|
|
|
Progetto Welcome Accoglienza in ospedale
Saggi e
Studi di
Pubblicistica
ROMA
©(Tutti
i diritti riservati)
INDICE
2.2
Lo smarrimento del “paziente”
1. OBIETTIVI:·
Creazione di un nuovo servizio
destinato al malato-utente dei servizi di degenza ospedaliera ·
Formazione
di “tutor”con le seguenti funzioni: o
accoglienza del
malato all’arrivo in ospedale, o
presentazione del
progetto-ricovero, del suo iter
previsto e risultati attesi o
informazione
o
giustificazione
di eventuali ritardi o disservizi o
filtro,
tra il malato e il personale medico-paramedico nella continua spiegazione delle
diagnosi, dei risultati delle ricerche effettuate durante la degenza o
creazione di un database con
le diverse esperienze fruibile da eventuali altri degenti ·
ricerca
di spazi comuni e servizi integrativi da dedicare al tempo libero del
malato potenzialmente sponsorizzabili
2. SITUAZIONE DI RIFERIMENTO:
Gli
ospedali sono in continua evoluzione. I processi che li riguardano sono il
frutto di una rivoluzione nel concetto di “servizio pubblico” e di
“paziente”. Fondamentali
per la creazione delle strutture e i processi protagonisti di questa evoluzione
sono state le leggi ( legge 7 agosto 1990, n. 241, legge 150 2000, la direttiva
della Presidenza del Consiglio del 22 febbraio 1994e la legge n. 273 del 1995)
che hanno permesso la nascita della
Carta dei Servizi ad esempio o gli
Uffici Urp , e le esperienze di marketing sociale e marketing pubblico che hanno
profondamente modificato il cambiato l’idea del servizio pubblico e
sottolineato il ruolo del malato
come “utente” del servizio. Senza
dubbio gli uffici Urp stanno colmando le lacune di servizi che fino a pochi anni
fa vedevano il cittadino abbandonato nel mare di esigenze burocratiche e
ammistrative che rendevano qualsiasi tentativo di informazione riguardo orari,
organizzazione, possibilità di appuntamenti, un’avventura spesso
vana. Ora
gli ospedali si sono dotati di nuovi mezzi : siti Internet, brochure
informative, numeri verdi, sportelli informativi. Manca
ancora però un’attenzione vera al cittadino che entra in ospedale . 2.1.
Esperienze
di marketing applicato alla Sanità Negli
ultimi anni concetti quali “soddisfazione del cliente”, “efficacia dei
messaggi”, “efficienza dei servizi” sono entrati a far parte del comune
sentire, sono concetti importanti attraverso il quale il cittadino valuta e
sceglie (quando è in grado di farlo) il servizio sanitario . Gli
ospedali, inoltre, in quanto Aziende Ospedaliere, hanno iniziato a cercare fondi
diversi, che suppliscano ai tagli che negli anni le diverse finanziarie avevano
effettuato e che permettano di aumentare gli utili e destinarli magari a servizi
di innovazione e più rivolti alla soddisfazione dell’Utente. Il
marketing insomma è divenuto uno strumento importantissimo nella gestione dei
servizi Sanitari. Le
ultime finanziarie inoltre, dal 98 in poi hanno riconosciuto l’importanza dei
fondi privati commerciali o comunque derivanti da Aziende Profit per la
sponsorizzazione dei servizi. Questo
ha permesso da una parte di supplire alla cronica mancanza di fondi per
l’ammodernamento delle strutture, per l’aggiornamento, per la gestione dei
servizi e dall’altra ha risposto
alla ricerca spasmodica di mercati vergini verso i quali destinare l’offerta
di messaggi pubblicitari. L’ospedale
è uno di questi mercati: uno studio afferma infatti che il 98% del pubblico che
gira intorno agli ospedali non è fatto solo di degenti, ma di parenti in
visita, fornitori, personale[1],
studenti . Questo ne fa una potenziale cassa di risonanza per la promozione di
qualsiasi prodotto. Esistono
diversi modi per legare il marchio di un’Azienda Profit al nome
dell’Ospedale: La
sponsorizzazione nel sito Internet
dell’ospedale ne è un esempio. Ad esempio il Sito del Bambino Gesù di Roma ospita diversi banner degli sponsor.
Un
altro caso è quello del progetto finanziato da un Azienda Profit che, esempio
di Cause Related Marketing, lega il
suo nome alla promozione di un progetto con risvolti sociali finanziandolo e nel
frattempo associa valori positivi alla propria immagine, moltiplica la presenza
del suo brand, fidelizza il cliente e agginge valore etico alla sua attività.
Esempio
è la Missione Bontà di Dash Ospedale Amico ha creato attraverso una raccolta
di fondi sale gioco e di accoglienza
negli ospedali Italiani . Un’altra
esperienza di sponsorizzazione i cui fondi sono stati utilizzati per
l’umanizzazione dell’ospedale è quella dell’Ospedale Civile di Sondrio,
la cui clinica pediatrica è stata decorata dalla Dysney con i personaggi dei
cartoon dei più piccoli.
Ma
molte sono anche le esperienze di sanità alla ricerca di un’”umanizzazione
dell’ospedale e accoglienza migliore del cittadino”. L’Ospedale
Civile di Legnano ad esempio, già dal 98 ha intrapreso una serie di progetti
sponsorizzati volti all’umanizzazione dell’ospedale e all’accoglienza. Gli
sponsor finanziano ad esempio (Progetto Iris) attività di animazione dedicate
alla riduzione dell’ansia e dello stress, all’apertura dei reparti al mondo
esterno in occasione di eventi concertistici e mostre e al coinvolgimento del
personale. Il
Sito www.forumpa.it/forum2004
dedica una sezione alla sanità e in particolare a quei soggetti che hanno
presentato un’attenzione maggiore alla innovazione dei servizi
e alla soddisfazione dell’utente ammalato nel rispetto del marketing
sociale. Molti
i progetti interessanti: In
particolare la Ausl di Bologna (Exe Usl Nord) ha promosso e attuato nel 2003 (ma
un progetto embrionale era già partito fin dal 1990) un progetto
fnalizzato all’Accoglienza che punta sugli aspetti relazionali ,di
comunicazione, di disponibilità all'ascolto date
del personale e al Comfort dei servizi ospedalieri. L’ospedale quindi
come un Hotel a 5 Stelle. Partendo
poi dall’assunto che è il front Office, la portineria, l’accettazione, il
punto cruciale di incontro tra il cittadino e l’ospedale, ha promosso una
serie di iniziative di formazione del personale . La
Direzione del Presidio ha istituito il Servizio per la Qualità Alberghiera
un’''Unità organizzativa semplice'’ che ha il compito di realizzare e
mantenere il sistema di gestione della qualità dei servizi alberghieri
nell'ambito delle strutture ospedaliere, in accordo con l'Ufficio Qualità
Aziendale. Il
progetto punta a rafforzare l'attendibilità e la capacità d'attrazione dei
servizi ospedalieri pubblici, puntando ad un concetto di
comfort globale, che comprenda
l'accoglienza, la personalizzazione dei servizi, la cura
degli aspetti estetici, di disponibilità di servizi i di ristorazione,
comunicazione, servizi destinati non solo al cittadino degente ma alla
collettività che ruota intorno a lui: familiari, amici, visitatori occasionali.
Ancora una volta il ''cliente
esterno'', utente dell'ospedale e agli operatori stessi, ''il cliente interno'',
punto di riferimento del progetto Interessanti
i progetti dedicati alla ricerca dell’ Umanizzazione dell’ospedale. Tra
questi L’Azienda Sanitaria Locale 12 di Viareggio che nel 2003-2004 ha
promosso il progetto: “Ospedale Aperto”, un sistema di servizi (negozi,
parrucchieri, asili nido, fiorai, ristoranti) dedicati all’accoglienza dei
famigliari dei degenti e dei degenti stessi durante il ricovero, con l’intento
di ricreare un centro funzionalmente attivo e appunto, aperto al mondo. Il
progetto si è avvalso anche di sponsorizzazioni del terzo settore, oltre che di
patrocinii istituzionali, e di sponsorizzazioni commerciali. Altra
esperienza quella dell’
l'Ospedale
Santa Maria Maddalena di
Volterra dove, è partita la prima sperimentazione regionale dell'
"Ospedale Aperto" con visite senza limite di orario, dalle ore 6.00
alle ore 22.30. Un
altro tipo di “apertura” è stato quello invece delle “Stanze aperte in
Ospedale” per i ragazzi ricoverati presso l’Area Pediatrica dell’Azienda
Ospedaliera di Parma”. Qui
grazie al contributo dei Lions Club Langhirano Tre Valli si è installato un
sofisticato sistema audiovisivo per la gestione delle immagini e per la
comunicazione tra le stanze dei ragazzi e tra queste e i medici in corsia. Questo
ha permesso ai medici di avere un costante anche se discreto controllo delle
camere e ai ragazzi di praticare un passatempo divertente fatto di comunicazioni
tra le diverse stanze oltre che di consentire la visione di programmi televisivi
e satellitari. Importante
anche l’esperienza dell’ Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino
che ha puntato sul rafforzamento dell’Ufficio Urp al fine di accompagnare
tutti i pazienti che necessitano il servizio entro 10 minuti dalla richiesta, Il
progetto ha visto l’utilizzo di procedure di rilevazione della customer
satisfaction, e corsi di formazione sulle tematiche della comunicazione in
ottemperanza alla L.150/2000
Gli
ospedali insomma hanno compreso il problema del disagio del malato e
riorganizzano i servizi partendo da questo
disagio .
2.2
Lo smarrimento del “paziente”
L’esperienza
di molti di noi insegna infatti che purtroppo, smessi i panni di un normale
cittadino e indossati quelli del “degente” i diritti elementari si perdono. Non
certo per volontà di chi in corsia e più in generale negli ospedali lavora, ma
per un’organizzazione del servizio che, seppur certamente orientata vero il
miglior risultato possibile: la guarigione, non è stata creata pensando alla
reale percezione che il malato ha di questo “viaggio”. Il
più delle volte infatti, anche perché non tutti i malati sono dotati di un
alto livello di cultura, sono spesso anziani, a volte stranieri, il malato si
trova a vivere dei lunghi giorni in ospedale senza conoscere quale sarà il suo
iter. Le
informazioni che ha sono infatti demandate ad altri e spesso dovrebbero essere
inferite dai commenti ascoltati con ragionevole apprensione durante le visite
della mattina, quando il linguaggio che sente è spesso tecnico, incomprensibile
ai più e nasconde una realtà spesso meno grave di quella che un orecchio
ignaro porta ad una mente fiaccata dalla malattia e spaventata. I
colloqui tra i parenti e i medici o
la capo-sala non migliorano la situazione, anche in questo caso infatti
l’informazione e la diagnosi è filtrata più volte prima dai parenti che
comprendono quello che possono e che poi la filtrano ancora per informare il
malato. Ne
consegue che spesso, oltre all’apprensione, per la malattia il malato vive i
suoi giorni in ospedale in preda allo smarrimento. La
cosa è ancor più grave quando attende
con ansia magari per giorni un esame scientifico del quale spesso non ricorda il
nome, non ne comprende se non per grandi linee l’esigenza e si accontenta
dell’esperienza dei vicini di letto. A
volte infatti questo temuto esame (una tac, una risonanza magnetica, una
gastroscopia) non arriva e le misteriose (per lui) cause interne all’ospedale
(guasto del macchinario, soprannumero delle richieste, mancanza di tecnici ecc.)
non permettono l’esame che viene rimandato, spesso a data da destinarsi, senza
che nessuno , incaricato ufficialmente, spieghi il perché del disservizio. Ancora,
il malato passerà in ospedale molte ore, alcune delle quali, soprattutto la
mattina, in attesa di visite ed esami, ma nel pomeriggio e la sera le ore
passate si fanno più lunghe, scandite dal rumore dei carrelli della terapia che
passano le medicine, da altri carrelli, quelle dei pasti che in orari peraltro
lontani dagli orari di casa (pranzo alle 11 e cena alle 6), distribuiscono i
pasti. Questa
realtà esige presto un cambiamento. 2.3 Il tutorDa
qui l’idea di istituire un tutor, che accolga il degente-utente come fa la
reception di un albergo di lusso. Che
lo accolga davvero con un “benvenuto” a trascorrere nella maggiore serenità
possibile un percorso che nasce per migliorare il suo stato e che ha necessità
di grande attenzione. L’utente
quindi potrebbe essere ricevuto, il tutor lo introdurrà alle strutture, orari,
organizzazione dei servizi dell’ospedale; quindi presenterà il percorso di
guarigione o diagnosi atteso durante la sua degenza. Ogni
giorno poi questa figura si incaricherà di filtrare le informazioni che riceve
dalla caposala o dal medico responsabile della corsia e di informare, con un
linguaggio semplice e comprensibile dal malato, (che a tutti gli effetti, anche
se in pigiama, è sempre un cittadino) e che potrà quindi trascorrere il tempo
in ospedale più serenamente. Disservizi,
risultati delle analisi, andamento della cura verranno tenuti sotto controllo e
spiegati con termini appropriati e “tagliati” sul target-malato, nel
rispetto del suo stato culturale, della sua comprensibile apprensione, la sua età,
del disagio psichico dovuto alla maggiore gravità della malattia. 3. SOGGETTO RECETTOREIl
progetto si rivolge principalmente ai direttori di ospedali, cliniche o reparti
che intendano migliorare la percezione e la qualità dei servizi offerti. Che
ritengono importante la soddisfazione del cliente-utente e vogliano investire
per questi obiettivi nella formazione del personale interno. E’
prevista quindi una fase iniziale del progetto rivolta,
attraverso una operazione di comunicazione interna, alla presentazione delle
finalità e delle esigenze al personale, alla motivazione di quello medico e
paramedico che dovrà interfacciare le propria attività con questa nuova
figura, e a quello degli uffici Urp che devono vedere nel tutor non un intralcio
o una concorrenza, bensì un ulteriore strumento di informazione. 4. MEZZIIl
progetto prevede: ·
una
serie di incontri di comunicazione
interna volti alla presentazione del progetto, all’informazione e motivazione
dei vari soggetti attori del servizio ospedaliero . Questa
fase è importante per poter permettere la piena accettazione del progetto , ma
soprattutto delle sue finalità. Il personale dovrebbe infatti percepirlo come
un servizio di qualità con finalità positive altruistiche, più che
l’imposizione di procedure che turbano il normale e strutturato iter
lavorativo. (In
questa fase sarebbe utile forse riportare (se ci fossero) risultati di
un’eventuale test sulla soddisfazione dell’utente attuale durante o dopo la
degenza) ·
la programmazione di corsi di
formazione volti alla creazione di tutor che acquisiscano una competenza
linguistica, un approccio alla informazione del soggetto malato in stato di
ansia e crisi, che imparino a filtrare e a comunicare il linguaggio medico e
spiegare attraverso termini fruibili a comprensibili al malato. (Il
tutor dovrebbe essere di supporto alla caposala che ha già in corsia il compito
di raccogliere per ogni malato le informazioni che lo riguardano. Potrebbe
essere questa figura quindi, la caposala, che
informa il tutor che poi a sua volta informerà il malato e lo terrà
aggiornato. Il tutor fungerebbe quindi da tramite tra la caposala e il malato). ·
E’ possibile inoltre prevedere la
creazione di un database delle esperienze in modo da renderlo disponibile per
futuri malati che abbiano un stessa patologia e che potrebbero informarsi
attraverso la lettura ad esempio per i più alfabetizzati di un blog della
degenza pubblicato su un Intranet in ospedale, che possano ascoltare
un’intervista, vedere le immagini del paziente che lascia soddisfatto
l’ospedale e quindi lasciare egli stesso una sua esperienza per i pazienti
futuri. 5. ANALISI DEI RISULTATI:E’
prevista inoltre la creazione di un sistema di rilevazione della soddisfazione
del cliente basato su questionari, interviste da tenersi (ad opera del tutor
durante la degenza e di un consulente esterno incaricato della verifica e
controllo , alieno quindi da una osservazione partecipata degli eventi) che
testerà il primo anno di servizio e che consentirà alla Dirigenza Sanitaria di
valutare la soddisfazione del cliente e i possibili incrementi dei
risultati attesi (maggiore soddisfazione correlata all’aumento delle richieste
di ricovero? Aumento della richiesta di servizi a pagamento? Aumento della
richiesta di servizi integrativi a pagamento?). Tra
i risultati attesi potrebbe essere anche una maggiore attenzione dei media al
servizio o, grazie all’aumento della soddisfazione, non solo maggiori
richieste di ricoveri, ma anche una maggiore attenzione di potenziali acquirenti
di spazi pubblicitari. Una
maggiore soddisfazione data da un aumento della qualità del servizio
incrementerebbe anche la propensione all’acquisto di servizi aggiuntivi (Es.
dedicati al tempo libero del malato , giochi elettronici, navigazione in
Internet, parrucchiera interna, corsi dedicati al tempo libero fruibili anche
dal letto tramite i display-tv che ogni letto in molti ospedali ha…ecc.) Tutti questi spazi potrebbero essere sponsorizzati e quindi messi in vendita.
6. TEMPI DI ATTUAZIONE:
1.
Una prima fase, della possibile
durata di 2 mesi dovrebbe riguardare la spiegazione al personale dirigenziale
degli obiettivi e la struttura del progetto. ·
Una
serie di incontri di presentazione forniranno la base per l’organizzazione dei
servizi futuri, serviranno alla progettazione di cambiamenti di turno, alla
scelta di eventuali incentivi (scatti di anzianità? Riconoscimento di mansioni?
Incentivi economici?) derivanti dall’introduzione del servizio ·
Si
fisseranno quindi degli obiettivi attesi (aumento dei contatti o aumento della
qualità percepita) che verranno testai nel primo, secondo e terzo mese. ·
Saranno
pianificati degli incentivi anche per tutto il personale una volta raggiunti gli
obiettivi (questi incentivi-premio serviranno alla percezione-accettazione dei
cambi di procedure del lavoro e una maggiore partecipazione del personale
coinvolto attivamente o passivamente) 2.
Seguirà una seconda fase della
durata di 1 mese rivolta al personale interno volta alla presentazione di
obiettivi e procedure e dei corsi. o
Contestualmente verranno incaricati
i tutor destinati alla formazione o
Verranno anche comunicati gli
obiettivi da raggiungere e gli incentivi-premio per tutto il personale oltre che
eventuali incentivi per i tutor 3.
Una terza fase della durata di 2
mesi sarà volta alla formazione del personale attraverso corsi tenuti da
consulenti esterni di: comunicazione, psicologia, teoria e tecnica dei nuovi
media in relazione all’uso di Internet, blog, database ecc 4.
Una quarta fase della durata di 1
mese servirà alla organizzazione di turni dei tutor 5.
Una quinta fase della durata di 3
mesi vedrà la partenza del servizio 6.
Il servizio sarà intervallato ogni
mese da test rivolti al personale interno per comprendere eventuali dubbi o
mancata accettazione del servizio e verso il malato-utente 7. BIBLIOGRAFIAVittorio
Lodolo D’Oria (a cura di), La sponsorizzazione: Dagli enti locali alla sanità -
Franco Angeli 2001 Stefania
Tamburini, Marketing e Comunicazione sociale -
Lupetti 1996 Philip
Kotler, Al servizio del Pubblico – Etas Libri 1990 Vallega.S,
Comunicazione per la salute, Mason 1998 Siti
internet: Forum
Pa : www.forumpa.it/forum2004 Ospedale
Bambino Gesù di Roma: http://www.ospedalebambinogesu.it
Dash
Missione Bontà Ospedale Amico http://www.dashmissionebonta.it/
Ospedale
Civile di Legnano: http://www.ao-legnano.it/
Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino http://www.molinette.piemonte.it/ Servizio
per la Qualità Alberghiera - Presidio Ospedaliero (ex AUSL Bologna Nord)
http://www.forumpa.it/forumpa2004/sanita/cdrom/home/progetto/142.html
Ospedale Santa Maria Maddalena di Volterra http://www.usl5.toscana.it
l’Area Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Parma http://www.ao.pr.it/news/2003/2003-06-20.htm L’Azienda Sanitaria Locale 12 di Viareggio: http://www.usl12.toscana.it
[1] La sponsorizzazione: dagli enti locali alla Sanità , a cura di V.Lodolo D’oria Franco Angeli 2001 p. 22 ---------------------------------------------
|