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Nuova serie
- Roma,
18 Aprile 2002
- N.1 Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002
- Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712 e-mail : istitutodipubblicismo@virgilio.it
sito web : www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile
Direttore
Editoriale
Redazione
Guido Scialpi
Alberto Graziani
Giorgio
Salvioni
Alessia
Bonanni
Fondato nel 1947
dal
Prof. Francesco
Fattorello, presso l'Università La Sapienza di Roma,
l' ISTITUTO DI PUBBLICISMO ha, come scopo
istitutivo, la promozione degli studi e delle ricerche sull’informazione e la comunicazione e l'organizzazione di Corsi di formazione
professionale nei settori dell'attualità,
del giornalismo, della propaganda ideologica, delle pubbliche relazioni, della
pubblicità commerciale, della comunicazione pubblica e istituzionale, della
pubblicistica militare, della documentazione scientifica. PERCHE’
UN ALTRO PERIODICO SU “L’INFORMAZIONE”? La nuova serie di “Notizie e Commenti” prosegue nella tradizione dottrinale e nella impostazione scientifica dello Istituto di Pubblicismo: se ne è avvertita l’esigenza nell’accavallarsi tumultuoso delle nuove tecnologie, soprattutto per la formazione dei professionisti della comunicazione. Attività delicatissime, che si integrano nel tessuto connettivo di ogni società. La qualità professionale di chi opera nell’informazione è un passaggio cruciale, o meglio un obiettivo, che travalica lo stesso successo nella professione: l’informazione, a cascata, è garanzia di tutti i valori che costituiscono il frutto di una reale democrazia. E’ la “buona informazione”, che l’Istituto di Pubblicismo porta avanti in una prospettiva sociologica, con alle spalle mezzo secolo di studi e ricerche. (Guido Scialpi) FREE
PRESS e NEW MEDIA: il
quotidiano gratuito Costi
redazionali quasi azzerati e nuove entrate dalla pubblicita`, dovrebbero in
tre/cinque anni remunerare il capitale investito nella free press ed
incrementare del 20% la raccolta pubblicitaria dell’editore. RIFORMA
DELLA P.A. : e-government e
comunicazione Separatamente,
anche se con il comune intento di migliorare l’efficienza delle Pubbliche
Amministrazioni, il piano di e-government, del Ministro per l’ innovazione e
le tecnologie, e gli strumenti di
comunicazione pubblica (URP e Uffici stampa), di cui è referente il
Dipartimento della Funzione Pubblica, si sviluppano parallelamente ma senza
sinergia. La Legge 150/2000 e la Direttiva del 7 febbraio 2002, del Ministro
Frattini, individuano gli indirizzi che gli Uffici Stampa, i Portavoce e gli URP
delle Amministrazioni centrali e locali devono seguire per incrementare la
fruibilitùà dei servizi offerti al cittadino. L’e-government, dall’altro
lato, rappresenta l’introduzione delle tecnologie di ICT nel front-office e
back-office della P.A.. E’ un valore aggiunto di grande innovazione, che
presuppone però un processo di
semplificazione delle procedure e dell’erogazione dei servizi al cittadino.
Mentre è chiara, nella Legge 150/2000, l’esigenza di formazione di figure
professionali specifiche per gli URP e Uffici Stampa, per l’e-government, la
repentina immissione di tecnologie avanzate, sconosciute alla cultura
amministrativa tradizionale, non sono stati ancora individuati i percorsi
formativi di coordinamento con la qualificazione professionale e necessaria per
gli obiettivi della customer satisfaction. (Giorgio Salvioni) U
R P : uno
scenario in positiva evoluzione? Il
Dipartimento della funzione pubblica ha realizzato nel gennaio 2001
un’indagine telefonica per rilevare la situazione su cui va ad incidere la
normativa 150/2000. Le conclusioni parlano di scenario in positiva evoluzione.
Su 3.803 pubbliche amministrazioni incluse nell’indagine, quelle che hanno
costituito almeno un URP sono 1.452, ovvero il 38,2%,
meno della metà, un dato non propriamente confortante a quasi 10 anni dalla
prima legge sulla costituzione degli Urp (N.29/93).Sembrerebbe
ottimo il grado di utilizzo delle information and communication technology (ICT)
da parte degli URP: circa l’81% degli URP dispone di un collegamento ad
Internet, il 36,4% possiede una pagina web e ben il 25,3% eroga servizi on
line. Un dato questo, che non consente di analizzare l’effettivo utilizzo
di questi plus e lo scarso feedback che il cittadino riscontra tentando una
comunicazione on line con molti di questi uffici. L’indagine inoltre, come
spiegato nella sua presentazione, offre una quadro degli URP esistenti e delle
loro funzioni, senza entrare nel merito delle concrete modalità e difficoltà
con le quali essi operano. IN
BREVE : w
I siti web italiani categoria government, nel
trimestre novembre
2001-gennaio2002, sono stati visitati da 3,9 milioni di utenti (Francia 2,6
millioni, Inghilterra 3,4 milioni). I preferiti sono stati il sito www.finanze.it e www.istruzione.it
, mentre con pochi contatti e bassa frequenza sono rusultati il Ministero del
Lavoro, quello dei Beni Culturali e il sito del Governo. (Rapporto Nielsen-Net
Ratings). w
Con l’avvento della free press, a cavallo fra il 2000 e 2001, prima con
Metro (gruppo Metro International), poi con Leggo (Caltagirone) e City (RCS), la
diffusione media giornaliera dei quotidiani in Italia è passata da 6 a 7,2
milioni di copie. (Rapporto FIEG - La stampa in Italia 1998-2001) w
Focus del Salone delle Amministrazioni locali, a Rimini dal 10 al 13 aprile
2002, sono stati lo sviluppo del coordi-namento all’interno della P.A.,
l’interazione tra Stato e cittadini ed il finanziamento della formazione degli
Enti locali. Antonio Bettarini, coordinatore della comunica-zione del
Dipartimento della Funzione Pubblica, ha annunciato che a settembre prossimo
avverrà la prima verifica sull’attuazione della Legge 150/2000. w
Sono 240.000 i personal computer in possesso degli uffici dell’
Amministrazione centrale. La percentuale di postazioni di lavoro informa-tizzate
per dipendente è pari al 98%. Nelle sedi periferiche il dato scende al 64%.
(Fonte AIPA) w Il portale www.normeinrete.it raccorda tutte le leggi disponibili sui siti delle diverse Amministrazioni Pubbliche connesse. Attualmente sono 82.772 le norme raccolte.
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Nuova serie
- Roma,
6 giugno 2002
-
N. 2 Stampato in proprio - Reg.Trib.Roma n.119/2002
- Via E.Q.Visconti 12, 00193 Roma - Fax 06.3226712 e-mail : istitutodipubblicismo@virgilio.it
sito web : www.istitutodipubblicismo.it Direttore Responsabile Direttore Editoriale Redazione Guido Scialpi Alberto Graziani Giorgio Salvioni Alessia Bonanni
L’INFORMAZIONE
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
CONFIGURAZIONE
WEB
IN
PERCENTUALE |
||||||
|
Siti
web |
Parametri
di
riferimento |
Presen- tazione |
Chiarez- za |
Naviga- bilità |
Visibilità Urp(*) |
Valuta- zione |
|
41 |
Inesistente |
2% |
2% |
2% |
41% |
2% |
|
Carente |
5% |
|
2% |
5% |
10% |
|
|
Sufficiente |
21% |
35% |
8% |
5% |
15% |
|
|
Buona |
67% |
63% |
86% |
39% |
71% |
|
|
Ottima |
5% |
|
2% |
10% |
2% |
|
(*)
·
Inesistente:
URP
non
presente
nel
sito
·
Carente:
manca
un
link
dedicato
·
Sufficiente:
link
su
pagina
successiva
·
Buona:
link
su
Home
page
·
Ottima:
evidenza
su
Home
page
La
presentazione
dei
siti
risulta
di
buon
livello
per
la
grafica
e
per
la
navigabilità
(accoglienza)ed
anche
per
la
comprensibilità
dei
contenuti
(chiarezza).
La
visibilità
degli
URP
è
complessivamente
buona
nei
siti
dei
Municipi,
mentre
risulta
carente
nei
siti
delle
altre
Strutture.
|
Siti web |
Carta dei servizi |
Auto-cetifi-cazione |
Moduli- stica |
Servizi online |
Link |
Analisi utenza |
||||||
|
41 |
si |
no |
si |
no |
si |
no |
si |
no |
si |
no |
si |
no |
|
4 |
37 |
9 |
32 |
13 |
28 |
4 |
37 |
39 |
2 |
6 |
35 |
|
|
10% |
90% |
22% |
78% |
32% |
68% |
10% |
90% |
95% |
5% |
15% |
85% |
|
La valutazione complessiva in percentuale dei Servizi offerti online, risulta la seguente:
|
Siti web |
Parametri di riferimento |
Valutazione |
|
41 |
Inesistente |
2% |
|
Carente |
40% |
|
|
Sufficiente |
41% |
|
|
Buono |
15% |
|
|
Ottimo |
2% |
La
presenza
in
ordine
decrescente
dei
Servizi
risulta
essere:
Link,
Modulistica,
Autocertificazione,
Analisi
dell’utenza,
Carta
dei
Servizi,
Procedure
online.
(
A.Graziani
–
I.Landrini
)
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Nuova
serie
-
Roma,
2
aprile
2003
-
N.
5
Stampato
in
proprio
-
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
-
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
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www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Informazione
e
libertà
(seconda parte)
Come
possono
le
opinioni
espresse
da
realtà
economicamente
più
deboli
o
di
piccole
dimensioni,
trovare
lo
spazio
sufficiente
per
essere
diffuse
ed
entrare
così
nel
gioco
dei
fenomeni
di
polarizzazione.
Allo
stato
delle
cose,
nei
paesi
industrializzati
la
risposta
scaturisce
dalla
stessa
definizione
di
“paesi
industrializzati”.
E’
il
potere
industriale
ed
i
poteri
ad
esso
connessi
a
determinare
la
gran
parte
del
controllo
sui
mezzi
di
comunicazione.
Ma
debbono
essere
meglio
chiariti
anche
i
concetti
di
potere
e
di
controllo.
Se
“potere”
sta
a
significare
la
capacità
di
autonomia
economica-finanziaria,
la
capacità
di
scelte
autonome
nella
propria
gestione
è
pur
vero
che
tali
autonomie
si
debbano
confrontare
con
una
realtà
sociale
assai
variegata
e
complessa,
da
cui
discende
la
necessità
di
controllo
di
alcuni
fattori
(politica,
lavoro,
cultura,
ecc.)
che
sono
indispensabili
per
il
funzionamento
dell’economia
industriale
nel
suo
complesso.
Tale
controllo
può
esercitarsi
in
molti
modi,
ma
uno
dei
modi
essenziali
è
quello
di
creare
e
mantenere
“consenso”
intorno
agli
aspetti
di
base
del
sistema,
che
riguardano
le
condizioni
di
vita,
l’ordine
pubblico,
la
salute
e
così
via.
Questo
compito
viene
svolto
dall’informazione,
il
cui
obiettivo
è
proprio
quello
di
mettere
al
corrente,
di
coinvolgere,
di
indicare
possibili
soluzioni,
nel
quadro
del
sistema
sociale
di
riferimento.
Un’opera
di
informazione
e
di
formazione
del
consenso,
cui
gli
strumenti
di
comunicazione
sono
preposti
in
quanto
tali.
E’
mera
utopia
pensare
poi
che
i
mezzi
di
comunicazione
possano
rappresentare
un
potere
a
se
stante,
autonomo
e,
quando
ancora,
in
antitesi
con
i
poteri
riconosciuti
dal
sistema.
La
strumentalità
dei
mezzi
di
comunicazione
è
di
tutta
evidenza
ogni
qual
volta
un
“potere”,
forte
o
debole
che
sia,
decida
di
non
servirsene
più
per
difficoltà
economiche
e
per
cambiamenti
di
rotta
politica.
In
questa
circostanza,
lo
strumento
di
comunicazione,
giornale,
radio
o
televisione
che
sia,
verrà
privato
non
solo
del
sostegno
economico,
ma
rimarrà
privo
di
obiettivi
e
di
una
politica
editoriale
coerente
con
il
proprio
pubblico.
Esiste
inoltre
un
fenomeno
di
alta
interazione
dei
vari
poteri
nella
organizzazione
e
gestione
dei
mezzi
di
comunicazione.
Sotto
il
profilo
del
reperimento
delle
risorse
finanziarie
si
sviluppa
un
complesso
intreccio
di
interessi
tra
mondo
economico-finanziario,
industriale,
politico,
ecc.,
che
rende
quasi
impossibile
al
lettore,
ascoltatore
e
telespettatore
che
sia,
riconoscere
la
provenienza
delle
informazioni
ed
un
riferimento
puntuale
ai
gruppi
di
potere
che
le
hanno
promosse.
Tale
mancanza
di
trasparenza,
giova
ai
poteri
più
consolidati
e
comunque
giova
al
mantenimento
del
consenso
complessivo
verso
il
sistema
sociale
ed
istituzionale.
Ma
il
sistema
è
ad
“equilibrio
dinamico”,
per
il
mutare
continuo
dei
parametri
di
riferimento
sul
piano
interno
e
su
quello
internazionale,
ed
i
mezzi
di
comunicazione
rappresentano
gli
strumenti
vitali
per
il
costante
adeguamento
delle
opinioni
allo
scorrere
degli
eventi
e
per
fronteggiare
i
pericoli
di
sbilanciamento
del
sistema.
Non
si
tratta
comunque
di
pura
alchimia,
perché
le
varianti
in
gioco
in
un
sistema
sociale
complesso
sono
molteplici
e
spesso
imprevedibili,
come
quando
le
opinioni
vengano
convogliate
oltre
misura
verso
obiettivi
irrilevanti
o
al
contrario
vengano
obliate
situazioni
di
grande
rilevanza.
Non
si
discute
tuttavia
sulla
importanza
vitale
che
riveste
il
possesso
di
mezzi
di
comunicazione
adeguati
per
ciascun
gruppo
di
potere,
quale
condizione
necessaria
per
la
loro
stessa
esistenza.
Il
pluralismo
dell’informazione,
pertanto,
una
volta
che
sia
costituzionalmente
garantito,
è
auspicabile
che
sia
di
fatto
attuato
nella
misura
più
larga
possibile,
per
consentire
il
confronto
delle
opinioni
alla
base
di
ogni
dialettica
di
sviluppo,
ma
nel
contempo
con
la
consapevolezza
che
nessuna
legge
potrà
garantire
un
pluralismo
“forzoso”,
dato
che
i
fenomeni
della
comunicazione
sono
il
diretto
riflesso
del
confronto
tra
poteri,
con
il
prevalere
dell’uno
sull’altro
e
con
il
prevalere
delle
opinioni
di
chi
vincerà.
(A.G.)
-
Prima
parte:
www.istitutodipubblicismo.it/nuova_pagina_4.htm#13dicembre2002
Seguita dagli ambienti accademici con molto interesse, prosegue, anche nell’A.A. 2002-03, la sperimentazione avviata dal Prof. Giovanni Vittorio Pallottino e diretta allo svolgimento del Corso sulla “comunicazione”, presso la Facoltà di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma. Il Corso di Comunicazione Scientifica e Tecnologica, è previsto al Primo anno dei Corsi delle Lauree triennali del Dipartimento di Fisica e inizierà il giorno 8 aprile 2003 per concludersi con le previste prove d’esame entro il prossimo mese di giugno. Finalità del Corso sono quelle di approfondire i temi e gli strumenti della comunicazione scientifica e di migliorare le abilità comunicative degli studenti sia come fruitori e sia come promotori della stessa comunicazione scientifica. Particolare risalto sarà dato agli aspetti di ricerca e produzione online delle informazioni scientifiche e in particolare alla Prof.ssa Matilde Vicentini , oltre che incaricata del coordinamento didattico del Corso, è stato affidato il tema degli strumenti comunicativi della fisica, mentre il Prof. Alberto Graziani svolgerà la parte generale della Tecnica della comunicazione e della divulgazione scientifica. www.phys.uniroma1.it
I
poster
del
periodo
della
Seconda
Guerra
Mondiale
sono
disponibili
online
nel
sito
dell’Istituto
di
Pubblicismo
Con
il
titolo
“
La
cultura
della
Guerra
“
è
stata
resa
disponibile,
in
formato
digitale,
una
rassegna
di
n.
70
poster,
prodotti
dai
vari
Paesi
coinvolti
nel
Secondo
Conflitto
Mondiale,
con
i
contenuti
più
significativi
per
analizzare
il
clima
culturale
di
quel
periodo,
ove
i
valori
rappresentati
erano
generalmente
orientati
ad
un
positivo
riconoscimento
della
guerra
come
valido
strumento
di
soluzione
di
controversie
politiche
ed
economiche,
nonché
di
questioni
sociali
e
razziali.
(I.L.)
www.istitutodipubblicismo.it/digital_data_services1.htm
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Nuova
serie
-
Roma,
8
maggio
2003
-
N.
6
Stampato
in
proprio
–
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
–
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
:
www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Comunicato
Stampa
L’Università
di
Chieti
formerà
i
Manager
della
Comunicazione
musicale
L’Università
degli
Studi
“G.
D’Annunzio”
di
Chieti,
www.unich.it
Facoltà
di
Lettere
e
Filosofia,
ha
istituito
per
l’anno
accademico
2003
–
2004
un
master
in
“Manager
della
Comunicazione
musicale”
destinato
a
formare
figure
professionali
specializzate
nel
campo
della
produzione
editoriale
e
discografica,
nel
campo
cinematografico
e
multimediale
e
nel
campo
organizzativo
e
manageriale.
Al
Master
si
accede
con
qualunque
tipo
di
laurea
o
con
il
diploma
di
Conservatorio
in
applicazione
del
decreto
legge
25.09.02,
n.
212
convertito
nella
legge
22.11.02
n.
268.
I
corsi
avranno
la
durata
di
otto
mesi
-
da
novembre
2003
a
giugno
2004
-
e
le
attività
didattiche
si
svolgeranno
presso
l’Università
degli
Studi
“G.
D’Annunzio”
di
Chieti
e
Pescara.
La
partecipazione
al
Master
è
riservata
ad
un
massimo
di
50
candidati
ai
quali
verrà
rilasciato
il
titolo
di
Master
Universitario
di
I°
livello
e
saranno
attribuiti
60
CFU.
Gli
aspiranti
corsisti
dovranno
presentare
una
domanda
di
ammissione
con
allegato
un
curriculum
vitae
nel
quale
l’aspirante
indicherà
anche
le
proprie
aspettative
formative
e
professionali.
La
quota
di
partecipazione
al
Master
è
di
2.500
Euro.
Tra
i
numerosi
docenti
il
prof.
Gaetano
Bonetta,
preside
della
facoltà
di
Lettere
e
Filosofia
dell’Università
chietina,
il
prof.
Giancarlo
Rostirolla,
titolare
della
cattedra
di
Storia
della
musica,
il
dottor
Adriano
Mazzoletti,
uno
dei
massimi
esperti
di
musica
jazz,
il
prof.
Gian
Luigi
Pezza
dell’
Istituto
di
Pubblicismo,
i
cantanti
Milva
e
Mimmo
Locasciullo.
Informazioni
più
dettagliate
possono
essere
chieste
al
coordinatore
del
Master,
prof.
Umberto
Bultrighini
(u.bultrighini@unich.it)
della
Facoltà
di
Lettere
e
Filosofia
della
Università
di
Chieti,
oppure
alla
segreteria
del
corso
(master.comunicazionemusicale@unich.it).
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Nuova serie - Roma, 2 luglio 2003 - N.7
Stampato
in
proprio
–
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
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E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
–
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
:
www.istitutodipubblicismo.it
Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
“Comunicazione
e
informazione”
all’
esame
di
maturità
2003
Anche
quest’anno
per
la
prova
scritta
d’italiano
i
temi
della
comunicazione
e
dell’informazione
hanno
avuto
la
loro
ribalta
in
occasione
degli
esami
di
maturità.
Purtroppo
anche
questa
volta,
sul
piano
del
metodo
e
sul
piano
dei
contenuti,
i
detti
temi
sono
stati
proposti
agli
studenti
in
modo,
quanto
meno,
poco
coerente.
Soprattutto
si
ha
l’impressione
che
coloro
che
hanno
elaborato
l’
impostazione
dei
temi
della
Tipologia
B,
[
il
cui
testo
integrale
si
riporta
qui
di
seguito:
TIPOLOGIA
B
-
Redazione
di
un
"SAGGIO
BREVE"
o
di
un
"ARTICOLO
DI
GIORNALE"
(puoi
scegliere
uno
degli
argomenti
relativi
ai
quattro
ambiti
proposti)
CONSEGNE
Sviluppa
l'argomento
scelto
o
in
forma
di
"saggio
breve"
o
di
"articolo
di
giornale",
utilizzando
i
documenti
e
i
dati
che
lo
corredano.
Se
scegli
la
forma
del
"saggio
breve",
interpreta
e
confronta
i
documenti
e
i
dati
forniti
e
su
questa
base
svolgi,
argomentandola,
la
tua
trattazione,
anche
con
opportuni
riferimenti
alle
tue
conoscenze
ed
esperienze
di
studio.
Da'
al
saggio
un
titolo
coerente
con
la
tua
trattazione
e
ipotizzane
una
destinazione
editoriale
(rivista
specialistica,
fascicolo
scolastico
di
ricerca
e
documentazione,
rassegna
di
argomento
culturale,
altro).
Se
lo
ritieni,
organizza
la
trattazione
suddividendola
in
paragrafi
cui
potrai
dare
eventualmente
uno
specifico
titolo.
Se
scegli
la
forma
dell'
"articolo
di
giornale",
individua
nei
documenti
e
nei
dati
forniti
uno
o
più
elementi
che
ti
sembrano
rilevanti
e
costruisci
su
di
essi
il
tuo
'pezzo'.
Da'
all'articolo
un
titolo
appropriato
ed
indica
il
tipo
di
giornale
sul
quale
ne
ipotizzi
la
pubblicazione
(quotidiano,
rivista
divulgativa,
giornale
scolastico,
altro).
Per
attualizzare
l'argomento,
puoi
riferirti
a
circostanze
immaginarie
o
reali
(mostre,
anniversari,
convegni
o
eventi
di
rilievo).
Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.]
siano
dell’opinione
che
la
complessa
conoscenza
delle
tecniche
di
informazione
e
di
comunicazione
siano
acquisibili
dai
giovani
con
la
semplice
fruizione
dei
media,
ovvero
con
la
semplice
lettura
del
giornale
o
con
l’ascolto
del
telegiornale.
In
altre
parole,
come
se
si
pretendesse
da
uno
studente
di
scuola
media
superiore,
cui
sono
state
mostrate
foto
di
opere
di
architettura,
di
approntare
il
disegno
di
un
ponte
o
di
un
palazzo.
Tutto
questo
in
forma
breve,
come
se
la
brevità
fosse
un
elemento
di
metodo,
che
non
trova
riscontro
nella
comunicazione,
ove
semmai
è
d’obbligo
la
sinteticità,
che
è
tutt’altra
cosa.
Si
è
ritenuto
tuttavia
che
studenti
di
18
anni
avrebbero
potuto
affrontare
tale
prova
“giornalistica”
attenendosi,
come
traccia
di
metodo,
ai
sopraddetti
elementi
distintivi
tra
saggio
breve
e
articolo
di
giornale
(che
tra
l’altro
distintivi
non
sono)
e
attualizzando
l’eventuale
articolo
semplicemente
con
il
riferimento
a
mostre,
anniversari,
convegni,
ecc..
Si
suggerisce
agli
studenti
di
apporre
un
titolo
agli
elaborati
coerente
e
appropriato
al
testo,
mentre
si
sa
come,
da
che
mondo
è
mondo,
nei
titoli
occorra
assolutamente
suscitare
il
massimo
dell’
interesse
del
lettore,
con
ogni
possibile
espediente.
Nel
caso
dell’articolo,
è
opportuno
inoltre
sottolineare
che,
nella
prassi
del
giornalismo,
gli
elementi
caratterizzanti
sono
quelli
della
“novità”
e
della
“tempestività”
e
non
certo
la
scelta
di
un
argomento
rilevante,
che
non
acquista
valenza
giornalistica
se
accoppiato
ad
eventi
come
mostre,
anniversari,
ecc.,
ma
farà
notizia
solo
se
conterrà
elementi
di
novità.
Da
notare,
anche,
che
le
tracce
fornite
nel
contesto
dei
temi
della
Tipologia
B,
tutto
avevano,
tranne
che
elementi
di
novità,
ma
si
prestavano
solo
al
tradizionale
svolgimento
di
considerazioni
esplicative,
ricalcando
così
il
metodo
che
da
sempre
ispira
la
stesura
del
cosiddetto
“tema
d’italiano”.
Inoltre,
il
ricorso
all’indicazione
della
tipologia
del
giornale,
cui
è
destinato
un
testo,
non
è
sufficiente
a
qualificarlo
come
“pezzo”,
se
non
è
stato
redatto
tenendo
conto
del
linguaggio
più
vicino
ai
lettori,
cui
è
destinato.
In
modo
particolare,
che
dire
della
traccia
n.2
–
Ambito
socio-economico
–
dal
titolo
“
E’
ancora
possibile
la
poesia
nella
società
delle
comunicazioni
di
massa
?”.
Sicuramente
siamo
nell’ambito
socio-culturale,
ma
non
certo
in
quello
“economico”.
Comunque,
non
nuova
questa
domanda.
Ma
scaturisce
da
un
assunto
falso,
basato
sulla
presunta
dicotomia
tra
poesia
e
comunicazioni
di
massa,
che
invece
appartengono
a
due
diversi,
ma
non
contrapposti,
modi
di
manifestarsi
della
realtà
comunicativa
ed
espressiva
dell’umanità.
Uno,
quello
dell’informazione
e
della
comunicazione,
diretto
a
produrre
opinioni
contingenti
che
ineriscono
al
quotidiano
vivere
sociale,
alla
politica,
all’economia,
l’altro,
afferente
alla
creazione
artistica
-
che
non
è
legato
all’attualità,
ma
che
può
da
essa
essere
ispirato
–
che
si
rifà
a
valori
capaci
di
influenzare
le
coscienze,
trascendendo
ogni
limite
di
luogo
e
di
tempo.
In
ultimo,
alcune
considerazioni
sul
tema
di
Tipologia
D,
di
ordine
generale,
dal
seguente
titolo:
“
Si
dice
da
parte
di
alcuni
esperti
che
la
forza
delle
immagini
attraverso
cui
viene
oggi
veicolata
gran
parte
delle
informazioni,
rischia
(sic!),
a
causa
dell’impatto
immediato
e
prevalentemente
emozionale,
tipico
del
messaggio
visivo,
di
prendere
il
sopravvento
sul
contenuto
concettuale
del
messaggio
stesso
e
sulla
riflessione
critica
del
destinatario.
Ma
si
dice
anche,
da
parte
opposta,
che
è
(sic!)
proprio
la
immagine
a
favorire
varie
forme
di
apprendimento,
rendendone
più
efficaci
e
duraturi
i
risultati.
Discuti
criticamente
i
due
aspetti
della
questione
proposta,
avanzando
le
tue
personali
considerazioni.”
Per
la
cronaca,
tra
le
tante
ricevute
nei
vari
siti
web,
si
riportano
tre
e-mail
piuttosto
significative
delle
prime
reazioni
degli
studenti:
”...
ma
un
ragazzo
di
18
anni
che
ne
sa
di
quelle
cose
?”;
”
Bella
la
traccia.
Peccato
che
i
18enni
per
lo
più
non
sanno
di
cosa
si
parli....”;
“Traccia
piena
di
boria.
Scritta
da
docenti
per
altri
docenti”.
Significativa
anche
la
“chiosa”
al
suddetto
tema,
apparsa
sul
Corriere
della
Sera,
del
19
giugno
2003,
a
pag.13,
ove
erano
contenute
le
seguenti
locuzioni:
homo
videns,
radiazione
di
fondo,
livello
neurofisiologico,
forma
mentis
visiva,
sistema
di
apprendimento
senso-motorio,
introiezione
degli
schemi
visivi,
sistema
di
apprendimento
simbolico,
onninvadenza
dell’immagine,
impoverimento
affettivo-creativo,
assuefazione
al
dolore,
sostituzione
della
realtà
con
la
sua
rappresentazione,
aspetti
seduttivi,
immagine
funzionale
al
potere,
tecniche
di
persuasione,
cultura
del
concetto
e
dell’idea,
cultura
dell’immagine
e
sottocultura.
Non
sfugge
a
nessuno
che
tali
locuzioni,
utilizzate
per
inquadrare
i
contenuti
da
sviluppare
nel
tema,
appartengano
a
linguaggi
specializzati,
propri
dei
corsi
di
livello
universitario
o
superiore.
Pur
tuttavia,
sul
quotidiano
“
Eco
di
Biella”,
sempre
del
19
giugno
2003,
con
il
titolo
“
Maturità,
il
75%
si
scopre
giornalista
.....”
si
apprende
che
a
Biella
ben
88
studenti
su
un
totale
di
1022
hanno
optato
per
il
tema
sul
ruolo
comunicativo
dell’immagine.
Sarebbe
il
caso
di
intervistarne
qualcuno!
(Alberto
Graziani)
---------------------------------------------
N
O
T
I
Z
I
E
E
C
O
M
M
E
N
T
I
B
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i
P
u
b
b
l
i
c
i
s
m
o
Nuova
serie
-
Roma,
3
ottobre
2003
-
N.
8
Stampato
in
proprio
–
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
Via
E.Q.Visconti
12,
00193
Roma
–
Fax
06.3226712
e-mail
:
notizieecommenti@istitutodipubblicismo.it
sito
web
:
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Direttore
Responsabile:
Guido
Scialpi
Direttore
Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
--------------------------
Sondaggi
d’opinione
e
potere
E’
notizia
di
questi
giorni
che
in
Russia,
il
Presidente
Putin
abbia
disposto
un
ricambio
dei
vertici
del
Centro
Nazionale
di
Studi
sull’Opinione
Pubblica
(in
gergo,
siluramento)
e,
in
particolare
di
Yuri
Levada,
reo
di
aver
reso
pubblico
un
sondaggio
che
poneva
solo
al
28%
il
favore
dei
russi
alla
guerra
in
Cecenia.
Il
Prof.Yuri
Levada
non
è
nuovo
a
questo
tipo
di
incidenti,
infatti
nel
1968,
in
occasione
della
repressione
russa
in
Cecoslovacchia,
l’aver
detto
che
“Le
questioni
ideologiche
non
si
risolvono
con
i
carri
armati”
gli
costò
l’epurazione
da
parte
di
Breznev.
Detti
avvenimenti
sollecitano
alcune
considerazioni
che
contraddicono
le
affermazioni
sul
valore
dei
sondaggi
di
opinione,
di
volta
in
volta
richiamate
dalle
varie
espressioni
del
potere
(politico
democratico,
politico
totalitario,
politico
integralista,
economico
finanziario,sindacale,
ecc.)
come
giustificativo
delle
proprie
scelte.Normalmente
il
“potere”
per
giustificare
il
proprio
imperium
ha
bisogno
di
una
legittimazione,
di
cui
nel
corso
della
storia
troviamo
le
tracce
più
varie:
dalla
forza
materiale,
alla
religione,
alla
sopravvivenza,
al
consenso,
al
fanatismo.
Nei
sistemi
cosiddetti
democratici
moderni,
anche
grazie
allo
sviluppo
di
adeguati
metodi
e
supporti
tecnologici,
i
sondaggi
d’opinione
nella
seconda
metà
del
secolo
scorso,
hanno
raggiunto
una
notevole
utilizzazione
come
strumento
di
legittimazione
delle
attività
soprattutto
politiche.
Il
presupposto
della
loro
forza
di
convincimento
è
l’esistenza
di
una
“opinione
pubblica”,
che
incarna
la
volontà,
i
sentimenti,
i
desideri
della
totalità
o
di
una
parte,
comunque
di
un
campione,
di
appartenenti
ad
una
società,
che
una
volta
che
sia
stata
fatta
emergere
attraverso
il
sondaggio,
deve
essere
rispettata
ed
anzi
deve
ispirare
le
conseguenti
decisioni
sull’argomento.
Il
sondaggio
è
organizzato
e
realizzato
da
una
istituzione,
un
partito,
un
ente
economico,
un
sindacato
e
da
questi
finanziato
e
può
essere
diretto
o
a
legittimare
le
decisioni
del
promotore
o
a
giustificare
le
azioni
di
contrasto
a
fronte
di
scelte
non
condivise
e
attuate
da
altri.
Come
si
vede,
il
sondaggio
d’opinione
ha
obbiettivi
ben
precisi
e
finalizzati.
A
tutto
questo
si
aggiunga
che
lo
Stato,
qualunque
sia
la
sua
configurazione,
ha
sempre
avvertito
la
necessità,
oggi
si
direbbe
di
monitorare,
comunque
di
controllare
l’andamento
delle
opinioni,
in
quanto
vitali
alla
sua
stessa
sopravvivenza
e
a
questo
scopo
sono
state
create
strutture
“specializzate”
come
quella
russa
sopracitata.
Ma
un
conto
è
raccogliere,
ordinare
e
classificare
opinioni,
tendenze,
mode
e
un
altro
è
rendere
pubblici
i
risultati
di
tali
indagini,
che
potrebbero
direttamente
o
indirettamente
non
collimare
con
gli
indirizzi
assunti
dai
promotori.
Inoltre,
il
valore
aggiunto
del
pubblicare,
del
rendere
noto,
configura
una
possibilità
di
danno
concreta
nei
confronti
di
una
idea
o
di
un
comportamento,
che
altrimenti
avrebbero
potuto
essere
considerati
come
una
mera
potenzialità
o
di
scarsissima
rilevanza,
perché
circoscritti
nello
spazio
e
nel
tempo.
Negli
anni
settanta,
nell’ambito
dello
Stato
italiano,
il
monitoraggio
delle
opinioni
ad
esso
riferibili,
era
affidato
a
strumenti,
allora
validi
ora
obsoleti,
come
le
“rassegne
stampa”,
e
in
una
di
queste
-
specializzata
nell’analisi
della
stampa
estera
-
si
diede
conto
di
una,
diciamo
piccola
gaffe,
avvenuta
in
Germania
e
ripresa
in
dieci
righe
all’interno
di
un
quotidiano
tedesco,
relativa
alla
visita
di
un
sottosegretario
italiano.
Poiché
questa
rassegna
era
diffusa
nei
“palazzi
del
potere”,
immediata
fu
la
reazione
dell’interessato,
che
si
dolse
del
fatto
che
un
episodio
che
sarebbe
passato
del
tutto
inosservato,
o
meglio
sotto
silenzio,
fosse
stato
invece
rilanciato
in
Italia
e
nell’ambito
dei
vertici
politici.
Risultato:
fu
soppressa
la
rassegna
della
stampa
estera.
Il
caso
italiano,
come
quello
russo,
ma
ce
ne
sono
innumerevoli
altri,
riaffermano,
come
se
ce
ne
fosse
ancora
bisogno,
il
legame
strumentale
dei
mezzi
di
comunicazione
alle
varie
espressioni
del
potere,
che
ne
sono
i
soggetti
promotori
e
finanziatori.
Ed
i
contenuti,
le
notizie,
vuoi
i
risultati
di
un
sondaggio
o
le
dieci
righe
di
un
quotidiano
tedesco,
non
costituiscono
una
realtà,
una
verità,non
hanno
vita
propria,
ma
possono
essere
utilizzate
solo
se
il
promotore,
il
responsabile
dell’informazione
troverà
conveniente
pubblicizzarle
nei
modi
e
nei
tempi
che
lui
deciderà,o
oscurarle
del
tutto,
in
virtù
delle
finalità
da
perseguire
con
il
pubblico
di
destinazione.
Arroganza
del
potere,
si
potrebbe
dire
dal
punto
di
vista
della
libera
espressione
del
pensiero;
difesa
del
potere
da
quello
della
dinamica
politica.
Ma
si
tratta
di
un
principio
basilare
dei
processi
di
informazione
e
di
comunicazione,
nei
quali
non
è
ipotizzabile
che
altri
se
non
lo
stesso
promotore
dell’informazione
(Stato,
partito
politico,
sindacato,
editore,ecc.)
possa
decidere
quale
notizia
e
come,
stampare,
trasmettere
o
divulgare
con
qualsivoglia
strumento.
E
nel
caso
del
Prof.
Yuri
Levada,
pur
avendo
realizzato
il
sondaggio,
non
doveva
essere
lui
il
promotore
della
divulgazione
delle
eventuali
informazioni
sul
consenso
alla
guerra
in
Cecenia.(A.
Graziani)
Scheda
per
l’analisi
della
“strategia
del
consenso”
E’
vero
che:
-
Jessica
Linch
era
un
soldato
americano,
ora
in
congedo;
-
secondo
i
medici
non
ricorda
quanto
le
è
accaduto
in
Iraq;
-
è
stata
vittima
di
un
incidente,
durante
una
imboscata,
che
le
è
costato
contusioni
e
fratture;
-
è
stata
ricoverata
per
otto
giorni
in
un
ospedale
iracheno;
-
ha
ricevuto
tre
decorazioni
al
valor
militare;
-
500
mila
copie,
sono
le
previsioni
di
vendita
della
prima
edizione
della
sua
biografia.
Non
è
vero
che:
-
abbia
riportato
ferite
di
mitraglia
e
coltello;
-
aprì
il
fuoco,
poichè
la
sua
arma
risultò
inceppata;
-
sia
stata
liberata
da
un
commando
con
un’azione
ad
alto
rischio,
ma
bensì
da
una
“operazione
militare/mediatica”.
Obiettivi
del
Promotore
(Amministrazione
Bush,
Pentagono,
ecc.)
-
creare
un
eroe
di
guerra,
nel
caso
una
eroina,
una
figura
mitica,
in
cui
la
gente
possa
identificarsi
e
accreditare
conseguentemente
una
opinione
di
alto
consenso
alle
forze
armate
alleate
(cui
appartiene)
e
all’amministrazione
in
generale.
Contenuti
-
Jessica
Linch
ha
combattuto
fieramente,
è
stata
più
volte
ferita,
è
stata
fatta
prigioniera
e
poi
salvata,
a
rischio
della
loro
vita
(presente
una
telecamera
a
visione
notturna),
da
uomini
fedeli
al
credo
di
non
abbandonare
mai
un
compagno
caduto.
Strumenti
-
riprese
militari
dal
vivo;
-
testimonianze
e
interviste;
-
mobilitazione
dei
mezzi
di
comunicazione,
giornalisti,
editori,
scrittori;
-
decorazioni
al
valor
militare.
Recettori
-
tutti
i
mezzi
di
comunicazione
USA
e
internazionali
e,
a
cascata,
tutto
il
pubblico
raggiunto
da
tali
mezzi.
Ricaduta
per
Jessica
Linch:
-
feste,
cerimonie,
onorificenze;
-
un
posto
di
eroina
nell’immaginario
collettivo
statunitense;
-
notevoli
guadagni
editoriali;
-
future
attività
cinematografiche
e
televisive.
Ricaduta
per
il
promotore
-
polarizzazione
della
emotività
del
pubblico
sui
valori
eroici
e
morali
della
vicenda
di
Jessica
Linch
e
conseguente
sviluppo
della
predisposizione
al
consenso
verso
la
presenza
americana
in
Iraq
e
il
ruolo
degli
USA
nel
mondo;
-
consenso
alla
partecipazione
femminile
nelle
operazioni
militari
dell’esercito
USA
e
crescita
complessiva
della
stima
e
del
prestigio
delle
forze
armate
USA;
-
stessi
atteggiamenti
di
positivo
consenso
anche
da
parte
degli
organi
d’informazione
e
del
pubblico
internazionale;
-
messa
in
difficoltà
delle
fazioni
opposte,
le
cui
eventuali
analisi
critiche
rischiano
di
scadere
sul
piano
del
disconoscimento
dei
valori
storici
del
popolo
americano.(A.G.)
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Nuova
serie
-
Roma,
18
febbraio
2004
-
N.
9
Stampato
in
proprio
–
Reg.Trib.Roma
n.119/2002
-
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Roma
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Scialpi
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Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
Italia
e
Corea
del
Nord:
un
confronto
su
media
e
potere.
Italia
–
Corea
del
Nord,
richiama
per
taluni
appassionati
l’avvenimento
sportivo
di
trascorsi
mondiali
di
calcio,
ma
in
questa
sede
vuol
essere
lo
spunto
per
un
confronto
ideale
che
parte
dalla
recente
pubblicazione
del
libro
del
giornalista
Geri
Morellini
–
Dossier
Corea,
Benvenuti
nell’incubo
(Cooper
Castelvecchi,
Roma
2003),
che
descrivendo
l’attuale
realtà
coreana,
induce
a
riflettere
sui
rapporti
tra
media
e
potere,
in
situazioni
sociali,
politiche
ed
economiche
assolutamente
diverse
e
contrapposte.
Da
un
lato
l’Italia,
tra
i
primi
dieci
paesi
dell’emisfero
occidentale,
con
una
affermata
democrazia,
inserita
nell’area
europea,
ricca
di
un
benessere
economico
alto
e
diffuso,
un
eldorado
per
le
aree
depresse
del
Mediterraneo.
Dall’altro
la
Corea
del
Nord,
realtà
economicamente
inesistente,
con
una
consolidata
dittatura
personale
alimentata
dal
culto
della
personalità,
bisognosa
degli
aiuti
umanitari
internazionali,
chiusa
ad
ogni
contatto
con
i
paesi
cosiddetti
democratici.
Due
mondi
lontanissimi,
che
non
condividono
alcunché
di
storico,
tranne
che
nel
confrontarsi
su
fenomeni
di
impoverimento
e
di
annullamento
dello
spirito
critico
dell’individuo,
della
adesione
massiva
del
consenso
al
potere,
che
pur
essendo
espressione
di
sistemi
opposti,
democrazia
contro
regime
totalitario,
mira
agli
stessi
risultati
con
metodi
diametralmente
diversi.
Il
confronto
scaturisce
da
uno
degli
elementi
di
base
del
convivere
sociale:
la
libertà
di
espressione
del
pensiero,
da
cui
discendono
poi
le
libertà
di
ogni
tipo
di
informazione
e
le
possibilità
di
accrescimento
culturale
di
una
società,
a
sua
volta
presupposto
di
ogni
ulteriore
sviluppo
politico
ed
economico.
La
storia
dei
diritti
dell’uomo
ci
insegna
che
il
percorso
evolutivo
della
libertà
di
espressione
del
pensiero
non
è
ancora
concluso,
perché
fortemente
legato
alla
incidenza
di
altri
fattori,
che
vanno
dalla
sfera
religiosa,
a
quella
socio-economica,
a
quella
filosofico-culturale,
confluendo
tutte,
in
definitiva,
nella
sfera
politica.
In
Italia,
la
libertà
di
espressione
del
pensiero
è
sancita
nella
Carta
costituzionale
del
1948;
ma
quali
sono
state
e
sono
le
effettive
possibilità
di
esercizio
di
tale
libertà.
Negli
anni
’60
e
’70,
pur
se
con
alterne
vicende,
si
è
vissuta
una
situazione
di
stallo
nei
settori
della
carta
stampata
e
degli
altri
media,
radio
e
televisione,
che
grosso
modo
assicurava
la
previsione
costituzionale
di
un
pluralismo
nell’accesso
all’informazione
e
soprattutto
una
distribuzione
delle
risorse
finanziarie.
Negli
anni
susseguenti
è
iniziata
una
trasformazione
sostanziale
che
ha
travolto
i
vecchi
metodi
della
polarizzazione
del
consenso,
ridisegnando
la
mappa
dei
valori
di
risonanza
dei
vari
media,
ed
assegnando
alla
televisione
un
primato
incontrastato,
sulla
scia
di
quanto
stava
avvenendo
in
tutte
le
parti
del
mondo.
La
saldatura
tra
potere
politico,
potere
economico
e
strumento
televisivo
ha
preso
via
via
sempre
più
consistenza,
relegando
gli
altri
strumenti
in
fasce
di
supporto
e,
quindi,
di
minore
rilevanza
per
il
rastrellamento
delle
risorse
finanziarie,
ampiamente
offerte
invece
dalla
pubblicità
commerciale
o
dalle
sponsorizzazioni
di
programmi
sul
mezzo
televisivo.
D’altro
canto
la
televisione
con
le
sue
potenzialità
di
intrattenimento
e
di
spettacolo
ben
si
presta
ad
un
monopolio
delle
politiche
di
polarizzazione
del
consenso
nella
direzione
voluta
dal
potere,
una
volta
che
questo
ne
avesse
un
controllo
prevalente.
“…
si
controlla
il
consenso
controllando
i
mezzi
d’informazione
più
persuasivi.”
(Umberto
Eco
–
Le
regole
del
potere
nel
regime
mediatico
–
La
Repubblica,
9
gennaio
2004,
pag.17)
Così
il
potere,
nell’ambito
dei
regimi
democratici,
invece
di
cercare
di
controbattere
le
voci
discordanti
e
le
resistenze
ideologiche,
o
di
eliminarle
come
avveniva
rozzamente
nei
passati
regimi
totalitari,
potendosi
servire
dello
strumento
televisivo,
ha
avuto
la
possibilità
di
vanificarle
e
annullarle,
sovrapponendovi
un
fiume
di
informazioni/opinioni,
che
rotti
gli
argini,
ricolma
ogni
spazio,
facendo
perdere
le
tracce
delle
originali
sponde
e
di
ogni
altro
corso
d’acqua
e
rendendo
il
paesaggio
delle
idee
piatto
e
uniforme.
Questo
dilagare
di
informazioni
che
scorrono
prevalentemente
verso
una
unica
direzione,
determinano
di
fatto
una
polarizzazione
delle
opinioni
favorevole
al
potere
che
indirettamente
le
controlla
e
gestisce,
senza
peraltro
dover
ricorrere
alla
soppressione
formale
del
diritto
di
libera
espressione
del
pensiero.
Il
consenso
manipolato
dal
grande
mezzo
televisivo,
le
idee
compattate
dal
ridondante
“pieno”
di
una
orchestra
allineata,
riducono
a
mesti
brusii
le
voci
in
disaccordo,
e
sommando
tale
consenso
alla
convergenza
degli
interessi
economici
del
mercato
ed
agli
obiettivi
del
potere
politico
si
determina
un
vero
e
proprio
sistema
inestricabile
di
controllo,
ovvero
un
regime,
che
può
essere
definito
“mediatico”,
o
anche
“televisivo”,
se
si
tiene
conto
del
suo
principale
strumento
di
affermazione,
il
medium
televisivo.
“
Nel
nostro
tempo,
se
dittatura
ha
da
esserci,
deve
essere
dittatura
mediatica
e
non
politica.
È
quasi
cinquant’anni
che
si
scriveva
che
nel
mondo
contemporaneo
per
fare
un
colpo
di
stato
non
era
più
necessario
allineare
carri
armati,
ma
bastava
occupare
le
stazioni
radiotelevisive.”
(Umberto
Eco
–
cfr.
articolo
citato)
Fuori
dal
coro
non
rimane
che
un
balbettio,
uno
sterile
zapping,
poiché
i
grandi
numeri
dell’audiance,
dello
share,
del
prime
time
delle
potenti
reti
televisive
fanno
confluire
le
più
significative
risorse
economiche
nei
loro
bilanci,
eliminando
di
fatto
la
concorrenza
di
chi
non
vi
partecipa.La
libertà
di
stampa,
il
pluralismo
dell’informazione,
sanciti
dai
principi
costituzionali,
naufragano
sulle
secche
delle
difficoltà
economiche,
sulla
impossibilità
di
trovare
finanziamenti
idonei
per
contrapporre,
in
maniera
paritaria,
rete
televisiva
a
rete
televisiva,
quotidiano
a
quotidiano.
In
tutto
questo,
il
pubblico
è
catturato
dalla
informazione
divenuta
spettacolo,
crede
di
essere
parte
attiva
di
tale
spettacolo,
cerca
la
propria
identità
nell’opinione
dominante
e
delega
al
sistema
mediatico
le
scelte
del
proprio
consenso,
contribuendo,
così
facendo,
al
consolidamento
dello
stesso
sistema
di
potere.
Al
contrario,
sul
piano
individuale,
si
determina
una
tendenza
inversa
e
proporzionale,
se
riferita
al
decadimento
dello
spirito
critico,
alla
confusione
dei
valori
di
appartenenza,
al
silenzio
delle
coscienze.
D’altro
canto
nella
storia,
“poteri
forti”
e
“libertà”
sono
sempre
stati
termini
antitetici.
Tutta
un’altra
situazione
nella
Corea
del
Nord,
ove
esiste
una
sola
tv,
un
solo
tg,
un
solo
quotidiano,
e
le
notizie
sono
sempre
le
stesse
e
riguardano
tutte
il
dittatore
Kim
Il
Sung,
che
ha
ereditato
dal
padre
Kim
Il
Jong
il
pieno
potere
sul
Paese.La
Corea
del
Nord
è
il
paese
più
isolato
del
mondo,
dove
la
gente
vive
sigillata
in
una
realtà
allucinante,
senza
alcun
contatto
o
informazione
dal
resto
del
pianeta.
La
maggior
parte
dei
libri
disponibili
sono
stati
scritti
da
Kim
Il
Sung,
che
ha
un
catalogo
di
ben
mille
e
cento
opere,
che
vanno
dall’ideologia
alla
storia,
ai
manuali
di
tecnica
agricola,
idraulica,
meccanica.
La
capitale
Pyongyang
si
presenta
come
un
gigantesco
palcoscenico,
con
l’architettura
tipica
di
un
regime
dittatoriale:
costruzioni
megalomani,
strade
larghissime,
piazze
immense,
edifici
e
monumenti
di
marmo.
Ad
ogni
incrocio,
vigilesse
sostituiscono
i
semafori
e
dirigono
un
traffico
che
non
c’è.
La
scuola
è
l’orgoglio
della
Corea
del
Nord;
l’analfabetismo
non
esiste.
Partendo
dalla
scuola,
l’essere
riusciti
a
far
credere
a
tutti
I
coreani
del
nord,
per
più
di
cinquanta
anni,
che
stessero
vivendo
in
un
paradiso
in
terra
è
il
frutto
di
un
controllo
e
di
una
violenza
totale
sui
cittadini,
ma
è
anche
una
operazione
di
comunicazione,
di
propaganda
ideologica,
che
ha
calcolato
ogni
aspetto,
anche
i
più
subdoli,
delle
tecniche
di
persuasione,
pur
se
attraverso
sistemi
tradizionali
e
con
un
limitato
sviluppo
del
mezzo
televisivo.
Non
esiste
inoltre
alcun
tipo
di
pubblicità
commerciale,
né
in
televisione,
né
sui
giornali,
né
per
strada;
tutto
è
indirizzato
dentro
una
unica
promozione,
verso
un
unico
prodotto,
il
Regime
stesso.
L’equivalenza
potere
e
consenso
trova
nella
Corea
del
Nord
la
sua
massima
espressione
e
nulla
sembra
poter
intaccare
dall’interno
la
solidità
del
potere
oligarchico
che
fa
capo
a
Kim
Il
Sung,
non
esistendo
alcuna
voce,
alcuna
opinione
che
possa
contraddire
l’artificiosa
verità
imposta
ai
coreani
del
nord,
la
cui
individualità
di
cittadini
è
stata
completamente
annullata,
sia
nei
sentimenti
personali
e
sia
nella
possibilità
di
scelte
culturali
alternative.
Ma
nonostante
tutto,
consapevolmente
o
no,
gli
abitanti
di
una
città
come
Pyongyang
sono
autenticamente
felici
e
orgogliosi
di
appartenere
al
mondo
che
li
circonda.
Felici
e
orgogliosi,
come
lo
sono
gli
occidentali
nelle
loro
città,
mentre
fanno
acquisti
nei
supermarket
o
si
divertono
davanti
alla
televisione.
Come
lo
sono
gli
italiani,
grandi
consumatori
di
telefonini,
di
programmi
televisivi
e
di
pubblicità
commerciale.
(Alberto
Graziani)
Nel
1922,
prime
trasmissioni
radio;
nel
1936,
primi
programmi
sperimentali
TV.
La
stazione
radio-televisiva
pubblica
della
Gran
Bretagna,
senza
pubblicità
commerciale,
finanziata
con
il
canone,
trasmette
notizie
in
43
lingue,
ha
due
canali
TV
nazionali,
5
radio
e
30
canali
tematici,
con
un
fatturato
annuo
di
5
miliardi
di
euro.
È
considerata
una
delle
più
affidabili
fonti
d’informazione
non
solo
in
Gran
Bretagna,
ma
anche
del
mondo.
Il
governo
Blair
in
un
dossier
del
settembre
2002
sostiene,
tra
l’altro,
che
l’Iraq
avrebbe
potuto
rendere
operative
le
sue
armi
di
sterminio
nel
giro
di
45
minuti.
Il
29
maggio
2003,
il
giornalista
della
Bbc,
Andrew
Gilligan
alla
radio
rivela
che
il
riferimento
ai
45
minuti
è
stato
inserito
dal
governo,
per
ottenere
maggior
consenso
sull’intervento
militare
al
fianco
degli
Stati
Uniti.
Dopo
essere
stato
interrogato
dalle
autorità,
il
17
luglio
2003,
David
Kelly,
consulente
del
Ministero
della
Difesa,
indicato
come
fonte
di
Gilligan,
viene
trovato
morto.
Tony
Blair
affida
a
Lord
Hutton
le
indagini
sui
“perché”
della
morte
di
Kelly
e
sull’attendibilità
del
servizio
della
Bbc.
Il
28
gennaio
2004,
Lord
Hutton
sentenzia
che
non
c’è
stata
strategia
disonorevole,
clandestina
o
falsa
del
governo,
che
le
accuse
di
Gilligan
erano
infondate,
che
il
Dottor
Kelly
si
è
suicidato,
nella
consapevolezza
di
aver
violato
il
codice
dei
funzionari
statali
e
che
la
Bbc
non
ha
esercitato
gli
opportuni
controlli
sulla
veridicità
delle
notizie
diffuse.
Sono
nel
mito,
Carl
Bernstein
e
Bob
Woodward,
i
cronisti
del
Waschington
Post
che,
pubblicando
gli
intrighi
della
Casa
Bianca
nello
scandalo
Watergate,
costrinsero
nel
1974
il
Presidente
Nixon
alle
dimissioni.
Al
contrario,
lo
scoop
di
Gilligan
ha
scosso
gravemente
la
credibilità
della
Bbc.
Rischia
di
passare
anche
lui
alla
storia.
54
anni,
laburista
di
ferro,
vicinissimo
a
Tony
Blair,
a
seguito
del
pronunciamento
di
Lord
Hutton,
si
è
dimesso
dall’
incarico
di
presidente
della
Bbc
ed
è
considerato,
oggi,
a
Dowing
Street
più
o
meno
come
un
traditore.
La
moglie,
Sue
Nye,
è
nella
segreteria
politica
di
Gordon
Brown,
Cancelliere
dello
Scacchiere,
principale
rivale
di
Blair
all’interno
del
partito
laburista.
Per
molti,
Davies
è
il
bersaglio
più
grosso.
La
sua
strategia
di
essere
il
più
possibile
diversi
e
meno
patriottici
delle
americane
Cnn
e
Fox,
non
è
stata
apprezzata
dal
“potere”.
Ha
letto
un
comunicato
in
TV:”
La
Bbc
accetta
che
certe
accuse
chiave
riferite
da
Andrew
Gilligan
nel
programma
Today,
andato
in
onda
il
29
maggio
scorso,
erano
sbagliate.
Ci
scusiamo
per
questo”.
A
detta
dell’ex
capo
della
comunicazione
di
Blair,
Alastair
Campbell,
Greg
Dyke
seguirà
il
destino
dell’imperdonabile
Davies.
Ha
fatto
tremare
il
governo
Blair,
ha
stravolto
la
vita
del
Dott.
David
Kelly,
ha
distrutto
i
vertici
della
Bbc.
Il
suo
programma
Today
era
seguitissimo
fino
a
quel
mattino
del
29
maggio,
ore
6:00,
in
cui
si
collegò
per
dire
“
transformed
to
make
sexier”,
alludendo
ai
ritocchi
apportati
dal
Governo
al
rapporto
sulle
armi
di
Saddam.
A
35
anni,
la
sua
carriera
sembra
irrimediabilmente
stroncata.
Considerato
la
talpa,
la
fonte
delle
rivelazioni
maliziose
raccolte
dalla
Bbc,
esperto
di
armi
di
sterminio,
ispettore
ONU
in
Iraq,
consulente
del
ministero
della
difesa,
non
è
stato
ucciso
ma,
secondo
Lord
Hutton,
si
è
sicuramente
suicidato.
“L’attenzione
morbosa
dei
media
gli
ha
spezzato
il
cuore”
dichiara
la
moglie
Janice
Kelly,
oltremodo
ferita
dalle
illazioni
dei
tabloid
sulla
scoperta
dei
rapporti
del
marito,
con
Mai
Pederson,
ufficiale
americana,
che
David
aveva
conosciuto
in
Iraq.
Spiattellato
per
intero
(328
pagine),
con
12
ore
di
anticipo
sulla
presentazione
in
Parlamento,
in
esclusiva
mondiale
dal
popolare
tabloid
londinese
Sun,
sembra
sia
costato
per
l’anteprima,
secondo
la
stampa
concorrente,
ben
30
mila
sterline.
A
questo
proposito,
la
polizia
ha
aperto
una
specifica
inchiesta.
Fama
di
giudice
inflessibile,
attualmente
in
pensione.
L’Unione
Nazionale
dei
giornalisti
inglesi
Lamenta
il
tentativo
di
intimidire
chiunque
faccia
del
giornalismo
investigativo,
nonché
denuncia
la
crescita
dei
controlli
delle
autorità
di
governo
su
quanto
sarà
pubblicato
o
trasmesso.
Tony
Blair
Secondo
Lord
Hutton,
Tony
Blair
non
c’entra
nulla
con
il
rapporto
che
enfatizzava
la
necessità
della
guerra.
La
notizia
Alla
fine
resta
la
percezione
della
notizia
data
dalla
Bbc,
che,
in
sostanza,
non
era
vero
che
Saddam
avesse
a
disposizione
armi
chimiche
tanto
pericolose.
(A.G.)
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Nuova serie - Roma, 18 ottobre 2004 - N. 10
Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma - Fax 06 68301805
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Bonanni,
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Landrini
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Elisabetta
Bernardini
La
Settimana
della
Lingua
Italiana
è
giunta
alla
sua
IV
edizione.
Un
successo
sempre
crescente
accompagna
questa
importante
manifestazione
culturale
che
dal
18
al
23
ottobre
porterà
nuovamente
l’Italia,
la
sua
cultura
e
la
sua
lingua
all’attenzione
dei
vari
Paesi
del
mondo
che
la
ospitano.
Organizzato
dal
Ministero
Affari
Esteri
in
collaborazione
con
l’Accademia
della
Crusca
e
con
la
partecipazione
di
vari
enti
pubblici
e
privati
(Presidenza
del
Consiglio
dei
Ministri,
Ministero
dei
Beni
e
Attività
Culturali,
Ministero
dell’Istruzione,
RAI,
Società
Dante
Alighieri,
Fondazione
del
Corriere
della
Sera,
Unione
latina
e
Accademia
degli
Incamminati)
questo
importante
appuntamento,
che
ha
ricevuto
l’Alto
Patronato
del
Presidente
della
Repubblica,
intende
proseguire
nel
tempo,
allargando
sempre
più
i
propri
orizzonti.
Infatti,
dai
320
eventi
del
2001,
si
è
giunti
a
ben
960
eventi
nell’anno
in
corso
con
iniziative
sempre
più
di
richiamo
per
il
vasto
pubblico
di
appassionati
di
ogni
parte
del
globo
determinati
a
studiare
e
approfondire
la
conoscenza
della
nostra
cultura
e
della
nostra
lingua.
La
Settimana
della
Lingua
Italiana
sta
diventando
ormai
una
tradizione
utile
anche
per
promuovere
il
“sistema
Italia”
che
si
avvantaggia
con
una
diversa
percezione
che
l’importanza
del
nostro
idioma
ha
acquisito.Dal
mediterraneo
all’Estremo
Oriente
un
incremento
di
richieste
dello
studio
della
lingua
italiana
sta
favorendone
la
divulgazione
non
solo
tra
coloro
che
hanno
origini
nel
nostro
Paese
ma
anche
tra
persone
straniere
e
per
le
più
svariate
esigenze
professionali.
La
nostra
lingua
rappresenta
un
valore
per
il
futuro
politico,
economico
e
culturale
dell’Italia
che
nella
competizione
globale
deve
affiancare
nazioni
emergenti
quali
Cina,
India,
Corea…che
chiedono
la
lingua
italiana.
Perciò
sfruttare
al
massimo
i
suoi
strumenti
di
diffusione
si
rivela
assolutamente
utile.
Ad
attivarsi
per
la
promozione
degli
eventi
legati
alla
ormai
nota
Settimana
ci
sono
come
sempre
gli
importantissimi
Istituti
Italiani
di
Cultura
insieme
alle
Rappresentanze
diplomatico-consolari
con
la
partecipazione
delle
cattedre
di
italianistica
presso
le
università
straniere,
i
comitati
della
Società
Dante
Alighieri
e
le
Associazioni
di
connazionali.
Inoltre
la
Svizzera,
Paese
in
cui
l’italiano
costituisce
una
delle
lingue
nazionali,
ha
offerto
la
sua
preziosa
Tema
centrale
dell’odierna
edizione
della
“Settimana“
sarà
la
Poesia
Italiana
dedicato
al
settimo
centenario
Nella
giornata
del
20
ottobre
una
video
conferenza
collegherà
Roma
con
le
sedi
degli
Istituti
Italiani
di
Cultura
di
Nuova
Delhi,
Istanbul,
Toronto
e
Berlino
per
meglio
conoscere
le
attività
culturali
italiane
che
occupano
tali
sedi.
E’
stato
inoltre
riproposto
il
concorso
“Scrivi
con
me”
,
una
brillante
idea
che
coinvolge
nella
stesura
finale
di
un
racconto
gli
studenti
delle
scuole
medie
superiori
italiane
e
bilingui
all’estero:
per
l’occasione
il
racconto
La
Fuga
a
Verona
è
stato
realizzato
dallo
scrittore
Carlo
Sgorlon;
nelle
edizioni
precedenti
hanno
partecipato
Giuseppe
Bonaviri,
Dacia
Maraini
e
Alberto
Bevilacqua.
Altri
momenti
particolarmente
significativi
nel
corso
della
manifestazione
saranno
il
Progetto
di
Viaggio
in
Italia
dedicato
agli
studenti
dei
Dipartimenti
di
Italiano
presso
le
Università
straniere,
La
Giornata
del
Lettore
di
Italiano
che
intende
valorizzare
l’insegnamento
della
lingua
a
livello
universitario
e
infine
il
concorso
voluto
dal
Ministero
dell’Istruzione
e
rivolto
alle
scuole
secondarie
di
secondo
grado
in
Italia
per
cui
le
classi
di
ciascuna
scuola
lavoreranno
su
tre
tracce
a
scelta
:
La
Lirica
d’Amore
Italiana
da
Petrarca
ai
nostri
giorni;
Rileggere
Dante;
La
Lirica
Contemporanea.
Ad
avvalorare
il
tutto
è
l’intensa
collaborazione
di
alcune
nostre
importanti
istituzioni:
la
Fondazione
L’Unione
Latina,
disponibile
a
premiare
i
vincitori
del
concorso
Progetto
di
viaggio
in
Italia
con
minibiblioteche,
ha
fatto
coincidere
la
fase
finale
del
concorso
Americalatinissima
con
la
Settimana
della
lingua;
Raiuno
e
Roberto
Benigni
hanno
messo
a
disposizione
la
copia
in
DVD
della
lettura
del
XXXIII
canto
del
Paradio,
L’ultimo
del
paradiso
dantesco
e
per
concludere,
la
Società
Dante
Alighieri,
leader
indiscussa
nella
diffusione
della
lingua
italiana
nel
mondo,
ha
realizzato
una
videocassetta
che
raccoglie
le
riflessioni
del
celebre
attore
italiano
Vittorio
Gassman
sul
proprio
incontro
con
l’opera
del
sommo
poeta
intitolata
“Gassman
legge
Dante:
“
L’amor
che
move
il
sole
e
l’altre
stelle”.
“La
lingua
italiana
non
è
soltanto
vincolante
per
imparare
l’arte
italiana
della
musica,
del
canto,
della
poesia,
ma
è
una
lingua
che
caratterizza
chi
la
conosce
come
una
persona
colta…”
così
si
è
espresso
l’ambasciatore
Umberto
Vattani
,
segretario
generale
del
MAE,
nel
presentare
i
sei
giorni
di
ottobre
dedicati
a
celebrare
una
lingua
emblema
di
cultura
e
con
il
pregio
di
riuscire
ad
evocare
insieme
passato
e
presente.
Alla
presenza
del
sottosegretario
agli
esteri
on.
Mario
Baccini,
dell’ambasciatrice
Anna
Blefari
Melazzi,
dell’Ambasciatore
Bruno
Bottai
presidente
della
società
Dante
Alighieri,
del
presidente
dell’Accademia
della
Crusca
professor
Francesco
Sabatini
ed
altri
autorevoli
esponenti
e
promotori
della
cultura
italiana.
è
stata
sottolineata
l’importanza
che
riveste
la
cultura
nelle
relazioni
tra
i
popoli,
per
questo
anche
il
nostro
ministro
degli
esteri
Franco
Frattini
al
recente
vertice
italo-tedesco,
ha
aperto
l’incontro
tra
i
due
Paesi
ponendo
con
dignità
all’attenzione
degli
ospiti,
il
cancelliere
Schroeder
e
il
ministro
degli
esteri
Fischer,
il
valore
Seminari di aggiornamento sulla comunicazione
Il 25 ottobre p.v., inizierà il ciclo di Seminari organizzati dall' ISTITUTO DI PUBBLICISMO per l'Anno Accademico 2004-05. Saranno approfonditi i temi della formazione, dei rapporti tra media e potere, dei linguaggi specialistici e delle nuove tecniche di informazione online. I Seminari si svolgeranno presso la sede dell'Istituto e si concluderanno entro il 31 gennaio 2005.
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Nuova serie - Roma, 9 dicembre 2004, N. 11
Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma - Tel./Fax 06 68301805
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Responsabile:
Guido
Scialpi
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Editoriale:
Alberto
Graziani
Redazione:
Giorgio
Salvioni,
Alessia
Bonanni,
Iacopo
Landrini
UN
OSSERVATORIO TRA DUE SPONDE
di
Elisabetta Bernardini
Si
è svolta dal 2 al 4 dicembre
Durante
le tre giornate sono stati affrontati diversi
argomenti relativi alla storia e ai valori comuni al Mediterraneo e sono stati
presentati i vari piani
di cooperazione necessari al suo rafforzamento anche sotto il profilo
economico.
Il
contributo italiano alla rivalutazione dei beni
archeologici egiziani e l’apporto dell’Italia alla ricostruzione dell’Iraq
rientrano in un programma ben preciso di cooperazione e preservazione del
patrimonio culturale del Mediterraneo che comprende pure altri Paesi della riva
meridionale dell’area : Ebla in Siria, Cirene in Libia e Thamusida in
Marocco.,
così
Sponde ha offerto un’occasione in più per l’allestimento, alla Farnesina,
di due interessanti mostre: “Cento Anni in Egitto-Percorsi dell’Archeologia
Italiana, Nuove Scoperte” e “Attività
Archeologiche Italiane in Iraq”.
Anche
l’arte è un prezioso mezzo di comunicazione che favorisce il processo di
dialogo tra i popoli e l’intensa collaborazione mediatica che sta crescendo
nel Mediterraneo rivela quanto sia indispensabile il ruolo dei media al
movimento della cultura .
Infine
è stata dedicata particolare attenzione al tema della coesistenza nel
Mediterraneo e, considerando ogni aspetto storico, politico e religioso che lo
distinguono, sono state affrontate le delicate questioni della Terra Santa.
Il
dialogo interculturale e interreligioso sono necessari non solo a rendere
possibile una convivenza
per tutti,
ma anche ad attuare una risoluzione pacifica delle storiche controversie
israelo – palestinesi ancora accese nell’area …
Da
sempre centro culturale del mondo e culla di antiche civiltà, nondimeno luogo
di scontri e lotte di cui risentono ancora oggi alcuni equilibri geostrategici
internazionali, il Mediterraneo difficilmente lascia percepire un’immagine
chiara e realistica di se, alimentando in questo modo fantasie che ne dipingono
un quadro poco rassicurante.
Eppure
è in questo ibrido di popoli , di lingue e di idee che
si sono sviluppate nei millenni grandi civiltà e sono fiorite preziose
culture quelle che ancora oggi caratterizzano l’intera area come un modello di
coesistenza.
L’unicità
del Mediterraneo consiste proprio nella molteplicità delle sue culture e
conoscere questa realtà significa conoscere
il Mediterraneo e la sua storia. La
verità che su queste acque le guerre fra civiltà non
si siano mai combattute apre un canale al dialogo interculturale, il solo
capace di favorire quella situazione
mentale, quel modo di vivere,
quel
particolare modo di agire in sinergia con le diverse culture chiamato
“convivenza”; l’interculturalità è di fatto un discorso antico e moderno
al tempo stesso, aprirsi al dialogo è una necessità, poter credere negli altri
è fondamentale, conoscere, studiare ed esaltare l’esperienza storica comune
è di vitale importanza. Realizzare questi concetti vuol dire realizzare la “Euromediterraneità”,
una accezione vastissima
capace di raggiungere anche quelle terre che non sono mai lambite dalle
acque del Nostro Mare, come l’ Iraq o
Il
Mediterraneo delle diverse civiltà e religioni deve rappresentare oggi più che
mai un mare di scambi culturali perché è lungo queste acque ricche di
una natura inconfondibile che navigano da tempi immemorabili genti
diverse e diversi saperi, perché il Mediterraneo non è
soltanto un “mare tra le terre”, e la sua grandezza consiste proprio
nel confluire tra le sue sponde valori comuni e differenti
culture capaci di vivere in armonia tra loro.
L’OSSERVATORIO
DEL MEDITERRANEO
(Conferenza
“Sponde” 2004 -
Dall’intervento del vicepresidente della Commissione UE e presidente
dell’Osservatorio del Mediterraneo, Franco Frattini )
Fondato
per favorire gli scambi interculturali e contribuire in modo significativo
all’incontro e alla pacifica convivenza tra i popoli, “L’Osservatorio
del Mediterraneo” è il frutto di una innata vocazione Mediterranea
dell’Italia ed è in questa
vocazione fortemente accentuato il senso della cultura, la sua importanza, e la
riaffermazione del suo valore etico e politico,
è
quindi fondamentale lavorare affinché questa diventi un vivo strumento di
dialogo per
tutti essendo la sola capace di
esprimersi sotto forme diverse e di creare unione tra i popoli.
Comunicare
cultura è basilare perché
significa trasmettere non solo nozioni ma anche valori, significa
rivelare la natura, l’essenza stessa di un popolo, perciò far muovere
e promuovere la cultura, in sinergia con i due capisaldi dell’umanità che
sono la sicurezza e la libertà, è un processo che l’Europa
non solo può e deve incoraggiare, ma anche difendere.
Sebbene
dal “partenariato di Barcellona” in poi non si sia mai raggiunta quella
concretezza necessaria al rafforzamento della convivenza nell’area del
Mediterraneo, proprio perché sono venute a mancare le forze necessarie per
attuarla, oggi si sta profilando in ambito europeo una nuova strategia Europea
Mediterranea basata su tre linee guida:
Sviluppare
l’economia significa favorire una
crescita dei mercati ed è per agevolare questo processo che sarà istituita una
Banca Mediterranea in quanto uno strumento finanziario forte e ben gestito è
l’unico in grado di sostenere una crescita economica.
La
cultura può condurre ad un dialogo costruttivo, aperto a tutti, dall’élite
alla società civile, può stimolare gli scambi e diffondere le idee.
La
politica del fenomeno migratorio ci può rivelare che la migrazione non è
qualcosa da cui doversi difendere semmai qualcosa che bisogna saper gestire.
La forza lavoro prodotta dalle masse migratorie non deve certo essere
subita ma deve rientrare in un programma, in un piano ben gestito. Per meglio
far conoscere e spiegare questa particolare situazione sociale sarà pubblicato
un Libro Verde sulle immigrazioni che favorirà non solo un dibattito pubblico
europeo ma anche il coinvolgimento degli stessi cittadini europei. Un libro che
porrà al suo interno una serie di domande quadro alle quali
Ancora
una volta vediamo prevalere l’importanza del principio di dialogo culturale e
religioso. Dialogare perché non si può imporre ad alcuno un modello
precostituito, ma si possono affermare i valori di libertà..
Quindi
no al relativismo culturale, si a quei valori assoluti
sui quali fondare un grande patto entro il quale accrescere i propri
principi, senza lasciar prevalere chi parla di scontro fra civiltà.
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Nuova serie - Roma, 28 dicembre 2004 - N. 12
Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805
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Redazione: Giorgio Salvioni, Alessia Bonanni, Iacopo Landrini
MMS
E VIDEOTELEFONINI ALLA RINCORSA DEI “ GRANDI”
Sms
e Mms sono sigle che fanno parte ormai del linguaggio e dell'espressione dei più
giovani. Gli spot natalizi del 2004 però sembrano puntare, attraverso l'offerta
di telefonini multimediali e videotelefonini, ad allargare il target e
l'universo dei possibili acquirenti anche ai più "grandi" di età.
“Apocalittici
o integrati” che siano i commenti, il successo degli sms è ormai certo e così,
per queste festività, le campagne pubblicitarie puntano verso gli mms, i
messaggi multimediali che permettono l'invio di immagini e suoni, filmati e
musica.
Quello
degli mms potrebbe essere l'inizio di un ampliamento del mercato verso i meno
giovani che traducono a fatica la lingua sintetica degli messaggi via cellulare,
che rifiutano lo sforzo di una partecipazione cognitiva troppo alta richiesta
dagli sms ( mezzo che invece, sintetico, veloce e emozionale più si addice alle
caratteristiche degli adolescenti) e che attraverso un mezzo più
"caldo", per dirla con Mac Luhan, potrebbero trovare una nuova forma
espressiva anche per vecchi prodotti dell'industria culturale.
Se
infatti gli spot di questi giorni propongono i videofonini come regalo di natale
alla vecchia zia e al papà, e gli spot della videotelefonia fissa insistono
sulla forza emotiva di un mezzo che riunisce le famiglie, la Lancio, famosa casa
editrice che imperava tra gli anni 60 e 70 con la produzione di fotoromanzi,
vede negli mms una possibile rinascita del genere a fumetti che faceva sognare
gli ormai 50-60enni negli anni in cui la comunicazione
via telefono era obbligata attraverso il filo e limitata al messaggio puramente
vocale e il fotoromanzo era fatto solo di strisce di fumetti.
Ora
da questo ibrido fatto di immagini fisse e multimedialità, potrebbe rinascere
un genere che la tv, le fiction e le telenovelas sembravano aver cancellato.
(Sabina
Rinaldi)
Chi
non ha mai sognato di calciare un rigore nella finale di Champions League ed
esultare dopo avere segnato un goal a Gianluigi Buffon? Chi non ha mai
desiderato pilotare un jet privato e sorvolare i luoghi più ambiti del globo?
Ebbene questi sono solo due dei tanti desideri che hanno realizzato circa
centocinquanta milioni di persone che quotidianamente utilizzano i videogiochi
nel mondo.
Recentemente
il New York Time ha dedicato la copertina del suo settimanale illustrato ai
videogiochi
partendo da una tesi di fondo: la rivoluzione dell'intrattenimento interattivo
può essere
paragonata all'impatto che ebbe il cinema dagli anni '30 in poi. Si
parla ormai di una terza fase culturale, dopo quella orale, quella scritta ed
ora quella dell'immagine.
Studi recenti hanno dimostrato che videogiocare non influenza il quoziente
d'intelligenza
ma migliora solo la velocità di reazione.
Gli
abituali appassionati di videogiochi, vanno da 5 a 44 anni ed è ormai un dato
di fatto che
in molte case le sfide più accese si disputano tra padri e figli; tutto ciò
comporta sicuramente
una complicità che via via andava scomparendo ed un ricongiungimento tragenerazioni
diverse.
Ma
i videogiochi non erano il passatempo preferito dagli adolescenti un po' fessi?
(Carlo
Gabrieli)
LIBRI,
BIBLIOTECHE E AUTODAFE'
Da sempre, per conquistare o ferire un popolo, si è ricorsi alla guerra,ma non solo. Spesso, si è tentato, talvolta riuscendoci, di cancellare anche la stessa memoria storica e la cultura ricorrendo al saccheggio ed alla distruzione delle biblioteche. Gli esempi storici non mancano: dal saccheggio della biblioteca di Tebe nel 1358 a.c. a quella di Bagdad, neI2003. Infatti, colpendo i libri, si colpiscono le persone che li hanno scritti e letti. Così è avvenuto, come ricordato a Tebe, per mano di Akhenaton. Poi ci fu la distruzione della biblioteca ad Alessandria, nel 48 a.c., quando Cesare conquistò l'Egitto; al tempo delle crociate, o durante l'Inquisizione, soprattutto nella Spagna del XVI e XVII sec., dove venne resa tristemente celebre la parola portoghese “ autodafè ” e venne bruciato tutto il patrimonio scritto dai Maya e degli Aztechi, per giungere al periodo nazista, durante il quale, sin dal 1933, fu organizzato l'autodafè delle opere degli autori ebrei e comunisti. Tutto questo ed altro oggi si può leggere, anche se per il momento solo nelle librerie francesi, nel recente libro di Lucien Palastran, Livres en Feu dove viene ricostruita la “ storia infinita della distruzione delle biblioteche “. Quando gli uomini cominciano a bruciare i libri, prima o poi finiscono per bruciare gli uomini.
(Francesco Zanlungo)
SEGNI
DEL POTERE O POTERE DEI SEGNI ?
Avere la capacità, i mezzi, il modo di
agire e soprattutto di compiere una data azione, ciò si riconosce come
significato generale del verbo
potere. Riflettendo su quali mezzi siano utili per esercitare tale facoltà
dovremmo soffermarci su quello che al meglio offre conferma, sia al detentore
che all’“altro”, di possederla. Difatti, se l’altro non riconosce la
legittimità della detenzione ecco che il potere cessa di avere efficacia. Se
non c’è e non ci fosse stato, il modo di dichiarare: “Io sono colui che ha
potere”, le definizioni del verbo e sostantivo derivato sarebbero tronche. Così
il simbolismo è venuto naturalmente in soccorso. Spontaneamente e non ci si
deve meravigliare di questo, l’arma, in primis, si è trasformata in simbolo
di potere per eccellenza.
Essa, precisamente, sottende la
funzione pratica di fare la guerra ed al contempo dichiara di essere in grado di
farla, magari di vincerla, pur non mettendola in atto. Il guerriero e lo
sciamano divennero quindi la prima categoria di potenti della storia e vennero
rappresentati e raffigurati su graffiti, sculture e bronzetti. Lame, corazze e
asce divennero, conseguentemente, status symbol e per questo lasciate in dote
funeraria per dichiarare, anche post morte, l’importanza del defunto.
Importanza che venne testimoniata, nello scorrere dei tempi, da altre forme e
segni, quali il cratere attico del pittore di Alkimatos del V sec. a.C., il
Dittico di Stilione del 400 d.C., il
busto di Marco Aurelio del II sec. d.C. .
Messaggi, questi ultimi, la cui
efficacia è di gran lunga superiore ai nostri moderni spot o simbolismi di
potere, in quanto hanno saputo mantenere, a distanza di secoli, la stessa
informazione da trasmettere, comunicandola, così come fu pensata, anche alle
genti del XXI sec. .
Se non ci fosse stato il modo di usare
l’oggetto come segno sociale, oltre che come lessico individuale, sarebbe
stato difficile rafforzare il concetto stesso di potenza. Cosa sarebbe una
potenza senza capacità di dichiararsi tale? Nel sociale, nella comunità, i
fatti non bastano ad assegnare capacità
di agire, poiché non tutti hanno la possibilità di essere testimoni
dell’accaduto che sta alla basa della detenzione del potere. Si può però
mostrare a tutti ed in ogni momento, la propria potenza attraverso il
segno-simbolo di quel particolare evento.
Oggi, forse, il segno manca di
rappresentare i motivi di potere, o si ricorre ad esso per testimoniare una
potenza in concreto nulla, ma è ancora qui, fortemente presente, ad urlare
sottovoce chi ha potere e chi dobbiamo
pensare che lo abbia. Si, dobbiamo, perché paradossalmente il segno, la
rappresentazione, il messaggio, si manifesta come imperativo,
mentre il verbo, potere, nemmeno nella sua declinazione contempla tale tempo.
(Elena
Bigongiari)
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