terzi; mentre in Italia siamo riusciti a malapena a superare la
soglia della metà della popolazione che ha letto almeno un libro nell’ultimo
anno. Inutile
dire che l’Italia non sia uscita brillantemente da questo confronto, colpa
appunto della sua lentezza nel cambiamento, nel far propri i nuovi strumenti che
il resto dell’Europa sembra invece utilizzare con più facilità. Perché
ci muoviamo così lenti? Perché intorno a noi tutto corre così velocemente?
Perché la società italiana non si accosta con facilità a più mezzi di
comunicazione? I media comunicano al
pubblico ciò di cui esso ha bisogno? (Marta Liverini) -----------------------------------------
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